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Mercoledì, 11 Ottobre 2017 08:19

Con le DAT oggi non potrei raccontare la mia storia. Intervista a Sara Virgilio, risvegliatasi dal coma

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a cura di Federico Catani

 

 

Nel mese di settembre il Senato ha iniziato ad esaminare il disegno di legge sulle DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), ovvero sul testamento biologico già approvato dalla Camera lo scorso aprile. In pratica si tratta della legalizzazione dell’eutanasia in Italia. E poiché la propaganda della “cultura della morte” usa casi estremi di sofferenza per promuovere la soppressione dei malati - spacciandola oltretutto per libertà di scelta – è il caso di ascoltare la testimonianza di Sara Virgilio, che all’età di 20 anni è andata in coma a seguito di un incidente e poi si è risvegliata.

Sara, puoi raccontare brevemente la tua esperienza di coma?

Per quanto mi riguarda ho soltanto alcuni frammenti di ricordo. Chiaramente durante il coma non si ha sempre la percezione di ciò che avviene, però ricordo bene mia mamma che parlava e il fatto di non sentire alcun dolore. Posso però dire che chi vive tale condizione, negli sprazzi di lucidità, vuole essere considerato persona: volevo uscire da quello stato e far capire agli altri che c’ero. Io mi sentivo viva. 

E ad un certo punto ti sei svegliata. I medici lo avevano previsto?

Assolutamente no. Non solo ero in coma, ma avevo, tra le altre cose, un’emorragia polmonare, una cerebrale e tutte le costole rotte. I medici non avevano dato quasi nessuna speranza ai miei. Ma io mi sono trovata ad avere una forza che forse non avrei immaginato, una straordinaria voglia di vivere. E dopo il risveglio, il percorso di riabilitazione è stato lungo e tribolato.

Quello è stato il momento in cui ho iniziato ad avvertire il dolore. Inizialmente non mi alzavo dal letto e potevo muovere solo la testa, poi sono stata sulla sedia a rotelle e ho recuperato lentamente l’uso della parola. Ovviamente i dolori che sentivo in tutte le parti lese erano spesso lancinanti, insopportabili, e i momenti di sconforto non son mancati. Eppure non ho mai chiesto di morire. 

È per la tua esperienza quindi che ti opponi alle DAT?

Certo, perché se prima dell’incidente avessi sottoscritto un testamento biologico, a quest’ora sarei già morta e non potrei raccontare la mia storia. Da sani è normale pensare che non si potrebbe resistere ad una situazione di coma o infermità. Ma trovarcisi, sebbene sia un’esperienza percepita in maniera diversa da persona a persona, è un’altra cosa. Com’è possibile prevedere il modo in cui si reagirà in determinate situazioni mentre si è in piena salute? Il testamento biologico non lascerebbe spazio al ripensamento. 

E cosa risponderesti a chi ti dicesse che oggi parli così solo perché sei guarita?

Prima di tutto va detto che il malato si deprime e chiede di morire quando è lasciato solo. Se invece sente la vicinanza e le cure degli altri, ha la forza di non mollare. Poi voglio sottolineare che quando sono uscita dalla condizione di coma non sapevo affatto se sarei mai tornata a camminare, a parlare e comunque a condurre la mia vita di prima. Inoltre io non sono guarita. Certo, cammino, parlo, ma nel tempo ho avuto altre patologie importanti, senza alcun legame con l’incidente avuto, che mi hanno messo e tuttora mi stanno mettendo a dura prova. Alcuni mi chiedono se ho mai pensato, visto tutto quanto mi è capitato, che fosse stato meglio non nascere.

Io rispondo sempre che se non fossi nata, sarei stata il nulla. E invece sono in un progetto. Quindi oggi, nonostante non stia bene, continuo ad essere convintamente contraria all’eutanasia. E questo anche perché sono profondamente credente. Io so che la vita è un dono che mi è stato dato e né io né i medici ne siamo i padroni. Con questa consapevolezza, nonostante tutti i miei difetti e limiti, nei momenti più difficili ho offerto il mio dolore e tutte le mie sofferenze a Dio, affinché se ne servisse in base ai suoi disegni. Accettare la croce non allevia il dolore, ma aiuta a sopportarlo. Se alla sofferenza si dà un significato, è possibile resistere. 

 

FONTE: Rivista Voglio Vivere, N°50, Ottobre 2017

Letto 1906 volte Ultima modifica il Mercoledì, 11 Ottobre 2017 08:55

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