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Lunedì, 09 Dicembre 2019 09:31

Quando il femminismo promuove lo sfruttamento della donna

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C’è un filo rosso che unisce l’ideologia femminista, l’aborto e il traffico sessuale.

Quelle che si propongono come le vestali dei diritti delle donne - ovvero le femministe - altro non sono che le peggiori nemiche del genere femminile. In nome dell’autodeterminazione, sostengono la soppressione della vita nel grembo materno e il mercimomio del corpo femminile.

Gli Stati Uniti, culla dell’ideologia femminista, ci offrono l’ultimo esempio che lo conferma.

Nel 2018 il governo statunitense ha sequestrato Backpage.com, sito di annunci erotici dietro il quale si sarebbe celato un giro di prostituzione, anche minorile. Sono 93 i capi d’accusa nei confronti dei suoi fondatori.

Backpage.com è stato spesso al centro della cronaca nera americana. Il sito Uccronline riporta qualche caso[1] agghiacciante e cita il National Center on Missing and Expolited Children, secondo cui il 73% di tutte le vicende di traffico sessuale di minori da loro gestiti, ha coinvolto il sito web incriminato.

Il fatto che un sito di tal risma sia stato chiuso dovrebbe essere una buona notizia. O no? Per il gruppo femminista radicale Women’s March non è così.

Nato nel gennaio 2017 a Washington, nei giorni dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca contro cui protesta ferocemente, il gruppo è strenuo difensore dell’aborto e dell’ideologia gender. “Dobbiamo avere il potere di controllare i nostri corpi ed essere libere dalle norme di genere e dagli stereotipi”, scrivono. 

È proprio in nome della libertà di controllare i propri corpi, che Women’s March ha pubblicamente espresso contrarietà alla chiusura della sinistra pagina web. Su Twitter hanno scritto: La chiusura di #Backpage è una vera e propria catastrofe per le lavoratrici del sesso che si affidano al sito per entrare in contatto con i clienti. I diritti dei lavoratori del sesso sono diritti delle donne”.

Orripilante che, dinanzi a casi di cronaca nera come quelli citati sopra, le femministe si schierino contro l’operazione di polizia.

Giustamente, Ashley McGuire della Catholic Association ha osservato su Real Clear Politics: “Woman’s March sta ufficialmente approvando la prostituzione e difendendo i facilitatori della tratta di esseri umani”[2].

Stupisce? Niente affatto! Da chi è ideologicamente favorevole all’aborto, ossia alla soppressione di un essere indifeso, possiamo forse attenderci un moto di coscienza?

Chi predica e pratica il male su un tema, di norma lo fa diffusamente anche su altri temi. La sua è una disposizione dell’animo, oppure un’azione dietro compenso.

Può darsi, in effetti, che certi movimenti femministi siano al servizio di qualche gruppo che trae vantaggi economici dalla prostituzione. Il caso delle Femen, lautamente stipendiate dal magnate ucraino Viktor Svyatskiy dimostra che dietro l’ideologia femminista non c’è spontaneità.

 

Generazione Voglio Vivere

©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte




[1]     Women’s March: le femministe anti-Trump ma favorevoli al traffico sessuale minorile - Uccronline.it, 5-12-2019

[2]     The Women’s March and Backpage.com: A sordid story – Realclearpolitics.com, 12-4-2018

Letto 2341 volte Ultima modifica il Lunedì, 09 Dicembre 2019 10:19

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