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Martedì, 06 Giugno 2017 09:54

La cultura della morte. Aborto, eutanasia e nuovo vangelo progressista – Stelio Fergola

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di Samuele Maniscalco
 
Stelio Fergola, nato a Napoli nel 1981, è un giovane giornalista professionista e si occupa di Storia moderna e contemporanea, con particolare interesse per le vicende del socialismo reale. Laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con una tesi dal titolo Dall’illusione del benessere alla stagnazione: l’URSS negli anni di Breznev, è attualmente direttore responsabile del giornale storico, politico e culturale Oltre la Linea, online dal gennaio 2017.
 
Di recente ha pubblicato il libro “La cultura della morte. Aborto, eutanasia e nuovo vangelo progressista” (La Vela Edizioni, 2017) con l’intento dichiarato di voler “dare voce a quel grumo di cellule che è uno di noi” (pag. 9).
 
Il libro affronta da un punto di vista laico temi etici di drammatica attualità che tutti noi conosciamo: eutanasia e aborto, venduti come panacea “per prevenire i massacri dei feti o per “garantire” la libertà dalle sofferenze indicibili dei malati terminali” (retro di copertina).
 
Fenomeni diversi eppure accomunati da non poche analogie. Su tutte, il concetto di “emergenza” utilizzato in modo sfacciato e propagandistico per convincere l’opinione pubblica italiana della necessità di legalizzarli insieme al divorzio, alla fecondazione artificiale e alle unioni dello stesso sesso.
 
Fergola si sofferma con meticolosità giornalistica  sulla manipolazione mediatica scatenatasi attorno al caso ormai tristemente famoso di Dj Fabo, suicidatosi – o ucciso, quanto meno istigato, dipende da come si leggano i fatti – presso una clinica svizzera all’inizio di questo 2017. Giustamente l’autore commenta la vicenda come l’ultimo atto di un processo alla vita durato cinquant’anni. 
 
Perché di questo si tratta, di un processo senza appello a ogni fase dell’esistenza umana iniziato decenni orsono: dal come e da chi può nascere fino ad arrivare al come e a chi deve morire, anziano o giovane che sia. Ormai, in alcuni Stati cosidetti “avanzati”, si può accedere all’eutanasia per il semplice fatto di essere depressi!
 
In questa rincorsa alla selezione della specie non esiste alcun limite. Una volta intrapresa questa strada non può che esistere un’unica destinazione: l’annichilimento totale dell’uomo, degno di vivere soltanto se produttivo e autosufficiente e non sic et simpliciter in quanto essere umano. 
 
Come è stato possibile però arrivare a tali aberrazioni nell’Occidente cristiano che più di ogni altra Civiltà ha concretizzato il concetto di  carità nell’ideazione e nella costruzione degli Ospedali, tanto per citare un esempio concreto? Fergola ci dice che tutto inizia con il Sessantotto e certamente questo “momento de-ideologizzante per antonomasia” (pag. 43) ha rappresentato uno spartiacque per la nostra società. Ma come si è arrivati al fatidico ’68? 
 
Nemo summo fit repenter, sentenzia un detto latino, ovvero Niente di molto grande si fa repentinamente. Scriverne adesso sarebbe troppo lungo ma io ritengo che il disfacimento della Civiltà Cristiana sia iniziato spiritualmente con il protestantesimo e ancora prima con il Rinascimento che in maniera molto più efficace, perché più subdola, re-introdusse nell’Europa medioevale un concetto pagano di uomo. Dio venne pian piano estromesso dal panorama privato e sociale – ovviamente non subito ma lungo un arco temporale che durò secoli - per far posto all’uomo-dio, essere perfetto e privo di difetti. 
 
Non è forse questa concezione così egocentrica che oggi porta taluni scienziati a sentirsi i veri ‘creatori’ e padroni della vita?
 
Nell’analizzare tale processo, che non si è mai fermato e continua ancora oggi, mi è parso di estrema importanza il capitolo “La nuova religione dei teen drama e dei nuovi media” in cui si affronta il tema non nuovo ma certamente fondamentale del “lavaggio di cervello” che i nostri ragazzi e anche noi nella nostra adolescenza – non nascondiamocelo – abbiamo subito dalle serie televisive e dai prodotti audiovisivi in generale. In modo particolare i teen dram “che hanno come protagonisti proprio i giovani, quasi sempre di scuola superiore o al massimo universitari. Queste serie riprendono il tema centrale della libertà del ragazzo fino a esasperarlo in un dialogo non più conflittuale ma sottomesso dei genitori, dipinti spesso come giusti e puri solo se in grado di “ascoltare” e quasi mai di imporre una linea educativa” (pag. 91).
 
In questa battaglia culturale un ruolo importante ha avuto e continua ad avere certamente Hollywood, come sottolinea lo stesso autore, ma non possiamo dimenticare la propaganda dei totalitarismi del secolo scorso che in ciò non furono da meno. Era il 1941 quando a Berlino, in pieno regime nazionalsocialista, si proiettava nei cinema della capitale il film Ich klage an (Io accuso), il quale non era altro che una spudorata esaltazione dell'eutanasia.
 
Dinanzi a una tale devastazione delle anime, ci si domanda amaramente e a ragione, il perché dell’attuale impotenza della Chiesa cattolica dinanzi a questi processi che da un po’ di tempo a questa parte riesce solo a ritardare ma non a fermare. È infatti innegabile che gli ultimi decenni abbiano registrato questa tendenza, pensare però che la soluzione alternativa possa essere rappresentata, come fa Fergola, da uno Stato ‘forte’ ci sembra inverosimile. Se infatti la guida spirituale per eccellenza dell’Occidente sta attraversando un periodo di crisi – non lo diciamo noi ma papa Paolo VI allorquando nell’ormai lontano 1972 disse “Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa” – come potrà mai una realtà umana, qual è lo Stato, risollevare da sola le sorti di questo mondo decadente? 
 
Beninteso, che ci voglia uno Stato più attento ai valori autenticamente cristiani è indubbio e doveroso. Ma come credenti dobbiamo innanzitutto adoperarci per una rigenerazione della Chiesa cattolica a tutti i livelli: rigenerazione che non significa innovazione ma un ritorno alle radici, senza fermarsi a un mero livello materiale e operativo. 
 
Questa rigenerazione sarà infatti tanto più efficace quanto più spirituale e attingerà la sua meta se ognuno di noi saprà accogliere quell’invito alla conversione e alla penitenza che cento anni orsono ci indirizzò la Madre di Dio a Fatima. 
 
Il libro apporta senza alcun dubbio il suo contributo al dibattito sulla sacralità della vita ed è per questo che ci auguriamo possa avere una larga distribuzione. Se vorrete conoscere l’autore potrete farlo alla presentazione del libro che si terrà a Roma questo venerdì 9 giugno alle ore 19:00 presso il Centro Aiuto alla Vita Tiburtino, in Largo San Giuseppe Artigiano 15.
Letto 538 volte Ultima modifica il Sabato, 02 Settembre 2017 19:51

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