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Mercoledì, 19 Aprile 2017 09:14

La RU486 nei consultori? Mai!

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Con la determinazione 16 marzo 2017, n. G03244 della Direzione Salute e Politiche Sociali, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha istituito un tavolo tecnico per permettere entro la settima settimana di gravidanza la somministrazione della pillola abortiva RU486 nei Consultori Familiari.

Come ha già ampiamente dimostrato l’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici, questa decisione “mostra un accanimento ideologico contro le figure più fragili nel mondo dell’aborto volontario: la madre e l’embrione.”

Questa proposta è pertanto da rigettare totalmente sia nel merito che nel metodo.

“Nel merito: contro la madre si disattende completamente ciò che la scienza da 30 anni ha prodotto con studi rigorosi sull’impatto dell’aborto volontario sulla salute psicologica e la successiva ripresa della capacità gestazionale. L’aborto con la RU486 esce dalla sfera del pubblico per entrare sempre più nei meandri del privato e della solitudine: la procedura infatti viene a gravare sul piano psicologico, pesantemente, sulla donna già “gravata” da una tragica decisione.

Nel metodo: la letteratura si è espressa sulla pericolosità 10 volte superiore della RU486 rispetto all’aborto chirurgico (Bartlett L.A. et Al Obstet. Gynaecol. 103 (4:729-37, 2004) e soprattutto in relazione alle gravi complicanze di ordine medico sanitario dovute alla RU486: 676 segnalazioni del FDA, di cui 17 gravidanze extrauterine, 72 casi di gravi emorragie, 637 casi di effetti collaterali su 607 pazienti (Gary et Al Ann. Pharmacoth, Feb 2006) e 29 morti accertate nel mondo occidentale (New England Journal Medicine 354:15 April 13, 2006). Anche nella recente relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 sono stati riferiti due episodi di mortalità materna.”

Nell’aprile 2014 una donna morì al Martini di Torino dopo aver assunto la pillola. Nessuno ricordò che insieme a lei era morto il figlio. Se si dimentica questo, concentrandosi esclusivamente sul problema dei rischi per la donna, si cade senza accorgersi nel tranello per cui la pillola è nata: aumentare gli aborti cercando di dimenticarli.

Conclude perciò l’AIGOC “(…) Contro questa cultura che banalizza il patrimonio delle conoscenze e utilizza la scienza contro le figure più fragili, i ginecologi dell’AIGOC bollano questa sperimentazione, ideologicamente fondata, come una procedura senza i requisiti minimi di tutela della madre e del concepito e come tale non solo antiscientifica ma anche antiumana.”

Con questa decisione - dopo i concorsi riservati per medici non obiettori di coscienza - la giunta Zingaretti si conferma tra le più ostili alla vita nascente.

L’aborto, in qualunque modalità avvenga, è sempre un omicidio.

Letto 353 volte Ultima modifica il Lunedì, 24 Aprile 2017 09:26

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