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Venerdì, 28 Aprile 2017 08:15

In memoria di Santa Gianna Beretta Molla

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Alle 8 del mattino del 28 aprile 1962, a soli 39 anni, lasciava questa terra una mamma cattolica coraggiosa e fedele alla sua chiamata fino alla fine, una donna che il 16 maggio 2004 sarebbe stata proclamata Santa in piazza San Pietro da Papa Giovanni Paolo II: Gianna Beretta Molla.

Sposa e madre di famiglia esemplare, non dubitò un istante nel momento in cui dovette decidere quale vita salvare tra la sua e quella della figlia che portava in grembo.
 
Incinta infatti con un tumore all'utero, preferì morire anziché accettare cure che arrecassero danno alla bambina.
 

La sua fu una scelta certamente dettata da una profonda fede ma Gianna era anche un medico - essendosi laureata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia il 30 novembre 1949 - e come tale viveva la sua professione come un "sacerdozio".

Quando santa Gianna parla del ruolo del medico, utilizza parole per noi quasi impensabili, ma che aiutano a recuperare quella vera umanità di cui tanti operatori sanitari e tanti pazienti avrebbero oggi bisogno.

Agli inizi degli anni '50, nei suoi appunti presi su un blocchetto ricettario, la santa scriveva:

Tutti nel mondo lavoriamo in qualche modo a servizio degli uomini. Noi (medici) direttamente lavoriamo sull’uomo. Il nostro oggetto di scienza e lavoro è l’uomo che dinnanzi a noi ci dice di se stesso, e ci dice “aiutami” e aspetta da noi la pienezza della sua esistenza… Noi abbiamo delle occasioni che il sacerdote non ha. La nostra missione non è finita quando le medicine più non servono. C’è l’anima da portare a Dio e la nostra parola (dei medici) avrebbe autorità. Ogni medico deve consegnarlo (l’ammalato) al Sacerdote. Questi medici cattolici, quanto sono necessari!

Il grande mistero dell’uomo: egli è un corpo ma è anche un’anima soprannaturale. C’è Gesù (che dice): chi visita il malato aiuta “me”. Missione sacerdotale – come egli (il sacerdote) può toccare Gesù, così noi (medici) tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati: poveri, giovani, vecchi, bambini. Che Gesù si faccia vedere in mezzo a noi, trovi tanti medici che offrano se stessi per Lui. “Quando avrete finito la vostra professione – se l’avrete fatto – venite a godere la vita di Dio perché ero ammalato e mi avete guarito.
 

Pensieri profondamente intrisi della quella carità cristiana che si fa prossima verso tutti, specialmente verso i più deboli e indifesi.

Possano l'esempio di Santa Gianna Beretta Molla, di cui oggi 28 aprile ricorre la festività, ispirare tanti medici che oggi vengono perseguitati per le loro scelte a favore della vita, anche a costo di rischiare la propria carriera.

di Samuele Maniscalco

Letto 559 volte Ultima modifica il Venerdì, 28 Aprile 2017 08:58

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