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Mercoledì, 15 Novembre 2017 21:55

“Aiutare” l’Africa con l’aborto: una colonizzazione ideologica

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di Francesco Mastromatteo


L’Africa è sovrappopolata e va aiutata dando accesso alla contraccezione ai 200 milioni di donne africane che nel 2017 non ce l’hanno ancora.

Questo in sintesi il messaggio emerso dalla conferenza internazionale tenutasi a Londra lo scorso 11 luglio, dove capi di stato e filantropi multimilionari come Bill Gates hanno fatto a gara per promuovere una raccolta di fondi destinata a finanziare la visione dominante tra le classi dirigenti dell’Occidente, per la quale gravidanze indesiderate e mancanza di pianificazione familiare sarebbero alla base della bomba demografica africana, a sua volta la causa dell’esodo migratorio.

Non a caso, nell’occasione sono stati deplorati i tagli decisi dall’amministrazione Trump alle organizzazioni non governative che includono l’aborto nei servizi offerti alle popolazioni locali.

Ma è proprio vero, come sostenuto per esempio dal presidente francese Macron e dal ministro danese per la cooperazione allo sviluppo Ulla Tornaes, che se la popolazione in Africa continuerà a crescere ai ritmi attuali, entro il 2050 gli abitanti del continente raddoppieranno, per cui sarebbe prioritario favorire la riduzione delle nascite?

In realtà, a guardare i dati reali dell’andamento demografico del Continente Nero, le cose stanno diversamente: le donne africane da tempo hanno smesso di generare 7-8 figli. Il tasso di fecondità è sceso sotto il 3% in Nord Africa e sotto il 5% in Africa subsahariana. Anche la densità di popolazione non è catastrofica come sembrerebbe: l’Africa ha 65 abitanti per miglio quadrato, la metà della media mondiale e molto meno rispetto, ad esempio, alle 203 persone per miglio quadrato dell’Asia. Gli africani non sono poveri perché fanno tanti figli: è vero semmai che a causa di tassi di mortalità infantile che si mantengono elevati, dovuti alla mancanza di sistemi di assistenza e previdenza sociale affidabili, per le famiglie africane la prole costituisce una garanzia di sopravvivenza.

A smentire la narrazione neomalthusiana degli occidentali sono gli africani stessi, che come ai tempi delle ingerenze di Obama sulla necessità di introdurre il matrimonio omosessuale negli ordinamenti giuridici dei loro stati, non esitano a denunciare apertamente quella che considerano una vera e propria forma di colonizzazione ideologica, come ha fatto la nigeriana Obianuju Ekeocha, ingegnere biomedico e fondatrice dell’associazione Culture of Life Africa, nata per difendere la sacralità della vita contro la cultura della morte. “La stragrande maggioranza degli africani – ha dichiarato – rifiuta l’aborto e con i pochi fondi a disposizione bisognerebbe migliorare la situazione alimentare, idrica, sanitaria e scolastica dei nostri paesi. Non è con i contraccettivi che usciremo dalla povertà”.

Concetti rilanciati dal professor Anthony Cole, presidente della Medical Ethics Alliance, per il quale sono condizioni mediche sviluppate ed ostetriche che sappiano fare il loro lavoro in condizioni igieniche sane e pulite i metodi per far uscire l’Africa dal sottosviluppo, mentre i milioni di dollari raccolti da governi e ong occidentali vengono spesso usati per sostenere governi corrotti e inefficienti.

“Sinceramente non capisco perché si senta la necessità di garantire alle donne africane il diritto all’aborto – ha ribadito laEkeocha durante un’intervistaalla Bbc - dato che nell’80% dei paesi africani l’aborto è illegale. Non perché non possono legalizzarlo - abbiamo parlamenti e governi in Africa - ma perché la stragrande maggioranza degli africani rifiuta l’aborto. Se la stragrande maggioranza degli africani non vuole l’aborto, non capisco perché l’Occidente dovrebbe spendere soldi per cercare di introdurlo. Quello che la gente vuole e chiede ogni giorno è cibo, acqua, servizi sanitari di base e scuole. Basta parlare con gli africani a casa loro per saperlo”.

La conduttrice australiana Yalda Hakim, presa in contropiede, ha preferito interrompere l’intervista: gli africani veri, evidentemente, non corrispondono troppo a quelli della propaganda ideologica

FONTERivista Voglio Vivere, N°50, Ottobre 2017

Letto 98 volte Ultima modifica il Giovedì, 18 Gennaio 2018 22:06

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