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Mercoledì, 14 Marzo 2018 11:34

Framementi di Luce contro l'aborto

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Molto volentieri riceviamo e pubblichiamo alcune poesie scritte da don Giuseppe Magrin che hanno per tema l'aborto. Ciascuna di esse è preceduta da una contestualizzazione per meglio apprenderne la genesi. Il messaggio suona forte e chiaro: la cosiddetta 'interruzione di gravidanza', voluta e non subita, è sempre l'omicidio di un essere innocente. Attraverso la poesia, don Magrin fa riscoprire a molti verità innegabili, Frammenti di Luce: non a caso l'intera raccolta di versi porta questo nome.
 

 
PERCHÉ NON SONO NATO CAGNOLINO?
 
Contestualizzazione: Padova 2004. Nell’estate precedente erano stati esposti in tutte le città d’Italia grandi “porsters” che dicevano: Abbandonare un cane in tempo di villeggiatura “per la legge è reato e per l’umanità una vergogna”. Pensando a tutta la trafila legale su aborti e manipolazioni genetiche varie, non potevo non reagire come uomo, innanzitutto, disgustato dell’insipienza di tanti millantatori, che parlano come fossero “persone d’alto livello scientifico”. Non si capisce perché gli “umani” non debbano essere rispettati almeno quanto i cani, fin dal concepimento. È il bambino abortito che parla ai genitori…
 
 
Mamma, papà
dal mondo dove vivo
ancora vi domando
perché m’avete spento
a nove settimane
dal mio concepimento…
 
Non volevo morire ancora prima
di nascere
e vi scuotevo le manine in germe
ed i piedini 
e urlavo il mio silenzio
inutilmente
né valse il ricordarvi
il primo bacio che vi deste in fronte.
 
Cattivi consiglieri 
v’hanno aiutato a condannarmi a morte
ed il chirurgo
mi raschiò via dal grembo
come si raschia il fondo d’un paiolo.
Ero forse una crosta 
in più 
rimasta al fondo dell’amore vostro?
 
Povera mia testina frantumata
e risucchiata come spazzatura
con tecnica e premura,
violenza rivestita
di bianchi camici
ed impunita.
Mamma, papà 
perché m’avete fatto e poi distrutto?
Ditemi il male che ho commesso, ditemi
che ho fatto a voi ed alla società?
 
Embrione appena
ero già vita umana irreversibile
benché invisibile
ero persona come nonno e nonna,
come la sorellina 
e il fratellino
che ride e v’accarezza 
dal suo lettino.
 
Non ero né ammalato né deforme
né questo basta per rifiutarmi amore;
e quando percepii che il mio destino
era segnato
non vi chiedevo
che d’ospitarmi in grembo
per nove mesi e d’essere adottato
dove la vita è attesa come un sogno.
 
Avrei veduto anch’io un pò d’azzurro
le nuvole e gli uccelli
in libertà
i pulcini che seguono
la chioccia
dolce, sollecita
ed i gattini 
che allattano alla mamma
mentre pulisce
i loro corpiccini.
 
Ora per voi non sono
che l’ombra errante
d’una coscienza infranta,
ormai smarrita!
Ma che vuol dire aborto terapeutico
disagio psicologico
fecondazione omologa, eterologa
od assistita
ed embrione
manipolato per guarire gli altri?
 
Mamma, perché
l’abbandonare un cane nell’estate
per la legge è reato
e per l’umanità
una vergogna
ed espellere un feto di tre mesi
o un embrione appena concepito
non è reato 
e per l’umanità non è vergogna?
 
Legge sinistra che proteggi i cani
e uccidi i feti
e gli embrioni umani
legge ammantata
di scientificità
che ci rifiuta d’essere persone,
per te non siamo che un oggetto freddo
di sperimentazione
semplice materiale farmaceutico!
 
Cuori omicidi siete
e tali rimanete
voi, genitori miei,
che dall’eterno attendo
e guarderò negli occhi
con lacrime d’amore e compassione
voi
e chi propose e chi firmò la legge
chi vi protegge
gente perbene col sorriso in volto
che preferisce ai bimbi i cagnolini.
 
 
 
CHE BRIVIDO QUEI RESTI
 
Contestualizzazione: Roma. 2009.03.31. Per quanto si potessero trovare giustificazioni pietose per l’aborto, il grido delle Sessantottine: “La pancia è mia”, nelle dimostrazioni di piazza appoggiate da diversi movimenti politici, faceva  rabbrividire. E fa rabbrividire anche oggi  chi … lavorando in cliniche ospedaliere, deve “sbrigare via”  ciò che ne “resta”… di quei corpicini. “Sono brividi, solo brividi che provo” - mi diceva un “addetto” di un Ospedale – e non mi  è possibile un’incoscienza che rimuova l’assurdità di ciò che quotidianamente vedo fare dal grembo materno al deposito rifiuti”… In verità, anche noi, non del tutto bestie, solamente passando vicino a una clinica dove si pratica l’aborto, ci sentiamo schiantati quanto quei feti… D’istinto ci verrebbe  la voglia di “vendicare” altrettanto drasticamente, chi non “ha avuto voce”... E non capiamo che perfino un Presidente della Repubblica, tutore dei diritti dei cittadini, non si pronunci, avallando una “mattanza” quotidiana di esseri umani. Né si dica che si diventa persone al terzo mese dal concepimento o, addirittura,  al momento della nascita... Reattivamente, stanno sorgendo in Italia, Aggregazioni filantropiche  che una volta al mese s’interessano almeno della sepoltura dei feti abortiti “convertendo” l’ingiustizia umana in una giustizia meno disumana…. I credenti di qualsiasi fede, si affidano  ai “tempi lunghi” di una Giustizia divina, che è capace di “scuotere come un terremoto” chi, paladino dei diritti umani, non si muove a “difesa della vita fin dal concepimento” .
 
 
Che brivido quei resti dentro un freezer 
i tanti corpicini di abortiti
rinchiusi alla rinfusa e abbandonati, 
nell’Isolato in fondo all’Ospedale!
 
Suasivamente condannati a morte 
e maciullati, giacciono ora là
quasi tossiche scorie d’una pancia 
come rifiuti senza una discarica !
 
Progresso atroce delle leggi umane
che fa d’un assassinio un pio diritto
e del massacratore un impunito,
e nega ai feti un fiore ed una tomba.
 
Ad ogni mese anonimi filantropi
vanno e con deferenza li compongono
offrendo una preghiera e li depongono
nel grembo meno acre di madreterra.
 

(Da:   Giuseppe Magrin,  Frammenti di Luce    Ed. Elledici-Velar , 2005)

Letto 357 volte Ultima modifica il Mercoledì, 14 Marzo 2018 12:02

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