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Mercoledì, 04 Ottobre 2017 09:14

Le industrie farmaceutiche e la Giornata Mondiale per l’aborto

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Samuele Maniscalco
 
Lo scorso 28 settembre, ‘Giornata Mondiale per l’accesso all’aborto sicuro e legale’,  le femministe sono scese in piazza un po’ in tutta la penisola per attaccare l’obiezione di coscienza dei medici italiani, che impedirebbe la corretta attuazione della Legge 194 sull’aborto, e per chiedere che la pillola abortiva Ru486 venga distribuita anche nei consultori familiari in regime ambulatoriale, dunque al di fuori degli ospedali.
 
Le manifestazioni, a dire il vero, non hanno visto una partecipazione massiccia del popolo italiano ma sono state mediaticamente rilanciate dai grandi giornali che, su questi tempi politicamente corretti, non perdono mai l’occasione di schierarsi dalla parte dei più forti.
 
Le richieste delle manifestanti si scontrano però contro i dati allarmanti relativi all’utilizzo della pillola abortiva così come ricordato dal quotidiano La Verità nel pezzo ‘La lobby delle industrie dei farmaci dietro i cortei per l’aborto libero’ (29 settembre 2017).
 
Finora, “la comunità scientifica ha confermato la morte di 29 donne a seguito di aborto con pillola Ru486” alle quali andrebbero aggiunte “altre 12 persone decedute a seguito dell’uso del farmaco per fini diversi”.
 
Secondo l'autorevole New England journal of medicine la mortalità in seguito ad aborto chimico è 10 volte superiore a quella chirurgica.
 
Persino una biologa di fama internazionale come la Dott.ssa Renate Klein, femminista e laica, “sostiene da anni che chi a cuore la salute delle donne non può appoggiare in buona fede l’aborto chimico”.
 
Insomma, un brutto affare per la salute di milioni di persone che ha però un suo retroscena legato agli elevati introiti che le industrie farmaceutiche ne ricaverebbero una volta autorizzato l’uso della Ru486 in ambulatorio. 
 
Ogni singola pillola abortiva costa infatti, al Servizio sanitario nazionale, 850 euro, dovendo importarla dalla Francia dove viene prodotta dalla Exelgyn di Clermont Montferrand che la commercializza in 30 paesi.
 
Nel caso specifico, il quotidiano La Verità ha evidenziato come uno tra i maggiori sponsor della Fiapac, l’associazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, sia proprio la Exelgyn
 
E “della Fiapac è vicepresidente la Dott.ssa Mirella Parachini, ginecologa del San Filippo Neri di Roma che risulta tra i fondatori dell’associazione Luca Coscioni” che proprio il 28 settembre scorso ha promosso una “petizione per rendere più semplice e «democratico» l’accesso alla Ru486”.
 
In sé, “nulla di illecito, significa però esiste una corrispondenza tra i vari attori di questa campagna”. 
 
Insomma, a parte possibili guadagni stratosferici delle multinazionali farmaceutiche, di “sicuro”, in questa ‘Giornata Mondiale per l’aborto’ appena celebrata, non c’è nulla. 
 
 
Soprattutto vorremmo consigliare loro di smetterla di chiamare il concepito un grumo di cellule. Egli è uno di noi e come tale va rispettato e tutelato.
Letto 2560 volte Ultima modifica il Mercoledì, 04 Ottobre 2017 13:43

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