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Venerdì, 29 Giugno 2018 15:43

Intervista alla Dott.ssa Cinzia Baccaglini: "Urgente un’unità sempre più forte di tutti i prolife"

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Tre anni fa, Generazione Voglio Vivere pose alla Dott.ssa Cinzia Baccaglini, esperta nell'affrontare le conseguenze dell’aborto sulla donna, 50 domande e risposte sul post aborto. Ne nacque un opuscolo pratico, oggi molto diffuso per la sua chiarezza e sinteticità. L’aborto uccide una vita nascente e innocente, quella del bambino nel grembo materno ed è “un crimine che non può mai essere giustificato”, come insegnava Papa Giovanni Paolo II.

Con conseguenze fisiche e psicologiche per una donna gravi e drammatiche. Oggi, giunti alla ristampa della 1° edizione, è tempo di bilanci. Per questo motivo abbiamo contattato l’autrice per rivolgerle alcune domande inerenti il libretto ma anche per avere qualche parare autorevole sull'attualità. Non ultimo, per complimentarci con la recente nomina a Presidente del Comitato Verità e Vita. Chiunque fosse interessato a ricevere “50 Domande e Risposte sul Post Aborto” ci contatti allo 02 92113153 o scriva una e-mail a info@generazionevogliovivere.it

***

Dottoressa Baccaglini, nel 2015 Generazione Voglio Vivere pubblicava il suo opuscolo “50 Domande e Risposte sul Post Aborto”. Da allora, migliaia di italiani hanno potuto farsi un’idea più concreta dei rischi psichici per la donna che abortisce e per quanti sono coinvolti a più livelli con una simile scelta. Quest’anno siamo arrivati alla seconda edizione dopo una prima di 20.000 esemplari. Quale bilancio dare – a distanza di tre anni – alla luce di questo successo?

Il bilancio è sicuramente positivo. La formula domanda-risposta sulla tematica del post aborto è stata molto apprezzata poiché divulgativa, diretta, chiara. Certo, in questo nostro tempo pieno di informazione, la più varia ed avariata, è bene sempre leggere, approfondire, conoscere per avere consapevolezza, motivo per il quale ritengo l’opuscolo un primo passo.

È stato usato molto da insegnanti e sacerdoti, soprattutto per i giovani, ed è stato apprezzato da donne e uomini che erano stati coinvolti dalle tematiche del post aborto - nelle quali si sono riconosciuti - e hanno potuto fare un cammino verso la verità di ciò che era loro accaduto.

Molte le email di apprezzamento anche da parte di Vescovi e di persone competenti. Ciò, per evidenziare ancora di più come il tema del post aborto (se correttamente e scientificamente impostato) debba ancora essere conosciuto poiché è tuttora il tabù dei tabù.

Non so quante donne, soltanto leggendo cosa succede dopo, non abbiano abortito, di qualcuna ne ho contezza. Sono rimasta veramente sorpresa dal successo della versione in lingua francese. Penso che si debba continuare a proporre questo argomento, non tanto e solo per le persone coinvolte, ma per un sempre più efficace riconoscimento del volto umano del concepito.

L’aborto, non è un segreto, è sempre esistito. A suo avviso, in che cosa l’età moderna si differenzia da tutte le altre per il modo in cui si rapporta a questo fenomeno?

È vero, l’aborto è sempre esistito. Ma anche i furti e gli omicidi. Questo però non significa che sia cosa buona solo perché normato da una legge civile. Penso che il punto di questo obnubilamento della coscienza dipenda proprio da questi ragionamenti: “è sempre esistito ed esisterà sempre”, “c’è una legge che lo permette , quindi…”, etc.

Penso che questa epoca di individualismo, di narcisismo permeante, abbia trasformato l’aborto in una pratica comune di come sbarazzarsi di chi è reso alla stregua di un oggetto, che non ha certi standard, che si vede ma non si vede col cuore, che è figlio ma che non si sente o non può essere sentito, visto e riconosciuto come tale per molte motivazioni soggettive, relazionali, sociali.

Apparentemente, le vicende di Charlie Gard e di Alfie Evans non avrebbero nulla a che vedere con il tema della nostra intervista. Non pensa, invece, che l’uccisione deliberata di bimbi malati trovi la sua radice nella legalizzazione dell’aborto?

Come ho già avuto modo di dire, la mala pianta dell’aborto porta ad assuefarsi all’idea che si possa uccidere il bimbo, più o meno piccolo, più o meno sano, nel ventre materno, e sempre rispetto a quel concetto puramente astratto di “best interest” usato anche per Charlie, Isaiah, Alfie.

Non possiamo negare che, da chi abortisce con le pillole (persone delle quali non sappiamo quasi nulla, tranne che per la RU486) a chi decide di farlo dopo un’ecografia al primo trimestre, dall’aborto selettivo di embrioni e bimbi nel secondo trimestre per qualche “anomalia” all’aborto “post quasi nascita” di moda in America, dall’aborto post vero e proprio fino all’uccisione selettiva dei piccoli attraverso sostanze mortali o togliendo loro i sostegni vitali, sia in atto un’escalation.

In altre parole, io adulto, genitore, medico, giudice, decido che tu (concepito, feto, neonato) non hai i requisiti minimi di non so quale scala (se ne sono inventate tante), come se la dignità della persona umana dipendesse dalle sue capacità, funzioni, etc.

E ciò anche quando è il soggetto stesso a chiederlo così come è accaduto negli ultimi fatti di cronaca italiana.

La cosa più sconvolgente è l’utilizzo di una sorta di strana affermazione di una propria conoscenza del bene altrui proiettata e di uno strumento, un “sofferenzometro” - o il suo contrario per la felicità - della vita degli altri che è utilizzato sempre al futuro, anche per giustificare l’aborto.

Pensare che la sofferenza, certamente non cercata o procurata, faccia parte integrante della vita e che abbia un senso e significato è la scommessa sui grandi temi dell’inizio e fine vita.

Sinceramente mi sono anche chiesta come mai ci sia stata una giusta e sacrosanta mobilitazione per questi bimbi ma contemporaneamente non ci si sia accorti che la legge sulle DAT italiana, in caso di conflitto tra medici e genitori, prevede esattamente la stessa cosa.

In un recente articolo su The Catholic Thing, David Warren ha scritto: “Senza criteri netti e assoluti sulle questioni della vita e della morte, siamo tutti pronti per le camere a gas”. Lei è d’accordo con questa affermazione o le sembra esagerata?

Sono d’accordo per ciò che riguarda i criteri che devono essere chiari, netti, assoluti in termini di definizioni e ragionamenti ma mi spaventa il fatto che essi non siano agganciati al trascendente che c’è nell’uomo e a quell’elevatezza intrinseca alla persona umana.

Se è così, verranno sempre mercanteggiati, convenzionalmente decisi dalla maggioranza, dal più forte o da chi ne ha in qualche modo interesse. L’altra sottolineatura è che non mi piace parlare di vita o di morte necessariamente come categorie astratte. Noi abbiamo davanti quella persona e per quella persona dobbiamo fare i conti del maggior bene possibile per aiutarla, accompagnarla e difenderla.

Recentemente, lei è stata nominata presidente del Comitato Verità e Vita, andando così a ricoprire una carica che fu dell’indimenticabile e combattivo Mario Palmaro. Quali progetti intende mettere in campo e quale pensa sia l’eredità più profonda lasciata al mondo pro vita italiano da Mario?

L’eredità di Mario in tanti campi del sapere è molto ampia ma penso in particolare al suo dono di chiarezza, al rendere semplice i concetti ai più anche con l’ausilio della sua ironia, senza nulla togliere alla profondità degli argomenti e alla sua capacità di vedere oltre ciò che stava accadendo dando anche linee profetiche di intervento.

La mia lunga amicizia con Mario non deve però far dimenticare che lui è stato uno dei fondatori e primo Presidente del Comitato Verità e Vita (ce ne sono stati altri 2 dopo di lui e prima di me) ma che il Comitato è fatto da molte persone che, come lui, hanno sempre integralmente difeso la vita con la penna, con la preghiera e con le azioni, anche se con caratteristiche diverse e non con la sua genialità.

Per quanto riguarda quindi i progetti, essi sono in semplice continuità con quello che sono gli scopi statutari del Comitato Verità e Vita: denuncia integrale delle leggi ingiuste (in questi anni abbiamo denunciato molte volte cose che puntualmente si sono poi realizzate), formazione sempre più approfondita per tutti ma in particolare per i giovani e ognuno agendo nel suo campo proprio: in una frase, “per la vita senza compromessi”.

Ritengo più che mai urgente che attorno alla Verità sulla Vita ci sia un’unità sempre più forte di tutti i prolife nonostante le diversità delle sigle associative.

(Maria Virginia Di Mauro – Voglio Vivere n°52, Giugno 2018)

Letto 2985 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Luglio 2018 15:51

1 commento

  • Link al commento Diego Moretti Venerdì, 14 Settembre 2018 12:17 inviato da Diego Moretti

    Tutti pronti per le camere a gas

    In seguito alla codifica del DNA umano ho letto recentemente che si vuole costruire una sequenza interamente sintetica di DNA umano, potreste dedicare attenzione a questo proseguo del Genome Project ? quali limiti ha la scienza ? studiare teoria dei segnali e costruire protesi per il cervello dove porta ? la leggenda di mkultra deve essere oggetto di studio ? servono vincoli

    Rapporto

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