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Dopo quattro anni di trattative le Farc hanno approvato all’unanimità il cosiddetto “accordo di pace” con il governo colombiano guidato da Juan Manuel Santos, accordo che tanto ha fatto discutere la società civile per le ampie concessioni alla guerriglia di stampo marxista-leninista nonostante decenni di sequestri e omicidi a danno della popolazione. 
 
Il prossimo 2 ottobre i cittadini colombiani saranno chiamati alle urne per decidere se sottoscrivere o no l’accordo.
 
L’annuncio della decisione unanime del principale gruppo ribelle della Colombia è stato fatto al termine della conferenza indetta per discutere dell’argomento.
 
Le motivazioni per rigettare l'accordo sono multiple. Tra queste, anche quelle concernenti il rispetto della vita nascente.
 
Olga Marin, appartenente alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e figlia del defunto lider massimo del medesimo gruppo, Manuel Marulanda, ha detto che la sua organizzazione lotta per l'accesso delle donne all'aborto e difende questo "diritto".
 
Nel corso della conferenza stampa tenuta il 20 settembre, la Marin ha affermato che "l'aborto è una decisione personale che noi donne abbiamo il diritto di compiere sui nostri corpi e che noi difendiamo. Noi combattiamo e siamo d'accordo con l'aborto, a condizione che sia la donna a decidere”.
  
Le FARC sono state più volte accusate da ex guerriglieri di aver costretto i suoi membri ad abortire. Nel 2015, le autorità colombiane hanno aperto un inchiesta contro Hector Arboleda Albeidis Buitrago, alias l’"infermiere", che avrebbe commesso fino a 500 aborti forzati a donne appartenenti al gruppo guerrigliero.
 
Il comandante Marin ha detto ai giornalisti che le donne "non possono avere figli nella guerriglia perché in guerra non si possono avere figli" e che "possono diventare un pericolo perché potrebbero essere utilizzati dal nemico per combatterci. La donna decide. Se accetta queste condizioni entra altrimenti no", ha detto.
 
Una terza ragione, ha detto la guerrigliera, è che "non possiamo far venire al mondo dei bambini per poi lasciarli in giro sparsi qua e là. Pertanto, nelle FARC la pianificazione è obbligatoria".
 
Il 2 ottobre speriamo vivamente che il popolo colombiano rigetti con forza questi accordi di morte!
 
Samuele Maniscalco

 

Roma, 19 settembre –  Generazione Voglio Vivere aderisce al Dono Day 2016 lanciando una nuova raccolta fondi a sostegno delle attività del Centro Aiuto alla Vita di Abbiategrasso – Magenta, per la copertura delle spese annuali per l’acquisto di latte in polvere e pannolini.

“La difficoltà economica – dice Samuele Maniscalco, Responsabile di Generazione Voglio Vivere - è infatti in numerosi casi un elemento critico che può pesare sensibilmente sulla donna nella scelta di abortire”.

“Per questo  - aggiunge Maniscalco - garantire l’assistenza nelle necessità materiali/economiche alle madri in difficoltà aiuta a creare le condizioni di una scelta per la vita e a sostenere nel concreto la donna nei primi mesi di vita del bambino”

La campagna di raccolta fondi a favore del CAV di Abbiategrasso – Magenta prenderà il via mercoledì 21 settembre per chiudersi venerdì 7 ottobre.

Obiettivo da raggiungere: 10 mila € che saranno interamente devoluti per la copertura annuale delle spese di latte in polvere e pannolini del Centro Aiuto alla Vita di Abbiategrasso - Magenta.

Sito: http://www.gen-vogliovivere.it/raccolta-fondi-cav/

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il Comunicato Stampa che ci ha ha inviato il Comitato Verità e Vita.

 

 

Comunicato Stampa  n. 176   del 11 luglio 2016

 

NEL 2014 LA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA

Ha continuato a produrre i suoi mortiferi frutti:

149.950 EMBRIONI SACRIFICATI E 28.757 CRIOCONSERVATI

 

Anche quest’anno le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani, facendo registrare  149.950 embrioni sacrificati, 6.180 in più rispetto al 2013, e 28.757 embrioni crioconservati,6.614 in più rispetto al 2013!

 

La tabella sopra riportata sintetizza l’andamento nel tempo degli effetti negativi della fecondazione extracorporea, che fa registrare un aumento costante delle coppie trattate (55.654), del numero totale degli embrioni sacrificati e di quelli crioconservati.

Bisogna leggere attentamente la relazione presentata dal Ministro della Salute al Parlamento per comprendere come si arriva ai 149.950 embrioni sacrificati: nella tab. 3.4.13 a pag. 106 scopriamo che nel 2014 sono stati fecondati 170.629 dei 238.427 ovociti inseminati, ai quali vanno sommati i 16.536 embrioni scongelati (tab. 3.4.16 pag. 107) ed i 2.518 embrioni  formati dopo scongelamento di ovociti (tab. 3.4.25 pag. 116) e sottratti i 10.976 nati vivi ed i 28.757 embrioni crioconservati.

Questi 149.950 embrioni sacrificati rappresentano l’altissimo costo in vite umane delle tecniche di fecondazione extracorporea, che le rende umanamente inaccettabili e che - purtroppo! – viene ancora poco considerato dai nostri Parlamentari, dal Ministro della Salute, dal Governo, dai mass media, da tanti medici e dagli educatori.

L’altro dato allarmante è la costante crescita del numero degli embrioni crioconservati, che nel 2014 è notevolmente aumentato fino a 28.757: è questo un segno evidente della poca considerazione che il Parlamento ed il Governo hanno della dignità di questi embrioni e dell’enunciato dell’art. 1 della legge 40/2004!

Se i Parlamentari ed i Membri del Governo considerassero gli embrioni prodotti in vitro degni del rispetto che si deve ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale sicuramente si sarebbero preoccupati - dopo che la Corte Costituzionale ha cancellato il limite di tre embrioni da produrre ed impiantare in utero - di inserire nella legge  o nel consenso informato un dispositivo che pur mantenendo la libertà di produrre più embrioni responsabilizzasse la coppia sul dovere di impiantare comunque tutti gli embrioni prodotti, che essendo loro figli non possono per alcun motivo essere abbandonati (pena l’applicazione dell’art. 591 c.p.).   

L’innalzamento dell’età media delle donne (nel 2014 è stata 36,7 anni), l’aumento progressivo delle pazienti con più di 40 anni che iniziano un ciclo con le tecniche a fresco (32,9% nel 2014, rispetto al 31,0% nel 2013, e al 20,7% del 2005) devono far molto riflettere se si tiene conto che nel gruppo di donne di età 40-42 anni c’è un minore tasso di gravidanze a fresco ottenute (13,2%), che scende al 5,3% nelle donne con età superiore a 43 anni, che il maggior numero di sospensioni sia prima del prelievo ovocitario che dopo si hanno in queste stesse donne e che l’insuccesso delle gravidanze insorte dopo fecondazione extracorporea cresce notevolmente nelle donne di età compresa tra 40-42 (35,9%) per raggiungere il 49,5% dai 43 anni in su, e fanno temere che se si mantiene questo trend il numero degli embrioni sacrificati crescerà ancora!  

Le tecniche di fecondazione extracorporea si stanno rivelando in maniera sempre più evidente come uno strumento contro la dignità umana, contro la vita dei più deboli ed indifesi esseri umani, contro la donna e contro la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna.

Il numero impressionante di morti programmate è solo il frutto meglio documentabile di un albero velenoso che sta inquinando il modo di concepire l'uomo, ridotto a mero oggetto ed alla mercé dei biologi che lo possono manipolare come vogliono senza spendere niente anzi guadagnandoci molto!

La fecondazione extracorporea non è la strada migliore per combattere la sterilità e l’infertilità di coppia, inoltre  per evitare che aumenti il numero delle donne che avranno difficoltà a concepire con l’avanzare della loro età è improcrastinabile ed indispensabile attuare provvedimenti legislativi per mettere i giovani nelle condizioni di poter lavorare, poter fare famiglia ed avere figli quando minori sono le difficoltà a concepire ed a portare avanti la gravidanza e meno difficoltoso relazionarsi con loro e prendersene cura. 

Le studentesse delle medie e dei licei francesi avranno libero accesso alla cosiddetta “pillola del giorno dopo” direttamente a scuola grazie a un decreto del ministro della Salute Marisol Touraine che autorizza le ragazze a richiedere la pillola senza doversi sottoporre ad alcun colloquio psicologico. 
 
Cade così l’ultimo “paletto” del necessario incontro preventivo con l’infermiere, che, a parere del ministro «rischiava di “intimidire” le ragazze e dunque di rendere nei fatti meno facilmente accessibile la pillola anticoncezionale».
 
Se in Francia va male in Italia è un vero proprio boom di pillola del giorno dopo. Ad un anno di distanza dalla determina dell’Agenzia italiana del farmaco che ha liberalizzato l’acquisto della pillola come semplice “farmaco da banco” senza il bisogno di ricetta medica, l’azienda farmaceutica HRA Pharma ha orgogliosamente annunciato di aver moltiplicato per dieci le vendite diventando leader di mercato.
 
Alberto Aiuto, General manager di HRA Pharma Italia – come riportato su www.quotidianosanita.it – ha infatti dichiarato tramite una nota la propria soddisfazione per i magnifici “risultati” raggiunti: 
 
«Dai dati è emerso che nell’anno precedente alla determina Aifa, da maggio 2014 ad aprile 2015, EllaOne rappresentava il 6,8% del mercato della contraccezione d’emergenza, nell’anno successivo ha raggiunto il 53,8% con punte di oltre il 70% in alcune Regioni, con una crescita percentuale, per l’intero territorio nazionale, del 686,7. Va anche evidenziato che il trend di vendite della contraccezione di emergenza è rimasto sostanzialmente stabile con una media di 365mila confezioni annue vendute dal 2008 al 2015».
 
Trecentosessantacinquemila confezioni annue…
 
Oltre alla EllaOne, lo scorso 4 marzo 2016 si è aggiunto anche il farmaco analogo Norlevo, anch’esso declassato dall’Aifa a medicinale senza obbligo di prescrizione medica. I farmaci EllaOne e Norlevo spacciati per pillole anticoncezionali sono in realtà farmaci abortivi a tutti gli effetti. 
 
Lo ha spiegato chiaramente a Tempi il ginecologo e bioeticista nonché presidente del Comitato Verità e Vita, Angelo Francesco Filardo: «È una presa in giro e lo sa bene chi è del mestiere: a cosa servirebbe frenare l’ovulazione dopo che il rapporto è già avvenuto e ovuli e spermatozoi si sono già incontrati? A nulla. È quindi evidente che la pillola funziona diversamente. (…) La EllaOne è (…) abortiva, perché impedisce all’embrione di vivere. Purtroppo c’è una disinformazione favorita anche dalle società italiane di ginecologia, dai medici e dagli scienziati che tacciono davanti alle menzogne antiscientifiche elargite dai media, con articoli pieni di menzogne scritti pure da studiosi e medici».
 
Il Dottor Filardo ha messo anche in guardia sugli spaventosi e ancora poco conosciuti rischi per quelle donne che fanno un uso ripetuto della pillola: «Sono gli stessi che può avere la Ru486. Non li si conoscono ancora tutti, ma sappiamo che la pillola abortiva ha già fatto 32 morti di cui siamo a conoscenza: il che non esclude l’esistenza di altre vittime. Oltre a incorrere in effetti collaterali spaventosi come quelli della Ru486, potrebbe provocare più aborti successivi alla stessa donna, alterandone la fisiologia in modo brutale».
 
Perché le nostre istituzioni pubbliche nascondo questi dati? 
 
Forse il giro di miliardi messo in moto dalle case farmaceutiche vale più della vita di una sola persona? Più della vita del nascituro?

 
“Far crescere un cuore o un pancreas umani all'interno di maiali nati da embrioni 'chimera', cui sono state iniettate cellule staminali umane, per poter aumentare le possibilità di avere organi trapiantabili…”.
 
Non è la trama di un film di fantascienza – sarebbe meglio dire dell’horror! – ma l’incredibile notizia apparsa pochi giorni addietro sul sito dell’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori).
 
È l'obiettivo di un team di ricercatori dell'Università della California che hanno iniziato la sperimentazione. Secondo gli scienziati - riporta la 'Bbc' - gli embrioni 'chimera' cresceranno all'interno di alcune scrofe selezionate”.
 
Negli Strati Uniti l'avvio di questo tipo di sperimentazione ha suscitato notevoli polemiche sul fronte bioetico e gli Istituti Nazionali per la Salute hanno imposto una moratoria su questo tipo di ricerche. 
 
La preoccupazione principale – ammessa dagli stessi ricercatori impegnati nel progetto – è che le cellule staminali umane non è detto che vadano a sanare solo la mancanza del pancreas. Potrebbero, per esempio, migrare nel cervello del maiale, dando ad esso caratteristiche umane.
 
Insomma, pare proprio che oramai la barriera dell’orrore contro certe sperimentazioni immorali stia cadendo definitivamente.
La natura però ha una pazienza limitata. 
 
Un detto francese dice 'Chassez le naturel, il revient au galop' ovvero 'Caccia via la natura e lei tornerà al galoppo'.
 
E quando tornerà saranno dolori…
 
 
 
di Generazione Voglio Vivere
 
Vincent Lambert, il giovane francese tetraplegico entrato in coma a seguito di un incidente stradale nel 2008 e scampato a una sentenza di eutanasia emanata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (sic!) di Strasburgo potrebbe trovarsi nuovamente in pericolo.
 
A darne notizia è l’Agenzia francese Medias-Presse-Info. 
 
L'équipe medica dell'ospedale di Reims, dove si trova tuttora Vincent, aveva infine detto NO alla sua eutanasia dopo un’agguerrita campagna pubblica vinta dal Comitato Vincent Lambert sostenuto all’epoca anche da Generazione Voglio Vivere che aveva inviato dall’Italia 3.500 firme e a seguito del provvidenziale trasferimento del medico che si era battuto per privarlo di cibo e acqua. 
 
La sorella Anne ci aveva anche scritto “Grazie a tutti per il vostro prezioso aiuto, per il vostro magnifico sostegno in questo momento di prova”.
 
Oggi, però, tutto potrebbe essere messo nuovamente in discussione…
 
Il 26 maggio, il nipote - ricorso in appello presso il Tribunale amministrativo di Nancy contro la decisione del Tribunale di Châlons-en-Champagn di non sospendere alimentazione e idratazione – ha reclamato di nuovo la testa dello zio, il quale, pur trovandosi in una struttura ospedaliera non del tutto adatta alla sua condizione, non intende affatto morire nonostante da 3 anni sia stato dichiarato in "in fin di vita" dalla lobby dell’eutanasia.
 
Lui è ancora lì, certamente starà soffrendo, ma è vivo e cosciente.
 
Il pubblico ministero ha chiesto una "procedura medica e collegiale" per porre fine ai suoi giorni. Questa richiesta di morte ha assunto toni imperativi da parte degli aguzzini (tra cui il Consiglio dell'Ordine dei Medici) a causa della legge Leonetti, una legge eutanasica che eufemisticamente parla di "sedazione profonda e continua".
 
Per noi italiani sarà bene ricordare che la Legge Leonetti rende vincolanti le "direttive anticipate di trattamento”, quelle che in Italia qualcuno voleva (e vorrebbe) far passare sotto l’acronimo di DAT - ‘Dichiarazioni anticipate di trattamento’, una procedura che se approvata introdurrebbe surrettiziamente in Italia l’eutanasia.
 
La vera soluzione per Vincent sarebbe quella di trasferirlo in un'altra unità ospedaliera attrezzata per le sue condizioni - non ne mancano - come richiesto negli ultimi 3 anni dai suoi genitori e dagli avvocati.
 
Preghiamo quindi per lui perché vinca anche questa ennesima battaglia per la vita confidando in un nuovo miracolo oltre alla mobilitazione generale necessaria.

Nota di Redazione: proponiamo di seguito la traduzione di un articolo americano sul dibattito circa la liceità o meno del suicidio assistito e dell’eutanasia. Mutatis mutandis, questi dieci punti possono essere applicati perfettamente anche alla realtà italiana e europea. 

di Ben Broussard

 Ecco la prima ragione.


1. Il suicidio assistito trasforma i medici in assassini

L’Associazione Medica Americana rifiuta il suicidio assistito nei seguenti termini:

Permettere ai medici di partecipare a un suicidio assistito potrebbe causare più male che bene. Il suicidio medicalmente assistito è fondamentalmente incompatibile con il ruolo del medico come guaritore, sarebbe difficile o impossibile da controllare e potrebbe comportare gravi rischi sociali”.

2. Il suicidio assistito mette in pericolo i più deboli e più vulnerabili

Ovunque il suicidio assistito sia stato già legalizzato, le misure di salvaguardia per proteggere i malati si sono rivelate inadeguate, annacquate o eliminate nel corso del tempo. Le persone che meritano l'aiuto della società vengono invece trattate come beni mobili alle quali dare la morte.

 

3. Le leggi sul suicidio assistito danno l'approvazione della società a uccidere

La legislazione che permette alle persone di porre fine alla propria vita crea automaticamente incentivi per cercare la morte come opzione di risparmio dei costi. Gli anziani e gli infermi sono visti come un peso e possono essere facilmente smaltiti. Il suicidio diventa la via più facile.

4. Chiamiamolo per quello che è: un suicidio

Sotto il falso pretesto della 'compassione' vengono utilizzati tutti i tipi di eufemismo per far passare questa pericolosa legge in America - frasi come "aiuto a morire", "opzioni di fine vita" e "morte dignitosa". Ma è inutile girare intorno alla verità: queste leggi permettono ai medici di somministrare farmaci progettati per facilitare il suicidio. Cosa ancora più insidiosa, i farmaci letali sono falsamente etichettati come "farmaco", mentre sono progettati per fare l'esatto opposto di qualsiasi vera medicina.

5. Le leggi sul suicidio assistito sono ingiuste nei confronti delle persone disabili

La stragrande maggioranza di coloro che richiedono il suicidio assistito in Oregon non l’ha fatto a causa del dolore, ma per la perdita delle capacità funzionali. La mentalità che giustifica la pratica del suicidio assistito identifica la disabilità con una "perdita di dignità". Ma, ogni giorno, migliaia di disabili americani si basano su l'aiuto di terzi, senza alcuna perdita di dignità.


6. La leggi sul suicidio assistito portano all'eutanasia

L'eutanasia, definita come "la pratica di porre fine intenzionalmente a una vita, al fine di eliminare il dolore e la sofferenza," è arrivata, ovunque, subito dopo l’emanazione delle leggi sul suicidio assistito. Diversamente dalla persona sofferente che richiede il suicidio assistito, l'eutanasia è amministrata da altri, con o senza il consenso del paziente. Il Dottor Herbert Hendin ha scritto sul Psychiatric Times un riassunto di quello che è successo nei Paesi Bassi:

I Paesi Bassi sono progressivamente scivolati dal suicidio assistito all'eutanasia, dall'eutanasia per i malati terminali a quella per i malati cronici, dall'eutanasia per malattia fisica all'eutanasia per disagio psicologico e dall’eutanasia volontaria all'eutanasia involontaria (denominata ‘cessazione del paziente senza esplicita richiesta’).

Di fatto, gli olandesi oggi uccidono i pazienti e i bambini nati con deformità.

7. Le leggi sul suicidio assistito mettono i poveri a rischio

Quanti sono senza risorse economiche sono quelli più a rischio nei confronti di questa legge pericolosa. Il suicidio diventa l'alternativa a basso costo per i poveri che non possono permettersi cure costose e farmaci. Approvando la legge sul suicidio assistito, lo Stato prende interesse a promuovere il suicidio dei suoi cittadini, al fine di risparmiare denaro. In realtà, molte compagnie di assicurazione favoriscono anche il suicidio assistito, perché fa risparmiare loro un sacco di soldi.

8. Fa pressioni sul morente affinché ponga fine alla propria vita

Quelli che affrontano una malattia terminale sono spinti a prendere la via più facile. Il "non essere un fardello" diventa una potente tentazione per porre fine alla propria vita. Invece di coltivare il tramonto della vita, gli ultimi momenti di una persona malata terminale sono deliberatamente abbreviati. Le leggi di questo tipo permettono anche ai parenti e ai familiari di uccidere al fine di accedere all’eredità e di approfittare della situazione.


9. 3,4 milioni di infermieri si oppongono al suicidio assistito

L'Associazione Americana degli Infermieri, che rappresenta 3,4 milioni di infermieri, ha chiaramente affermato che:


"... L'infermiere non dovrebbe partecipare al suicidio assistito. Tale atto viola il Codice degli infermieri [...] e le tradizioni etiche della professione."

10. Le leggi sul suicidio assistito sono contro la legge di Dio

La pratica del suicidio va contro il 5 ° comandamento: "Non uccidere". Questo comandamento proibisce l'omicidio di se stessi o l'uccisione altrui. Lo Stato non ha il diritto di approvare leggi contrarie alla legge morale e divina. E tutte le persone di buona volontà devono respingere con fermezza il suicidio assistito e difendere la moralità e la retta ragione.


Sapete qual è la differenza tra civiltà e barbarie? La differenza è il rispetto della legge naturale. Anche i pagani sapevano quanto la legge naturale fosse radicata nella nostra natura umana razionale. Tendiamo a fare il bene ed evitare il male.

Così, per uccidere se stessi o per "aiutare" un'altra persona a uccidersi, frantumiamo tale principio fondamentale del diritto naturale e apriamo la strada a una nuova "età della pietra" del ‘cane mangia cane’ ferocemente barbarica.

E - come dimostra la storia - il divario tra "suicidio assistito" e suicidio obbligatorio può essere molto stretto. Chi può garantire che legalizzare oggi il "suicidio assistito" non prepari la strada a una nuova versione dei forni crematori di Auschwitz domani?

FONTE: TFP Student Action - 3 Maggio 2016

di Federico Catani

Ora che alla Camera si è iniziato a discutere di eutanasia e testamento biologico, giunge quanto mai utile l’iniziativa dell’associazione Generazione Voglio Vivere, che ha pubblicato e iniziato a distribuire ai suoi associati l’opuscolo Eutanasia e Suicidio Assistito. Il volto dietro la maschera.

Un testo il cui scopo è informare e confutare le tante menzogne che si dicono sul tema. I propugnatori della “cultura della morte” infatti, ricorrendo ad un linguaggio mistificatorio, manipolano l’opinione pubblica e tentano con ogni mezzo di celare la verità.

Per poter affrontare in maniera equilibrata il discorso sull’eutanasia innanzi tutto occorre chiarire i termini ed usare la razionalità, lasciando da parte il sentimentalismo. L’ordinamento giuridico, infatti, non si fonda né si occupa di affetti ed emozioni (e questo vale ovviamente anche per gli pseudo-matrimoni gay tanto cari a Renzi ed Alfano).

Premesso ciò, come ricorda la pubblicazione di Generazione Voglio Vivere, vi sono tre grandi miti da sfatare.

1. In Italia si registrano già migliaia di suicidi ed eutanasie clandestine: ergo, è necessaria una legge che regoli la situazione esistente ed escluda ogni abuso. Tutto ciò però è falso. Si tratta infatti di palese manipolazione dei dati statistici (si fece lo stesso con l’aborto). Non solo, si confondono anche i termini della questione, pasticciando tra le definizioni di eutanasia e di accanimento terapeutico: le presunte eutanasie altro non sarebbero che sospensioni di cure ormai inutili e sproporzionate. Peraltro, anche fosse tutto vero, è bene ricordare come il diritto serva a indicare ciò che deve essere e non quanto accade fattualmente. Ci sono tanti furti e tanti omicidi, ma nessuno si sogna di proporre una norma che regoli il diritto a rubare e ad ammazzare!

2. Il valore assoluto dell’autodeterminazione del paziente. Ma come misurare l’autodeterminazione? Chi può garantire che il paziente non sia oggetto di pressioni psicologiche e condizionamenti vari? Come si può asserire con assoluta certezza che è in grado di compiere una scelta così importante con piena libertà? Inoltre in tutto questo non si svilisce il ruolo del medico e la sua autonomia professionale? Il medico non può diventare mero esecutore della volontà del suo paziente. Se avesse il potere di togliere la vita (cosa peraltro in totale contrasto col giuramento di Ippocrate), diventerebbe un arbitro che può decidere, con tutti gli errori di valutazione del caso, chi è degno di vivere e chi no, aprendo scenari davvero inquietanti.

3. Una buona legge sull’eutanasia impedirà ogni abuso. Falso. Infatti nei Paesi dove è possibile “morire degnamente”, non solo il numero dei suicidi aumenta, ma ci si può ammazzare od essere ammazzati senza limiti e per qualunque problema. Come abbiamo scritto tante volte e come sostenuto da medici autorevoli come l’olandese Theo Boer, docente all’Università di Utrecht (un convertito alla cultura della vita), basta una piccola falla nella diga per far crollare tutto, secondo il principio del “piano inclinato”. Se la vita perde il suo valore e la sua dignità intrinseci, tutto è ammesso, tutto è possibile. E così basta una depressione, un dispiacere, un piccolo malessere per ritenere la propria esistenza inutile e dunque chiedere ed ottenere la cosiddetta “dolce morte”. Anche perché in ballo c’è il denaro: eliminare i malati costa meno che curarli e che investire nelle cure palliative. Sì, lo Stato con l’eutanasia risparmia! Anni e anni di lotte per uno “Stato sociale” e questi sono i risultati?

Nei Paesi Bassi il numero di morti per eutanasia è in costante aumento e riguarda anche i bambini e quanti non sono capaci di intendere e di volere, con buona pace dell’autodeterminazione del paziente. E senza che si incorra in alcuna sanzione. I medici che abusano del loro ruolo, infatti, raramente finiscono davanti alla legge e, quando capita, sono prosciolti. Stesso discorso vale per il Belgio, dove i casi di eutanasia, rispetto al 2003, sono aumentati del 600%, sancendo in pratica il diritto del medico di uccidere quando lo ritenga opportuno. La Svizzera non è da meno e il suicidio assistito è permesso tranquillamente anche a chi è “stanco di vivere”. In Oregon (USA) e in Canada, poi, c’è una situazione particolare. I ricchi possono permettersi le cure palliative. Ai poveri, invece, si raccomanda il suicidio assistito, perché non hanno denaro sufficiente per pagare la terapia del dolore. Incredibile ma vero. E questa sarebbe giustizia?

A proposito di cure palliative, l’Italia si è attivata a riguardo solo nel 2010, con la legge n. 38 concernente “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Ma finora i risultati stentano a farsi sentire. Non sarebbe allora meglio applicare la norma anziché occuparsi di eutanasia? Oltretutto, come dimostra l’approccio psicoterapeutico della Dignity Therapy, è dimostrato che generalmente il malato che dà un senso alla sua sofferenza e che viene assistito con amore, non chiede di morire. Una legge che consentisse l’eutanasia, invece, non eserciterebbe sul paziente un’indebita pressione perché chieda di essere tolto di mezzo in quanto rappresenta un peso per i familiari e un costo per la Sanità pubblica?

Insomma, a chi vuole avere chiari e semplici argomenti per la buona battaglia contro l’eutanasia di Stato consigliamo caldamente l’opuscolo che qui abbiamo rapidamente commentato. Per richiederlo, cliccare qui oppure scrivere a info@generazionevogliovivere.it 

FONTE: Notizie Pro Vita

di Leonard Przybysz

 

Per iniziativa dell’Instytut na rzecz Kultury Prawnej Ordo Iuris (Istituto di Cultura Legale Ordo Iuris), vicino alle TFP (Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, ndr), è stata lanciata in Polonia una vasta campagna pubblica per l’introduzione del divieto totale dell’aborto. L’iniziativa, chiamata “Stop all’aborto”, è promossa da un comitato ad hoc del quale, oltre a Ordo Iuris, fanno parte altre realtà pro-famiglia. L’iniziativa conta anche sul validissimo appoggio dell’episcopato nazionale.

L’appello dei vescovi polacchi “a garantire una piena tutela legale dei non ancora nati” e a modificare in tal senso l’attuale normativa ha fatto breccia nel mondo politico e nel governo di centro-destra.

La premier polacca, Beata Szydlo, si è detta a favore di una proibizione totale dell’aborto nel suo Paese. “Appoggio questa iniziativa”, ha dichiarato parlando alla radio pubblica polacca facendo riferimento al movimento cittadino “Stop all’aborto” che ha già raccolto più di 150mila firme per proporre un cambiamento della legge.

Scontata la reazione dell’Unione Europea. “Noi come socialisti ci opponiamo a questa forma di oscurantismo di un’altra epoca” ha dichiarato Gianni Pittella, leader dei Socialisti democratici, in palese contraddizione con lo stesso nome del suo gruppo parlamentare. Insomma, o “democrazia” significa rispetto per l’opinione altrui, oppure siamo in dittatura. Altroché oscurantismo…

Disegno di legge

L’Istituto Ordo Iuris ha preparato un disegno di legge, con la rispettiva giustificazione giuridica, consegnato il 14 marzo al presidente della camera bassa del Parlamento polacco, insieme a una petizione alla Commissione di affari costituzionali presentando l’iniziativa “Stop all’aborto”, tesa a modificare la legge del 7 gennaio 1993, relativa alla pianificazione famigliare, la protezione del feto umano e le condizioni per l’interruzione consentita della gravidanza. La petizione chiede inoltre di modificare il codice penale del 6 giugno 1997.

Il progetto si basa sulla protezione della vita umana dal momento del concepimento, e sul principio di risolvere qualsiasi dubbio in materia a favore di tale tutela: In dubio pro vita humana. Entrambi i principi derivano dal sistema giuridico polacco, e sono stabiliti dal Tribunale costituzionale polacco.

Gli autori citano anche la Dichiarazione dei diritti dell’infanzia, e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Questa prevede che i bambini, a causa della mancanza di maturità fisica e mentale, hanno bisogno di protezione e di cure, compresa un’adeguata protezione giuridica, prima e dopo la nascita.

Il progetto proposto da Ordo Iuris stabilisce che tutti i bambini, prima e dopo la nascita, hanno gli stessi diritti alla protezione della propria vita e della salute. Il progetto intende cancellare le tre circostanze in cui l’attuale legislazione permette di eseguire l’aborto. L’iniziativa impone inoltre allo Stato di sostenere le famiglie che allevano i figli portatori di handicap, e i bambini concepiti in circostanze legate alla commissione di un reato.

L’iniziativa ha coinvolto una serie di organizzazioni, tra cui la Fondazione per il diritto alla vita, il Centro di sostegno a Iniziative per la Vita e la Famiglia, la Fondazione Vita, e l’Istituto Piotr Skarga (TFP polacca).

La campagna lanciata da Ordo Iuris sta raccogliendo firme in tutto il Paese. Dietro suggerimento dei vescovi, nelle Messe dominicali i sacerdoti stanno leggendo un comunicato che sprona i fedeli a partecipare alla campagna, per ottenere il divieto totale dell’aborto in Polonia.

Disinformazione

Recentemente, alcuni giornalisti e social media hanno erroneamente suggerito che il progetto di Ordo Iuris porterebbe in prigione le donne che abortiscono in modo spontaneo, e quindi involontario. Essi sostengono anche, a torto, che i medici non saranno più in grado di salvare la vita delle donne, a causa della protezione eccessiva del nascituro.

In primo luogo, secondo il disegno di legge, una donna non potrà mai essere ritenuta responsabile per un aborto spontaneo, e quindi involontario. A questo riguardo, il progetto non cambia nulla rispetto all’attuale legislazione. Inoltre, anche se una madre dovesse privare deliberatamente della vita il suo bambino concepito, sarà il Giudice a decidere se rinunciare o meno alla punizione, nel caso vi siano circostanze attenuanti. La pena è rivolta, prima di tutto, a coloro che eseguono l’aborto, forniscono alla donna risorse abortive, o la costringono con forza ad abortire.

In secondo luogo, il disegno di legge chiarisce che i medici sono autorizzati a intraprendere qualsiasi trattamento medico necessario per salvare la vita della madre, anche se possono portare a conseguenze fatali per il bambino (ad esempio, nel caso di una gravidanza ectopica). Quando le donne devono affrontare la scelta di sacrificare la propria vita o salvare quella del bambino nascituro, spetta a loro di prendere la decisione finale.

È inoltre falsa l’accusa fatta da taluni giornalisti che il disegno di legge negherebbe ai genitori il diritto di effettuare test prenatali. La giustificazione del progetto stabilisce chiaramente: “L’accesso ai test prenatali è garantito dalla legislazione che disciplina l’accesso ai servizi medici”.

L’esempio della Polonia potrà essere seguito da altri Paesi, aprendo dunque la via per l’eradicazione della piaga dell’aborto in Europa.

FONTE: www.atfp.it

Migliaia di persone alla Marcia per la Vita e la Famiglia 

Movimenti laici e religiosi insieme in corteo

 
A Palermo don Fortunato Di Noto, il pastore Gioacchino Porrello e Massimo Gandolfini
 
 
PALERMO, 15 MAGGIO. Dalle associazioni pro vita ai gruppi scout, dalla comunità pentecostale a cittadini arrivati anche in pullman. In migliaia ieri hanno attraversato il centro della città per la Marcia per la Vita e la Famiglia. Hanno preso parte al corteo 94 tra associazioni e movimenti religiosi e laici. Un fiume di gente ha percorso l’asse di via Libertà - Ruggiero Settimo, occupando di fatto l’intera carreggiata da piazza Crispi (piazza Croci) a piazza Politeama. Bandiere, canti e slogan hanno accompagnato il corteo colorato. 
 
Ad aprire la manifestazione Diego Torre, portavoce del Forum “Vita Famiglia Educazione”. “Siamo qui – ha detto Torre - per difendere valori fondamentali e per richiamare l’attenzione della politica sulla famiglia e sulla vita. Non possiamo più continuare a rimanere in silenzio di fronte a chi continua a ignorare i diritti più basilari dei cittadini”. Sul palco anche il pastore della Chiesa pentecostale “Parola della Grazia” Gioacchino Porrello: “Tutto quello che Dio inventa e disegna è eterno. Dio ha creato la famiglia. E la famiglia non si deve toccare. Vedo tanti giovani che vogliono un futuro migliore e che il disegno di Dio vada avanti”. Don Fortunato Di Noto, presidente dell'associazione Meter, ha sottolineato che “distruggere la famiglia è una precisa scelta ideologica. Mi spaventa - ha detto don Di Noto - che tutto diventi ideologia. Tutto rischia di diventare un concetto antropologico: dalla famiglia al rispetto dei bambini”. Presente anche Massimo Gandolfini, portavoce nazionale del comitato “Difendiamo i nostri figli”, organizzatore del “Family day” del 30 gennaio scorso a Roma. “C’è una lobby internazionale che vorrebbe una colonizzazione ideologica anche in Italia. Siamo stufi di essere la maggioranza silenziosa. Dobbiamo diventare una cittadinanza attiva. Tutti noi siamo chiamati a partecipare a questa missione”.
 
Al termine della marcia, si è svolta la Festa della Famiglia, in piazza Verdi di fronte al teatro Massimo, con mimiche, canti e distribuzione della focaccia, simbolo quotidiano e semplice della realtà familiare. Il Forum "Vita Famiglia Educazione" ha anche presentato una piattaforma di richieste concrete alle istituzioni e alla classe politica.
 
Ufficio stampa
Giovanni Villino

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