fbpx

Resta collegato

Notizie

Notizie (92)

L’8 marzo, festa priva di fondamento storico in quanto dovrebbe commemorare 129 lavoratrici morte in un famigerato incendio newyorkese nel 1908, si verificò non l’8 ma il 25 marzo, con vittime di entrambi i sessi e, soprattutto, nel 1911, la “Giornata della donna” già istituita.

Per onorare a modo suo questa ricorrenza, Magistratura democratica (Md), la corrente di sinistra dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha pensato bene di appoggiare esplicitamente i bandi pubblici riservati ai medici non obiettori di coscienza della Regione Lazio e definiti «iniqui» dall’ordine dei medici di Roma.

Tutto questo a poche ore di distanza dall’uscita dell’ultimo report dell’ Istat sugli “Indicatori demografici” nel nostro paese.

Mentre registriamo 608 mila decessi, nel 2016 le nascite hanno toccato un nuovo minimo storico: 474 mila unità, circa 12 mila in meno rispetto al 2015. La popolazione invecchia e quasi un quarto degli abitanti ha più di 65 anni.

Questi dati però non preoccupano i collettivi femministi che strumentalizzando ancora una volta la ricorrenza di oggi si sono strappati le vesti per ogni  “forma di sopraffazione patriarcale che va dallo “svuotamento” della legge 194 con un obiezione di coscienza che arriva a toccare punte dell’80 %, ad una quasi inesistente e valida informazione sui metodi contraccettivi d’emergenza (…). Ci batteremo (…) contro ogni tipo di attacco alla nostra libertà sessuale ed ai nostri diritti riproduttivi, per il pieno accesso alla Ru486 con ricorso a 63 giorni ed in day ospital”. [1]

Dunque, la piena realizzazione di una donna passerebbe anche e soprattutto attraverso l’uccisione del più debole.

A questa idea macabra che fa combaciare la propria libertà con la soppressione della libertà altrui, ovvero quella del bimbo che si porta in grembo, preferiamo volgere il nostro sguardo all’esempio di S. Gianna Beretta Molla (4 ottobre 1922 – 28 aprile 1962).

Donna meravigliosa amante della vita, sposa, madre, medico professionista esemplare, donò la propria vita per salvare quella di sua figlia e fu indicata da Giovanni Paolo II come modello di madre e sposa.

Alcuni giorni prima del parto, pur confidando nella Provvidenza, era pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura. “Mi disse esplicitamente” - ricorda il marito Pietro - “con tono fermo e al tempo stesso sereno, con uno sguardo profondo che non dimenticherò mai: Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete - e lo esigo - il bimbo. Salvate lui”.

Se proprio dobbiamo festeggiare l’8 marzo facciamolo conoscendo e facendo conoscere la storia di questa grande donna del nostro tempo attraverso il DVD “La Scelta di Amare”.

Richiedi il DVD "La scelta di Amare"!

Il film documenta, in modo toccante e commovente, la vita di Santa Gianna, attraverso interviste con il marito, i figli, la nipote, il fratello Don Giuseppe e la sorella Madre Virginia, le amiche, lettere e ricordi di famiglia.

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perchè lontano da Dio. Noi, compreso che la gioia viene da Gesù, con  Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”. [2]

 

Newsletter Generazione Voglio Vivere del 08/03/2017

[1] Nota di #NonUnaDiMeno Reggio Calabria
[2] S. Gianna Beretta Molla. Quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 - 1948

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita.

 

 

ROMA COMPIE UN SALTO MORTALE:        

          DAL CURATORE DEL VENTRE PASSA ALL’EVACUATORE DEL VENTRE                      

AL SAN CAMILLO  IN UN CONCORSO DA POCO CONCLUSO  E’ NEGATO ANCHE IL DIRITTO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

 

Da giorni i mass media ci bombardano con la notizia dell’assunzione a tempo indeterminato di due ginecologi non obiettori dopo apposito bando per “Dirigente Medico disciplina OSTETRICIA e GINECOLOGIA (da destinare al Settore del Day Hospital e Day Surgey) per l’applicazione della Legge 194/1978 – interruzione volontaria della gravidanza”.

Quando una legge dello stato, ingiusta, disumana, gravemente lesiva del diritto alla vita del più debole ed indifeso tra gli uomini, il concepito, consente ad una donna di uccidere il proprio figlio nei primi 90 giorni di gravidanza per qualsiasi motivo - negli stampati della maggior parte dei documenti rilasciati dal medico per l’aborto volontario non c’è una riga con l’indicazione: motivazioni che inducono all’aborto volontario ! – non c’è da stupirsi se anche altri diritti universali dell’uomo vengono calpestati per rendere più agevole questa strage, che fino al 31 dicembre 2015 ha prodotto 5.746.004 di vittime innocenti.

Le motivazioni false e strumentali addotte per giustificare questo bando di concorso sono smentite dall’ultima relazione al Parlamento del Ministro della Salute (dic. 2016), nella quale si legge che il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori nel Lazio è di 3,2 (min. 0,7 e max 7) aborti volontari/settimana pur essendoci una percentuale di ginecologi obiettori pari al 78,2%. Nella stessa relazione è riportata anche la copia del pronunciamento definitivo del 6 luglio 2016 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che ha respinto la denuncia presentata in data 17 gennaio 2013 dalla CGIL contro l’Italia in merito alla mancata applicazione della legge 194/78 riguardo all’accesso ai servizi IVG in relazione all’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari.

 Il fatto che il Presidente della Regione Lazio e che un’Azienda Ospedaliera di Roma si prendano la licenza di indire e portare a compimento un siffatto concorso per assumere a tempo indeterminato  due ginecologi con il compito di praticare aborti volontari per tutta la durata del loro impiego oltre a costituire la manifesta violazione di un altro diritto fondamentale della persona, all’obiezione di coscienza, rappresenta un attacco diretto alla figura del medico ed in particolare dell’ostetrico ginecologo, che – durante la gravidanza ha due o più pazienti che insieme si affidano alle sue cure: la madre ed i/il figli/o - che si tenta di ridurre a semplice esecutore della loro volontà e a cooperatore od a esecutore dell’uccisione di uno o più dei suoi piccoli ed indifesi pazienti.

Il vero motivo per cui si attacca la figura del medico ed in particolare del ginecologo obiettore è che la massiccia presenza di medici obiettori – che non sono in prevalenza mossi da motivazioni etico/religiose – sta a ricordare a tutti che il medico sa con certezza che l’aborto volontario è sempre l’uccisione di un bambino innocente ed indifeso nell’utero materno, il primo luogo dove si sperimenta la solidarietà umana ed il luogo più sicuro al mondo fino a che leggi disumane ed ingiuste, che consentono l’aborto volontario, l’hanno trasformato in un campo di stermino.

L’altro motivo è che per i fautori di leggi di morte il medico che opera secondo scienza e coscienza non è funzionale ai loro progetti per cui debbono ridurlo a puro funzionario delle loro scelte legislative, che sempre più si connotano di totalitarismo e di dittatura ideologica. Quando è prevista come in questo caso l’obiezione di coscienza la calpestano e nelle leggi più recenti neanche la inseriscono nel testo legislativo come sta accadendo alla Camera nel ddl sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.

Ridurre il medico a puro esecutore delle altrui volontà sacrificando tutto il patrimonio di cultura scientifica, umana e solidaristica, che da sempre contraddistinguono la professione medica, mortificando e calpestando la sua coscienza  può essere funzionale solo ad un regime dittatoriale, ma sicuramente  non giova alle persone che hanno bisogno del suo aiuto professionale ed umano, perché il medico da sempre ha la missione di curare, alleviare il dolore e - quando non può fare altro - prendersi cura della persona che a lui si affida.

L’aborto volontario, inoltre, non è - come qualcuna si ostina a declamare ed a scrivere - una conquista della donna, un suo strumento di potere, ma una bruciante sconfitta in quello che lei ha di unico, più peculiare ed esclusivo rispetto all’uomo, cioè di essere il luogo dove ha inizio una nuova vita umana e dove amorevolmente si sviluppa attraverso scambi di intimi e continui messaggi che incominciano nell’attimo stesso in cui ha inizio la vita del figlio; un doloroso dramma che lascia segni per tutta la vita e conseguenze psichiche ben documentate da ampia letteratura scientifica internazionale; dramma che coinvolge anche la coppia, la famiglia, le persone che direttamente o indirettamente l’hanno spinta verso l’aborto volontario, la società tutta che ha creato questa cultura di morte e che ne subisce le conseguenze, di cui l’inverno demografico e l’abbrutimento delle coscienze sono solo alcuni dei sintomi più evidenti, ma trascurati completamente dai legislatori e dagli amministratori, che invece di modificare i propri comportamenti e le scelte di morte si prodigano a fare altre leggi di morte per eliminare le persone che non producono.  

COMUNICATO  STAMPA  N. 185 DEL 25 FEBBRAIO 2017

di Redazione


Cosa accadrà ai minori se le DAT (Dichiarazioni anticipate di Trattamento) verranno approvata?
 
Riprendendo l’ultimo Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita leggiamo che il testo dell'art. 2 (Minori e incapaci) recita: «Il consenso informato (…) è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno». 
 
Questo significa - fa notare giustamente il Comitato – che “il minore o l'incapace (se potranno: ma ovviamente non potranno farlo né i neonati né le persone in stato di incoscienza) potranno esprimere la loro volontà rispetto alle scelte terapeutiche, ma saranno genitori, tutori ed amministratori di sostegno a manifestare il consenso informato, l'unico ad essere efficace dal punto di vista giuridico, quello sulla base del quale potranno essere iniziate o interrotte terapie”.
 
La lettura dell'art. 1 dimostra inoltre che genitori del minore, tutore o amministratore di sostegno potranno adottare qualsiasi decisione, in quanto avranno:
 
a) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi accertamento diagnostico; 
 
b) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi trattamento sanitario o anche singoli atti del trattamento stesso; 
 
c) la possibilità di revocare il consenso in precedenza prestato con conseguente diritto all'interruzione del trattamento.
 
In sintesi tutto ciò significa che “le decisioni di genitori, tutori e amministratori di sostegno saranno insindacabili: i medici non potranno rifiutarsi di interrompere i trattamenti sanitari, anche salvavita, né intraprendere nuovi trattamenti sanitari contro o senza la loro volontà: il comma 7 dell'art. 1 stabilisce che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente» e, quindi, quanto a minori, interdetti o sottoposti ad amministrazione di sostegno, a quella espressa da genitori, tutori ed amministratori”.
 
Non essendo inoltre prevista alcuna possibilità di ricorso all'Autorità Giudiziaria i medici dovranno soltanto dare attuazione alle decisioni prese da quei soggetti.
 
Vogliamo davvero essere una nazione che uccide i bambini?! Non faremo nulla per fermare questa barbarie?
 
 
Non possiamo più tacere!
 
L’inizio della discussione alla Camera dei Deputati del disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), meglio note come Testamento Biologico e previsto inizialmente per il giorno 30, ha ottenuto una proroga di tre settimane per poter dare alla Commissione Affari Sociali il tempo necessario di discutere i 280 emendamenti presentati al testo unificato.
 
Già da alcuni giorni Generazione Voglio Vivere aveva lanciato una petizione per dire No a questa iniziativa che calpesta la dignità del malato. Il numero di firme sinora raccolto ci ha mostrato l'interesse generale delle persone a non essere lasciate all'oscuro su di un tema così importante. Non dobbiamo però abbassare la guardia.
 
Dietro le rassicuranti espressioni "consenso informato" e "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento" si nasconde una esplicita e brutale legalizzazione dell'eutanasia delle persone deboli e malate, anche senza o contro il loro consenso.
 
Se questo disegno di legge dovesse passare:
 
- il tutore potrà far morire il soggetto incosciente negandogli, oltre che le terapie, anche il cibo e l'acqua;
 
- sarà possibile determinare la morte di neonati prematuri o disabili o affetti da malformazioni impedendo ogni trattamento intensivo neonatale;
 
- anziani in stato di demenza, soggetti incapaci o privi di coscienza potranno rimanere senza le terapie necessarie per mancanza di consenso, così da giungere alla morte.
 
Proprio in questi giorni, a dimostrazione del fatto che non stiamo diffondendo inutili allarmismi, la commissione di controllo per l’eutanasia, in Olanda, ha trasferito per la prima volta in 16 anni un caso ai giudici per violazione della legge. I revisori hanno riconosciuto che una donna affetta da demenza in stato avanzato, che aveva fatto intendere in modo chiaro di non volere l’iniezione letale ma di volere vivere, è stata ugualmente uccisa.
 
Nonostante siano stati accertati questi fatti però, la commissione ha chiesto alla procura di non accusare né condannare il medico per omicidio...
 
Un fatto orribile che si ripeterà nei nostri ospedali se non fermeremo oggi stesso questa legge omicida.
 
Il fulcro della proposta è sempre lo stesso: rendere possibile la morte procurata di tutti i soggetti "imperfetti" o "inutili" alla società, se non addirittura "costosi" per la società e per i loro familiari. Una possibilità che riguarda tutti noi che, prima o dopo, avremo a che fare con malattie serie o l'età avanzata.
 
La proposta non garantisce la libertà effettiva e un'informazione adeguata per chi firmerà questi fogli che potranno trasformarsi in vere e proprie condanne a morte. Un risultato che sarà ottenuto con la garanzia per i medici di non avere nessuna conseguenza, né civile né penale.
 
Contro questa proposta occorre una presa di posizione dura e senza compromessi.

Firma la petizione per dire «NO» al Testamento Biologico!

Giovedì, 06 Ottobre 2016 19:03

Obiezione fiscale: oggi l'appello

Si è tenuto oggi presso la Commissione Tributaria Regionale di Bologna l'udienza di appello del ricorso presentato da Andrea Mazzi, obiettore di coscienza alle spese militari ed abortive, riguardo una cartella esattoriale ricevuta per non avere versato nel 2006 50 Euro di imposta Irpef.

Mazzi appartiene alla Comunità Papa Giovanni XXIII ed ha scelto la strada dell'obiezione fiscale «per non finanziare – dice – la morte di altri miei simili con i miei soldi».

La cifra di 50 euro l'ha poi versata all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, e alla Comunità Papa Giovanni XXIII di cui fa parte, inquanto «realtà che concretamente promuovono la pace e la vita».

Questa scelta l'ha già pagata di persona, arrivando ad essere privato dell'automobile per 9 mesi nel 2008. 

«Ritengo che pagare le tasse sia un dovere - continua Mazzi - ma non posso accettare che i miei soldi siano usati per mantenere in piedi dei sistemi oppressivi, che privano della vita tanti miei concittadini e portano guerra e distruzione in tante parti del mondo».

Le obiezioni alle spese militari e abortive sono – sostengono i promotori di questa forma di obiezione di coscienza della Comunità Papa Giovanni – profondamente legate tra loro: esercito, armi, aborto e fecondazione artificiale sono gli unici ambiti in cui i contribuenti finanziano la distruzione di vite umane. 

Giovanni Ramonda, Responsabile generale della Comunità, ne sostiene la scelta:  «Occorre che le istituzioni concedano il diritto all'opzione fiscale alle spese militari. Carichi di armi oggi partono da porti ed aeroporti italiani ed alimentano conflitti in tutto il mondo, in palese violazione della legge 185/90; non possiamo continuare a piangere sulle vittime di queste violenze senza fare scelte concrete per mettere fine a tutto questo. In modo analogo, mentre il nostro paese lentamente si spegne per il declino demografico, continuiamo a destinare risorse a sopprimere giovani vite anziché accoglierle e prendercene cura. Ogni giorno 270 bambine e bambini vengono abortiti con i soldi delle nostre tasse. Sempre con l'opzione fiscale può essere possibile per chi lo desidera sostenere direttamente le maternità anziché gli aborti».

Nell'udienza di oggi in particolare la Commissione si è interrogata sulla richiesta di annullamento della sentenza di primo grado, sfavorevole all'obiettore.  La sentenza arriverà entro un mese.

Ha dichiarato all'uscita Mazzi: «l'Avvocato Michela Trivellato che mi ha seguito ha riscontrato una grande attenzione da parte dei giudici; i miracoli possono sempre avvenire», ma ha aggiunto: «Qualora la mia richiesta di appello venisse respinta farò ricorso alla Corte di Giustizia Europea, per chiedere che venga riconosciuto il primato della coscienza dell'individuo, anche in campo fiscale».

 

Marco Tassinari

FONTE: Comunità Papa Giovanni XXIII

 
Si è tenuta questa mattina presso la Sala Nassiriya di Palazzo Madama, a Roma, una conferenza stampa di denuncia e condanna dell’utero in affitto che per la prima volta ha visto la partecipazione di politici di partiti differenti.
 
L’incontro è stato promosso dall’Associazione ProVita Onlus, rappresentata dal presidente Toni Brandi che ha lanciato contestualmente una raccolta firme per presentare alle autorità competenti una petizione affinché si faccia valere nel concreto la legge penale (art.12, comma 6, l. 40/2004) vigente che punisce l’utero in affitto nel nostro Paese. Una contraddizione tutta italiana per cui - fermo restando il giudizio negativo su tutta la Legge 40 - uno Stato sovrano come l’Italia non vuole o non è in grado di applicare fino in fondo le leggi che il suo stesso parlamento ha votato.
 
Per l’abolizione e la repressione del turpe mercimonio di donne e bambini, hanno espresso le loro opinioni le Senatrici Maria Rizzotti (FI), Laura Bianconi (NCD), Donatella Mattesini (PD). Sono intervenuti anche la giornalista Monica Sargentini del Corriere della Sera e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.
 
ProVita e le inchieste dei media hanno denunciato da tempo le agenzie straniere che guadagnano milioni di dollari promuovendo la pratica dell’utero in affitto, ma le agenzie straniere, che si approfittano dell’inerzia dei magistrati e delle autorità, vengono senza ritegno a cercare clienti in Italia, che per loro  rappresenta  un mercato in crescita: già nel 2004, il direttore Tarquinio rilevava come tale crescita si attestava su livelli del 1000%.
 
All’interno della conferenza stampa è stato presentato anche il DVD “Breeder, donne di seconda categoria“, - qui un breve trailer - un documentario che raccoglie testimonianze reali di persone coinvolte nel vergognoso traffico dell’utero in affitto, di ciò che hanno subito, delle conseguenze psicofisiche che si sono verificate.
 
Per questo motivo è stata lanciata l’iniziativa #STOPuteroinaffitto, una grande campagna di sensibilizzazione attorno a questa pratica, che rende le donne schiave e i bambini merce.
 
Non possiamo rimanere indifferenti a guardare la diffusione in Italia di questa ignobile pratica senza fare nulla. Ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo: #STOPuteroinaffitto!
 
 
di Luigi Romagnolo
 
 
Il senato cileno potrebbe votare questa settimana un disegno di legge per legalizzare l’aborto in caso di violenza sessuale, malattie fetali o rischi per la salute della madre.
 
La proposta, appoggiata dal Presidente abortista Michelle Bachelet, ha impiegato un anno prima di giungere alla Camera per poi passare con una maggioranza di due terzi.
 
Dopo l’ok della Commissione , il disegno di legge attende ora di essere valutato  dal Comitato Costituzionale. Se approvato, sarà votato senza alcuna modifica al Senato dove la nuova coalizione di maggioranza della Bachelet detiene il pieno controllo.  
 
"Il disegno di legge è incostituzionale perché viola il diritto alla vita", ha detto Ernesto Silva dell’ Independent Democratic Union Party, come riportato da Human Life International. Nello stesso rapporto, Nicholas Moncke ha ggiunto: "Se adesso lo Stato rinnega il suo dovere di difendere la vita, non sarà in grado di difenderla più".
 
La Costituzione del 1980 garantisce "il diritto alla vita e all'integrità fisica e psicologica della persona” aggiungendo che "la legge protegge il nascituro".
Ma la Bachelet ha vinto la sua ultima elezione giurando di sostituire la Costituzione sancita dal dittatore Augusto Pinochet e di liberalizzare le leggi del paese in materia di omosessualità e aborto.
 
A spingere per il cambiamento sono i gruppi femministi e le agenzie pro-aborto non governative come la International Planned Parenthood Federation e Amnesty International, secondo le quali  "Il Cile non protegge la vita delle donne".
 
Questi gruppi affermano che ogni anno in Cile vengono eseguiti tra i 70.000 e i 120.000 aborti illegali, con oltre 30.000 ricoveri ospedalieri post-aborto, per poter dimostrare che gli aborti illegali non sono aborti sicuri.
 
Ma la salute e la mortalità materna del paese sono state attentamente studiate dai ricercatori dell'Università del Cile. I risultati indicano che la mortalità materna è scesa drasticamente durante il periodo di studio che ha preso in esame gli ultimi 50 anni e che il declino è continuato con la stessa velocità dopo che Pinochet ha reso l'aborto illegale nel 1989.
 
"Questa è una dichiarazione molto potente che mostra come i tassi di mortalità diminuiscono senza aver caabiato l'accesso all'aborto," ha detto il Dott. John Thorp della University of North Carolina, coautore dello studio.
 
di Redazione
 
 
 
La rivista della BBC ha pubblicato un articolo sull’attrice Sally Phillips e il suo prossimo documentario, "Un mondo senza la sindrome di Down?".
 
Nel Regno Unito il novanta per cento delle persone che scoprono che il loro bambino ha la sindrome di Down decide di abortirlo. Il pezzo esprime anche la preoccupazione che il nuovo esame del sangue prenatale aumenterà ancora di più questa percentuale.
 
Sally Phillips, famosa per i suoi ruoli in Bridget Jones e Miranda, racconta che il dottore le disse "Mi dispiace, mi dispiace tanto" e che l'infermiera si mise a piangere quando a suo figlio Olly venne diagnosticata  la sindrome di Down 10 giorni dopo la sua nascita. Ma lei dice che la vita con Olly non è quella che loro le avevano predetto.
 
"Mi è stato detto che si trattava di una tragedia ma in realtà si tratta di una commedia. È come in una sit-com in cui qualcosa sembra andare storto, ma alla fine non c'è niente di male". 
 
di Luigi Romagnolo
 
FONTE BBC
 
Il medico, ex vicepresidente del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e oggi sacerdote Pablo Augusto Meloni Navarro, ha denunciato la disinformazione messa in campo dalle organizzazioni che promuovono l’aborto in Perù, è ha assicurato che la pillola del giorno dopo è abortiva.
 
Intervistato da Radio peruviana RPP, don Meloni Navarro ha fatto presente che in mezzo alle diverse opinioni “dobbiamo andare alla ricerca degli elementi concreti”, e tra questi ha evidenziato come “gli stessi che commercializzano e distribuiscono questo prodotto, ovvero la parte interessata” riconoscono un  terzo effetto abortivo alla pillola.
 
Recentemente, un giudice ha emesso una misura cautelare nella causa Violeta Cristina Gómez e la ONG Promsex contro il ministero della Salute, ordinando provvisoriamente che la pillola del giorno dopo venisse distribuita negli enti pubblici.
La nuova sentenza giudiziaria contraddice quella del 2009 emessa dal Tribunale Costituzionale del Perù, che proibisce la distribuzione della sostanza, a causa del suo potenziale effetto abortivo.
 
Rapporti ufficiali dell'Agenzia peruviana per la Cooperazione Internazionale (APCI), rivelano che le ONG femministe Promsex e Demus hanno utilizzato più di 1,7 milioni di dollari in 19 progetti cercando di implementare “la contraccezione di emergenza” e per querelare lo Stato peruviano per la sua proibizione di distribuire questa attraverso la sanità pubblica.
 
Il medico e sacerdote peruviano ha precisato che quanti commercializzano la pillola del giorno dopo “in altri contesti hanno segnalato con molto chiarezza che l’effetto di questo prodotto avviene sull’annidamento, sull’impianto dell’embrione e sull’endometrio. Il cosiddetto terzo effetto, in conclusione,  è un effetto abortivo”.
 
“Tuttavia, nel dibattito pubblico  abbiamo visto diverse persone, rappresentati delle istituzioni interessate a promuovere l’aborto, affermare che l’unico effetto è contraccettivo, non abortivo, stabilendo una serie di termini che confondono l’opinione pubblica”.
Padre Meloni Navarro ha detto che con una rapida ricerca su Google è possibile vedere che tra gli effetti collaterali della pillola del giorno seguente “vi è sanguinamento, sanguinamento di origine endometriale. Ciò accade proprio perché colpisce la mucosa dell’utero dove si impianta il concepito”.
 
Riferendosi all'interpretazione dell’OMS, secondo cui la gravidanza inizia con l’impianto dell’embrione e non con la fecondazione, ha detto “io sono stato vicepresidente del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il livello più alto della direzione dell’OMS, conoscono perfettamente come funziona questo meccanismo di cooperazione multilaterale, che è possibile solo con il consenso di diversi paesi che hanno posizioni distinte e distinti interessi. Ovviamente all’OMS non compete stabilire i criteri della verità, ma solo elementi per un consenso passeggero”.
 
“Quanto è stato prodotto nelle ultime decadi ha cambiato il concetto semantico di aborto a causa delle posizioni che hanno preso alcuni paesi, soprattutto quelli economicamente più progrediti, che sono i principali contribuenti economici  e finanziatori dell’OMS”.
Senza dubbio, ha precisato, “le opinioni dell’OMS non sono vincolanti e non posso andare contro il quadro legislativo del Paese” che difende la vita dal concepimento.
 
di Redazione
 
FONTE ACIPRENSA

La rivista New Scientist ha rivelato questo martedì la nascita del primo bambino al mondo con il DNA di tre persone avvenuta su suolo messicano.

Il bambino, che adesso ha 5 mesi, ha il DNA di sua madre e suo padre, più una piccola porzione di materiale genetico di un donatrice.

I giornali riportano che la controversa tecnica permetterebbe ai genitori con rare mutazioni genetiche di avere bambini sani. Ma se questo è il primo caso, com’ è possibile affermare che sia effettivamente così al di là delle enormi implicazioni etico-morali? La tecnica è infatti proibita negli Stati Uniti e solo da poco è divenuta legale nel Regno Unito.

Gli stessi esperti che parlano di “una nuova era” nella medicina avvertono che saranno necessari rigorosi controlli per evitare la produzione di “bambini su misura”. Siamo però certi che anche questo ‘problema di coscienza’ sparirà abbastanza velocemente non appena l’industria della fecondazione artificiale investirà milioni di dollari in questo nuovo business.

Del resto, i genitori del bambino, di origine giordana, sono stati seguiti dal team statunitense del Dottor Zhang che ha scelto il Messico perché qui «non ci sono regole». Se questa è la filosofia alla base della sua etica allora gli sviluppi di questa tecnica non potranno che portare alla confezione di esseri umani geneticamente superiori…

L’ultimo tentativo di far nascere un bambino con il Dna di 3 persone fu attuato negli anni ’90, ma i bambini ebbero disordini genetici e la tecnica fu vietata.

Il team di Zhang ha eliminato il nucleo di un ovocita preso dalla madre, inserendolo in un ovulo prelevato da una donatrice, a sua volta privato del nucleo. La cellula risultante è stata poi fecondata con lo sperma del padre.

Con questa metodologia sono stati creati 5 embrioni … come se si stessero creando delle caramelle … ma uno solo di questi è riuscito a svilupparsi normalmente nell'utero.

Adesso si attende che i ricercatori descrivano i risultati al Congresso della Società Americana della Medicina Riproduttiva a Salt Lake City in ottobre.

Redazione 

Pagina 5 di 7

Cerca

Ritrovaci su Facebook

Unisciti a noi!

Aiutaci a portare avanti la Campagna Voglio Vivere sostenendo le nostre iniziative a favore della vita!