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candelegrandi(ACS) «Salvare il maggior numero di vite. Un obiettivo in vista del quale cattolici e ortodossi possono e devono lavorare uniti: per la tutela della vita umana, per il bene della famiglia, per la dignità delle donne e contro l’aborto».

Quando 20 anni fa padre Michael Shield è arrivato dall’Alaska, Magadan era nota per i campi di prigionia sovietici. Nella piccola cittadina portuale dell’estremo nord est russo – appartenente alla diocesi di San Giuseppe a Irkutsk - «i comunisti avevano praticamente distrutto il valore della dignità umana e calpestato la vita in svariati modi». Durante il periodo sovietico l’aborto era un metodo diffusissimo di controllo delle nascite e ancora oggi la percentuale di interruzioni volontarie di gravidanza è alta.

«Quasi ogni donna oltre i 30 anni ha già abortito – racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il religioso appartenente ai Piccoli Fratelli di Gesù – alcune perfino dieci volte». Prima di conoscere padre Michael, nessuna ammetteva di aver volutamente rinunciato al proprio figlio ma oggi la comunità femminile sta imparando a condividere quel dolore e quel senso di colpa «che lasciano profonde cicatrici nel cuore».

Il religioso americano non si prende cura solo delle donne che hanno abortito, ma sostiene anche le future mamme sole e prive di risorse economiche. «Qui avere un bambino significa perdere tutto». Molte ragazze non hanno più avuto contatti con la famiglia da quando sono andate via di casa. E i loro compagni rifiutano la responsabilità di diventare padri e le obbligano ad abortire, oppure le abbandonano. Diverse coppie ricorrono poi all’aborto per motivi economici: il tasso di disoccupazione è del 75% e per molti un figlio è «solo un peso da sopportare».

Per convincerle a tenere i propri bambini, la Chiesa locale cerca di rispondere concretamente alle esigenze delle donne fornendo vestiti, cibo, medicine e contributi economici. «Tante ragazze non hanno letteralmente un tetto sopra la testa – spiega il religioso – ma oggi grazie ad Aiuto alla Chiesa che Soffre posso accoglierle nella mia parrocchia». La fondazione pontificia ha contribuito alla costruzione di un piccolo appartamento dove ospitare temporaneamente alcune giovani madri in difficoltà. Anche il supporto del vescovo di Irkutsk, monsignor Kiril Klimowicz, è fondamentale per l’opera di assistenza.

Padre Michael e i suoi confratelli spingono le donne a effettuare il prima possibile un’ecografia. Vedere quel piccolo puntino in bianco e nero e sentire il battito del suo cuore crea un fortissimo legame e suscita un immediato istinto materno. Ed un semplice gesto come quello di acquistare dei vestitini può far comprendere che quella che sta crescendo è una già una vita. In parrocchia le giovani - di cui molte non hanno mai avuto una figura femminile di riferimento – approfondiscono inoltre il significato dell’essere madre e sono aiutate a completare gli studi. «Devono capire che anche con un figlio è possibile avere una vita, realizzarsi».

Padre Michael racconta ad ACS che molte volte le donne accendono ceri per i loro «figli non nati» sotto all’icona della Madonna del Perpetuo Soccorso. Qualche giorno nella Chiesa della Natività ne sono entrate cinque e hanno acceso 47 piccole candele. Una per ognuno dei bambini che hanno abortito. «Oggi ci sono molti più piccoli che giocano e ridono e molte più madri felici ed orgogliose. E finalmente Magadan si sta trasformando in un luogo pieno di vita».

di Gianfranco Amato

ecografia_quadridimensionaleLa moda è nata negli U.S.A. ma sta diffondendosi a macchia d’olio anche nel Regno Unito. Si tratta dei cosiddetti “foetus’ party”, ovvero feste organizzate dalle puerpere per mostrare alle amiche l’immagine ecografica del nascituro, e festeggiare insieme il lieto evento. La moda si deve alle innovazioni tecnologiche, ed in particolare alla ecografia quadrimensionale, che riesce a visualizzare nel dettaglio i movimenti fetali, fino alle espressioni del volto, come un sorriso o uno sbadiglio.

In Italia il gruppo di ricercatori guidati dal Prof. Umberto Castiello, docente di psicobiologia a Padova, attraverso l’osservazione – grazie proprio all’ecografia quadrimensionale – del comportamento di cinque coppie di feti gemelli, ha registrato che già fin dalla quattordicesima settimana di gestazione si possono verificare nell’utero movimenti volontari, precisi e diretti tra gli stessi gemelli. Vere e proprie coccole e carezze. Ognuno dei due feti, infatti, è consapevole della presenza dell’altro, e riesce a sfiorarlo con le mani, come conferma la decelerazione, ossia il rallentamento del gesto quando viene toccato il corpo del gemello, attraverso un movimento più controllato e accurato.

In Gran Bretagna il pioniere della tecnica ecografica quadrimensionale, il Prof. Stuart Campbell, nel momento in cui è riuscito a catturare l’immagine del sorriso di un nascituro di diciassette settimane, ha esclamato: «Ecco l’espressione gioiosa dell’umanità del feto».

Eppure queste immagini, che spalancano il nostro cuore al mistero della vita, ad alcuni fanno paura.

La Professoressa Cathy Warwick, Presidente del Royal College of Midwives (Collegio Reale britannico delle Ostetriche), ha criticato il dilagante fenomeno dei foetus’ party, anche perché quell’utilizzo delle ecografie può indurre a ritenere che i feti di poche settimane siano davvero essere umani titolari di diritti. In un articolo pubblicato dalla BBC, la Professoressa Warwick si è posta, infatti, una domanda: «Non si corre forse il rischio di contribuire alla diffusione dell’idea, sostenuta da alcuni, che il feto abbia una vita autonoma prima della nascita e che, quindi, ad esso debbano essere riconosciuti pieni diritti?».

Precisa meglio il proprio pensiero la stessa Warwick quando afferma che «la legislazione vigente nel Regno Unito consente alla madre di assumere decisioni anche a nome del proprio bambino, prima che questi nasca», e quindi un utilizzo improprio della tecnologia ecografica nei foetus’ party «rischia di compromettere questa posizione, ed aumentare il numero delle donne accusate di fare del male ai propri feti, come accade negli U.S.A.».

E’ incredibile. Quando la realtà rende evidente ciò che contrasta una visione ideologica, essa viene immediatamente censurata.

Che un feto di quattordici settimane possa sorridere, sbadigliare o accarezzare il fratellino che con lui condivide il grembo materno, è un fatto oggettivo. L’evidenza cogente della sua assoluta umanità. E se questo cozza contro il pregiudizio dell’ideologia, allora deve essere negato. Vengono in mente le parole che David Myers, docente di psicologia al Hope College del Michigan, ha scritto nel suo interessante saggio Social Psychology: «Vi è una realtà oggettiva là fuori, ma noi spesso non riusciamo a vederla attraverso gli occhiali delle nostre credenze, attitudini e valori». E quando si tolgono gli occhiali dell’ideologia, la realtà oggettiva può apparire insopportabile.

E’ quando è accaduto a Cathy Warwick e a tutti coloro che, ossessionati dall’idea che esista un diritto all’autoderminazione della donna, non riescono a tollerare la visione dell’essere indifeso ed innocente che viene soppresso in nome di quell’asserito diritto. Non potendo negarne l’esistenza, ne negano l’umanità.

La realtà, però, a volte gioca brutti scherzi. Lo ricordava il grande Marcel Proust nella sua Recherche, quando scriveva che proprio «la realtà è il più abile dei nemici», perché «lancia i suoi attacchi contro quel punto del nostro cuore dove non ce li aspettavamo, e dove non avevamo preparato difese». Sembra davvero essere ciò che è accaduto alla Presidente del Royal College of Midwife.

Fonte: Corrispondenza Romana - 01/02/12

di Toni Brandi

CHINA_-_Chen_guangcheng_and_familyCieco, cristiano, avvocato autodidatta, è privo della libertà e in pericolo di morte per aver difeso le donne cinesi dagli abusi e le violenze perpetrate dal regime comunista nell’applicazione della politica del figlio unico: grazie a questa politica, la Cina si vanta di aver “evitato” 400 milioni di nascite dal 1979. La rivista Time l’ha incluso nel 2006 nella lista delle “cento personalità che cambiano il nostro mondo”. Nel 2007 ha ricevuto il premio Magsaysay, una sorta di Nobel asiatico. Anche se la maggior parte delle persone è al corrente del fatto che la Cina persegue la “politica del figlio unico”,  in realtà non sa precisamente che cosa questo comporti. A parte alcune eccezioni, la regola è che ogni coppia deve procreare un solo bambino.  Anche per sposarsi e per mettere al mondo un figlio è obbligatorio ricevere una licenza speciale emessa dal governo. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Chen Guang Cheng, avvocato auto-didatta ed attivista per i diritti umani di 41 anni, non vedente, si è battuto contro la campagna di aborti forzati imposta dal regime cinese nella provincia dello Shandong. Nel giugno del 2004, per mantenere la quota prefissata di nascite, i funzionari del Partito Comunista convinsero le coppie ad avere un secondo figlio, previo pagamento. Nel marzo 2005, nuovi funzionari decisero di fare abortire con la violenza le stesse donne che avevano già pagato per poter avere la seconda gravidanza, poichè la “quota” di nascite prevista dall’Ufficio della Pianificazione Familiare era stata superata. Per difendere legalmente queste giovani donne, Chen Guang Cheng è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione in un Laogai (www.laogai.it) sotto l’accusa di “aver intralciato il traffico”. 

Secondo il Time Magazine del 12.9.05 e The Independent del 21.9.2005, nella regione Linyi della stessa provincia migliaia di donne sono state costrette ad abortire dal marzo al luglio del 2005.   L’articolo del Time testimonia anche il caso della giovane Li Juan di 23 anni. Gli operatori sanitari legarono la giovane a un letto, le infilarono un grosso ago nell’addome fino a raggiungere il feto di 9 mesi. Questo si è dapprima mosso scalciando, poi ha smesso di muoversi. Dieci ore dopo la madre ha partorito una bimba morta, che si sarebbe dovuta chiamare Shuang ”Piena di luce”. Subito dopo il corpicino è stato immerso in un secchio d’acqua per accertarne l’avvenuto decesso. Durante la stessa campagna, almeno 160 giovani donne sono state costrette ad abortire all’ottavo o al nono mese di gravidanza.  Durante una recente intervista, la moglie, Yuan Weijing, racconta la storia del marito colpevole solo di avere difeso i diritti delle donne e dei bambini nella sua regione. “L’hanno accusato di aver bloccato il traffico e danneggiato la proprietà pubblica, ma sono invenzioni, le autorità  lo odiano perchè ha fatto perdere loro la faccia. Chen era inorridito da quanto succedeva qui intorno. Cento donne al giorno venivano costrette alla sterilizzazione. Non lo poteva sopportare, non riusciva a  tacere ed ha così denunciato e svergognato le autorità; per questo loro ora non lo perdonano  …“  spiega Yuan.

Chen  è stato più volte torturato e privato di qualsiasi cura medica (soffre di gastroenterite cronica). Ora langue agli arresti domiciliari, dove con la moglie Yuan Weijing, contina a subire soprusi e violenze: le finestre della loro abitazione sono state sigillate con lastre di metallo, libri, TV e computer sono stati sequestrati, il bastone per ciechi di Chen rubato, così come i giocattoli della loro bambina. La polizia, inoltre, impedisce alla famiglia di Chen persino di acquistare generi alimentari di prima necessità. Alla loro bambina di 6 anni finora è stato impedito di frequentare la scuola regolarmente. Il figlio più grande vive già con dei parenti: quando ha lasciato la casa dei genitori l’hanno spogliato nudo per perquisirlo. Le situazione di questo eroe è stata denunciata dal Parlamento Britannico, nel 2007, che ne ha chiesto la liberazione, e da Reggie Littlejohn, avvocatessa americana esperta sulla politica del figlio unico in Cina, durante un suo intervento al Parlamento Europeo nel 2008.  Nonostante ciò il Partito Comunista continua la sua persecuzione contro Chen Guangcheng, sicuro che l’Occidente considera più importanti i traffici internazionali che i diritti umani. La scellerata politica cinese del figlio unico, come ogni politica di controllo delle nascite, è conseguenza del “dogma” della “sostenibilità”: si dice che le risorse naturali del mondo siano limitate e sia necessario diminuire la popolazione per uno sviluppo sostenibile. Ciò è semplicemente falso. Infatti la storia dimostra come le risorse si siano moltiplicate più della popolazione, grazie alla creatività e alla capacità produttiva dell’uomo: e l’ingegno, stimolato dalla necessità, aumenta le risorse a disposizione, anche e soprattutto grazie alla crescita della popolazione (delle braccia e degli ingegni…).

Fra le varie cause della caduta dell’Impero Romano una fu proprio la riduzione della natalità. Al contrario, il grande sviluppo socio-economico delle città in Europa intorno all’anno Mille si dovette al cambio delle colture nei campi e alla crescita demografica. Oggi il problema non è nella mancanza di risorse, ma nel loro controllo e nella loro distribuzione, perché la ricchezza è sempre più nelle mani di un numero decrescente di persone che agiscono meramente a scopo di profitto. Purtroppo, viviamo in un mondo dove imperano l’individualismo, l’edonismo e l’utilitarismo, un mondo dove non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che conviene, perché regna la “dittatura del relativismo”. Chen Guangcheng e gli altri dissidenti cinesi che si battono contro gli aborti forzati, come Mao Hengfeng e Huang Qi, sono vittime di questa “cultura della morte” che impera in Cina e, purtroppo, è diffusa anche in occidente: basti pensare alla politica demografica attuata dalle agenzie dell’ONU, come l’UNFPA, a cui anche l’UE e l’Italia concedono ampi finanziamenti, che tra l’altro sostiene concretamente con mezzi e know-how la barbara politica di controllo delle nascite di Pechino. Con la scoperta del DNA, la scienza conferma che la vita di ogni essere umano inizia dal concepimento. Gesù Cristo ci insegna “non fare agli altri ciò che non vuoi essere fatto a te”. Ebbene, come possiamo noi oggi meravigliarci dell’aumento delle guerre, delle violenze, dei soprusi, dell’egoismo e del male imperante, se, con la scusa di un cosiddetto “diritto alla scelta” per la donna, dimentichiamo il diritto alla vita del bambino e quindi ne sentenziamo la condanna a morte, mediante l’aborto?

Fonte: www.laogai.it - 02/04/12

Martedì, 17 Aprile 2012 11:15

10/04/12 - Tutta la verità sulla legge 40!

di Giacomo Rocchi 

embrioni-congelati-sa-filippo-neriIl tragico episodio del San Filippo Neri, con la morte di decine di embrioni congelati, ha suscitato molte reazioni. Ci interessano quelle che suggeriscono che quegli embrioni erano stati congelati per colpa della sentenza della Corte Costituzionale del 2009 che aveva eliminato il limite massimo di embrioni producibili (tre per ogni ciclo).

Si sostiene, da parte autorevole, che "il terribile incidente del centro di fecondazione artificiale del San Filippo Neri di Roma non sarebbe accaduto o comunque avrebbe avuto conseguenze meno disastrose se la legge 40 non fosse stata parzialmente demolita dalla Corte Costituzionale" e si aggiunge che "la legge 40, nella sua stesura originale, vietava il congelamento degli embrioni e voleva che ogni figlio, sia pure generato artificialmente, venisse ricondotto al suo ambiente naturale: il seno materno" (Avvenire, 5/4/2012, pag. 21); altri, altrettanto autorevoli, sinteticamente osservano che "A seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 2009, le proporzioni del fenomeno crioconservazione hanno assunto dimensioni prevedibili ma finora non immediatamente tangibili. La legge 40 - legge non cattolica - ha avuto il merito di porre un argine alle derive della fecondazione artificiale senza limiti" (Avvenire, 5/4/2012, pag. 21).

La giornalista di Avvenire, Ilaria Nava (Avvenire, 5/4/2012, pag. 20: Legge 40, tutele da non toccare) sembra seguire lo stesso filo logico: "La legge 40 punta ad evitare che si creino embrioni destinati ai frigoriferi e mira a scongiurare a priori la creazione di embrioni in eccesso rispetto a quelli che verranno poi impiantati. Un problema, quello degli abbandoni, molto sentito prima dell'approvazione della legge, quando, di fatto, in Italia vigeva una sorta di "liberi tutti" della provetta. Limiti che la nuova disciplina puntava a definire con chiarezza ma che in parte sono stati resi più labili dall'intervento della Corte Costituzionale del 2009". Solo nella seconda parte dell'articolo emerge un dato, sia pure di sfuggita. Si riferisce, infatti, che "l'articolo 14 vieta la crioconservazione e la soppressione degli embrioni. Il secondo comma è stato parzialmente abrogato dalla Corte Costituzionale ..."; si aggiunge che tutti gli embrioni morti "erano tutti recenti, successivi alla sentenza della Corte Costituzionale", sottolineando che, "in meno di tre anni si sono creati almeno un centinaio di embrioni nel solo centro del San Filippo Neri".

Insomma: è tutta colpa della Corte Costituzionale? La giornalista, correttamente, ricorda al termine dell'articolo: "La legge è chiara nello stabilire che, per crioconservare, è necessaria una grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione".

La Nava non lo dice esplicitamente, ma sì: La legge 40 consente il congelamento degli embrioni! Il congelamento era previsto e permesso fin nella stesura originale della legge.

Il congelamento degli embrioni veniva regolarmente praticato: la Relazione ministeriale sull'attuazione della legge 40 riferiva che nel 2008 - quindi prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse - si era proceduto al congelamento di tutti gli embrioni in 257 casi per un totale di 763 embrioni formati e crioconservati (tabelle 3.37 e 3.49). Se la Corte Costituzionale non fosse intervenuta, in dieci anni gli embrioni prodotti e congelati dopo la entrata in vigore della legge 40 sarebbero stati 7.000(ipotizzando una media di 700 all'anno).

Si potrebbe osservare: "ma il congelamento era ammesso solo in casi eccezionali!". Verrebbe da rispondere: "Andate a dirlo a quei 763 embrioni che nel 2008 sono stati congelati: chissà se saranno sollevati di sapere di essere un "caso eccezionale" ...

Riflettiamo, piuttosto, sulla gravità di quella "eccezione": cosa penseremmo di una legge che stabilisse: "La tortura è vietata. In casi eccezionali (ad esempio, scoprire i colpevoli di atroci delitti) la tortura è consentita, ma con l'obbligo di cessare immediatamente le operazioni di tortura una volta ottenuto il risultato"?

Il congelamento è peggio della tortura! E' una pratica che dimostra la considerazione che si ha degli embrioni: "cose", non persone; "prodotti".

E allora diciamolo chiaramente: consentire la produzione dell'uomo in provetta significa rendere deboli e superabili tutti i limiti che un legislatore di buona volontà possa immaginare; e consentire il congelamento di quei "prodotti" in casi eccezionali porta, inevitabilmente, a consentirlo sempre, tutte le volte che gli adulti lo riterranno utile.

Fonte: Notizie Pro Life - 05/04/12

ppabortochile030412ACI - 09/04/12 Il Senato del Cile non ha approvato nessuno dei tre progetti pro aborto presentati negli ultimi mesi che cercavano di introdurre l'aborto terapeutico nel paese.

Come riportato dai media locali, lo scorso 4 aprile i voti contro l'aborto e a favore della vita sono venuti dall'alleanza parlamentare ufficiale e da alcuni parlamentari della Democrazia Cristiana.

Il senatore Alberto Espina, del partito Renovación Nacional, ha sottolineato la necessità di "mantenere la protezione del diritto alla vita. La nostra legislazione offre protezione al nascituro e questo diritto sorge proprio nel momento del concepiment".

A sua volta, il senatore Carlos Larrain, anche lui del partito Renovación Nacional, ha descritto l'aborto come "una sorta di condanna a morte."

Non può essere terapeutico interrompere la vita di chi sta nascendo ", ha detto il parlamentare Hernan Larrain.

Tuttavia, i senatori promotori dei progetti abortisti hanno affermato che continueranno a insistere nell'intenzione di conseguire l'approvazione dell' aborto terapeutico in Cile.

Il presidente, Sebastian Pinera, ha parlato più volte contro qualsiasi progetto di legge abortista, affermando che applicherà il suo diritto costituzionale di porre il veto a qualunque legge possa consentire l'omicidio di un bambino nel grembo materno.

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