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Nota di Redazione: proponiamo di seguito la traduzione di un articolo americano sul dibattito circa la liceità o meno del suicidio assistito e dell’eutanasia. Mutatis mutandis, questi dieci punti possono essere applicati perfettamente anche alla realtà italiana e europea. 

di Ben Broussard

 Ecco la prima ragione.


1. Il suicidio assistito trasforma i medici in assassini

L’Associazione Medica Americana rifiuta il suicidio assistito nei seguenti termini:

Permettere ai medici di partecipare a un suicidio assistito potrebbe causare più male che bene. Il suicidio medicalmente assistito è fondamentalmente incompatibile con il ruolo del medico come guaritore, sarebbe difficile o impossibile da controllare e potrebbe comportare gravi rischi sociali”.

2. Il suicidio assistito mette in pericolo i più deboli e più vulnerabili

Ovunque il suicidio assistito sia stato già legalizzato, le misure di salvaguardia per proteggere i malati si sono rivelate inadeguate, annacquate o eliminate nel corso del tempo. Le persone che meritano l'aiuto della società vengono invece trattate come beni mobili alle quali dare la morte.

 

3. Le leggi sul suicidio assistito danno l'approvazione della società a uccidere

La legislazione che permette alle persone di porre fine alla propria vita crea automaticamente incentivi per cercare la morte come opzione di risparmio dei costi. Gli anziani e gli infermi sono visti come un peso e possono essere facilmente smaltiti. Il suicidio diventa la via più facile.

4. Chiamiamolo per quello che è: un suicidio

Sotto il falso pretesto della 'compassione' vengono utilizzati tutti i tipi di eufemismo per far passare questa pericolosa legge in America - frasi come "aiuto a morire", "opzioni di fine vita" e "morte dignitosa". Ma è inutile girare intorno alla verità: queste leggi permettono ai medici di somministrare farmaci progettati per facilitare il suicidio. Cosa ancora più insidiosa, i farmaci letali sono falsamente etichettati come "farmaco", mentre sono progettati per fare l'esatto opposto di qualsiasi vera medicina.

5. Le leggi sul suicidio assistito sono ingiuste nei confronti delle persone disabili

La stragrande maggioranza di coloro che richiedono il suicidio assistito in Oregon non l’ha fatto a causa del dolore, ma per la perdita delle capacità funzionali. La mentalità che giustifica la pratica del suicidio assistito identifica la disabilità con una "perdita di dignità". Ma, ogni giorno, migliaia di disabili americani si basano su l'aiuto di terzi, senza alcuna perdita di dignità.


6. La leggi sul suicidio assistito portano all'eutanasia

L'eutanasia, definita come "la pratica di porre fine intenzionalmente a una vita, al fine di eliminare il dolore e la sofferenza," è arrivata, ovunque, subito dopo l’emanazione delle leggi sul suicidio assistito. Diversamente dalla persona sofferente che richiede il suicidio assistito, l'eutanasia è amministrata da altri, con o senza il consenso del paziente. Il Dottor Herbert Hendin ha scritto sul Psychiatric Times un riassunto di quello che è successo nei Paesi Bassi:

I Paesi Bassi sono progressivamente scivolati dal suicidio assistito all'eutanasia, dall'eutanasia per i malati terminali a quella per i malati cronici, dall'eutanasia per malattia fisica all'eutanasia per disagio psicologico e dall’eutanasia volontaria all'eutanasia involontaria (denominata ‘cessazione del paziente senza esplicita richiesta’).

Di fatto, gli olandesi oggi uccidono i pazienti e i bambini nati con deformità.

7. Le leggi sul suicidio assistito mettono i poveri a rischio

Quanti sono senza risorse economiche sono quelli più a rischio nei confronti di questa legge pericolosa. Il suicidio diventa l'alternativa a basso costo per i poveri che non possono permettersi cure costose e farmaci. Approvando la legge sul suicidio assistito, lo Stato prende interesse a promuovere il suicidio dei suoi cittadini, al fine di risparmiare denaro. In realtà, molte compagnie di assicurazione favoriscono anche il suicidio assistito, perché fa risparmiare loro un sacco di soldi.

8. Fa pressioni sul morente affinché ponga fine alla propria vita

Quelli che affrontano una malattia terminale sono spinti a prendere la via più facile. Il "non essere un fardello" diventa una potente tentazione per porre fine alla propria vita. Invece di coltivare il tramonto della vita, gli ultimi momenti di una persona malata terminale sono deliberatamente abbreviati. Le leggi di questo tipo permettono anche ai parenti e ai familiari di uccidere al fine di accedere all’eredità e di approfittare della situazione.


9. 3,4 milioni di infermieri si oppongono al suicidio assistito

L'Associazione Americana degli Infermieri, che rappresenta 3,4 milioni di infermieri, ha chiaramente affermato che:


"... L'infermiere non dovrebbe partecipare al suicidio assistito. Tale atto viola il Codice degli infermieri [...] e le tradizioni etiche della professione."

10. Le leggi sul suicidio assistito sono contro la legge di Dio

La pratica del suicidio va contro il 5 ° comandamento: "Non uccidere". Questo comandamento proibisce l'omicidio di se stessi o l'uccisione altrui. Lo Stato non ha il diritto di approvare leggi contrarie alla legge morale e divina. E tutte le persone di buona volontà devono respingere con fermezza il suicidio assistito e difendere la moralità e la retta ragione.


Sapete qual è la differenza tra civiltà e barbarie? La differenza è il rispetto della legge naturale. Anche i pagani sapevano quanto la legge naturale fosse radicata nella nostra natura umana razionale. Tendiamo a fare il bene ed evitare il male.

Così, per uccidere se stessi o per "aiutare" un'altra persona a uccidersi, frantumiamo tale principio fondamentale del diritto naturale e apriamo la strada a una nuova "età della pietra" del ‘cane mangia cane’ ferocemente barbarica.

E - come dimostra la storia - il divario tra "suicidio assistito" e suicidio obbligatorio può essere molto stretto. Chi può garantire che legalizzare oggi il "suicidio assistito" non prepari la strada a una nuova versione dei forni crematori di Auschwitz domani?

FONTE: TFP Student Action - 3 Maggio 2016

di Federico Catani

Ora che alla Camera si è iniziato a discutere di eutanasia e testamento biologico, giunge quanto mai utile l’iniziativa dell’associazione Generazione Voglio Vivere, che ha pubblicato e iniziato a distribuire ai suoi associati l’opuscolo Eutanasia e Suicidio Assistito. Il volto dietro la maschera.

Un testo il cui scopo è informare e confutare le tante menzogne che si dicono sul tema. I propugnatori della “cultura della morte” infatti, ricorrendo ad un linguaggio mistificatorio, manipolano l’opinione pubblica e tentano con ogni mezzo di celare la verità.

Per poter affrontare in maniera equilibrata il discorso sull’eutanasia innanzi tutto occorre chiarire i termini ed usare la razionalità, lasciando da parte il sentimentalismo. L’ordinamento giuridico, infatti, non si fonda né si occupa di affetti ed emozioni (e questo vale ovviamente anche per gli pseudo-matrimoni gay tanto cari a Renzi ed Alfano).

Premesso ciò, come ricorda la pubblicazione di Generazione Voglio Vivere, vi sono tre grandi miti da sfatare.

1. In Italia si registrano già migliaia di suicidi ed eutanasie clandestine: ergo, è necessaria una legge che regoli la situazione esistente ed escluda ogni abuso. Tutto ciò però è falso. Si tratta infatti di palese manipolazione dei dati statistici (si fece lo stesso con l’aborto). Non solo, si confondono anche i termini della questione, pasticciando tra le definizioni di eutanasia e di accanimento terapeutico: le presunte eutanasie altro non sarebbero che sospensioni di cure ormai inutili e sproporzionate. Peraltro, anche fosse tutto vero, è bene ricordare come il diritto serva a indicare ciò che deve essere e non quanto accade fattualmente. Ci sono tanti furti e tanti omicidi, ma nessuno si sogna di proporre una norma che regoli il diritto a rubare e ad ammazzare!

2. Il valore assoluto dell’autodeterminazione del paziente. Ma come misurare l’autodeterminazione? Chi può garantire che il paziente non sia oggetto di pressioni psicologiche e condizionamenti vari? Come si può asserire con assoluta certezza che è in grado di compiere una scelta così importante con piena libertà? Inoltre in tutto questo non si svilisce il ruolo del medico e la sua autonomia professionale? Il medico non può diventare mero esecutore della volontà del suo paziente. Se avesse il potere di togliere la vita (cosa peraltro in totale contrasto col giuramento di Ippocrate), diventerebbe un arbitro che può decidere, con tutti gli errori di valutazione del caso, chi è degno di vivere e chi no, aprendo scenari davvero inquietanti.

3. Una buona legge sull’eutanasia impedirà ogni abuso. Falso. Infatti nei Paesi dove è possibile “morire degnamente”, non solo il numero dei suicidi aumenta, ma ci si può ammazzare od essere ammazzati senza limiti e per qualunque problema. Come abbiamo scritto tante volte e come sostenuto da medici autorevoli come l’olandese Theo Boer, docente all’Università di Utrecht (un convertito alla cultura della vita), basta una piccola falla nella diga per far crollare tutto, secondo il principio del “piano inclinato”. Se la vita perde il suo valore e la sua dignità intrinseci, tutto è ammesso, tutto è possibile. E così basta una depressione, un dispiacere, un piccolo malessere per ritenere la propria esistenza inutile e dunque chiedere ed ottenere la cosiddetta “dolce morte”. Anche perché in ballo c’è il denaro: eliminare i malati costa meno che curarli e che investire nelle cure palliative. Sì, lo Stato con l’eutanasia risparmia! Anni e anni di lotte per uno “Stato sociale” e questi sono i risultati?

Nei Paesi Bassi il numero di morti per eutanasia è in costante aumento e riguarda anche i bambini e quanti non sono capaci di intendere e di volere, con buona pace dell’autodeterminazione del paziente. E senza che si incorra in alcuna sanzione. I medici che abusano del loro ruolo, infatti, raramente finiscono davanti alla legge e, quando capita, sono prosciolti. Stesso discorso vale per il Belgio, dove i casi di eutanasia, rispetto al 2003, sono aumentati del 600%, sancendo in pratica il diritto del medico di uccidere quando lo ritenga opportuno. La Svizzera non è da meno e il suicidio assistito è permesso tranquillamente anche a chi è “stanco di vivere”. In Oregon (USA) e in Canada, poi, c’è una situazione particolare. I ricchi possono permettersi le cure palliative. Ai poveri, invece, si raccomanda il suicidio assistito, perché non hanno denaro sufficiente per pagare la terapia del dolore. Incredibile ma vero. E questa sarebbe giustizia?

A proposito di cure palliative, l’Italia si è attivata a riguardo solo nel 2010, con la legge n. 38 concernente “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Ma finora i risultati stentano a farsi sentire. Non sarebbe allora meglio applicare la norma anziché occuparsi di eutanasia? Oltretutto, come dimostra l’approccio psicoterapeutico della Dignity Therapy, è dimostrato che generalmente il malato che dà un senso alla sua sofferenza e che viene assistito con amore, non chiede di morire. Una legge che consentisse l’eutanasia, invece, non eserciterebbe sul paziente un’indebita pressione perché chieda di essere tolto di mezzo in quanto rappresenta un peso per i familiari e un costo per la Sanità pubblica?

Insomma, a chi vuole avere chiari e semplici argomenti per la buona battaglia contro l’eutanasia di Stato consigliamo caldamente l’opuscolo che qui abbiamo rapidamente commentato. Per richiederlo, cliccare qui oppure scrivere a info@generazionevogliovivere.it 

FONTE: Notizie Pro Vita

di Leonard Przybysz

 

Per iniziativa dell’Instytut na rzecz Kultury Prawnej Ordo Iuris (Istituto di Cultura Legale Ordo Iuris), vicino alle TFP (Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, ndr), è stata lanciata in Polonia una vasta campagna pubblica per l’introduzione del divieto totale dell’aborto. L’iniziativa, chiamata “Stop all’aborto”, è promossa da un comitato ad hoc del quale, oltre a Ordo Iuris, fanno parte altre realtà pro-famiglia. L’iniziativa conta anche sul validissimo appoggio dell’episcopato nazionale.

L’appello dei vescovi polacchi “a garantire una piena tutela legale dei non ancora nati” e a modificare in tal senso l’attuale normativa ha fatto breccia nel mondo politico e nel governo di centro-destra.

La premier polacca, Beata Szydlo, si è detta a favore di una proibizione totale dell’aborto nel suo Paese. “Appoggio questa iniziativa”, ha dichiarato parlando alla radio pubblica polacca facendo riferimento al movimento cittadino “Stop all’aborto” che ha già raccolto più di 150mila firme per proporre un cambiamento della legge.

Scontata la reazione dell’Unione Europea. “Noi come socialisti ci opponiamo a questa forma di oscurantismo di un’altra epoca” ha dichiarato Gianni Pittella, leader dei Socialisti democratici, in palese contraddizione con lo stesso nome del suo gruppo parlamentare. Insomma, o “democrazia” significa rispetto per l’opinione altrui, oppure siamo in dittatura. Altroché oscurantismo…

Disegno di legge

L’Istituto Ordo Iuris ha preparato un disegno di legge, con la rispettiva giustificazione giuridica, consegnato il 14 marzo al presidente della camera bassa del Parlamento polacco, insieme a una petizione alla Commissione di affari costituzionali presentando l’iniziativa “Stop all’aborto”, tesa a modificare la legge del 7 gennaio 1993, relativa alla pianificazione famigliare, la protezione del feto umano e le condizioni per l’interruzione consentita della gravidanza. La petizione chiede inoltre di modificare il codice penale del 6 giugno 1997.

Il progetto si basa sulla protezione della vita umana dal momento del concepimento, e sul principio di risolvere qualsiasi dubbio in materia a favore di tale tutela: In dubio pro vita humana. Entrambi i principi derivano dal sistema giuridico polacco, e sono stabiliti dal Tribunale costituzionale polacco.

Gli autori citano anche la Dichiarazione dei diritti dell’infanzia, e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Questa prevede che i bambini, a causa della mancanza di maturità fisica e mentale, hanno bisogno di protezione e di cure, compresa un’adeguata protezione giuridica, prima e dopo la nascita.

Il progetto proposto da Ordo Iuris stabilisce che tutti i bambini, prima e dopo la nascita, hanno gli stessi diritti alla protezione della propria vita e della salute. Il progetto intende cancellare le tre circostanze in cui l’attuale legislazione permette di eseguire l’aborto. L’iniziativa impone inoltre allo Stato di sostenere le famiglie che allevano i figli portatori di handicap, e i bambini concepiti in circostanze legate alla commissione di un reato.

L’iniziativa ha coinvolto una serie di organizzazioni, tra cui la Fondazione per il diritto alla vita, il Centro di sostegno a Iniziative per la Vita e la Famiglia, la Fondazione Vita, e l’Istituto Piotr Skarga (TFP polacca).

La campagna lanciata da Ordo Iuris sta raccogliendo firme in tutto il Paese. Dietro suggerimento dei vescovi, nelle Messe dominicali i sacerdoti stanno leggendo un comunicato che sprona i fedeli a partecipare alla campagna, per ottenere il divieto totale dell’aborto in Polonia.

Disinformazione

Recentemente, alcuni giornalisti e social media hanno erroneamente suggerito che il progetto di Ordo Iuris porterebbe in prigione le donne che abortiscono in modo spontaneo, e quindi involontario. Essi sostengono anche, a torto, che i medici non saranno più in grado di salvare la vita delle donne, a causa della protezione eccessiva del nascituro.

In primo luogo, secondo il disegno di legge, una donna non potrà mai essere ritenuta responsabile per un aborto spontaneo, e quindi involontario. A questo riguardo, il progetto non cambia nulla rispetto all’attuale legislazione. Inoltre, anche se una madre dovesse privare deliberatamente della vita il suo bambino concepito, sarà il Giudice a decidere se rinunciare o meno alla punizione, nel caso vi siano circostanze attenuanti. La pena è rivolta, prima di tutto, a coloro che eseguono l’aborto, forniscono alla donna risorse abortive, o la costringono con forza ad abortire.

In secondo luogo, il disegno di legge chiarisce che i medici sono autorizzati a intraprendere qualsiasi trattamento medico necessario per salvare la vita della madre, anche se possono portare a conseguenze fatali per il bambino (ad esempio, nel caso di una gravidanza ectopica). Quando le donne devono affrontare la scelta di sacrificare la propria vita o salvare quella del bambino nascituro, spetta a loro di prendere la decisione finale.

È inoltre falsa l’accusa fatta da taluni giornalisti che il disegno di legge negherebbe ai genitori il diritto di effettuare test prenatali. La giustificazione del progetto stabilisce chiaramente: “L’accesso ai test prenatali è garantito dalla legislazione che disciplina l’accesso ai servizi medici”.

L’esempio della Polonia potrà essere seguito da altri Paesi, aprendo dunque la via per l’eradicazione della piaga dell’aborto in Europa.

FONTE: www.atfp.it

Migliaia di persone alla Marcia per la Vita e la Famiglia 

Movimenti laici e religiosi insieme in corteo

 
A Palermo don Fortunato Di Noto, il pastore Gioacchino Porrello e Massimo Gandolfini
 
 
PALERMO, 15 MAGGIO. Dalle associazioni pro vita ai gruppi scout, dalla comunità pentecostale a cittadini arrivati anche in pullman. In migliaia ieri hanno attraversato il centro della città per la Marcia per la Vita e la Famiglia. Hanno preso parte al corteo 94 tra associazioni e movimenti religiosi e laici. Un fiume di gente ha percorso l’asse di via Libertà - Ruggiero Settimo, occupando di fatto l’intera carreggiata da piazza Crispi (piazza Croci) a piazza Politeama. Bandiere, canti e slogan hanno accompagnato il corteo colorato. 
 
Ad aprire la manifestazione Diego Torre, portavoce del Forum “Vita Famiglia Educazione”. “Siamo qui – ha detto Torre - per difendere valori fondamentali e per richiamare l’attenzione della politica sulla famiglia e sulla vita. Non possiamo più continuare a rimanere in silenzio di fronte a chi continua a ignorare i diritti più basilari dei cittadini”. Sul palco anche il pastore della Chiesa pentecostale “Parola della Grazia” Gioacchino Porrello: “Tutto quello che Dio inventa e disegna è eterno. Dio ha creato la famiglia. E la famiglia non si deve toccare. Vedo tanti giovani che vogliono un futuro migliore e che il disegno di Dio vada avanti”. Don Fortunato Di Noto, presidente dell'associazione Meter, ha sottolineato che “distruggere la famiglia è una precisa scelta ideologica. Mi spaventa - ha detto don Di Noto - che tutto diventi ideologia. Tutto rischia di diventare un concetto antropologico: dalla famiglia al rispetto dei bambini”. Presente anche Massimo Gandolfini, portavoce nazionale del comitato “Difendiamo i nostri figli”, organizzatore del “Family day” del 30 gennaio scorso a Roma. “C’è una lobby internazionale che vorrebbe una colonizzazione ideologica anche in Italia. Siamo stufi di essere la maggioranza silenziosa. Dobbiamo diventare una cittadinanza attiva. Tutti noi siamo chiamati a partecipare a questa missione”.
 
Al termine della marcia, si è svolta la Festa della Famiglia, in piazza Verdi di fronte al teatro Massimo, con mimiche, canti e distribuzione della focaccia, simbolo quotidiano e semplice della realtà familiare. Il Forum "Vita Famiglia Educazione" ha anche presentato una piattaforma di richieste concrete alle istituzioni e alla classe politica.
 
Ufficio stampa
Giovanni Villino
Venerdì, 13 Maggio 2016 18:08

Eutanasia e predazione di organi

In un articolo recentemente apparso sul Journal of Medical Ethics un gruppo di ricercatori ha sostenuto la necessità, per i pazienti che hanno richiesto il suicidio assistito, di annullare la legislazione che consente la donazione degli organi solo a morte avvenuta.
 
Jan Bollen, ricercatore alla Facoltà di medicina dell’Università di Maastricht, propone che i medici possano, per garantire i trapianti, prelevare gli organi su pazienti vivi che abbiano chiesto legalmente l’eutanasia in paesi come il Belgio o l’Olanda. L’autore della proposta sostiene che, poiché il paziente ha optato per la ‘dolce’ morte, non vale la pena attendere l’arresto cardiaco per effettuare il prelievo considerando che questo ritardo provoca un deterioramento dei tessuti.
 
Gli autori portano ad esempio il Belgio, dove vige la regola del “consenso presunto” per l’espianto: quando tre medici convengono sulla dichiarazione di morte di un paziente (che però ancora è vivo) al medico curante è legalmente consentito espiantarne gli organi, anche senza un’espressa dichiarazione di volontà del soggetto interessato.
 
Ovviamente la proposta è stata camuffata da una finta volontà di migliorare la qualità della vita dei riceventi. Infatti, con la mentalità pro-eutanasia che ormai dilaga nel nord Europa, prendere questa strada significherà considerare tutti i “sofferenti” come potenziali fornitori di organi. Più che una donazione si tratterebbe  di una vera e propria predazione!

Si è svolta domenica mattina 8 maggio la VI edizione della Marcia nazionale per la Vita lungo le vie del centro storico di Roma. Ad aprire il corteo S.E mons.Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara (primo vescovo italiano a partecipare a questa manifestazione) assieme al cardinale statunitense Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, ed a mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakhistan). Ad accompagnarli migliaia di persone, provenienti da tutta Italia e da molti Paesi stranieri, insieme a numerosi religiosi appartenenti a molte Congregazioni maschili e femminili cui Papa Francesco, dopo la preghiera del Regina Coeli, ha rivolto un saluto.

Virginia Coda Nunziante, portavoce nazionale della Marcia per la Vita, nel suo discorso di apertura ha ricordato le cifre della mattanza causata in Italia dalla legalizzazione dell’aborto.

«In questi trentott’anni, negli ospedali italiani sono stati uccisi oltre 5 milioni 700 mila bambini. Oggi si parla di 100.000 aborti l’anno, un bambino ucciso ogni 5 minuti e mezzo. Ma nessuno vuole contabilizzare questi numeri… Un assassinio ripetuto cinque milioni di volte non diventa un diritto, perché i diritti non nascono dall’assuefazione al male: diventa un genocidio. Come possiamo rimanere in silenzio davanti a tale genocidio? Come possiamo fare finta di nulla di fronte alla legalizzazione di una vera e propria strage degli innocenti?».

Da qui il riferimento è andato all’organizzazione Ordo Iuris ed al suo impegno in una Polonia in cui il partito di maggioranza, Diritto e Giustizia, ha annunciato pubblicamente, per bocca del suo premier, Beata Szydlo, di voler puntare con decisione all’abolizione della legge sull’aborto senza compromessi.

Quest’anno la Marcia ha ottenuto l’appoggio di 114 associazioni straniere  proveniente da 29 paesi.

Tra coloro che hanno espresso totale appoggio all’iniziativa vi sono il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto  della Congregazione per la Dottrina della Fede; il Cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l'economia della Santa Sede; il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino  e l’ Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel mondo si sono svolte già 8 marce ma altre cinque sono previste a Ottawa (12 maggio), Varsavia (31 maggio), Dublino (2 luglio), Berlino (17 settembre) e Zurigo (17 settembre).

Il prossimo appuntamento, per l’Italia, è già stato fissato invece per sabato 13 maggio 2017, sempre a Roma, con la settima edizione della Marcia per la Vita.

 
 
 
COMUNICATO STAMPA
 
MARCIA PER LA VITA  E PER LA FAMIGLIA:
IL 14 MAGGIO APPUNTAMENTO A PALERMO 
 
 
Anche quest’anno Il Forum “Vita-Famiglia-Educazione“ , terrà la MARCIA PER LA VITA E PER LA FAMIGLIA, giunta alla sua 6a edizione. Le edizioni precedenti hanno registrato la  partecipazione di migliaia di persone  oltre che l’adesione di 80 associazioni, del  Comune di Palermo  e  di molti esponenti religiosi, cattolici e non cattolici.
 
L’appuntamento  è per SABATO 14 MAGGIO 2016 a PIAZZA CROCI ORE 16,30 ,dove interverranno: 
Gioacchino Porrello, Pastore della Chiesa Pentecostale Parola della Grazia, 
Don Fortunato Di Noto, Presidente dell'Associazione Meter, 
Massimo Gandolfini, Portavoce Nazionale del comitato "Difendiamo i nostri figli".
 
La mobilitazione  popolare verrà preceduto da una settimana di eventi, dal 7 al 13 maggio, focalizzati nell’affermare la centralità di questi valori, irrinunciabili per una società fondata su una concezione alta del bene comune. 
 
L’iniziativa si configura come un vero e proprio “Family day” siciliano, è aperta a tutte le realtà sensibili alla promozione della cultura della vita e della famiglia da cui essa si genera.
 
La mobilitazione nasce dalla riflessione che, nell’attuale contesto sociale, politico e culturale l’essere umano ormai è diventato un bene di consumo, da scartare quando non è più funzionale. E’ il caso dei malati, dei disabili, degli anziani  privi di cure, dei profughi morti per mano dei trafficanti di carne umana, dei bambini abortiti, di quelli trattati come merce con la pratica dell’utero in affitto,dei minori ai quali viene negato il diritto di avere un padre e una madre, dell’infanzia vittima del degrado sociale, della pedofilia, dello sfruttamento criminale, della droga, dell’emarginazione.
 
E in questo contesto, si assiste ai tentativi di demolizione della famiglia naturale, cosi come definita dalla costituzione, con i tentativi di distruggere l’istituto matrimoniale, con l’indottrinamento Gender che viola la libertà di educazione dei genitori e con  la negazione dei bambini di avere un padre e una madre.
 
Scendiamo quindi in piazza come per dire il nostro NO alto e forte, sicuramente pacifico ma determinato, alla demolizione in atto della cultura della vita, della famiglia e della libertà di educazione.
 
Ci mobilitiamo per dire Si ad una piattaforma di richieste concrete al mondo della Politica, locale e nazionale per promuovere la civiltà della persona umana.
 
Il programma completo della mobilitazione e le proposte-richieste verranno illustrate in una Conferenza Stampa lunedì 9 maggio. 
 
 
Gli enti e le associazioni che aderiscono aumentano di giorno in giorno. Le realtà  proponenti alla data odierna sono:
 
Ass. Guide e Scout San Benedetto/ Ass. Ex allievi Scuola D.S/ Centro Padre Nostro/ Ordine Francescano Secolare di Sicilia/ Ass. Naz. Famiglie Numerose di Sicilia/LAILAC/ Federcasalinghe Sicilia/ Ass. ERRIPA Achille Grandi/ Milizia dell’Immacolata di Sicilia/ C.A.Me.L.O.S/ Rinnovamento Nello Spirito Palermo/ Centro Aiuto alla Vita Palermo/ GRIS Sicilia/ Generazione Voglio Vivere/ Chiesa evangelica " Parola della Grazia"/ Istituto per la Famiglia onlus/ Cristiani per la Nazione/ Societa’ Domani/ Compagnia dell’Immacolata e di San Filippo Neri/ Identita’ Giovane/Movimento per la Vita Palermo/ Virtus Sicilia/Alleanza Cattolica Sicilia/MODAVI ONLUS/Comitato “Difendiamo i nostri Figli” Palermo/Meter Onlus/ Forum delle Associazioni Familiari Sicilia/Redazione Palermo Parla/Movimento Carismatico di Assisi PA/ CAV di Caltanissetta/ Sìallafamiglia Sicilia/Comitato art.26 Sicilia/Apostolato della Preghiera Palermo/Associazione Giacomo Cusmano Sicilia/ Azione Cattolica parrocchia Cuore Eucaristico/Comitato Etico Palermo/ Parrocchia Cuore Eucaristico Palermo/FISM Sicilia/Ven. Compagnia Immacolata Concezione/AERE/ Ist. Santa Famiglia/ Ass.S.Ignazio di Lojola-Bagheria/ Cooperatori Salesiani Palermo/Ass.Agon/Ass. “Palermo Aperta a tutti” onlus/Spazio identitario Atreju/Spazio Libero Camerana/Fondazione Giuseppe e Marzio Tricoli/Libera Idee di Bagheria/ Parrocchia Madonna di Lourdes/ Cappellania Universitaria di Palermo/ Forum Prov. Associazioni Familiari Palermo/ Oasi Cana/ Federazione Regionale Siciliana dei Consultori di Ispirazione Cristiana/ Accademia Nazionale della Politica
 
Per ogni comunicazioni potete contattare  il 340/1409850 o inviare una email a  forum.vitafamigliaeducazione@gmail.com 
 
Il delegato del Forum
Diego Torre 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gérard Larcher, Daniel Keller, Pierre-François e Jean Veil
 
Gérard Larcher, Daniel Keller, Pierre-François et Jean Veil
 
di Generazione Voglio Vivere 
 
Il Grande Oriente di Francia (GODF) ha assegnato il Marianne Jacques France a Simone Veil, 88 anni, ex ministro e primo presidente del Parlamento europeo nonché  autrice  della legge che legalizzò l'aborto in Francia.
 
Daniel Keller, "Gran Maestro" del GODF, ha consegnato il busto della Marianne ai figli della signora Veil alla presenza del Presidente del Senato Gerard Larcher.
 
Per l’occasione,  Keller ha dichiarato:
 
"Simone Veil incarna l’impegno repubblicano tanto caro alla frammassoneria”. “La legge sull'aborto è diventata il simbolo del miglioramento dell’Uomo e della società a cui lavorano i massoni; questa legge resta un pilastro della nostra società”.
 
Uccidere tutti i giorni in Francia centinaia di bambini nel grembo materno è quindi un pilastro della società voluta dalla setta massonica!
 
Alla Veil noi preferiamo però la figura di Maurice Caillet, medico francese, specializzato in chirurgia ginecologica, che nel libro autobiografico ‘Ero Massone. La mia conversione dalla massoneria alla fede’ (Piemme, 2010) narra la sua incredibile storia. 
 
Abortista e anticattolico convinto, nel 1970 entra a far parte della Massoneria per diventare "Maestro Venerabile" di una delle più potenti logge del "Grande Oriente di Francia".
 
Nel 1984, all'apice della carriera politica e professionale, si reca in pellegrinaggio a Lourdes per accompagnare la moglie Claude, gravemente ammalata: improvvisamente si converte al Cristianesimo e decide di lasciare la massoneria, dopo quasi quindici anni di appartenenza, incontrando, in seguito a questa decisione, difficoltà di ogni tipo:  deve rinunciare alla carriera di medico e viene emarginato dal Partito Socialista Francese.
 
Caillet narra di come la Massoneria abbia promosso le leggi a favore del divorzio, dell'aborto, delle unioni civili e omosessuali, della manipolazione degli embrioni, della depenalizzazione delle droghe leggere e della legalizzazione dell'eutanasia.
 
Due storie con esiti differenti che ci dicono però la stessa cosa: leggi come quella sull’aborto non sono volute dal popolo ma promosse da piccole elite, ben collocate nei gangli vitali del poter e guidate da una precisa ideologia di morte.
 
  
di Generazione Voglio Vivere 
 
Le leggi contro l’aborto sono una forma di tortura. Ad affermarlo è stato Juan Mendez, esperto delle Nazioni Unite che ha stilato l’ultimo rapporto ONU sul fenomeno della tortura.
 
Nel testo presentato al Consiglio per i Diritti Umani Mendez ha sostenuto che le leggi che proibiscono l’aborto sono responsabili di una sofferenza fisica ed emotiva “tremenda e duratura” e che le donne e le ragazze sottoposte a queste leggi subiscono “atteggiamenti umilianti e di giudizio”. 
 
Il rapporto esorta perciò tutti gli Stati a depenalizzare l’aborto e a garantirne un accesso ‘legale’ e ‘sicuro’,  restringendo – se è il caso – il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario.
 
Per raggiungere il proprio obiettivo, il comitato delle Nazioni Unite ha cercato di ampliare il significato della parola tortura per istruire i governi su come interpretare le proprie leggi. Lo stesso Mendez ha invitato infatti tutti gli Stati ad aggiornare e implementare le legislazioni nazionali sull’aborto.
 
Grazie a Dio la relazione ha incontrato molte critiche a causa delle ambiguità e della infondatezza delle sue affermazioni.  
 
Comunque sia, resta il fatto che ci troviamo dinanzi a un uso manipolatorio del linguaggio da scagliare contro chi ancora non si è allineato al pensiero unico dominante.
 
Paradossalmente, si fa per dire, i membri del Comitato non si sono ‘accorti’ che l’utilizzo dell’aborto come mezzo di tortura è quanto accade a tutti gli effetti in Cina, dove spesso le donne lavoratrici che rimangono incinta sono messe davanti alla scelta di perdere l’impiego o abortire il bambino che portano nel grembo, come da regolare contratto…
 
Per loro non s’invoca alcuna libertà di scelta, perché forse per i burocrati del Palazzo di Vetro l’unica vera scelta è quella di sporcarsi le mani con il sangue degli innocenti.
 
 
di Ben Johnson
 
WASHINGTON D.C., 4 Aprile 2016 (LifeSiteNews) – Domenica, Hillary Clinton, favorita per la nomina presidenziale nel partito Democratico, ha crudamente affermato la sua convinzione che "la persona non nata non ha diritti costituzionali."
 
Ieri mattina, a "Meet the Press" Chuck Todd ha chiesto alla Clinton, "Quando, o se, un bambino non ancora nato ha dei diritti costituzionali?". Lei ha risposto "attualmente, sotto le nostre leggi, mai.” Il feto non ha diritti costituzionali” ha replicato. “Questo non significa che non dobbiamo fare tutto il possibile ... [per] aiutare una madre che sta portando un bambino in grembo e che vuole fare in modo che il suo bambino sia sano", ma "[mi oppongo] a sacrificare il diritto della donna a poter scegliere". 
 
"È una distinzione importante, che la sentenza Roe v. Wade ha sancito sotto la nostra Costituzione", ha aggiunto. “Io sostengo questa tutela costituzionale".
 
(…) Bill Donohue della Lega Cattolica, ha detto, "La posizione della Hillary ricorda stranamente ciò che disse il Giudice della Corte Suprema Roger Taney nella sua famigerata sentenza del 1857 sulla schiavitù. Egli dichiarò che i neri non ‘hanno alcun diritto che i bianchi siano tenuti a rispettare.'
 
(…) Nel frattempo, Diana Arellano, responsabile delle attività di Planned Parenthood nell’ Illinois, ha scritto su Twitter:
 
Il rivale della Clinton per la nomination democratica, il senatore Bernie Sanders del Vermont, si è detto d'accordo con Hillary nella tarda mattinata, dicendo a George Stephanopoulos a "This Week" su ABC  "Sono d'accordo con il segretario. Non credo ci sia alcuna protezione costituzionale per i non nati".
 
(…) Quando gli è stato chiesto se la sentenza Roe v. Wade sia una "cartina di tornasole" per i candidati alla Corte Suprema, ha risposto "Certo. È molto importante per me."
 
Contrariamente, lo scorso agosto il repubblicano Mike Huckabee, candidato alla presidenza, ha affermato che l'aborto è "una violazione del Quinto e del Quattordicesimo emendamento del diritto del bambino non ancora nato a un giusto processo e a una eguale tutela ai sensi della legge". […]
 
TRADUZIONE a cura di Generazione Voglio Vivere 
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