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brasile-abortoCNA - 12/03/04 In una votazione che si è conclusa con otto voti a favore e solo due contrari, la Corte Suprema (STF) ha legalizzato nella serata di giovedì 12 l'aborto dei bambini affetti da anencefalia che viene diagnosticata durante la gravidanza, se questa è la volontà della madre. Il processo era di natura controversa oltre che per il soggetto stesso anche per il fatto che, come alcuni leader pro-vita hanno sottolineato, il Supremo Tribunale ha agito in un campo di competenza del Congresso.

Questa è l'opinione del coordinatore del Movimento Legge e Vita, giornalista ed esperto di bioetica, il prof. Hermes Rodrigues Nery.

Altre informazioni di natura giuridica sulla legge appena votata possono essere trovate cliccando qui

di Valentina Fizzotti 

donazione-semeFra gli anni Quaranta e Sessanta molte coppie infertili della Londra bene si rivolsero alla clinica del dottor Bertold Wiesner per concepire grazie a una donazione di seme: lui, in segreto, si occupò personalmente della questione e potrebbe aver avuto, si è appena scoperto, oltre 600 figli biologici. Oggi per chi vuole restare incinta la presenza contingente di un maschio, così come quella di una clinica, è invece irrilevante: basta Internet, con soluzioni adatte a tutte le esigenze e a tutte le tasche, anche se spesso illegali.

Il prodotto va davvero fortissimo e il mercato è in crescita: come ha scritto Jay Newton-Small sul settimanale Time la scorsa settimana, gli Stati Uniti sono il maggior esportatore al mondo di seme, grazie alla possibilità di donazioni anonime, alla presenza di esemplari di tutte le razze e alla disponibilità delle cliniche anche nei confronti di donne single e coppie gay. Sul sito della California Cryobank, colosso della procreazione assistita, si può selezionare un donatore che sembra Beckham o Clooney: la clinica ritiene che individuare somiglianze con le celebrità aiuti a «umanizzare il processo», quello non molto romantico che dallo schermo passa per un freezer. Qui fare il donatore è un lavoro: con tre depositi a settimana si guadagnano 1.200 dollari al mese. Banche come questa talvolta accettano pagamenti con carta di credito per la spedizione del prodotto a una clinica in cui la donna possa utilizzarlo oppure – nei Paesi come l’Italia in cui è proibita l’eterologa, ovvero la fecondazione con gameti al di fuori della coppia – a domicilio. Ma passare per un centro costa, la soluzione è il fai da te.

Sul sito di annunci Craigslist un 37enne di Philadelphia che si spaccia per belloccio offre il suo seme: garantisce un buon corredo genetico (è alto, intelligente, giusto un po’ stempiato) e un infallibile risultato, visto che ha messo incinta due donne che prendevano la pillola. Ai barattoli preferisce l’inseminazione "tradizionale" e a questo scopo, prima di procedere, chiede di sapere il contributo economico previsto e vedere le foto dell’aspirante madre. 

Utenti di queste offerte, reperibili su forum specifici o persino su eBay, sono le coppie sterili oppure lesbiche. Il libero mercato del seme online è iniziato nel 2003 quando un imprenditore fondò Babydonors, l’azienda che offriva una "dose di prodotto" a 2.500 euro, poi scomparsa dal Web durante le indagini dell’authority americana Fda. Nello stesso periodo la MenNotIncluded («Uomo Non Incluso»), ora irrintracciabile, annunciò la nascita della sua prima creatura per corrispondenza. Nel 2010 in Gran Bretagna due uomini finirono in carcere per aver guadagnato 250mila sterline con una banca del seme online illegale, che da uno scantinato a Reading aveva spillato denaro a 800 donne.


Ma non tutti lo fanno per soldi: sul Web esistono benefattori che offrono gratis il proprio seme, garantendo a seconda dei casi la propria scomparsa (con scrittura privata) o una flebile presenza (impossibile con i donatori anonimi delle cliniche). Il più famoso di loro è un Wiesner in erba dei giorni nostri, Trent Arsenault, 36enne vergine bruttino e 14 volte padre. In casa ha un arsenale di barattoli sterili che riempie e distribuisce – dapprima alle amiche gay, ora a chi lo contatta – tre volte a settimana. La stampa ha creato per lui un nuovo genere, il donorsexual

La Fda, preoccupata per i mancati controlli medici, sta indagando sulla sua attività ma sono migliaia i siti, come freespermdonorregistry.com, che offrono questi servizi. «Ora sarà difficile regolamentare questo traffico, specialmente viste le dimensioni mondiali del turismo riproduttivo – ci dice Jennifer Lahl, presidente del californiano Center for Bioethics and Culture e autrice del documentario "Anonymous Father’s Day", un viaggio fra i figli (smarriti) delle provette anonime appena presentato a New York –. Il concepimento si è trasformato in un’industria guidata dal mercato basata sui desideri dei consumatori. Il miglior modo per fare un passo indietro rispetto alla commercializzazione dei figli sarebbe tornare a mettere i loro interessi al centro. È giusto fabbricare intenzionalmente bambini che non sapranno mai da dove vengono?».

Chi regala il proprio seme ritiene di voler dare il proprio contributo all’altrui felicità o a un mondo migliore, colonizzato da una progenie geneticamente perfetta. Non importa poi che le possibilità di concepire un figlio con questa modalità artigianale siano bassissime, perché in fondo è tutto gratis. Le signore interessate prendono contatti con il donatore, lo incontrano e avviene la consegna, in un bar o in un hotel. Poi basta un bagno o ancor meglio un letto, il barattolo e una siringa senz’ago e il gioco è fatto. Uomo (e papà) non incluso.

Fonte: Avvenire - 12/03/12

di Elisabetta Longo

reborn_babyNon passa giorno che non arrivi a turbarci qualche nuova moda. Mentre ci sono tante ragazzine che amano diventare pressoché uguali a bambole viventi, succede anche che ci siano persone che desiderano avere bambole che sembrano esseri viventi, dei veri e propri bambini. Li chiamano “reborn babies” e sono la cosa più sinistra su cui ci si possa imbattere, uguali a neonati (dai 0-3 mesi) in tutto e per tutto. Queste bambole hanno l'espressione incerta di chi si sta approcciando alla vita e tutta quella serie di particolari fisici propri dei bambini: pelle morbida, peluria sottile, cordone ombelicale reciso e un corredino di tutto rispetto.

Create agli inizi degli anni Novanta, le “reborn babies” hanno cominciato ad avere sempre più seguaci e sempre più produttori, tanto che esiste l'organizzazione mondiale che raduna gli “International reborn doll artists”. A Birmingham c'è un negozio dedicato solo a tali bambole e la proprietaria del negozio gioisce nel vedere aumentare le donne che vogliono questo tipo di "giocattolo" con sé. La titolare, Suzanne Lewis, ha convertito il suo negozio di articoli per l'infanzia in un punto ve vendita esclusivo di questi manufatti. Suzanne racconta al Mirror che le sono state richieste centinaia e centinaia di bambole, ognuna delle quali è unica, come il bambino che vuole essere.

Tre settimane di lavoro, 40 ore per la composizione millimetrica del cuoio capelluto e delle ciglia degli occhi, della colorazione delle venuzze e delle unghie, tutto viene studiato in questo negozio al cui interno di sente il profumo di olio per bambini e talco profumato. Le clienti che si rivolgono alla Lewis sono per lo più donne che hanno avuto qualche trauma o qualche perdita e che, nel prendersi cura di queste bambole, ritrovano una sinistra pace. C'è la signora che è arrivata a comprarne venti e giura di fermarsi perché non ha più posto nella “nursery” in casa sua; c'è quella che ne ha solo tre come tre sono i familiari che ha perso in un incidente stradale; ci sono delle madri che ne comprano uno per le loro figlie adolescenti con lo scopo di “spaventarle” e non far loro correre il pericolo di una gravidanza in età da liceo.


La dottoressa Jane McCartney, interpellata dal quotidiano inglese, sostiene che in certe donne l'acquisto di una di queste “reborn baby” scateni produzione di ossitocina, l'ormone del parto, e che sia questo a farle stare bene. A Suzanne il giudizio degli altri, di quelli che vedono il fenomeno come inquietante, non importa, per lei sono solo affari. E per duecento sterline il bambino surrogato può essere di chiunque lo voglia.

Fonte: Tempi - 16/03/12

di Magdi Cristiano Allam

marcia_vita-1Quanta gioia ho provato condividendo con migliaia di giovani la fede e la cultura dell'amore per se stessi, per i nostri figli, per il prossimo chiunque esso sia e qualunque sia la condizione in cui viene al mondo, partecipando alla Marcia per la Vita svoltasi ieri a Roma! Sono venuti da tutt'Italia per testimoniare che non si rassegnano ad una tragica realtà che fa venir meno persino la speranza di un giorno in cui potranno essere autenticamente e totalmente ciò che si sentono dentro, protagonisti del loro presente come persone, famiglia e comunità, costruttori di un futuro dove i valori non negoziabili alla vita, alla dignità e alla libertà saranno un patrimonio di certezza da trasmettere ai loro figli.
Ammettiamolo: siamo un Paese da aspiranti suicidi! Siamo destinati a declinare sempre di più come società e a scomparire come civiltà, avendo tra i più bassi tassi di natalità al mondo ed essendo più che mai ammalati di relativismo e succubi del buonismo. Ebbene, se ci volessimo del bene, se amassimo veramente i nostri figli, dovremmo promuovere la cultura della vita, difendere la famiglia naturale che è l'unica in grado di procreare, sostenere la maternità assicurando alle madri che scelgono di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, ai figli e alla casa un sussidio senza cui non lo potrebbero fare, aiutando concretamente i giovani affinché tramite la stabilità lavorativa siano messi nella condizione di rigenerare nuova vita.

Invece, coloro che sostengono queste posizioni che sono pienamente fondate laicamente sul piano della ragione, al di là della fede del credente cristiano nella sacralità della vita, che s'ispirano al buon senso e al sano amor proprio, viene tremendamente bollato alla stregua di "integralisti, negazionisti, razzisti" (dichiarazione di Dario Nanni, consigliere del Pd al Comune di Roma).

Così come il semplice fatto di affermare la verità sull'aborto, limitandosi a registrare che da quando è stata legittimata la pratica dell'interruzione volontaria della gravidanza negli ospedali pubblici, ci sono stati solo in Italia circa 5 milioni di feti uccisi nel grembo materno, rifacendosi ai dati ufficiali del Ministero della Sanità, fa scattare la condanna di essere "un concentrato di neonazisti, antisemiti, omofobi che negano il diritto delle donne, sancito da una una legge dello Stato (la 194 del 1978) a una maternità condivisa e responsabile".

Noi italiani rassomigliamo a chi di fronte alla casa che brucia, anziché chiamare i pompieri si rivolge all'incendiario che ha attizzato il fuoco sperando che sia lui a spegnerlo! L'Istat ci dice che nel 2050 la popolazione autoctona calerà di 5 milioni e che al tempo stesso ci saranno 6 milioni in più di ultrasessantenni, il che si tradurrà nell'inevitabile collasso del nostro sistema previdenziale e di assistenza sociale dal momento che la percentuale dei contribuenti sarà inferiore a quella dei beneficiari, eppure i nostri governanti sono del tutto sordi a questa catastrofe annunciata! La crisi demografica continua ad essere trattata come un qualsiasi servizio di cronaca ogni qual volta viene diffuso l'aggiornamento delle statistiche, anziché prendere atto che si tratta della più sera emergenza nazionale in parallelo a quella del dissesto finanziario ed economico.

Nel nostro caso l'incendiario di turno a cui ci stiamo rivolgendo con l'illusione che sarà lui a spegnere l'incendio è l'attuale capo del governo. Monti ci fa toccare con mano come la dittatura finanziaria, che lui incarna, e la dittatura del relativismo che favorisce l'invasione islamica, sono due facce della stessa medaglia.
Incontrando l'8 maggio a Roma il primo ministro turco Erdogan, Monti ha sostanzialmente prospettato che la nostra crisi demografica verrà risolta spalancando le nostre frontiere agli immigrati musulmani turchi! Dopo aver rassicurato Erdogan che l'Italia apporterà "un sostegno forte e convinto" all'adesione della Turchia nell'Unione Europea, Monti ha precisato che la Turchia potrà "portare un valore aggiunto, economico, geopolitico, strategico, culturale ad un'Europa anziana demograficamente, stanca e non piena di impulso economicamente".

No grazie! No alla dittatura finanziaria e no alla dittatura del relativismo! Non vogliamo prostrarci né al dio euro né ad Allah! Non abdicheremo alla dignità, non svenderemo la libertà, non rinunceremo al sogno di avere figli italiani che perpetuino la nostra civiltà!

Fonte: Il Giornale - 14/05/12

Martedì, 29 Maggio 2012 08:25

14/05/12 - I pro-life per le strade di Roma

04Dal Colosseo a Castel Sant’Angelo: in quindicimila, secondo gli organizzatori, hanno partecipato domenica alla marcia nazionale per la vita. Un’iniziativa nata per affermare che «la vita è un dono indisponibile di Dio» e per dire nuovamente «no alla legge 194», approvata 34 anni fa.

L’appuntamento promosso dall’associazione Famiglia domani e dal Movimento europeo per la difesa della vita e della dignità umana (Mevd), con l’adesione di circa 150 gruppi e organizzazioni, ha dichiarato Virginia Coda Nunziante, portavoce della marcia, «segna una svolta storica in Italia, perché dimostra l’esistenza di un movimento pro- life deciso ad affermare pubblicamente i propri convincimenti».

L’incontro si è aperto con gli interventi delle delegazioni straniere prolife provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Spagna. Di particolare rilievo l’intervento di Xavier Dor, pioniere della battaglia per la vita in Francia e presidente dell’associazione “Sos Tout-Petits”, che ha sottolineato l’importanza del ruolo paterno nell’accompagnare la donna nella sua scelta per la vita.

Particolarmente significativa anche la testimonianza di Gianna Emanuela Molla, figlia di Gianna Beretta Molla, canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II, che, come noto, preferì morire piuttosto che accettare delle cure che avrebbero arrecato danno alla figlia che portava in grembo. Tra le presenze, quella del cardinale Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, del sindaco di Roma e di numerosi parlamentari di diversi schieramenti.

Tra i partecipanti — hanno reso noto gli organizzatori — anche esponenti della comunità evangelica italiana, alcuni buddisti e non credenti. «La marcia per la vita è volutamente laica, interconfessionale e apartitica». Per questo, i promotori hanno tenuto a precisare che «ogni simbolo politico è stato espressamente vietato e i parlamentari hanno partecipato a titolo personale». Al termine del corteo, e prima della messa celebrata nella basilica Vaticana dal cardinale arciprete, Angelo Comastri, è stato dato appuntamento al prossimo anno

Fonte: L'Osservatore Romano  - 15/05/12

di Benedetta Frigerio 

023Ieri quindicimila persone hanno camminato per due ore in silenzio, attraversando Roma partendo dal Colosseo fino a Castel Sant’Angelo. Non c’era un simbolo partitico fra le bandiere che sventolavano, solo facce di laici, religiosi, politici e stemmi di movimenti e associazioni pro-life  giunti per chiedere l’abolizione della Legge 194/78, ma non solo. Le televisioni erano lì ad aspettare che qualcuno si lasciasse andare in rivendicazioni di rivalsa, i giornalisti erano pronti a cogliere il grido di verità inopportune. Ma non si è sentita nessuna voce fuori dal coro. Il corteo con in testa il cardinale Raymond Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, costellato di famiglie, bambini, cattolici, protestanti, evangelici e buddisti era un popolo silenziosamente in festa. Contento di poter dire quel che pensa: «Chiedere tutto, senza compromessi, è quello che la gente aspettava da anni. Finora le voci più ascoltate si vergognavano di chiedere troppo e così le cose sono solo andate peggiorando: sono ormai più di 5 milioni gli aborti effettuati dall’introduzione della Legge 194/78. E il successo della marcia per la vita, che chiede l’abolizione della norma, dimostra che il popolo pro-life vuole riportare al centro del dibattito culturale la tutela della vita senza se e senza ma». Così Francesco Agnoli, del Movimento Europeo per la Difesa della Vita, spiega a tempi.it il successo dell’iniziativa promossa dal Movimento insieme all’Associazione Famiglia Domani.

È la prima volta in Italia che così tante associazioni – centoventi – si uniscono con il plauso di numerosi vescovi per chiedere ad alta voce l’abolizione della legge 194 sull’aborto. «Per anni i movimenti pro-life si sono rassegnati, chiedendo solo l’applicazione della norma. Ma questo non può bastare. Non si possono accettare compromessi sulla vita: quello che chiediamo è l’abolizione di un omicidio reso legale. Di meno non avrebbe senso, sarebbe come dire sì all’aborto, ma non troppo».
 Repubblica e il Corriere della Sera parlano, però, di un’alleanza con la politica di destra. Ci sarebbero state anche sigle fasciste a sfilare: «Avrebbero voluto che fosse stato così, ma alla marcia non c’erano simboli partitici, non una maglietta nera, né slogan provocatori». Forza Nuova però ha aderito alla marcia. «Abbiamo permesso ai suoi membri di venire. A patto che marciassero come tutti gli altri. In silenzio e senza stemmi politici. E così è stato». Sono piovute critiche anche sulla partecipazione di politici, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Anche a loro abbiamo chiesto di marciare a titolo personale: non hanno preteso saluti né spazi particolari». Oltre al sindaco hanno marciato Paola Binetti, Stefano De Lillo, Sandro Oliveri, Olimpia Tarzia, Magdi Cristiano Allam, Lavinia Mennuni. «Anche le associazioni erano differenti. Da quelle che si occupano del trauma dell’aborto della donna, come il Dono, a quelle che accolgono le vite fragili come nuovi Orizzonti o la Comunità Giovanni XXIII, a quelle che combattono l’aborto, l’eutanasia e qualsiasi forma di violenza sulla vita. C’erano anche i Cav (centri di aiuto alla vita) e diversi presidenti locali del movimento per la vita. Molti erano contenti. Si sono sentiti liberi per la possibilità di uscire da una certa autoreferenzialità».

Ad accompagnare tutti le parole di benvenuto di Gianna Emanuela Molla, la cui madre, Gianna, fu santificata per aver dato la propria vita per farla nascere. A concludere la marcia la Santa Messa, espressione della volontà precisa dei manifestanti di accompagnare l’azione con la preghiera. Già il giorno precedente, dopo il convegno scientifico sulla vita, c’è stata l’adorazione eucaristica guidata dal cardinal Burke. I saluti finali di Francesco Agnoli hanno ricordato a tutti lo scopo dell’azione: «Abbiamo fatto tutti una marcia per la vita: l’Italia, sino ad ora, conosceva soltanto marce per la pace. Ne fanno tante. Ma come diceva Madre Teresa di Calcutta, non ci può essere pace, però, tra uomini che non si conoscono, di colore diverso, di lingua diversa, se non c’è prima pace tra moglie e marito, tra genitori e figli. Se non c’è amore, accoglienza, non di chi è lontano, ma di chi ci è prossimo, il più prossimo che possiamo avere, come padri e come madri, ora o in futuro. Madre Teresa definiva il concepito “il più povero dei poveri” e ricordava che chi ha attenzione verso di lui la avrà più facilmente verso gli altri. Chi vede l’umanità anche dove è più nascosta e più fragile, più facilmente la scorgerà anche dove è più evidente. Chi è disposto ad accogliere il figlio non aspettato o “imperfetto”, saprà accogliere anche il prossimo suo, più di chi, al contrario, sopprime la carne della sua carne e il sangue del suo sangue (non interessa ora, con quale consapevolezza) (…). Ci sono notti della storia dove occorre tenere alta l’idea di ciò che è vero, giusto, umano, perché non si spenga ogni luce, ogni speranza. Questa marcia è stata ed è anzitutto un grande gesto di speranza». Ed è solo l’inizio di un’azione che continuerà non solo con la prossima marcia, «ma da qui per gli anni a venire».

Fonte: Tempi - 14/05/12

di Benedetta Frigerio 

cardinale-burkeIl 13 maggio scorso 15 mila persone hanno sfilato nella capitale per chiedere l’abolizione della legge 194/78 che legalizza l’aborto. Fra i cartelli che denunciavano la morte di 5 milioni di bambini e l’impossibilità di tollerare anche un solo aborto legale, spuntava una faccia capace di rendere ancora più significativa la svolta del mondo pro life italiano. Quella di Raymond Leo Burke, il cardinale statunitense prefetto della Segnatura Apostolica che ha marciato silenziosamente per due ore secondo il suo stile umile ma mai remissivo. Infatti, la sola presenza del capo del supremo tribunale vaticano, noto per essere fra i porporati più vicini sia per formazione sia per impostazione al papa teologo e pastore Benedetto XVI, ha segnato una novità non indifferente nella linea d’azione indicata dalla Chiesa cattolica per far fronte alla violazione dei cosiddetti “princìpi non negoziabili”.

Eminenza, è la prima volta che una fetta così consistente del mondo pro life, con il plauso di molti vescovi, intraprende la via dell’opposizione senza compromessi. Fino ad ora si era scelto di combattere per l’applicazione integrale della legge 194 quale via per ridurre gli aborti, come se non fosse possibile chiedere di più. Il numero degli aborti, però, non ha fatto che aumentare. È realistico percorrere la strada più audace ora che siamo ancora più assuefatti alla mentalità abortista?
È necessario prendere la via audace. L’unica accettabile e indicata da sempre da Giovanni Paolo II prima e da Benedetto XVI poi davanti alla negazione dei princìpi non negoziabili. L’aborto è la violazione di un diritto inviolabile della persona. Non si può rimanere silenziosi di fronte a una legge che lo permette, non ha senso parlare di male minore davanti a un omicidio. Per quanto riguarda l’esito politico di tale azione è difficile fare previsioni, ma se non si comincia non lo sapremo mai. Comunque sia abbiamo il dovere di parlare chiaro per tenere deste le coscienze, testimoniando fino in fondo la santità inviolabile della vita umana, tutelandola dal concepimento fino alla morte naturale. 

In America lo Stato si sta spingendo più in là. Nell’ambito della sua riforma sanitaria Obama ha approvato un regolamento che vìola la clausola di coscienza: qualsiasi istituzione deve offrire ai propri dipendenti, studenti o fruitori la copertura assicurativa di contraccettivi e aborto. La Chiesa cattolica, spronata dal Papa, si sta mobilitando, attraverso incontri pubblici, interventi mediatici, manifestazioni e preghiere comunitarie per chiarire alla gente che il governo non sta minacciando la Chiesa ma la libertà religiosa in generale. La stampa laicista parla di ingerenza.
Questo lavoro è assolutamente necessario: la Chiesa cattolica non può rimanere integra senza impegnarsi per continuare ad agire nella società. Assistiamo a una secolarizzazione totale che vuole zittire la coscienza umana. Perciò, i vescovi non solo possono ma devono protestare e fare tutto il possibile per risvegliare le coscienze della popolazione, anche perché il mondo mediatico, tutto a favore della secolarizzazione, sta cercando di confondere i cittadini mascherando quello che sta accadendo. Dice: “Sì, voi avete la libertà di culto nella vostra chiesa ma poi, fuori dalle sue mura, non avete quella religiosa”. Accettare di vivere così è tradire la natura cattolica del cristianesimo. Pertanto mi conforta molto vedere che tutti i vescovi americani sono uniti per protestare contro un governo che minaccia le sue stesse fondamenta: il primo emendamento della Costituzione. Sono sicuro che ogni americano che si renderà conto che l’attacco non è rivolto alla sola Chiesa cattolica, ma alla libertà religiosa in generale, si opporrà al presidente.

C’è chi teorizza che il mondo non capisce più quello che la Chiesa ha da dire, perciò l’unica via sarebbe quella della testimonianza di vita.
Non si può stare in silenzio. In questo caso accontentarsi della testimonianza personale sarebbe come affermare che si è d’accordo con quanto il governo sta facendo. Il silenzio non è ammissibile di fronte alle ingiustizie più gravi. Tradiremmo la missione che il Signore ci ha affidato: difendere la dignità di ogni essere umano. Parlano di ingerenza e poi rimproverano il silenzio della Chiesa di fronte al nazismo. Chi parla così, almeno per coerenza, dovrebbe auspicare l’intervento della Chiesa, perché siamo di fronte a un pericolo simile.

In Italia si cerca di fare apparire la Chiesa come un’istituzione potente e corrotta a cui porre fine. L’attacco viene anche dall’interno e arriva fino al Santo Padre, con la pubblicazione della sua corrispondenza personale.
Questa è una cosa che la Chiesa deve affrontare anche al suo interno. Il segreto pontificio non esiste per mascherare le ingiustizie, ma perché viga il rispetto della coscienza personale. Bisogna poi ricordare che quanto è destinato a un uso personale, non avendo lo scopo di un annuncio generale, ha una forma che non è pensata per essere comprensibile al pubblico. Mi auguro un ripristino immediato del segreto e della riservatezza dei documenti pontifici, che la Chiesa deve ricomprendere. Perché quanto avvenuto è una violazione gravissima.

Anche la stessa Costituzione italiana, all’articolo 11, tutela la segretezza della corrispondenza privata.
Sarà la Segreteria di Stato ad occuparsi di questa violazione per far valere i propri diritti anche all’esterno.

Davanti agli scandali si vede anche il rischio di dividere la “Chiesa dei buoni” da quella “dei cattivi”.
La Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo, è una ed è il mezzo attraverso cui il Signore ha scelto di restare con noi: la Chiesa, dunque, è una realtà santa composta da uomini che rimangono peccatori e che talvolta non rispondono alla grazia ricevuta dallo Spirito. Una grazia continuamente necessaria per la conversione della vita, per il rigetto del peccato e per abbracciare la via della Croce e della donazione di sé. Così la Chiesa resta una realtà non coerente, santa e meretrice insieme. Perciò, chi prende solo un aspetto di essa è ideologico. Non ha scuse nemmeno chi assiste al compimento di peccati gravissimi che i suoi uomini possono commettere, perché chiunque ha a che fare con la Chiesa ha conosciuto anche la sua santità, magari più visibile in certi uomini che in altri.

Non pensa che ci sia anche un’amplificazione dei peccati, se non addirittura una distorsione della realtà della Chiesa?
È indubbio. I media, ad esempio, prendono le cose più normali e di per sé buone, come la conversazione del Santo Padre con un governatore, e ne distorcono il messaggio insinuando secondi fini. Mentre i fatti sono più semplici: da sempre la Chiesa, come qualsiasi altra istituzione, nel dialogo con altri esprime il proprio pensiero. E questo è bene, perché la sua missione è di salvare e difendere il mondo. Anche per questo un cattolico non può accettare una separazione assoluta tra Stato e Chiesa. I due piuttosto devono collaborare mantenendo la propria identità.

La cronaca dimostra che è in atto un tentativo di infangare chi cerca di applicare la dottrina sociale della Chiesa. Così i cattolici sono tentati di ritirarsi dal mondo non solo per paura della persecuzione, ma per quella di sporcarsi le mani.
Non è possibile per un cattolico accettare di farsi chiudere in sagrestia. Non possiamo ritirarci per paura di diventare come il mondo. Sì, ci sono anime che hanno la vocazione eremitica o monastica chiamate a lasciare il mondo per salvarlo abbracciando una vita di penitenza e preghiera. Ma per chi non ha questa vocazione è un dovere quello di agire nei vari campi dell’attività umana per testimoniare Cristo risorto. Certo è difficile, perché più la nostra testimonianza è forte più i nemici del Vangelo ci attaccano. È poi c’è sempre il rischio di cadere. Ma questa non può essere una ragione per lavarsene le mani. Non possiamo pensare che seguendo Gesù non saremo attaccati e nemmeno che non sbaglieremo. Proprio per questo si deve continuare ad agire stando attaccati alla vite. Dobbiamo essere tralci ben inseriti nella vite che è il Signore per trarre forza dall’Unico che ci può sostenere e farci rialzare. Altrimenti saremo perduti. Soprattutto ora che il male è scatenato, è solo con Cristo, nella Chiesa, e in Cristo, nell’Eucarestia e nella Confessione, che possiamo prevalere sulle forze di Satana, sui principati e le potestà, come dice san Paolo.

Perché Dio permette una prova simile, che allontana gli uomini dal Suo corpo che è la Chiesa? Che cosa sta chiedendo il Signore ai suoi discepoli?
La spiegazione si trova nella Passione di nostro Signore. Il Padre ha permesso che Lui soffrisse una passione crudele per salvare il mondo. Quindi dobbiamo vedere nelle nostre sofferenze la via misteriosa della purificazione, per amare ancor più Dio e il prossimo. Se tutto fosse facile la bellezza della vita cristiana si offuscherebbe. Al contrario, quando la vita cristiana è provata, la sua bellezza è misteriosamente più evidente. Io sono solo un sacerdote, ma mi pare che in questi tempi così duri il Signore ci stia chiedendo una testimonianza eroica: di soffrire per Lui e per la sua Chiesa.

Come sta vivendo il Santo Padre questa prova?
Mentre il corpo soffre anche il capo soffre con lui. Ma il Papa ha una fede ferma e forte: soffre ma è certo che tutto è nelle mani del Signore che ha già vinto ed è risorto. Perciò è sempre molto sereno e tranquillo e non si lascia scalfire dal mondo.

Fonte: Tempi - 25/05/12

 

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Audio del Convegno "Chi salva una vita salva il mondo intero"

Il 12 Maggio scorso presso la Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, è stato organizzato un convegno dal titolo: Chi salva una vita, salva il mondo intero.  Il convegno è stato dedicato al noto dissidente pro-life cinese Chen Guangcheng che ha denunciato gli aborti forzati e le sterilizzazioni ad opera del governo dello Shadong.

Più di 500 persone hanno assistito alle interessanti e innovative relazioni e le coinvolgenti testimonianze. Seguendo vi riproponiamo le registrazioni di tutto il convegno.

http://www.uprait.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1373%3Asviluppo-del-convegno-chi-salva-una-vita-salva-il-mondo-intero&catid=348%3Abioarts&Itemid=315&lang=it

di Pier Paolo Picano 

stand_vogliovivereVoglio Vivere, unica realtà italiana presente, ha partecipato con uno stand al VI Congresso Mondiale delle Famiglie. L'evento si è tenuto a Madrid dal 25 al 27 maggio 2012 presso il Palazzo dei Congressi.

Tema del congresso è stato "Matrimonio e famiglia, il futuro della Società" . Delle previste 2000 iscrizioni ne sono arrivate  più di tremila per la gioia degli organizzatori. Numerose sono state le notizie apparse sui media e sulla stampa nazionale. Il Congresso è stato ricco di  conferenze e di interventi di autorevoli relatori.

I volontari di Voglio Vivere hanno potuto distribuire numeroso materiale e conoscere  tante altre realtà e persone dedite alla difesa del valore della famiglia e della vita dal concepimento sino alla morte naturale. 


S.E. Mons. Ariel Torrado Mosconi con i volontari di Voglio Vivere 

S.E._Mons._Ariel_Torrado_Mosconi

aborto_irlandaUn successo indiscutibile al Parlamento irlandese contro una legge abortista. 

L'autore dell'articolo che segue però mette in luce che la battaglia vinta in Parlamento è solo il primo atto di una serie di attacchi governativi che verranno nei prossimi mesi, attraverso la delega conferita al Comitato degli Esperti su molti temi sensibili, obiezione di coscienza compresa.

http://europeanlifenetwork.blogspot.it/2012/04/pro-abortion-bill-defeated-in-ireland.html?m=1


Fonte: Pro Life International - 19/04/12


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