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Notizie

di Samuele Maniscalco
 
 
Lo scorso venerdì 400.000 persone hanno sfilato a Washington DC, lungo il National Mall, fino al Campidoglio (sede del Congresso degli Stati Uniti d’America).
 
Erano i manifestanti della Marcia per la Vita, evento inaugurato nel 1973 in risposta alla sentenza Roe vs. Wade che legalizzò negli USA l’aborto. Per la prima volta, a prender parte a questa manifestazione, anche un ospite di eccezione apparso in video dalla Casa Bianca: il presidente Donald Trump.
 
«Sotto la mia Amministrazione difenderemo sempre il diritto alla vita», ha dichiarato Trump.
 
Uno dei primissimi atti di questo presidente, un anno fa, fu la firma del bando ai finanziamenti americani per le ONG che praticano o promuovono l’aborto nel mondo. A questo seguì la proibizione di erogare fondi pubblici per l’aborto negli Stati Uniti.
 
Questa settimana Trump ha inoltre creato un nuovo ufficio per «la libertà di coscienza e religiosa» per proteggere medici, infermieri e altri lavoratori del settore sanitario contrari a praticare aborti oppure a operazioni per il cambio di sesso.
 
E recentemente ha dichiarato il 22 gennaio «Giornata nazionale della sacralità della vita».
 
«Voi amate la vostra famiglia, amate il prossimo, amate la nazione, amate ogni bambino, nato e nascituro, perché credete che ogni vita sia sacra, ogni bambino è un prezioso dono di Dio. Noi sappiamo che la vita è il miracolo più grande. Lo vediamo negli occhi di ogni nuova madre che culla il suo meraviglioso, innocente, glorioso neonato nelle sue braccia amorose. (...) Io voglio ringraziare ogni persona qui, oggi, e in tutto il nostro paese che lavora con passione e con devozione infaticabile per permettere ad ogni genitore di godere di tutto l’aiuto necessario per scegliere la vita».
 
Fare previsioni sul futuro dell’amministrazione Trump non è facile, ma nel campo della difesa della vita non si può ignorare il grande impatto benefico che il suo operato sta avendo negli USA e di riflesso nel mondo intero.
 
Quando gli americani iniziarono a marciare contro l’aborto, tutte queste vittorie erano ancora lontane. Ma da allora non hanno mai smesso di crederci. E i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.
 
Non dovremmo forse seguire il loro esempio?
 
Oggi sono 4 mesi che ci separano dalla nostra Marcia, l’ottava edizione della "Marcia per la Vita" che si svolgerà a Roma il prossimo sabato 19 maggio 2018, a quarant’anni dalla legalizzazione dell’aborto, avvenuta con la legge 194 del 22 maggio 1978.
 
L’obiettivo è quello di vedere un giorno questa legge abrogata. Nel frattempo non dobbiamo perdere la speranza e lottare come se tutto dipendesse da noi, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio.
Giovedì, 18 Gennaio 2018 23:45

L'obiezione di coscienza negata

di Samuele Maniscalco

Mancano ormai pochi mesi alle elezioni nazionali e ben pochi dei politici eletti nella legislatura appena terminata si sono battuti in difesa del diritto alla vita.

L'ultimo banco di prova è stato concretamente l'approvazione della Legge sul biotestamento, la via italiana all'eutanasia.

Dopo la disfatta del 14 dicembre scorso, i cattolici dovranno adesso valutare molto attentamente chi votare il prossimo 4 marzo.

In questi giorni, oltre al danno si è aggiunta però anche la beffa.

Il Ministro della salute Lorenzin, 'accortasi' (sic!) che la norma sulle DAT non prevede il diritto all'obiezione di coscienza, ha assicurato che incontrerà i responsabili delle associazioni che hanno espresso il loro sgomento per questo vulnus legislativo.

La beffa comunque è maggiore se si pensa che molte delle associazioni che giustamente oggi si battono per vedersi riconoscere un diritto sacrosanto, ieri hanno combattuto poco o nulla contro la legge.

Chi chiede adesso l’obiezione di coscienza senza aver in precedenza lottato, fa pensare che a lui non interessi tanto che la legge sia giusta o ingiusta quanto che preveda la possibilità di obiettare.

Così ognuno potrà comportarsi in coscienza...verrebbe quasi da dire “potrà lavarsi la coscienza”!

Come ha ben sintetizzato Stefano Fontana in un articolo apparso sulla Nuova Bussola Quotidiana il 3 gennaio scorso I parlamentari cattolici che hanno votato questa legge hanno sbagliato. Come pure hanno sbagliato le associazioni cattoliche, come l’Unione dei Giuristi Cattolici, che hanno consigliato i parlamentari di votare sì alla legge”. 

“Se infatti ora si minaccia di fare obiezione di coscienza e si protesta perché la legge non la permette, vuol dire che la legge era ed è da considerarsi ingiusta. Se la legge sulle DAT fosse giusta e votabile anche da un cattolico, non si capirebbe questa richiesta di poter fare obiezione di coscienza”.

La richiesta in sé dell’obiezione di coscienza è doverosa. Non deve però passare l’idea che una legge sia buona se permette l’obiezione di coscienza.

Fontana continua: “La legge non è resa buona o cattiva dall’adesione o meno delle coscienze individuali. La legge è resa buona o cattiva dal fatto che rispetti o meno la legge morale naturale”.

Infine, ammesso e non concesso che l'obiezione di coscienza venisse riconosciuta da una circolare ministeriale, ci troveremmo comunque di fronte a della carta straccia, un atto amministrativo che non avrebbe forza di contrastare le norme di legge.

In caso di contenzioso qualsiasi giudice infatti applicherebbe la norma e non la circolare.

Sia ben chiaro però che l'obiezione di coscienza va fatta anche quando non è prevista dall'impianto normativo di una cattiva legge. Altrimenti saremmo di fronte – come direbbe lo scrittore Sciascia - a dei “quaquaraquà”.

Il riscatto morale e spirituale del mondo cattolico e dei giusti passa da qui: ergersi, rimanere in piedi dinnanzi a un mondo in rovina, ribadendo a parole e con i fatti ai potenti di turno “Non ti è lecito”.

Sabato, 23 Dicembre 2017 23:09

Auguri di un Santo Natale

Generazione Voglio Vivere desidera augurare a tutti voi un Santo Natale.

Queste festività possano essere un periodo propizio per ristorare le forze e da dedicare alle persone care, in modo particolare ai più piccini.

Anche il prossimo anno, con l'aiuto del Bambin Gesù, continueremo a batterci per difendere la sacralità della vita!

Giovedì, 07 Dicembre 2017 22:34

L'Immacolata ci guiderà alla vittoria

di Samuele Maniscalco

Domani si festeggia l'Immacolata Concezione di Maria. Questo dogma, proclamato nel 1854 dal Beato Pio IX, insegna che la Vergine, dal primo istante del suo essere, non ebbe mai alcuna macchia di peccato originale.
 
Etimologicamente, la parola “Immacolata” significa l’assenza di macchie e quindi di ogni e qualsiasi errore, per minimo che sia, e di ogni e qualsiasi peccato, per lieve e insignificante che possa sembrare.
 
La Madonna non rimase perciò soggetta alle miserie e alle cattive inclinazioni che gravano su tutti gli uomini a causa del peccato dei nostri progenitori.
 
Di conseguenza, tutto nella Santissima Vergine tende alla verità e al bene. Ella è la piena di grazia!
 
L'Immacolata rappresenta dunque l’intransigenza assoluta, sistematica, irriducibile, l’avversione completa e profonda ad ogni specie di errore o di male.
 
È quindi la condottiera naturale sotto il cui vessillo combattere la buona battaglia contro la cultura della morte. In primis contro l'aborto, essendo Ella Madre per eccellenza.
 
Se vogliamo perciò farla finita con l'odierna mattanza degli innocenti, dobbiamo innanzitutto rivolgere le nostre preghiere a Lei. 
 
Sotto l'Immacolata la nostra battaglia sarà vittoriosa. L'8 dicembre ricordiamoci di Lei.

di Francesco Mastromatteo


L’Africa è sovrappopolata e va aiutata dando accesso alla contraccezione ai 200 milioni di donne africane che nel 2017 non ce l’hanno ancora.

Questo in sintesi il messaggio emerso dalla conferenza internazionale tenutasi a Londra lo scorso 11 luglio, dove capi di stato e filantropi multimilionari come Bill Gates hanno fatto a gara per promuovere una raccolta di fondi destinata a finanziare la visione dominante tra le classi dirigenti dell’Occidente, per la quale gravidanze indesiderate e mancanza di pianificazione familiare sarebbero alla base della bomba demografica africana, a sua volta la causa dell’esodo migratorio.

Non a caso, nell’occasione sono stati deplorati i tagli decisi dall’amministrazione Trump alle organizzazioni non governative che includono l’aborto nei servizi offerti alle popolazioni locali.

Ma è proprio vero, come sostenuto per esempio dal presidente francese Macron e dal ministro danese per la cooperazione allo sviluppo Ulla Tornaes, che se la popolazione in Africa continuerà a crescere ai ritmi attuali, entro il 2050 gli abitanti del continente raddoppieranno, per cui sarebbe prioritario favorire la riduzione delle nascite?

In realtà, a guardare i dati reali dell’andamento demografico del Continente Nero, le cose stanno diversamente: le donne africane da tempo hanno smesso di generare 7-8 figli. Il tasso di fecondità è sceso sotto il 3% in Nord Africa e sotto il 5% in Africa subsahariana. Anche la densità di popolazione non è catastrofica come sembrerebbe: l’Africa ha 65 abitanti per miglio quadrato, la metà della media mondiale e molto meno rispetto, ad esempio, alle 203 persone per miglio quadrato dell’Asia. Gli africani non sono poveri perché fanno tanti figli: è vero semmai che a causa di tassi di mortalità infantile che si mantengono elevati, dovuti alla mancanza di sistemi di assistenza e previdenza sociale affidabili, per le famiglie africane la prole costituisce una garanzia di sopravvivenza.

A smentire la narrazione neomalthusiana degli occidentali sono gli africani stessi, che come ai tempi delle ingerenze di Obama sulla necessità di introdurre il matrimonio omosessuale negli ordinamenti giuridici dei loro stati, non esitano a denunciare apertamente quella che considerano una vera e propria forma di colonizzazione ideologica, come ha fatto la nigeriana Obianuju Ekeocha, ingegnere biomedico e fondatrice dell’associazione Culture of Life Africa, nata per difendere la sacralità della vita contro la cultura della morte. “La stragrande maggioranza degli africani – ha dichiarato – rifiuta l’aborto e con i pochi fondi a disposizione bisognerebbe migliorare la situazione alimentare, idrica, sanitaria e scolastica dei nostri paesi. Non è con i contraccettivi che usciremo dalla povertà”.

Concetti rilanciati dal professor Anthony Cole, presidente della Medical Ethics Alliance, per il quale sono condizioni mediche sviluppate ed ostetriche che sappiano fare il loro lavoro in condizioni igieniche sane e pulite i metodi per far uscire l’Africa dal sottosviluppo, mentre i milioni di dollari raccolti da governi e ong occidentali vengono spesso usati per sostenere governi corrotti e inefficienti.

“Sinceramente non capisco perché si senta la necessità di garantire alle donne africane il diritto all’aborto – ha ribadito laEkeocha durante un’intervistaalla Bbc - dato che nell’80% dei paesi africani l’aborto è illegale. Non perché non possono legalizzarlo - abbiamo parlamenti e governi in Africa - ma perché la stragrande maggioranza degli africani rifiuta l’aborto. Se la stragrande maggioranza degli africani non vuole l’aborto, non capisco perché l’Occidente dovrebbe spendere soldi per cercare di introdurlo. Quello che la gente vuole e chiede ogni giorno è cibo, acqua, servizi sanitari di base e scuole. Basta parlare con gli africani a casa loro per saperlo”.

La conduttrice australiana Yalda Hakim, presa in contropiede, ha preferito interrompere l’intervista: gli africani veri, evidentemente, non corrispondono troppo a quelli della propaganda ideologica

FONTERivista Voglio Vivere, N°50, Ottobre 2017

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