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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 09:48

Con la scusa dei trapianti ecco gli ibridi uomo-pecora

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di Samuele Maniscalco

Un altro inquietante salto nel buio è stato compiuto negli esperimenti di ingegneria genetica: la produzione di embrioni di pecora contenenti cellule umane.

La raccapricciante notizia arriva dal meeting annuale della American association for the advancement of science tenutosi in Texas.

Pablo Juan Ross, del Dipartimento di scienze animali dell’Università della California di Davis, ha presentato i dati preliminari di una ricerca nella quale sono stati prodotti embrioni ibridi interspecie, inclusi quelli di pecora con cellule staminali pluripotenti umane.

L’obiettivo dichiarato - di quelli che in teoria dovrebbe “giustificare” aberrazioni del genere – è la produzione all’interno degli animali di organi da trapiantare. Nel caso concreto, un pancreas per pazienti diabetici.

Dunque, meno di un mese dopo la clonazione di due macachi e meno di un anno dopo la realizzazione di un embrione ibrido uomo-maiale (per mano dello stesso gruppo di scienziati) arriva adesso l’embrione di pecora con cellule umane.

Nel caso dell’ibrido uomo-maiale le cellule umane erano una su 100.000. In quello uomo-pecora siamo già scesi a una cellula umana su 10.000...

L’embrione è stato lasciato crescere per 28 giorni, di cui 21 nell’utero dell’animale.

È evidente che tutto ciò pone e porrà sempre di più delle enormi questioni morali sulla liceità di questi esperimenti, anche perché la proporzione di cellule umane utilizzate non farà che aumentare.

L’ha confermato lo stesso Pablo Ross:

«Le cellule umane si sono riprodotte, anche se per arrivare alla possibilità di ottenere un intero organo servirebbe un rapporto di una cellula umana ogni 100 di animale» 

E qui arriviamo al punto: per capire se la ricerca può dare risultati è ovvio che ci si spingerà fino a far nascere la creatura così assemblata, qualunque cosa essa sia.

La comunità scientifica non si rende conto dell’impressionante precipizio verso cui ci stiamo pericolosamente approssimando?

Interrogato a tal riguardo Alessandro Nanni Costa, responsabile del Centro nazionale trapianti, afferma:

«Come si fa a essere certi che nell’animale crescerà l’organo desiderato e con le caratteristiche necessarie? E le cellule umane inserite nell’embrione ovino dove vanno a posizionarsi? Non risultano tecniche di controllo sulla loro destinazione, tali almeno da evitare che entrino a far parte ad esempio del sistema nervoso della pecora» 

Tutto ciò suscita gravissime preoccupazioni antropologiche ed etiche che in molti però non vogliono vedere.

Quando nel 1818 Mary Shelley pubblicò il romanzo Frankenstein, o il moderno Prometeo non poteva di certo prevedere che esattamente 200 anni dopo l’umanità sarebbe caduta così in basso svilendo la sua stessa natura mischiandola con quella di un animale.

O forse l’aveva previsto e proprio per questo aveva lanciato un grido di allarme rimasto purtroppo inascoltato.

Letto 1731 volte Ultima modifica il Mercoledì, 21 Febbraio 2018 09:57

3 commenti

  • Link al commento francesca Venerdì, 23 Febbraio 2018 13:33 inviato da francesca

    oh my god! aberrazione totale

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  • Link al commento Antonio Venerdì, 23 Febbraio 2018 12:08 inviato da Antonio

    Questi esperimenti creano paura in larga parte della società.
    Gli scienziati sono talmente liberi da porsi al di sopra delle regole e delle leggi di questa società?

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  • Link al commento ezechiele Mercoledì, 21 Febbraio 2018 21:22 inviato da ezechiele

    Questi sono i veri animali.
    Non hanno nessuna paura a sfidare la natura.
    Anche queta volta vincerà lei. Però.....

    Rapporto

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