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di Antonio Bonanata
 
Holley Tierney è quella che si suole definire una “mamma-coraggio”: alla 23ma settimana di gravidanza, mentre nel suo ventre crescevano due gemellini, i medici le hanno diagnosticato un cancro. 
 
La donna (25 anni, di Manchester) era stata colpita dal morbo di Hodgkin, un particolare tipo di tumore del sistema linfatico. Holley, affetta da forti dolori al petto, si era rivolta allarmata ai dottori, temendo che si trattasse di qualcosa correlato alla gravidanza che stava portando avanti. Dopo la diagnosi, i medici le hanno detto che avrebbe dovuto abortire per cominciare subito un ciclo di chemioterapia. Ma la donna, determinata a portare a termine la gestazione, si è rifiutata categoricamente.
 
Prima ha dato alla luce i due bambini, Harlow e Havana, nati sani e senza complicanze derivanti dalla malattia, e poi ha cominciato le cure per se stessa. Ora ha già completato un primo ciclo di chemio e, dopo 11 settimane in ospedale, ha finalmente potuto portare a casa i suoi due gemellini.
«Quando sono nati è stato il giorno più felice della mia vita, era un rischio che valeva la pena correre, tutto ciò che mi interessava era la loro salute» ha raccontato la neo-mamma. «Mai avrei potuto pensare di affrontare il cancro durante la gravidanza, era il mio peggior incubo. Sapevo di non avere alternative se non far nascere i miei due gemelli, l'istinto materno si era già sviluppato in me. Restare incinta è stato bellissimo e tutto è andato alla perfezione fino a quando ho cominciato ad avere dolori al petto e alle braccia. Sono un’insegnante di danza e quel giorno avevo trasportato delle casse, così ho ipotizzato che il dolore fosse dovuto a quello, ma essendo incinta ho pensato di andare a farmi un controllo in ospedale».
 
Il resto è storia nota: la diagnosi, la paura, la volontà, la speranza. Holley ha vinto la sua scommessa, Harlow e Havana sono nati e sono sani, la malattia della madre non ha lasciato loro alcuna conseguenza negativa. Racconta ancora la donna: «Quando i medici hanno capito che non ero intenzionata ad abortire, hanno provato a convincermi ad avere almeno un parto prematuro. Ma io volevo arrivare a tutti i costi a 30 settimane prima di sottopormi al cesareo. Ma alla 29ma i medici hanno detto che non avrei potuto aspettare oltre, altrimenti il cancro si sarebbe diffuso. Così ho cominciato la chemio».
 
Holley ha aggiunto che vederli per la prima volta è stata la sensazione più bella del mondo, quasi non credeva che fossero suoi.
 
FONTE: Il Messaggero, 12-11-15
Mercoledì, 11 Novembre 2015 00:00

Dopo cinque anni di coma, Giorgio si risveglia

Un grave incidente stradale lo aveva ridotto in coma vegetativo. Dopo cinque anni Giorgio Grena, 27enne di Foresto Sparso (Bergamo), si è svegliato. 

Una storia incredibile che, ancora una volta, risponde in maniera concreta al dibattito sull’eutanasia. 

Giorgio, dal 2010 era relegato allo stato vegetativo a causa di un grave incidente sull’A4 e nei cinque anni successivi non ha mai manifestato nessun cambiamento nell’interazione con l’ambiente circostante. 

Poi, improvvisamente, si è risvegliato dal coma.

Una “vittoria” per i genitori che decisero di portarlo in casa, rendendolo parte della loro quotidianità nonostante il suo stato e l’impossibilità di interagire con loro. Ad aiutarlo, in questi anni, nessun farmaco: solo l’amore. “È stato un miracolo e ne sono consapevole, ma i miracoli avvengono perché ci sono la fede e l'amore – ha raccontato Rosa Vigani, madre del ragazzo, a l’Eco di Bergamo – C'è stato un momento in cui ci è stato proposto di portare Giorgio in istituto ma l’abbiamo portato a casa e coinvolto comunque nella nostra vita, nei nostri discorsi. Ci ha unito un invisibile, indistruttibile legame che ha dato un senso alla perseveranza dei medici e di quanti con noi non hanno mai smesso di sperare, mettendoci amore e non semplice compassione”.

La storia di Giorgio è stata presentata per la prima volta all’incontro annuale sulle cure per la riabilitazione organizzato a San Pellegrino dall’associazione Genesis, nata nel 1989 in seno alla clinica Quarenghi e impegnata per il recupero dell’handicap da trauma cranico. Durante la fase più acuta, il 27enne è stato seguito dei medici della Fondazione Maugeri di Pavia e poi dallo staff della clinica Quarenghi di San Pellegrino Terme.

Loro, così come i genitori, non hanno mai perso la speranza. “Giorgio mostra un progressivo coinvolgimento con l’ambiente circostante – ha spiegato Marcello Simonini, medico fisiatra dell’Istituto Clinico Quarenghi a ‘Bergamonews’– riprende la comunicazione verbale e, seppur con marcata ipofonia (l’indebolimento patologico della voce, ndr.) è in grado di rispondere a semplici domande”. 

Ora Giorgio fa un percorso di riabilitazione, inizia la sua nuova vita. Ma ora i genitori sono decisi a battersi ancora. “Le persone in stato vegetativo non andrebbero lasciate sole - prosegue Rosa - occorre stimolarle, parlare con loro e renderle partecipi delle situazioni. Ora che Giorgio si è svegliato ci batteremo affinché la sua storia serva a denunciare ed abbattere le difficoltà e gli ostacoli che abbiamo affrontato in questi anni, in modo che le altre famiglie non debbano più viverle in futuro”. 

Una lotta per la vita che va affrontata, sempre.

FONTE: Il Giornale D'Italia, 10-11-15

 
WASHINGTON DC - Durante un evento della Federazione Nazionale dellAborto, segretamente filmato dal Center for Medical Progress (CMP), come parte della loro investigazione su Planned Parenthood, la proprietaria di una catena di cliniche abortiste in Michigan ha detto che è una "grande idea" bruciare i corpi dei bambini abortiti per produrre energia.
 
Renee Chelian, proprietaria della catena di cliniche abortiste Northland Family Planning, ha detto che di fronte alla difficoltà di smaltimento dei corpi dei bambini abortiti, quella di bruciarli era un'alternativa ma che sarebbe stato un "incubo" per le pubbliche relazioni.
 
Secondo Bloomberg, le cliniche Northland Family Planning nel 2012 hanno fatturato 3,5 milioni di dollari.
 
Nel video, Renee Chelian ha espresso il timore che se usano i resti di bambini abortiti per produrre energia potrebbero finire sulle "prime pagine dei giornali, 'feti utilizzati per produrre energia' ", ma ha ribadito "Penso che sia una grande idea".
Martedì, 03 Novembre 2015 00:00

Aborto come legge, l’obiettivo dell’ONU

di Auxi Rodriguez
 
Il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite si è riunito a Ginevra per discutere sul diritto alla vita contenuto nell`articolo 6 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Mentre i funzionari internazionali lottano per abolire la pena di morte, considerano il nascituro come un “essere” di seconda classe e mettono in luce il diritto all`autodeterminazione delle donne.
 
L’articolo 6 stabilisce che ogni essere umano ha il diritto inerente alla vita. Questo diritto deve essere protetto dalla legge. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua vita. Nei paesi che non hanno abolito la pena di morte, la condanna a morte può essere comminata solo per i crimini più gravi, in conformità con la legge in vigore al momento della commissione del reato. Questa pena può essere eseguita soltanto in virtù di una sentenza definitiva emessa da un tribunale competente”, afferma il Comitato.
 
Il 26, 28 e 30 ottobre, il Comitato di Diritti Umani si è riunito a Ginevra per discutere sul cosiddetto, “Commento Generale numero 36″ volto all’interpretazione e all’approfondimento del diritto alla vita, contenuto nell’articolo 6 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici.
 
Il Comitato è l’organo responsabile del monitoraggio e la revisione dell’attuazione dei trattati da parte delle Nazioni Unite sui diritti politici. Nel mese di luglio, dopo un’udienza alla quale hanno partecipato numerose organizzazioni della società civile, il Comitato ha redatto un testo sull’interpretazione dell’articolo 6, in modo da approfondire nei paragrafi 2, 3 e 4 dell’articolo. Al paragrafo due, i funzionari ribadiscono la “tutela del diritto alla vita di tutti gli esseri umani”. Al terzo punto si afferma che le persone devono essere libere nei loro atti destinati a causare la morte in un modo non naturale. E il paragrafo quattro afferma che i paesi che non hanno abolito la pena di morte, devono applicarla in “casi eccezionali” e sotto “severe limitazioni”.
 
Tuttavia, il testo mira a sancire il diritto all’aborto, e non prevede nessuna misura per tutelare i diritti del nascituro. “A differenza della Convenzione Americana sui Diritti Umani, la Convenzione non si riferisce esplicitamente ai diritti dei bambini non nati, compreso il loro diritto alla vita. In assenza di ulteriori accordi in relazione all’inclusione dei diritti del nascituro nell’articolo 6 e i di un insieme di accordi successivi, il Comitato non presuppone che l’articolo 6 impone agli Stati Membri di riconoscere il diritto alla vita dei non nati”.
 
Inoltre, i funzionari affermano che gli Stati Membri che vogliono proteggere il diritto alla vita dei non nati non dovranno limitare i diritti delle donne. Così, sottolineano che gli stati non possono “applicare sanzioni penali nei confronti delle donne che subiscono l’aborto o contro i medici che le assistono”, e non devono prescrivere “i requisiti eccessivamente onerosi o umilianti per le donne di chiedere il permesso di sottoporsi all’aborto, compresa l’introduzione di periodi di attesa lunghi prima di un l’aborto legale”.
 
FONTE: Matchman-news, 4-11-15
di Luca Volonté
 
UNFPA, l’Agenzia Onu per la popolazione, sta spingendo per un maggiore accesso all’aborto in America Latina e nei Caraibi attraverso il cosiddetto ‘Accordo di Montevideo’.
 
La seconda sessione della Conferenza Regionale sulla popolazione e lo sviluppo in America Latina e nei Caraibi si è tenuto recentemente in Messico sul tema “Dinamica della popolazione come asse di sviluppo sostenibile: l’accordo di Montevideo come strumento per ridurre le disuguaglianze nel quadro dei diritti umani.
 
L’accordo di Montevideo è un accordo intergovernativo in materia di popolazione e sviluppo che è stato adottato come una revisione di follow-up a vent’anni dalla Conferenza del Cairo ed è considerato il più “progressista” di tutti i documenti relativi alla implementazione della  Conferenza del Cairo e/o ad essa correlati.
 
Nel corso della recente riunione in Messico, la guida operativa per l’attuazione e il follow-up dell’accordo di Montevideo su popolazione e sviluppo – preparato dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), America latina e Caraibi Centro demografica (CELADE), e Divisione Popolazione e Divisione Affari di genere della Commissione economica per l’America Latina ei Caraibi (CEPAL) – è stato adottata.
 
Questa guida operativa è considerata uno “strumento tecnico destinato a fornire ai paesi della regione con specifiche linee guida per l’attuazione delle misure prioritarie stabilite nell’ambito dell’accordo di Montevideo su Popolazione e Sviluppo”, la Guida raccomanda vivamente modifiche alle leggi e politiche sull’aborto volte ad aumentare l’accesso ai aborto in netto contrasto con le leggi pro-vita e le politiche di un gran numero di paesi della regione.
 
Azione prioritaria al paragrafo 42 nella Guida afferma: “Garantire, nei casi in cui l’aborto è legale o depenalizzato ai sensi della legislazione nazionale, la disponibilità di prodotti sicuri, servizi di aborto di buona qualità per le donne con gravidanze indesiderate e non accettate, e sollecitare tutti gli altri Stati membri a considerare la modifica le loro leggi, i regolamenti, le strategie e le politiche pubbliche in materia di interruzione volontaria della gravidanza, al fine di proteggere la vita e la salute delle donne e delle ragazze adolescenti, migliorare la loro qualità della vita e ridurre il numero degli aborti “. In parole chiare, dare l’aborto alle donne e ammazzare i bambini dovrebbe rendere felici le une e alzare la qualità della salute complessiva.
 
Tra le azioni consigliate ci sono:
 
“Stabilire i meccanismi necessari per fornire servizi di aborto tempestivi, sicuri, accessibili e facilmente disponibili per tutte le donne che ne hanno bisogno (nei casi in cui l’aborto è legale o depenalizzato).
 
Assicurarsi che i servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza siano disponibili a livello di assistenza primaria.
 
Incoraggiare l’aborto che deve essere eseguito con i farmaci e con il metodo di aspirazione a vuoto manuale (MVA).
 
Garantire che le informazioni in materia di aborto legale e la prevenzione di aborti a rischio.
 
Eliminare tutte le barriere amministrative e culturali-normative che impediscono l’accesso tempestivo e privo di rischi all’aborto.
 
Assicurarsi che il quadro giuridico elimini l’impatto negativo di obiezione di coscienza sulla fornitura di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, e l’aborto in particolare.
 
La Guida Operativa afferma inoltre che la priorità sull’aborto è legato allo sviluppo sostenibile Obiettivo 3, Obiettivo 3.7: “Entro il 2030 garantire l’accesso universale ai servizi sanitari sessuali e riproduttivi, anche per la pianificazione familiare, l’informazione e l’educazione, e l’integrazione di riproduzione salute nelle strategie e nei programmi nazionali “.
 
Tuttavia c’è da notare che la Guida Operativa riconosce la sovranità nazionale e afferma che “ogni paese ha il diritto sovrano di decidere se applicare o meno le raccomandazioni contenute nel Programma d’azione del Cairo e nel consenso, nel rispetto delle leggi nazionali e le priorità di sviluppo e in una maniera coerente con i diritti umani internazionali universalmente riconosciuti “. Tuttavia, questo non fermerà la pressione internazionale a cui sono sottoposti i governi nazionali per cambiare le leggi che proteggono i bambini non nati e le loro madri dalla violenza dell’aborto.
 
Anche il nuovo Segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) ha criticato le leggi e le politiche in America Latina e nei Caraibi pro life durante le sue osservazioni e il suo intervento al “Global Leaders meeting delle donne delle Nazioni Unite” dal titolo: ‘Un impegno per una azione’.
 
Luis Almagro, ex Ministro degli Affari Esteri dell’Uruguay e ora segretario generale dell’OSA, ha parlato nel contesto del programma di sviluppo post 2015 e a richiamato l’urgente necessità di un ‘ribaltamento’ delle leggi che limitano e vietano l’aborto nella regione. Il Segretario Generale ha affermato che egli sostiene “maggiori diritti per più persone”, ma poi chiesto la rimozione di diritti da un intero gruppo di persone, i bambini nascituri, affermando che:
 
“Quattro mesi fa, quando ho assunto la carica di Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, sono stato irremovibile nell’affermare che il mio mandato contribuirà ad ampliare l’accesso ai diritti di tutti i popoli del continente americano. Il mio tema ricorrente è stato e continuerà ad essere “Più diritti per più persone…Dal punto di vista dei diritti delle donne, siamo ancora di fronte a due grandi sfide: in primo luogo, i limiti del campo di applicazione e la portata dei diritti delle donne, nelle Americhe si continuano ad avere alcune delle leggi più restrittive in materia di diritti e le libertà sessuali e riproduttivi. E’ una la realtà deve cambiare. “
 
Diritti per tutti, non per i bambini nascituri…
 
FONTE: Matchman-news, 9-11-15

 
Uno dei più importanti attivisti per i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva della storia del Canada ha vinto le elezioni presidenziali del 19 ottobre. Justin Trudeau, presidente eletto, è considerato una grande minaccia dalle associazioni pro-life. La sua elezione crea preoccupazione in termini di difesa della vita nel Paese.
 
Dopo dieci anni di governo, il conservatore Stephen Harper lascia la presidenza del Canada, benché secondo i sondaggi pubblici fosse stato lui a vincere le elezioni. Justin Trudeau, politico di 43 anni e leader del Partito Liberale, è stato l`incaricato di “rubare” il potere ai conservatori, raggiungendo la maggioranza assoluta nelle urne e superando tutte le previsioni e sondaggi.
 
Gli analisti politici affermano che la vittoria del giovane politico è dovuta, tra l’altro, alla necessità di un cambiamento da parte dei cittadini canadesi che erano stanchi dal Partito Conservatore, alla lunga campagna elettorale in cui il politico liberale ha saputo giocare bene e alla sua giovinezza e attrazione.
 
La “versione canadese di Obama”, come lo chiamano alcuni analisti, si propone di aumentare le tasse per i ricchi, legalizzare la marijuana, aumentare la spesa pubblica per i programmi sociali e rilassarsi la politica in materia d’immigrazione e di accoglienza di rifugiati.
 
Tuttavia, tra tutte le sue caratteristiche, Justin Trudeau è noto per il suo attivismo radicale verso l’imposizione dell`aborto senza limiti. “Ho messo in chiaro che i futuri candidati devono capire perfettamente che dovranno a votare a favore di tutte le leggi pro-choice che siano presentate”, ha dichiarato Trudeau, che ha approvato un editto per il quale nessun politico pro-vita può aderire al Partito Liberale.
 
“Data la posizione estremista di Trudeau in favore dell`aborto –ha dichiarato l`associazione pro-vita canadese, Campaign Life Coalition, prevediamo che Trudeau promuoverà un maggiore “accesso all’aborto” in tutto il Canada. Naturalmente, questo significa che ci saranno più bambini morti. Durante la campagna, ha inoltre promesso che il governo liberale invierebbe i dollari dei contribuenti canadesi all’estero per finanziare l’aborto nei paesi poveri, rendendo l’aborto parte dell`Iniziativa sulla Salute Materna del Canada”.
 
Il mandato di Trudeau minaccia la vita umana del nascituro, che non è protetto dalla legge canadese, ed è una sfida per le associazioni pro-life che lottano per la difesa della vita. “E ‘ridicolo che Justin Trudeau continui a pontificare in materia di aborto, senza dover neanche giustificare la sua ripetuta affermazione sul diritto delle donne di scegliere di abortire il suo bambino”, ha dichiarato Mike Schouten del gruppo pro-vita “We need a law”.
 
Oltre alla cultura della morte, i liberali vogliono promuovere l’ideologia gender nelle scuole. “Nelle scuole –ha aggiunto Campaign Life Coalition- vogliono insegnare ai bambini di 8 anni che i ragazzi possono in realtà essere bambine (o viceversa), vogliono incoraggiare ai ragazzi di 11 anni a masturbarsi, insegnare ai 12 anni di età sul rapporto anale e sul sesso orale, e una serie di altre questioni sessuali radicali”.
 
FONTE: Matchman News, 29/10/15
Lunedì, 28 Settembre 2015 00:00

Il miracolo del piccolo Jaxon

di Fabrizio Gentile

C’era chi lo avrebbe voluto morto. Anzi, nemmeno nato. Alcuni medici del Winnie Palmer Hospital, in Florida, avevano consigliato ai genitori di non far vedere la luce al piccolo Jaxon Emmett Buell: troppo gravi le sue malformazioni al cranio e al cervello. La sentenza era netta: quel bambino non sarebbe sopravvissuto. Suo papà e sua mamma, però, da sempre fermamente contrari all’aborto, non ne hanno voluto sapere di interrompere la gravidanza. Intendiamoci: i problemi ci sono, eccome. Jaxon è statisticamente uno su 4859 bambini che nascono negli Stati Uniti con la stessa condizione, e la maggior parte muoiono in utero o subito dopo la nascita. Lui però è stato più forte della genetica, e grazie al coraggio dei suoi genitori è nato e ha festeggiato il suo primo anno di vita. Uno schiaffo a chi crede che “meriti” di vivere solo chi è sano.

Tecnicamente, a Jaxon è stata diagnosticata una anencefalia, una malformazione congenita grave che si può riscontrare durante il primo mese di gravidanza, dove il nascituro appare privo totalmente o parzialmente della volta cranica e dell’encefalo. “Dopo la nostra seconda ecografia a 17 settimane, quando abbiamo scoperto che era un maschietto – ha raccontato papà Brandon – sapevamo che c’era qualcosa che non andava; l’ecografista ha guardato con insistenza la sua testa. Brittany ha ricevuto la chiamata dai medici il giorno dopo, le hanno detto che c’era un problema con i risultati della risonanza magnetica. Lei stava piangendo e mi ha spiegato”.
 
“Siamo andati a casa quella notte pensando al fatto che ci avevano consigliato di abortire, ma non avremmo mai potuto sapere come avrebbe potuto stare Jaxon, se fosse sopravvissuto – ha proseguito Brandon – Chi siamo noi per decidere? Ci hanno dato un bambino, ci viene data la possibilità e dobbiamo essere la sua voce. Abbiamo fatto tutto il possibile per dargli una possibilità di combattere e tutto quello che ha fatto da quando è nato è stato lottare fin da subito”.
 
“Ero devastata – ha raccontato invece Brittany, la mamma -. Era una sofferenza per il cuore, perché qualcosa che avevo sempre voluto in tutta la mia vita stava accadendo, ma poi mi è stato detto che c’era la possibilità che sarebbe potuto nascere morto. Ho dovuto farmi tanta forza. Non ho avuto la felicità che hanno le donne quando sono in gravidanza, ero molto preoccupata per mio figlio‘.
 
Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, ma proprio per questo i genitori stanno vivendo con il proprio bambino un’esperienza d’amore incredibilmente intensa. Qualsiasi sguardo, qualunque interazione assume una valenza tutta particolare, e Jaxon di sorrisi ne ha regalati già tanti. La sua storia ha commosso l’America, e sono in tanti a dare una mano a questa coppia speciale. Jaxon Strong – il soprannome che si è guadagnato sui social media – ha adesso oltre 100.000 persone che seguono la sua pagina su Facebook.
 
Anomalie gravi dei feti e rischi per la salute fisica e psicologica della donna sono spesso citati come ragioni valide per giustificare l’aborto di bambini la cui vita potrebbe non essere degna di essere vissuta e che certo sperimenteranno sofferenze insopportabili. Ma ogni vita ha qualcosa di meraviglioso e il rapporto speciale di questa incredibile famiglia è li a testimoniarlo. Jaxon morirà, certo, come ognuno di noi d’altronde. Ma la sua storia servirà a dare coraggio a chi deve affrontare decisioni difficili, e forse farà capire quanto sia meraviglioso poter guardare il proprio figlio, quale che sia la sua aspettativa di vita. Perché di vita si tratta, quella che i genitori hanno voluto consegnare al piccolo nascituro; l’aborto, al contrario, comunque la si pensi, è sempre sinonimo di morte.
 
FONTE: In Terris - 28/09/15
 
Il quotidiano La Stampa, in data 26/10/15, ha dato notizia della vittoria di Jimmy Morales come nuovo Presidente del Guatemala. Una notizia in sè poco interessante se non fosse per la storia personale e le idee dell'ex comico che come slogan della sua campagna elettorale ha utilizzato la frase  «Vi ho fatto ridere come comico, non vi farò piangere da presidente».
 
Nel ballottaggio ha battuto l’ex first lady Sandra Torres con oltre il 67% (1,4 milioni di voti di scarto). 
 
Ma chi è Jimmy Morale? Quarantaseienne, sposato, è padre di quattro figli. Attore comico, ha studiato economia e teologia, conseguendo nel frattempo un dottorato in sicurezza strategica. "Figlio di una venditrice ambulante, è il simbolo dell’uomo partito dal nulla. Ha guadagnato la ribalta con i ruoli comici interpretati in film e trasmissioni televisive". 
 
Conservatore, lontano dal panorama progressista, è un evangelista praticante: si è sempre detto contrario alle unioni omosessuali e all’aborto.
di Lucio di Marzo 

Che da Ben Carson non ci fosse da aspettarsi opinioni accomodanti oramai lo si era capito Il neurochirurgo in corsa per un posto da sfidante per i Repubblicani alle prossime elezioni si è già fatto notare nei mesi scorsi per dei punti di vista piuttosto decisi sull'islam (non vorrebbe un presidente musulmano) e sulla Shoa (che si sarebbe potuta evitare se gli ebrei fossero stati armati).

 
Con percentuali di tutto rispetto, che secondo un sondaggio pubblicato dal Washington Post lo pongono a una decina di punti dal capofila Donald Trump e ben piazzato rispetto agli altri "rossi" ancora in gara, Carson è tornato a fare capolino nei titoli della stampa americana per le sue dichiarazioni sull'aborto.
 
Secondo il candidato afroamericano le donne che decidono di interrompere una gravidanza vanno considerate come "i padroni degli schiavi". È in una intervista alla Nbc che spiega il suo punto di vista, sottolineando come "durante l'era dello schiavismo molti dei proprietari di schiavi pensavano di avere il diritto di fare quello che volevano con questi, che non avevano alcuna possibilità di scelta".
 
La posizione di Carson in merito è estrema. Vorrebbe l'abolizione della legislazione nata dopo la storica e contestata sentenza Roe contro Wade, con la quale la Corte suprema statunitense legalizzò l'aborto. E non è la prima volta che per sostenere una sua posizione tira in ballo la schiavitù. In passato aveva già detto che l'Obamacare, la riforma sanitaria approvata da questa amministrazione, è la cosa peggiore da quei tempi.
 
FONTE: Il Giornale, 26/10/15
 
Il medico francese Nicolas Bonnemaison è stato condannato in appello a due anni di carcere con la condizionale per uno dei casi a lui contestati. Soprannominato 'il dottor morte', è accusato di aver praticato l'eutanasia attiva avvelenando sette persone in fin di vita per abbreviare la loro agonia. Nel processo di primo grado era stato assolto.
 
Due anni di prigione con sospensione della pena. È la condanna comminata in Francia dalla corte d'appello di Maine-et-Loire all'ex medico Nicolas Bonnemaison, soprannominato 'dottor morte', che era sottoposto a giudizio per l'eutanasia di sette persone. Un'accusa da cui era stato, in prima istanza, assolto a Pau, nel 2014.
 
Bonnemaison è stato riconosciuto colpevole per aver deliberatamente ucciso una paziente, Françoise Iramuno, con l'aggravante di essere a conoscenza del suo stato di fragilità. Ma è stato assolto per gli altri sei pazienti. L'ex medico, riferiscono i media francesi, è rimasto impassibile all'annuncio del verdetto, inferiore rispetto ai cinque anni chiesti dall'accusa.
 
FONTE: Il Messagero, 24/10/15

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