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Giovedì, 18 Gennaio 2018 23:45

L'obiezione di coscienza negata

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di Samuele Maniscalco

Mancano ormai pochi mesi alle elezioni nazionali e ben pochi dei politici eletti nella legislatura appena terminata si sono battuti in difesa del diritto alla vita.

L'ultimo banco di prova è stato concretamente l'approvazione della Legge sul biotestamento, la via italiana all'eutanasia.

Dopo la disfatta del 14 dicembre scorso, i cattolici dovranno adesso valutare molto attentamente chi votare il prossimo 4 marzo.

In questi giorni, oltre al danno si è aggiunta però anche la beffa.

Il Ministro della salute Lorenzin, 'accortasi' (sic!) che la norma sulle DAT non prevede il diritto all'obiezione di coscienza, ha assicurato che incontrerà i responsabili delle associazioni che hanno espresso il loro sgomento per questo vulnus legislativo.

La beffa comunque è maggiore se si pensa che molte delle associazioni che giustamente oggi si battono per vedersi riconoscere un diritto sacrosanto, ieri hanno combattuto poco o nulla contro la legge.

Chi chiede adesso l’obiezione di coscienza senza aver in precedenza lottato, fa pensare che a lui non interessi tanto che la legge sia giusta o ingiusta quanto che preveda la possibilità di obiettare.

Così ognuno potrà comportarsi in coscienza...verrebbe quasi da dire “potrà lavarsi la coscienza”!

Come ha ben sintetizzato Stefano Fontana in un articolo apparso sulla Nuova Bussola Quotidiana il 3 gennaio scorso I parlamentari cattolici che hanno votato questa legge hanno sbagliato. Come pure hanno sbagliato le associazioni cattoliche, come l’Unione dei Giuristi Cattolici, che hanno consigliato i parlamentari di votare sì alla legge”. 

“Se infatti ora si minaccia di fare obiezione di coscienza e si protesta perché la legge non la permette, vuol dire che la legge era ed è da considerarsi ingiusta. Se la legge sulle DAT fosse giusta e votabile anche da un cattolico, non si capirebbe questa richiesta di poter fare obiezione di coscienza”.

La richiesta in sé dell’obiezione di coscienza è doverosa. Non deve però passare l’idea che una legge sia buona se permette l’obiezione di coscienza.

Fontana continua: “La legge non è resa buona o cattiva dall’adesione o meno delle coscienze individuali. La legge è resa buona o cattiva dal fatto che rispetti o meno la legge morale naturale”.

Infine, ammesso e non concesso che l'obiezione di coscienza venisse riconosciuta da una circolare ministeriale, ci troveremmo comunque di fronte a della carta straccia, un atto amministrativo che non avrebbe forza di contrastare le norme di legge.

In caso di contenzioso qualsiasi giudice infatti applicherebbe la norma e non la circolare.

Sia ben chiaro però che l'obiezione di coscienza va fatta anche quando non è prevista dall'impianto normativo di una cattiva legge. Altrimenti saremmo di fronte – come direbbe lo scrittore Sciascia - a dei “quaquaraquà”.

Il riscatto morale e spirituale del mondo cattolico e dei giusti passa da qui: ergersi, rimanere in piedi dinnanzi a un mondo in rovina, ribadendo a parole e con i fatti ai potenti di turno “Non ti è lecito”.

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