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di Samuele Maniscalco

L'orrenda pratica dell’aborto è stata legalizzata anche in Cile: l’ha sancito una nuova legge pubblicata il 28 agosto e voluta fortemente dalla presidente socialista Michelle Bachelet.

Tutto ciò però non sarebbe stato possibile senza la complicità criminale della Democrazia Cristiana cilena che non ha fatto mancare i suoi voti a sostegno di questa  norma omicida. 
 
Così accadde anche con la DC italiana che si rivelò fondamentale per far passare leggi incivili quali furono quelle dell’aborto e del divorzio. Del resto, i suoi eredi hanno dato il via libera al “matrimonio” omosessuale: sarà lo stesso anche per il testamento biologico? 
 
In Cile non sono mancati presuli coraggiosi che hanno alzato forte la loro voce contro questo attacco frontale alla vita nascente. Uno di essi è stato certamente Mons. Stegmeier, Vescovo di Villarrica, che sul sito della sua diocesi ha pubblicato un articolo di condanna senza mezzi termini:
 
È stata approvata la legge sull’aborto con il voto maggioritario dei partiti di sinistra, inclusi quelli della democrazia cristiana. Su di loro cadrà il sangue dei bambini assassinati nel ventre materno e dovranno risponderne davanti a Dio. Che cosa accadrà adesso? Non c’è bisogno d’essere profeta per dire che verranno cose peggiori. (…) La legge sull’aborto è un inganno del demonio, “omicida fin da principio e padre della menzogna” (Gv 8,44) e di quelli che lo hanno come padre. È una menzogna che l’aborto sarà soltanto per casi molto specifici, perché in verità quello che si vuole è l’aborto libero”.
 
A rincarare la dose ci ha pensato il Cardinale Medina che dalle pagine del quotidiano El Mercurio – il più importante giornale del paese – ha ricordato verità oggi fin troppo taciute anche dai pulpiti: 
 
Queste persone, che si dicono cattoliche, dal momento che hanno commesso pubblicamente un peccato grave, non sono nelle condizioni di poter ricevere i sacramenti, a meno che non si siano pentite e abbiano manifestato anche pubblicamente il loro pentimento come risulta dal Canone 915 del Codice di Diritto Canonico. E se, dicendosi cristiane o cattoliche, muoiono senza prima aver dato chiari segni di pentimento, condizione necessaria e indispensabile per la salvezza eterna, non è coerente che richiedano per i propri resti mortali, né che venga loro concesso, un funerale pubblico secondo i riti liturgici della Chiesa Cattolica”.
 
Ci piacerebbe sentire voci di questo genere anche in Italia prima che l’eutanasia venga legalizzata nelle settimane a venire quando il Parlamento italiano riprenderà a discutere la legge sul testamento biologico.
 
Non sono forse i pastori a dover difendere il gregge dai lupi?

Il Center for Medical Progress ha pubblicato un nuovo reportage sullo scandalo che da quasi due anni vede coinvolto il colosso americano degli aborti, la Planned Parenthood, al centro di un disgusto commercio di organi di feti abortiti.

Nel nuovo video girato segretamente, diversi manager della Planned Parenthood scherzano su come fanno a pezzi i neonati e ammettono che la vendita di organi di feti abortiti è redditizia.

Proprio su questo immondo commercio Generazione Voglio Vivere aveva pubblicato nel 2015 un ampio Dossier sul numero di Ottobre della sua Rivista. Per caso questa notizia è apparsa sui più importanti quotidiani italiani o al telegiornale?

Ovviamente No!

Il video riporta gli interventi e le presentazioni fatte durante uno degli incontri annuali che organizza, in segreto, la Federazione Nazionale dell’Aborto degli Stati Uniti (NAF). Circa il 50% dei membri e dirigenti della NAF è anche membro di Planned Parenthood.

La Dottoressa Lisa Harris, Direttrice Medica di Planned Parenthood nel Michigan, è la prima ad apparire nel video e ad ammettere che «Le nostre storie in realtà non hanno molto a che fare con gran parte del discorso e della retorica pro-choice (pro-aborto), non è vero?».

La Dottoressa si riferisce a quello che accade nelle loro cliniche, veri e propri mattatoi dove i bambini vengono smembrati pezzo dopo pezzo…

«Le teste (dei feti) si bloccano e non riusciamo a farle uscire», racconta alla platea la Harris provocando una risata generale tra i partecipanti all’incontro. Storie del genere «fanno parte della nostra esperienza. Però non esiste un luogo adatto dove poterle condividere».

Si rimane inorriditi dinanzi all’insensibilità e alla freddezza di certi racconti. Come quello ad esempio della Dott.ssa Uta Landy, la quale ha fatto ridere il pubblico presente in sala per aver ricordato un episodio in cui "un occhio (del feto che stava smembrando, ndr) cadde sopra il mio grembo. Che schifo!".

Fare a pezzi un bambino…è questo il loro lavoro! È questa la realtà dell’aborto!

La Dott.ssa Susan Robinson, che effettua aborti presso la clinica della Planned Parenthood nel Mar Monte, in California, ci ha tenuto a precisare che «il feto è un piccolo oggetto robusto, e farlo a pezzi, voglio dire, farlo a pezzi il primo giorno è molto difficile».

Un verità talmente brutale che la stessa Dott.ssa Lisa Harris è costretta ad ammettere «che qui c’è violenza» e che il concepito «è una persona» che viene uccisa.

Nel video si vede anche la Dott.ssa Ann Schutt-Aine, Direttrice dei Servizi per l’Aborto della Planned Parenthood nella Costa del Golfo, la quale ha confidato che se durante un aborto chirurgico si accorge che sta per comparire l'ombelico del bambino «potrei chiedere una seconda serie di pinze per tenere il corpo dentro il collo dell’utero e staccare una gamba o due, affinché in questo modo non si tratti di un aborto a nascita parziale», proibito dalla legge degli Stati Uniti. 

Cos’altro aggiungere?!

A proposito della compravendita di organi di feti abortiti, Deb VanDerhey, Direttrice Nazionale del CAPS della Planned Parenthood Federation of America, ha affermato che alcune cliniche della sua organizzazione «potrebbe voler» vendere organi e tessuti di bambini abortiti «per aumentare il loro reddito. E non li possiamo fermare».

Un ammissione di colpa che fuga ogni dubbio a riguardo: queste persone vanno fermate e messe in galera.

 

Samuele Maniscalco

FONTE: infocatolica.com 

 

Lunedì, 22 Maggio 2017 08:08

La Vita non si tocca!

Pubblichiamo in anteprima un nostro articolo sulla Marcia per la Vita di Roma che comparirà nel prossimo numero della Rivista (Voglio Vivere N° 49 - Giugno 2017)
 
 
di Maria Virginia di Mauro
 
In occasione della marcia per la vita promossa nella città di Roma da codesto comitato, il Santo Padre Francesco è lieto di far pervenire ai partecipanti il suo saluto e auspica che l’evento possa favorire l’adesione ai valori della vita umana e l’accoglienza di tale incommensurabile dono divino in tutta la sua affascinante ricchezza, nell’assicurare un ricordo nella preghiera, sua Santità invia l’implorata benedizione apostolica”. (Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato di Sua Santità)
 
Con queste parole Papa Francesco ha salutato e benedetto il Comitato Organizzatore della Marcia per la Vita e tutti i suoi partecipanti. La Marcia, che si è svolta sabato pomeriggio 20 maggio, è giunta ormai alla sua VII edizione, divenendo un appuntamento consolidato per la Città eterna.
 
SIAMO TANTISSIMI!
Il corteo, partito da piazza della Repubblica, si è concluso a piazza Madonna di Loreto. «La piazza è piena, siamo veramente tantissimi - afferma Virginia Coda Nunziante, presidente del comitato organizzatore -. Il popolo della vita vuole essere una presenza positiva che si fa carico di difendere non solo il valore della vita in quanto dono gratuito ed esclusivo di Dio, ma anche tutti coloro che, deboli o indifesi, non possono reagire e vengono scartati dalla nostra società edonista».
 
Come sempre, ad aprire la Marcia coppie giovani coi passeggini, bambini su un trenino gommato, ragazzi, universitari, suore, sacerdoti e associazioni provenienti da ogni parte d’Italia insieme a delegazioni straniere di diversi paesi del mondo. Migliaia di persone vi hanno preso parte e come ogni anno Generazione Voglio Vivere è stata presente con una sua delegazione.
 
"La Vita non si tocca". È questo Il messaggio partito da Roma e rivolto alle istituzioni. C’è anche un cartellone che si appella al Presidente Mattarella: «Fermi la legge sul biotestamento prima che diventi eutanasia legalizzata». Un cartello che ricorda il dramma di Eluana Englaro «vittima innocente». Tra i partecipanti anche il cardinale Raymond Leo Burke, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò e il vescovo Athanasius Schneider.
 
TESTIMONIANZE PER LA VITA
Dal palco si sono alternate diverse testimonianze per la vita. C’è Katia, della Comunità Giovanni XXIII, che racconta di sua mamma, all’epoca dodicenne, violentata dal compagno. Una mamma bambina che resiste ai brutali tentativi di aborto domestico.
 
Oggi Katia aiuta le ragazze immigrate ad abbandonare il marciapiede e a salvare i loro bambini. C’è Roberto, in coma dopo un incidente, dato per morto dai medici, oggi convinto militante antieutanasia. L’imprenditore Roberto Brazzale, vicentino, che premia con un bonus bebè ogni lavoratrice che aspetta un bambino. Il professor Stephane Mercier, dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio, licenziato per aver trattato in classe il tema dell’aborto definendolo “l’omicidio di una persona innocente. E un omicidio particolarmente abietto, perché  l’innocente è senza difese”. Applauditissima infine Gianna Jessen, nata a Los Angeles nel 1977 nonostante l’aborto salino al settimo mese che doveva eliminarla. «Alle femministe chiedo: se difendete i diritti delle donne, dove erano i miei diritti quella mattina?».
 
Insomma, un evento straordinario che ha voluto mandare un messaggio netto all’opinione pubblica alla quale si chiede di non dimenticare i 50milioni di aborti che ogni anno avvengono nel pianeta e di scendere in piazza per dire basta a questo massacro. Centomila invece gli aborti chirurgici che ogni anno vengono praticati in Italia. Un numero di per sé spaventoso al quale però va sommato quello di altre centinaia di migliaia di interruzioni di gravidanza praticate attraverso le diverse pillole abortive.
 
LA NOSTRA META
A concludere dal palco è stata Virginia Coda Nunziante, che ha indicato la meta finale di questa battaglia: l’abrogazione della legge 194 e la destinazione dei 250 milioni attualmente spesi per finanziare pubblicamente l’aborto, a sostegno della maternità. “Non ci può essere alcun compromesso con il male”, ha ribadito, “se la vita è un valore non negoziabile non possiamo negoziare sull’aborto”.
Mercoledì, 17 Maggio 2017 09:52

Dobbiamo essere coerenti!

Pubblichiamo una nostra traduzione dell'articolo "¡Seamos coherentes!" apparso sul sito cileno Acción Familia pochi giorni prima che il Senato cileno approvasse il 9 maggio i tre casi previsti dal disegno di legge che legittima il ricorso all’aborto ovvero nel caso in cui «l’embrione o il feto presenta un’alterazione strutturale congenita o genetica letale», se «la gravidanza è frutto di una violenza sessuale e il periodo di gestazione non è superiore alle 12 settimane» o «se la gravidanza costituisce un pericolo per la salute della donna».  

*** 

Migliaia di cileni sono uniti nella difesa degli indifesi, nella protezione dei bambini e del nascituro.Ci schieriamo dalla parte di coloro che sono vittime della tirannia abortista, del cinismo e dell'ipocrisia del medico statale.

Tuttavia, non dobbiamo ingannare noi stessi, i rischi sono troppo alti. Non riusciremo mai a vincere questa battaglia se non attacchiamo la cultura della morte alla radice.

Per essere veramente e coerentemente a favore della vita, non basta opporsi all'aborto. Dobbiamo anche combattere:

1) Il permissivismo morale

La fornicazione e l'adulterio rompono i legami sacri che legano la sessualità umana alla procreazione e alla famiglia. L'aborto è la garanzia ultima della libertà sessuale sterile e senza vita: il piacere carnale assoluto e inconsistente dell’ "amore libero", privo della responsabilità e dell’impegno del matrimonio. Come dichiarò Papa Pio XII, "Solo il matrimonio salvaguarda la dignità del marito e della moglie e il loro buono stato, ed è per sua natura l'unica garanzia del benessere dei bambini". Una volta che l'immoralità sessuale stacca l'atto coniugale dal suo scopo divinamente ordinato, quello cioè di difendere la santità della vita, dobbiamo difendere il sacro patto del matrimonio.

2) La contraccezione

La contraccezione facile porta logicamente all’ aborto su richiesta. Le coppie che fanno uso di contraccettivi sono molto più propense a ricorrere all'aborto in caso di una gravidanza non pianificata, come mezzo di controllo delle nascite dopo il concepimento. In effetti, la maggior parte dei contraccettivi moderni sono abortivi, ovvero abortano il feto.

Come proclamò Papa Paolo VI nella sua enciclica Humanae vitae contro l'aborto, "Ogni atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita". Dal momento che la mentalità contraccettiva alimenta l’aborto, per opporsi al massacro dell'aborto in modo efficace, dobbiamo opporci la mentalità pro-aborto della contraccezione.

3) L'eutanasia

Se l'uomo non difende ogni vita umana innocente come sacra e inviolabile, la vita di nessuno sarò al sicuro. Così come il bambino indifeso nel grembo di sua madre viene immolato all’auto-condiscendenza della nostra cultura della morte, la vita deteriorata o avanti negli anni dei nostri pazienti cadrà vittima degli stessi falsi dei. Come avvertì Papa Giovanni Paolo II, " Ulteriori ritardi e negligenze si potrebbero tradurre nella soppressione di un incalcolabile numero di vite umane, e in un ulteriore e grave degradarsi a livelli sempre più disumani di tutta la società ".(1)

Dal momento che l'olocausto dell'aborto porta inevitabilmente all’olocausto all'eutanasia, per difendere ogni vita umana innocente, dobbiamo opporci l'aborto, all'infanticidio e all'eutanasia, senza compromessi o eccezioni.

Conclusione

Per essere a favore della vita, dobbiamo combattere il permissivismo morale, la contraccezione, la pornografia e l'eutanasia con la stessa  coerenza e la stessa vigilanza costante con la quale ci opponiamo all'aborto.

Come ci ricorda Il Santo Padre, "La fedeltà è la coerenza. Vivere in accordo con quanto si crede. Ordinare la propria vita con l’oggetto della propria adesione. Accettare piuttosto incomprensioni e persecuzioni, ma non permettere mai dissociazioni tra ciò che si vive e ciò che si crede: questo è la coerenza”.(2)

Che Maria, nostra Madre, esempio vivo di fedeltà a Cristo, ci aiuti a essere testimoni coerenti con la legge di Dio in tutto ciò che facciamo.

 

1. Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al 54° Corso di aggiornamento Culturale organizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, 6 Settembre 1984.

2. Omelia di Giovanni Paolo II, Città del Messico, Cattedrale Metropolitana, 26 gennaio 1979.


 
Donald Trump attua l’ennesimo cambio di rotta rispetto all’amministrazione Obama.
 
Ieri, infatti, il presidente statunitense ha firmato un ordine esecutivo a difesa e tutela della libertà religiosa, un diritto che peraltro è riconosciuto dalla stessa Costituzione americana.
 
Trump ha promesso che l’obiettivo è annullare del tutto l’Emendamento Johnson, con cui alle varie confessioni religiose e alle associazioni esentasse è proibito di fare campagna elettorale o sostenere esplicitamente candidati politici. Ma più in generale, con questo ordine esecutivo si vuole garantire piena libertà di azione e di espressione ai rappresentanti religiosi nell’esercizio delle loro funzioni, proteggendo particolarmente il diritto all’obiezione di coscienza su temi sensibili. Il presidente proclama la sua volontà di lottare contro ogni atto di bullismo, discriminazione e censura verso i credenti. “La libertà - ha detto - è un dono di Dio, non una concessione dello Stato”.
 
Si tratta di un importante passo avanti rispetto agli anni di Obama, che si sono contraddistinti per una vera e propria persecuzione, più o meno strisciante, verso quanti hanno invocato le loro personali convinzioni religiose per opporsi all’aborto, al matrimonio omosessuale e alla distribuzione dei contraccettivi. 
 
Ricordiamo soltanto le censure legali e le intimidazioni cui sono andati incontro funzionari o anche solo pasticceri per essersi rifiutati di prestare il loro aiuto alla celebrazioni di nozze gay. Ma soprattutto pensiamo agli effetti dell’Obamacare, la riforma sanitaria che ha imposto a tutti i datori di lavoro, cattolici compresi, di coprire le spese assicurative anche per quel che riguarda le pratiche abortive e di contraccezione. Memorabile è stata la lotta giudiziaria ingaggiata dalle Piccole Sorelle dei Poveri, congregazione religiosa di suore che ha fronteggiato l’amministrazione Obama e che ieri Trump ha chiamato accanto a sé alla Casa Bianca, in occasione della Giornata della Preghiera, quando appunto ha presentato al Paese il contenuto dell’ordine esecutivo sulla libertà religiosa.
 
E lo stesso giorno, proprio su questo fronte, è giunta un’altra buona notizia dal Congresso americano, che ha votato contro i finanziamenti federali alla multinazionale abortista Planned Parenthood e a favore dell’abrogazione di buona parte dell’Obamacare. L’approvazione è avvenuta con un margine ristretto (217 favorevoli e 212 contrari), perché 20 deputati repubblicani hanno scelto di difendere, insieme alla totalità dei democratici, Planned Parenthood. Ora la palla passerà al Senato.
 
Il Congresso ha voluto reindirizzare i finanziamenti ai centri di assistenza alla salute che offrono una gamma più ampia di servizi di assistenza sanitaria, ma non l’aborto. Gli americani non sono mai stati contenti di finanziare l’aborto a richiesta con il gettito delle imposte erariali. Ma il dissenso nei confronti della Planned Parenthood è esploso in modo incontenibile quando si è scoperto il raccapricciante traffico di parti del corpo dei bambini abortiti.
 
La multinazionale abortista attualmente riceve 390 milioni di dollari (oltre l’86%) dei 450 milioni di fondi federali annuali. 
Per questo è davvero giunto il momento di porre fine a questo scempio. Lo scorso 3 maggio, il vicepresidente Mike Pence, parlando ad alcune organizzazioni pro-life ha garantito che questo sarà fatto, così come promesso in campagna elettorale. 
 
Federico Catani

Nel settembre 2009, Cinzia Baccaglini, psicoterapeuta che ogni giorno riceve donne colpite dalla sindrome post-aborto, nonché presidente del Movimento per la Vita di Ravenna e operatrice al Centro di Aiuto alla Vita nella stessa città, fu interpellata da Massimo Pandolfi, caporedattore del quotidiano de Il Resto del Carlino*, in merito ai rischi legati all’assunzione della pillola abortiva RU486, la stessa che il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, vorrebbe adesso somministrare liberamente nei Consultori Familiari.

La dottoressa Baccaglini raccontò: «Una volta una donna in preda a incubi continui si è presentata a me e mi ha raccontato: ’In ospedale ho preso il primo farmaco, poi il secondo, ma mi hanno mandato a casa e ho perso mio figlio nel water di casa. Ho visto tutto, altro che mestruazioni abbondanti; per la paura ho tirato lo sciacquone. Poi mi sono detta: i topi possono vivere nelle fogne, mio figlio no’».

E ancora: «La storia più raccapricciante me l’ha raccontata un’altra donna, che è arrivata da me piena di sensi di colpa. Con la Ru486 aveva abortito in cucina, neanche in bagno. Ripulì tutto in fretta in casa, poi sa cosa fece? Corse al cimitero e seppellì quel suo bambino espulso così, nel pavimento di casa».

«La vera differenza fra aborto chirurgico e chimico — spiegò la Dottoressa, contraria da sempre all’aborto, in qualunque forma esso avvenga — è che nel primo caso la donna affronta, spesso in modo drammatico, il prima e il dopo, ma il durante no, non esiste, perchè dura poche decine di minuti e lei viene addormentata.

Con la Ru486, invece la donna vive drammaticamente pure il durante, è addirittura peggio. La pillola se la ingoia da sola, così come la dimensione del senso di colpa. Per tante ore, a volte per tanti giorni, la donna sente che nel suo corpo sta succedendo qualcosa, ma ormai, preso il primo farmaco, non può fare più nulla per fermare quel diabolico iter. Con l’aborto chirurgico fino a un secondo prima dell’intervento può scendere dal lettino e dire: ‘Fermi tutti, mi tengo il mio bambino’. Con quello chimico no, ingerita la pillola non si può più cambiare idea. Bisogna solo attendere la fine di tutto».

Ad oggi, Generazione Voglio Vivere ha raccolto 3.706 firme contro la decisione della Regione Lazio di permettere la somministrazione di questa pillola assassina nei Consultori Familiari.

Quando in Italia venne varata la Legge 194, politici e mass media compiacenti ci dissero che in questa maniera si sarebbe contrastato efficacemente il fenomeno – all’epoca volutamente sovrastimato – dell’aborto clandestino. Oggi, le stesse persone, stanno andando esattamente contro questo argomento. La RU486, infatti, non farà altro che aumentare gli aborti nascosti.

Se ancora non avete firmato la petizione fatelo subito e giratela ai vostri contatti. 

 

*Cfr. http://club.quotidiano.net/pandolfi/cosi_la_pillola_abortiva_uccide_anche_le_mamme

di Generazione Voglio Vivere

Venerdì, 28 Aprile 2017 08:15

In memoria di Santa Gianna Beretta Molla

Alle 8 del mattino del 28 aprile 1962, a soli 39 anni, lasciava questa terra una mamma cattolica coraggiosa e fedele alla sua chiamata fino alla fine, una donna che il 16 maggio 2004 sarebbe stata proclamata Santa in piazza San Pietro da Papa Giovanni Paolo II: Gianna Beretta Molla.

Sposa e madre di famiglia esemplare, non dubitò un istante nel momento in cui dovette decidere quale vita salvare tra la sua e quella della figlia che portava in grembo.
 
Incinta infatti con un tumore all'utero, preferì morire anziché accettare cure che arrecassero danno alla bambina.
 

La sua fu una scelta certamente dettata da una profonda fede ma Gianna era anche un medico - essendosi laureata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia il 30 novembre 1949 - e come tale viveva la sua professione come un "sacerdozio".

Quando santa Gianna parla del ruolo del medico, utilizza parole per noi quasi impensabili, ma che aiutano a recuperare quella vera umanità di cui tanti operatori sanitari e tanti pazienti avrebbero oggi bisogno.

Agli inizi degli anni '50, nei suoi appunti presi su un blocchetto ricettario, la santa scriveva:

Tutti nel mondo lavoriamo in qualche modo a servizio degli uomini. Noi (medici) direttamente lavoriamo sull’uomo. Il nostro oggetto di scienza e lavoro è l’uomo che dinnanzi a noi ci dice di se stesso, e ci dice “aiutami” e aspetta da noi la pienezza della sua esistenza… Noi abbiamo delle occasioni che il sacerdote non ha. La nostra missione non è finita quando le medicine più non servono. C’è l’anima da portare a Dio e la nostra parola (dei medici) avrebbe autorità. Ogni medico deve consegnarlo (l’ammalato) al Sacerdote. Questi medici cattolici, quanto sono necessari!

Il grande mistero dell’uomo: egli è un corpo ma è anche un’anima soprannaturale. C’è Gesù (che dice): chi visita il malato aiuta “me”. Missione sacerdotale – come egli (il sacerdote) può toccare Gesù, così noi (medici) tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati: poveri, giovani, vecchi, bambini. Che Gesù si faccia vedere in mezzo a noi, trovi tanti medici che offrano se stessi per Lui. “Quando avrete finito la vostra professione – se l’avrete fatto – venite a godere la vita di Dio perché ero ammalato e mi avete guarito.
 

Pensieri profondamente intrisi della quella carità cristiana che si fa prossima verso tutti, specialmente verso i più deboli e indifesi.

Possano l'esempio di Santa Gianna Beretta Molla, di cui oggi 28 aprile ricorre la festività, ispirare tanti medici che oggi vengono perseguitati per le loro scelte a favore della vita, anche a costo di rischiare la propria carriera.

di Samuele Maniscalco

Venerdì, 21 Aprile 2017 09:28

Biotestamento: la via italia all'eutanasia

 

BIOTESTAMENTO: LA VIA ITALIANA ALL’EUTANASIA

Generazione Voglio Vivere sul testo approvato ieri alla Camera

Samuele Maniscalco: «Approvata una legge che farà morire per denutrizione e disidratazione »

 

Roma, 21 aprile 2014 – «Ieri è stata sostanzialmente approvata la “via italiana all’eutanasia” con cui si potrà far morire una persona di denutrizione e disidratazione, sottraendogli acqua e cibo». Samuele Maniscalco, responsabile della campagna “Voglio Vivere”, commenta così il voto con cui ieri la Camera dei deputati ha approvato la legge sul biotestamento.

“Tutto questo non ha nulla a che vedere con la lotta contro il dolore o con il rifiuto dell'accanimento terapeutico. Quello che adesso si vuole legittimare – prosegue Maniscalco - è l'abbandono terapeutico e la soppressione di vite umane non considerate degne di essere vissute. Scandalosa inoltre l’impossibilità da parte delle cliniche private convenzionate di sottrarsi alle richieste di eutanasia. Questo interesserà anche tutte le aziende ospedaliere cattoliche costrette a cooperare a pratiche eutanasiche. Non solo, sarà pure permesso ai genitori o ai tutori di sopprimere soggetti, come minori o disabili mentali, che hanno una loro naturale capacità di intendere e volere.”

Come ha ben scritto il docente di bioetica Tommaso Scandroglio: “L’unica modalità non ancora inserita nel Testo unico è l’iniezione letale e l’interruzione della ventilazione. Ma ci arriveremo per necessità logica”.

 

Generazione Voglio Vivere è un progetto dell’Associazione per la Difesa dei Valori Cristiani. Nato nel 2001, punta, come obiettivo finale, all’introduzione nella Costituzione italiana di un emendamento che garantisca la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale. Le sue campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in difesa della vita e della famiglia propongono, tra l’altro, che lo Stato aiuti le donne con maternità problematiche attraverso una congrua assistenza economica, strutture d’accoglienza, affidamento familiare o adozione dei figli, dando spazio nei consultori e negli ospedali ad associazioni di volontariato riconosciute per l’attività a difesa della vita, della maternità e della famiglia.

 

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Mercoledì, 19 Aprile 2017 09:14

La RU486 nei consultori? Mai!

Con la determinazione 16 marzo 2017, n. G03244 della Direzione Salute e Politiche Sociali, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha istituito un tavolo tecnico per permettere entro la settima settimana di gravidanza la somministrazione della pillola abortiva RU486 nei Consultori Familiari.

Come ha già ampiamente dimostrato l’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici, questa decisione “mostra un accanimento ideologico contro le figure più fragili nel mondo dell’aborto volontario: la madre e l’embrione.”

Questa proposta è pertanto da rigettare totalmente sia nel merito che nel metodo.

“Nel merito: contro la madre si disattende completamente ciò che la scienza da 30 anni ha prodotto con studi rigorosi sull’impatto dell’aborto volontario sulla salute psicologica e la successiva ripresa della capacità gestazionale. L’aborto con la RU486 esce dalla sfera del pubblico per entrare sempre più nei meandri del privato e della solitudine: la procedura infatti viene a gravare sul piano psicologico, pesantemente, sulla donna già “gravata” da una tragica decisione.

Nel metodo: la letteratura si è espressa sulla pericolosità 10 volte superiore della RU486 rispetto all’aborto chirurgico (Bartlett L.A. et Al Obstet. Gynaecol. 103 (4:729-37, 2004) e soprattutto in relazione alle gravi complicanze di ordine medico sanitario dovute alla RU486: 676 segnalazioni del FDA, di cui 17 gravidanze extrauterine, 72 casi di gravi emorragie, 637 casi di effetti collaterali su 607 pazienti (Gary et Al Ann. Pharmacoth, Feb 2006) e 29 morti accertate nel mondo occidentale (New England Journal Medicine 354:15 April 13, 2006). Anche nella recente relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194 sono stati riferiti due episodi di mortalità materna.”

Nell’aprile 2014 una donna morì al Martini di Torino dopo aver assunto la pillola. Nessuno ricordò che insieme a lei era morto il figlio. Se si dimentica questo, concentrandosi esclusivamente sul problema dei rischi per la donna, si cade senza accorgersi nel tranello per cui la pillola è nata: aumentare gli aborti cercando di dimenticarli.

Conclude perciò l’AIGOC “(…) Contro questa cultura che banalizza il patrimonio delle conoscenze e utilizza la scienza contro le figure più fragili, i ginecologi dell’AIGOC bollano questa sperimentazione, ideologicamente fondata, come una procedura senza i requisiti minimi di tutela della madre e del concepito e come tale non solo antiscientifica ma anche antiumana.”

Con questa decisione - dopo i concorsi riservati per medici non obiettori di coscienza - la giunta Zingaretti si conferma tra le più ostili alla vita nascente.

L’aborto, in qualunque modalità avvenga, è sempre un omicidio.

 
Ha fatto rumore la vicenda dell'Università Cattolica di Lovanio (UCL) che ha sospeso e infine licenziato il professore di filosofia Stéphane Mercier per aver scritto in una nota per i suoi studenti che "l’aborto è l’omicidio di una persona innocente".
Ma ciò che più ha colpito è stata la sostanziale approvazione che i vescovi del Belgio hanno dato alla cacciata del professore.
 
Mons. Guy Harpigny, Vescovo di Tournay, ha infatti risposto a nome dei vescovi francofoni del Belgio, a capo del Comitato Organizzatore dell’UCL, alla petizione lanciata a sostengo del prof. Mercier.
 
Il presule ha dichiarato che il testo ‘La filosofia per la vita. Contro un preteso diritto di scegliere l’aborto’ (scritto da Mercier per i suoi alunni), non esprime la posizione ufficiale della Chiesa cattolica perchè il corso «si situa dentro un punto di vista filosofico», mentre «il punto di vista della Chiesa implica un approccio teologico e pastorale».
 
Nello stabilire questa separazione radicale tra filosofia e teologia all’interno della dottrina cattolica, il vescovo di Tournai ha contraddetto due importanti encicliche di Papa Giovanni Paolo II: Fides et ratio e Evangelium vitae.
 
La prima afferma categoricamente che «esiste una profonda e inscindibile unità tra la conoscenza della ragione e quella della fede» (§ 16) e che «la fede chiede che il suo oggetto venga compreso con l'aiuto della ragione», mentre «la ragione, al culmine della sua ricerca, ammette come necessario ciò che la fede presenta» (§ 42) e che «la natura, oggetto proprio della filosofia, può contribuire alla comprensione della rivelazione divina» (§ 43). Al contrario « La fede, privata della ragione … [corre] il rischio di non essere più una proposta universale» e «cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione» (§ 48).
 
Di Fides et ratio, Mons. Harpigny ha inoltre dimenticato che «La teologia morale ha forse un bisogno ancor maggiore dell'apporto filosofico», perchè «Il Vangelo e gli scritti apostolici, comunque, propongono sia principi generali di condotta cristiana sia insegnamenti e precetti puntuali». Dunque, «per applicarli alle circostanze particolari della vita individuale e sociale, il cristiano deve essere in grado di impegnare a fondo la sua coscienza e la forza del suo ragionamento. In altre parole, ciò significa che la teologia morale deve ricorrere ad una visione filosofica corretta sia della natura umana e della società che dei principi generali di una decisione etica» (§ 68).
 
Inoltre, il vescovo di Tournay non sembra aver letto con attenzione Evangelium vitae, la quale dichiara che i testi della Sacra Scrittura «non parlano mai di aborto volontario e quindi non presentano condanne dirette e specifiche in proposito», le quali invece derivano dalla grande considerazione che queste hanno per l'essere umano nel grembo materno, da cui si può dedurre  «come conseguenza logica» (ovvero filosofica!) «che anche ad esso si estenda il comandamento di Dio: «non uccidere» (§ 61).
 
Queste sono le argomentazioni che il Prof. Mercier ha sviluppato dal punto di vista filosofico nel suo corso, in piena armonia con gli insegnamenti della Chiesa. Un approccio che non può essere, come vorrebbe mons Harpigny,  solo "teologico e pastorale".
 
Il Vescovo di Tournay scava dunque un fossato artificiale e non ortodosso tra la teologia e la filosofia. Nella sua lettera dichiara che lui e i suoi confratelli francofoni dell’episcopato belga «appoggiano le autorità accademiche dell’UCL», le quali «non devono pronunciarsi su una questione teologica o religiosa, ma sulla realizzazione di un corso di filosofia»…
 
…come se la teologia e la filosofia fossero due rette parallele che mai si incontrano, e soprattutto come se l’UCL non fosse un’università cattolica!
 
Deplorevole dal punto di vista intellettuale, questo atteggiamento rappresenta una penosa presa in giro deontologica che consiste nel dire: noi vescovi purtroppo non possiamo sostenere il Sig. Mercier perché lui non insegna teologia … appoggiamo invece  le autorità dell’UCL perché loro lo condannano in nome della filosofia!
 
Il "Comitato Organizzatore" dell'Università Cattolica di Lovanio vuole forse lavarsi le mani, come Ponzio Pilato, nel nome di  un "fideismo" ripugnante?
 
di Generazione Voglio Vivere

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