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Sabato, 02 Settembre 2017 19:42

Il Cile legalizza l’aborto con la complicità della DC

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di Samuele Maniscalco

L'orrenda pratica dell’aborto è stata legalizzata anche in Cile: l’ha sancito una nuova legge pubblicata il 28 agosto e voluta fortemente dalla presidente socialista Michelle Bachelet.

Tutto ciò però non sarebbe stato possibile senza la complicità criminale della Democrazia Cristiana cilena che non ha fatto mancare i suoi voti a sostegno di questa  norma omicida. 
 
Così accadde anche con la DC italiana che si rivelò fondamentale per far passare leggi incivili quali furono quelle dell’aborto e del divorzio. Del resto, i suoi eredi hanno dato il via libera al “matrimonio” omosessuale: sarà lo stesso anche per il testamento biologico? 
 
In Cile non sono mancati presuli coraggiosi che hanno alzato forte la loro voce contro questo attacco frontale alla vita nascente. Uno di essi è stato certamente Mons. Stegmeier, Vescovo di Villarrica, che sul sito della sua diocesi ha pubblicato un articolo di condanna senza mezzi termini:
 
È stata approvata la legge sull’aborto con il voto maggioritario dei partiti di sinistra, inclusi quelli della democrazia cristiana. Su di loro cadrà il sangue dei bambini assassinati nel ventre materno e dovranno risponderne davanti a Dio. Che cosa accadrà adesso? Non c’è bisogno d’essere profeta per dire che verranno cose peggiori. (…) La legge sull’aborto è un inganno del demonio, “omicida fin da principio e padre della menzogna” (Gv 8,44) e di quelli che lo hanno come padre. È una menzogna che l’aborto sarà soltanto per casi molto specifici, perché in verità quello che si vuole è l’aborto libero”.
 
A rincarare la dose ci ha pensato il Cardinale Medina che dalle pagine del quotidiano El Mercurio – il più importante giornale del paese – ha ricordato verità oggi fin troppo taciute anche dai pulpiti: 
 
Queste persone, che si dicono cattoliche, dal momento che hanno commesso pubblicamente un peccato grave, non sono nelle condizioni di poter ricevere i sacramenti, a meno che non si siano pentite e abbiano manifestato anche pubblicamente il loro pentimento come risulta dal Canone 915 del Codice di Diritto Canonico. E se, dicendosi cristiane o cattoliche, muoiono senza prima aver dato chiari segni di pentimento, condizione necessaria e indispensabile per la salvezza eterna, non è coerente che richiedano per i propri resti mortali, né che venga loro concesso, un funerale pubblico secondo i riti liturgici della Chiesa Cattolica”.
 
Ci piacerebbe sentire voci di questo genere anche in Italia prima che l’eutanasia venga legalizzata nelle settimane a venire quando il Parlamento italiano riprenderà a discutere la legge sul testamento biologico.
 
Non sono forse i pastori a dover difendere il gregge dai lupi?
Letto 1454 volte Ultima modifica il Sabato, 02 Settembre 2017 19:49

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