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Esiste purtroppo un filo rosso, rosso come il sangue versato da milioni di persone innocenti, che lega il secolo scorso – il secolo dei totalitarismi atei e massificanti – al nostro.

Oggi come ieri, viene messo continuamente in discussione il valore ontologico della vita stessa, creando categorie sempre più specifiche dentro le quali inserire i deboli, gli indesiderati, i depressi, le persone malate etc.. per poterle fisicamente eliminare con o senza il loro consenso.

Era il 1941 quando a Berlino, in pieno regime nazionalsocialista, si proiettava nei cinema della capitale il film dal titolo Ich klage an (Io accuso), il quale non era “che una spudorata esaltazione dell'eutanasia: l'accusato in questione è un medico prima restio alla eutanasia ma più tardi convinto da un collega e da un bene elaborato episodio dell’ opportunità sociale di simili omicidi1. Prodotto in collaborazione con il ministero della propaganda, fu presentato in concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e aveva in realtà l'obiettivo di supportare il programma Aktion T4 (noto anche come programma eutanasia), che sarebbe stato propedeutico al piano di sterminio degli ebrei dell’Europa orientale.

A oltre settanta anni di distanza, la nostra Camera dei Deputati inizierà invece a discutere una legge sul biotestamento che inevitabilmente aprirà la porta alla cosiddetta “dolce” morte che di dolce non ha proprio nulla.

Complice anche l’azione di Marco Cappato che ha usato la situazione di dolore di Fabiano Antoniani, l’ex “dj Fabo”, per impressionare l’opinione pubblica ed esercitare così forti pressioni sulle istituzioni al fine di ottenere subito una legge in tal senso.

Anche in questo caso i mass-media hanno messo in campo una forte propaganda per raccontare ed esaltare il suicidio in Svizzera di Fabo, descritto come un atto giusto che gli avrebbe conferito nuovamente quella dignità persa, a loro dire, tanti anni fa.

La verità è che Fabiano è morto e non ha riacquisito alcuna dignità non esistendo più la sua persona.

Dicevamo però di una sapiente propaganda messa in moto al fine di convincere gli italiani della necessità di legiferare subito in materia.

Ora, come sappiamo ‘dj Fabo’ è morto lunedì 27 febbraio. Una data non casuale: è lo stesso giorno in cui era stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo della Camera dei Deputati, l’inizio della discussione del disegno di legge sulle direttive anticipate e sul consenso informato (il Ddl sul biotestamento). Possibile che una morte che richiede – secondo quanto riporta la stessa Dignitas sul suo sito2 – un iter di diverse settimane, sia avvenuta proprio in questa data? O forse c’è qualcosa in più? Tutto ciò potrebbe rispondere ad un disegno politico?

Ci sono diverse persone, malate da anni o che da tempo si fanno carico di parenti in situazioni difficilissime, che nei giorni scorsi avrebbero voluto gridare a Fabiano che la vita vale la pena. Ma la stampa non gli ha dato la risonanza riservata all’ex dj.

Ovviamente i maggiori quotidiani hanno dipinto l’Italia come il fanalino di coda rispetto a tutti quei paesi che hanno già adottato leggi “civili” al passo con i tempi. Tra questi possiamo prendere  amò di esempio l’Ontario.

È piuttosto istruttivo leggere infatti quanto riportato da Le Journal de Montréal e dal The National Post sulla situazione attuale.

Lì, il suicidio assistito è legale da otto mesi ma suscita malessere tra i medici. Ventiquattro di loro hanno chiesto di ritirare il proprio nome in modo permanente dalla lista dei professionisti disposti a praticarla3. «Un’altra trentina si è dichiarata indisponibile», esprimendo la necessità di un «periodo di riflessione».

Un numero abbastanza importante da essere notato dall’Associazione Canadese dei Medici.

Questi medici avendo «aiutato i pazienti a mettere fine» alle loro vite avrebbero subito «uno stress emotivo» o il «timore di sentirsi perseguitati». In definitiva «hanno trovato l’esperienza troppo difficile per poter dare nuovamente questa assistenza», descrivendo l’atto in sé come «troppo doloroso»4.

Come si vede stiamo parlando del “civilissimo” Canada che evidentemente può essere al passo con i tempi quanto vuole ma non riuscirà mai a cancellare dalla natura dell’uomo l’assoluta certezza che qualsiasi forma di eutanasia non è altro che un omicidio.

Con tutto ciò, i difensori di questa pratica continuano purtroppo ad avanzare in Europa. Nelle loro dichiarazioni più spinte arrivano a teorizzare che la società debba liberarsi dal peso rappresentato dai disabili e dagli anziani dipendenti.

Quando però il diritto alla vita di un solo essere umano innocente non è più garantito, la vita di tutti viene messa a rischio. Basta essere incluso nella categoria sbagliata.

È ciò che inevitabilmente è accaduto in Belgio dove nel 2012 diversi medici e scienziati hanno firmato un articolo nel quale si affermava: «Depenalizzando l’eutanasia, il Belgio ha aperto un vaso di Pandora. Come previsto, una volta tolto il divieto, si cammina rapidamente verso una banalizzazione dell’eutanasia. Dieci anni dopo (…), l’esperienza dimostra che una società che sostiene l’eutanasia rompe i legami di solidarietà, fiducia e sincera compassione che sono alla base del “vivere insieme”, arrivando ad auto-distruggersi»5.

Lex creat mores (la legge crea costume): ogni legge crea una mentalità e ha un profondo impatto sul tessuto sociale e sulla vita di chi è a favore e di chi è contrario. Il permesso statale di togliere la vita equivale a consacrare una visione ben precisa, e di parte, della persona umana, veicolando valori sociali, morali e culturali che di necessità influenzano tutti. Se venisse approvato in Italia il biotestamento, verrebbe iscritta nella legge una visione antropologica ben precisa, imponendola a tutti i cittadini.

L’ha sintetizzato molto bene, alcuni anni fa, il bioeticista americano Daniel Sulmasy: «Una volta che l’eutanasia sarà legalizzata, la norma si ribalterà e la domanda da porre alla persona vulnerabile diventerà: perché non ti sei ancora suicidata?»6.

Il progetto di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento che verrà discusso alla Camera dei Deputati ha un obbiettivo preciso: favorire ed anticipare quanto prima la morte delle persone "inutili" alla società, soprattutto quelle prive di coscienza e gli anziani in stato di demenza.

L’articolo 2 permetterà ad esempio ai tutori degli interdetti o agli amministratori di sostegno di negare il consenso a nuove terapie per gli assistiti: ma il progetto di legge considera terapia anche la nutrizione e l'idratazione artificiale, cosicché, come avvenne per Eluana, i tutori potranno determinare la morte per fame e per sete dei loro assistiti7.                     

Ci auguriamo che il Palmento non approvi mai una simile legge omicida e al contempo abbia il coraggio di affermare che la vita di ogni uomo è sempre e comunque intangibile. Lo Stato deve invece assicurare sempre le cure mediche a tutti i suoi cittadini per tutelare il loro diritto alla salute e l’assistenza necessaria nei casi di grande invalidità.

Generazione Voglio Vivere

 

NOTE

  1. Actes et documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale, Vol. V. p 195. Rapporto diplomatico indirizzato alla Segreteria di Stato di Sua Santità, redatto il 10 Settembre 1941 dal Nunzio Apostolico monsignor Cesare Orsenigo.
  2. «Per ogni singolo caso, un viaggio di questo genere, il colloquio con un medico, la redazione di una ricetta e il suicidio assistito è preceduto da un iter Dignitas che normalmente richiede fino a tre mesi, ma che può durare anche più a lungo. Solo dopo questa procedura preparatoria, entro tre o quattro settimane, potrà aver luogo il suicidio assistito».
  3. I medici iscritti a questa lista in data 17 febbraio 2017 erano 137.
  4. Fin de vie, Synthèse de presse bioéthique, 28 febbraio 2017.
  5. Dix ans d’euthanasie : un heureux anniversaire?, 13 giugno 2012 http://bit.ly/2mqe4Wq
  6. «Controllare la vita? È un illusione...». Intervista a Daniel Sulmasy, Tracce N.7, Luglio/Agosto 2013 http://bit.ly/2mHSZrD
  7. Contro la legalizzazione dell'eutanasia: nessun compromesso!. Comitato Verità e Vita, Comunicato Stampa 2 marzo 2017

L’8 marzo, festa priva di fondamento storico in quanto dovrebbe commemorare 129 lavoratrici morte in un famigerato incendio newyorkese nel 1908, si verificò non l’8 ma il 25 marzo, con vittime di entrambi i sessi e, soprattutto, nel 1911, la “Giornata della donna” già istituita.

Per onorare a modo suo questa ricorrenza, Magistratura democratica (Md), la corrente di sinistra dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha pensato bene di appoggiare esplicitamente i bandi pubblici riservati ai medici non obiettori di coscienza della Regione Lazio e definiti «iniqui» dall’ordine dei medici di Roma.

Tutto questo a poche ore di distanza dall’uscita dell’ultimo report dell’ Istat sugli “Indicatori demografici” nel nostro paese.

Mentre registriamo 608 mila decessi, nel 2016 le nascite hanno toccato un nuovo minimo storico: 474 mila unità, circa 12 mila in meno rispetto al 2015. La popolazione invecchia e quasi un quarto degli abitanti ha più di 65 anni.

Questi dati però non preoccupano i collettivi femministi che strumentalizzando ancora una volta la ricorrenza di oggi si sono strappati le vesti per ogni  “forma di sopraffazione patriarcale che va dallo “svuotamento” della legge 194 con un obiezione di coscienza che arriva a toccare punte dell’80 %, ad una quasi inesistente e valida informazione sui metodi contraccettivi d’emergenza (…). Ci batteremo (…) contro ogni tipo di attacco alla nostra libertà sessuale ed ai nostri diritti riproduttivi, per il pieno accesso alla Ru486 con ricorso a 63 giorni ed in day ospital”. [1]

Dunque, la piena realizzazione di una donna passerebbe anche e soprattutto attraverso l’uccisione del più debole.

A questa idea macabra che fa combaciare la propria libertà con la soppressione della libertà altrui, ovvero quella del bimbo che si porta in grembo, preferiamo volgere il nostro sguardo all’esempio di S. Gianna Beretta Molla (4 ottobre 1922 – 28 aprile 1962).

Donna meravigliosa amante della vita, sposa, madre, medico professionista esemplare, donò la propria vita per salvare quella di sua figlia e fu indicata da Giovanni Paolo II come modello di madre e sposa.

Alcuni giorni prima del parto, pur confidando nella Provvidenza, era pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura. “Mi disse esplicitamente” - ricorda il marito Pietro - “con tono fermo e al tempo stesso sereno, con uno sguardo profondo che non dimenticherò mai: Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete - e lo esigo - il bimbo. Salvate lui”.

Se proprio dobbiamo festeggiare l’8 marzo facciamolo conoscendo e facendo conoscere la storia di questa grande donna del nostro tempo attraverso il DVD “La Scelta di Amare”.

Richiedi il DVD "La scelta di Amare"!

Il film documenta, in modo toccante e commovente, la vita di Santa Gianna, attraverso interviste con il marito, i figli, la nipote, il fratello Don Giuseppe e la sorella Madre Virginia, le amiche, lettere e ricordi di famiglia.

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perchè lontano da Dio. Noi, compreso che la gioia viene da Gesù, con  Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”. [2]

 

Newsletter Generazione Voglio Vivere del 08/03/2017

[1] Nota di #NonUnaDiMeno Reggio Calabria
[2] S. Gianna Beretta Molla. Quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 - 1948

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita.

 

 

ROMA COMPIE UN SALTO MORTALE:        

          DAL CURATORE DEL VENTRE PASSA ALL’EVACUATORE DEL VENTRE                      

AL SAN CAMILLO  IN UN CONCORSO DA POCO CONCLUSO  E’ NEGATO ANCHE IL DIRITTO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

 

Da giorni i mass media ci bombardano con la notizia dell’assunzione a tempo indeterminato di due ginecologi non obiettori dopo apposito bando per “Dirigente Medico disciplina OSTETRICIA e GINECOLOGIA (da destinare al Settore del Day Hospital e Day Surgey) per l’applicazione della Legge 194/1978 – interruzione volontaria della gravidanza”.

Quando una legge dello stato, ingiusta, disumana, gravemente lesiva del diritto alla vita del più debole ed indifeso tra gli uomini, il concepito, consente ad una donna di uccidere il proprio figlio nei primi 90 giorni di gravidanza per qualsiasi motivo - negli stampati della maggior parte dei documenti rilasciati dal medico per l’aborto volontario non c’è una riga con l’indicazione: motivazioni che inducono all’aborto volontario ! – non c’è da stupirsi se anche altri diritti universali dell’uomo vengono calpestati per rendere più agevole questa strage, che fino al 31 dicembre 2015 ha prodotto 5.746.004 di vittime innocenti.

Le motivazioni false e strumentali addotte per giustificare questo bando di concorso sono smentite dall’ultima relazione al Parlamento del Ministro della Salute (dic. 2016), nella quale si legge che il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori nel Lazio è di 3,2 (min. 0,7 e max 7) aborti volontari/settimana pur essendoci una percentuale di ginecologi obiettori pari al 78,2%. Nella stessa relazione è riportata anche la copia del pronunciamento definitivo del 6 luglio 2016 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che ha respinto la denuncia presentata in data 17 gennaio 2013 dalla CGIL contro l’Italia in merito alla mancata applicazione della legge 194/78 riguardo all’accesso ai servizi IVG in relazione all’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari.

 Il fatto che il Presidente della Regione Lazio e che un’Azienda Ospedaliera di Roma si prendano la licenza di indire e portare a compimento un siffatto concorso per assumere a tempo indeterminato  due ginecologi con il compito di praticare aborti volontari per tutta la durata del loro impiego oltre a costituire la manifesta violazione di un altro diritto fondamentale della persona, all’obiezione di coscienza, rappresenta un attacco diretto alla figura del medico ed in particolare dell’ostetrico ginecologo, che – durante la gravidanza ha due o più pazienti che insieme si affidano alle sue cure: la madre ed i/il figli/o - che si tenta di ridurre a semplice esecutore della loro volontà e a cooperatore od a esecutore dell’uccisione di uno o più dei suoi piccoli ed indifesi pazienti.

Il vero motivo per cui si attacca la figura del medico ed in particolare del ginecologo obiettore è che la massiccia presenza di medici obiettori – che non sono in prevalenza mossi da motivazioni etico/religiose – sta a ricordare a tutti che il medico sa con certezza che l’aborto volontario è sempre l’uccisione di un bambino innocente ed indifeso nell’utero materno, il primo luogo dove si sperimenta la solidarietà umana ed il luogo più sicuro al mondo fino a che leggi disumane ed ingiuste, che consentono l’aborto volontario, l’hanno trasformato in un campo di stermino.

L’altro motivo è che per i fautori di leggi di morte il medico che opera secondo scienza e coscienza non è funzionale ai loro progetti per cui debbono ridurlo a puro funzionario delle loro scelte legislative, che sempre più si connotano di totalitarismo e di dittatura ideologica. Quando è prevista come in questo caso l’obiezione di coscienza la calpestano e nelle leggi più recenti neanche la inseriscono nel testo legislativo come sta accadendo alla Camera nel ddl sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.

Ridurre il medico a puro esecutore delle altrui volontà sacrificando tutto il patrimonio di cultura scientifica, umana e solidaristica, che da sempre contraddistinguono la professione medica, mortificando e calpestando la sua coscienza  può essere funzionale solo ad un regime dittatoriale, ma sicuramente  non giova alle persone che hanno bisogno del suo aiuto professionale ed umano, perché il medico da sempre ha la missione di curare, alleviare il dolore e - quando non può fare altro - prendersi cura della persona che a lui si affida.

L’aborto volontario, inoltre, non è - come qualcuna si ostina a declamare ed a scrivere - una conquista della donna, un suo strumento di potere, ma una bruciante sconfitta in quello che lei ha di unico, più peculiare ed esclusivo rispetto all’uomo, cioè di essere il luogo dove ha inizio una nuova vita umana e dove amorevolmente si sviluppa attraverso scambi di intimi e continui messaggi che incominciano nell’attimo stesso in cui ha inizio la vita del figlio; un doloroso dramma che lascia segni per tutta la vita e conseguenze psichiche ben documentate da ampia letteratura scientifica internazionale; dramma che coinvolge anche la coppia, la famiglia, le persone che direttamente o indirettamente l’hanno spinta verso l’aborto volontario, la società tutta che ha creato questa cultura di morte e che ne subisce le conseguenze, di cui l’inverno demografico e l’abbrutimento delle coscienze sono solo alcuni dei sintomi più evidenti, ma trascurati completamente dai legislatori e dagli amministratori, che invece di modificare i propri comportamenti e le scelte di morte si prodigano a fare altre leggi di morte per eliminare le persone che non producono.  

COMUNICATO  STAMPA  N. 185 DEL 25 FEBBRAIO 2017

di Redazione


Cosa accadrà ai minori se le DAT (Dichiarazioni anticipate di Trattamento) verranno approvata?
 
Riprendendo l’ultimo Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita leggiamo che il testo dell'art. 2 (Minori e incapaci) recita: «Il consenso informato (…) è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno». 
 
Questo significa - fa notare giustamente il Comitato – che “il minore o l'incapace (se potranno: ma ovviamente non potranno farlo né i neonati né le persone in stato di incoscienza) potranno esprimere la loro volontà rispetto alle scelte terapeutiche, ma saranno genitori, tutori ed amministratori di sostegno a manifestare il consenso informato, l'unico ad essere efficace dal punto di vista giuridico, quello sulla base del quale potranno essere iniziate o interrotte terapie”.
 
La lettura dell'art. 1 dimostra inoltre che genitori del minore, tutore o amministratore di sostegno potranno adottare qualsiasi decisione, in quanto avranno:
 
a) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi accertamento diagnostico; 
 
b) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi trattamento sanitario o anche singoli atti del trattamento stesso; 
 
c) la possibilità di revocare il consenso in precedenza prestato con conseguente diritto all'interruzione del trattamento.
 
In sintesi tutto ciò significa che “le decisioni di genitori, tutori e amministratori di sostegno saranno insindacabili: i medici non potranno rifiutarsi di interrompere i trattamenti sanitari, anche salvavita, né intraprendere nuovi trattamenti sanitari contro o senza la loro volontà: il comma 7 dell'art. 1 stabilisce che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente» e, quindi, quanto a minori, interdetti o sottoposti ad amministrazione di sostegno, a quella espressa da genitori, tutori ed amministratori”.
 
Non essendo inoltre prevista alcuna possibilità di ricorso all'Autorità Giudiziaria i medici dovranno soltanto dare attuazione alle decisioni prese da quei soggetti.
 
Vogliamo davvero essere una nazione che uccide i bambini?! Non faremo nulla per fermare questa barbarie?
 
 
Non possiamo più tacere!
 
L’inizio della discussione alla Camera dei Deputati del disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), meglio note come Testamento Biologico e previsto inizialmente per il giorno 30, ha ottenuto una proroga di tre settimane per poter dare alla Commissione Affari Sociali il tempo necessario di discutere i 280 emendamenti presentati al testo unificato.
 
Già da alcuni giorni Generazione Voglio Vivere aveva lanciato una petizione per dire No a questa iniziativa che calpesta la dignità del malato. Il numero di firme sinora raccolto ci ha mostrato l'interesse generale delle persone a non essere lasciate all'oscuro su di un tema così importante. Non dobbiamo però abbassare la guardia.
 
Dietro le rassicuranti espressioni "consenso informato" e "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento" si nasconde una esplicita e brutale legalizzazione dell'eutanasia delle persone deboli e malate, anche senza o contro il loro consenso.
 
Se questo disegno di legge dovesse passare:
 
- il tutore potrà far morire il soggetto incosciente negandogli, oltre che le terapie, anche il cibo e l'acqua;
 
- sarà possibile determinare la morte di neonati prematuri o disabili o affetti da malformazioni impedendo ogni trattamento intensivo neonatale;
 
- anziani in stato di demenza, soggetti incapaci o privi di coscienza potranno rimanere senza le terapie necessarie per mancanza di consenso, così da giungere alla morte.
 
Proprio in questi giorni, a dimostrazione del fatto che non stiamo diffondendo inutili allarmismi, la commissione di controllo per l’eutanasia, in Olanda, ha trasferito per la prima volta in 16 anni un caso ai giudici per violazione della legge. I revisori hanno riconosciuto che una donna affetta da demenza in stato avanzato, che aveva fatto intendere in modo chiaro di non volere l’iniezione letale ma di volere vivere, è stata ugualmente uccisa.
 
Nonostante siano stati accertati questi fatti però, la commissione ha chiesto alla procura di non accusare né condannare il medico per omicidio...
 
Un fatto orribile che si ripeterà nei nostri ospedali se non fermeremo oggi stesso questa legge omicida.
 
Il fulcro della proposta è sempre lo stesso: rendere possibile la morte procurata di tutti i soggetti "imperfetti" o "inutili" alla società, se non addirittura "costosi" per la società e per i loro familiari. Una possibilità che riguarda tutti noi che, prima o dopo, avremo a che fare con malattie serie o l'età avanzata.
 
La proposta non garantisce la libertà effettiva e un'informazione adeguata per chi firmerà questi fogli che potranno trasformarsi in vere e proprie condanne a morte. Un risultato che sarà ottenuto con la garanzia per i medici di non avere nessuna conseguenza, né civile né penale.
 
Contro questa proposta occorre una presa di posizione dura e senza compromessi.

Firma la petizione per dire «NO» al Testamento Biologico!

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