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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita.

 

 

ROMA COMPIE UN SALTO MORTALE:        

          DAL CURATORE DEL VENTRE PASSA ALL’EVACUATORE DEL VENTRE                      

AL SAN CAMILLO  IN UN CONCORSO DA POCO CONCLUSO  E’ NEGATO ANCHE IL DIRITTO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA

 

Da giorni i mass media ci bombardano con la notizia dell’assunzione a tempo indeterminato di due ginecologi non obiettori dopo apposito bando per “Dirigente Medico disciplina OSTETRICIA e GINECOLOGIA (da destinare al Settore del Day Hospital e Day Surgey) per l’applicazione della Legge 194/1978 – interruzione volontaria della gravidanza”.

Quando una legge dello stato, ingiusta, disumana, gravemente lesiva del diritto alla vita del più debole ed indifeso tra gli uomini, il concepito, consente ad una donna di uccidere il proprio figlio nei primi 90 giorni di gravidanza per qualsiasi motivo - negli stampati della maggior parte dei documenti rilasciati dal medico per l’aborto volontario non c’è una riga con l’indicazione: motivazioni che inducono all’aborto volontario ! – non c’è da stupirsi se anche altri diritti universali dell’uomo vengono calpestati per rendere più agevole questa strage, che fino al 31 dicembre 2015 ha prodotto 5.746.004 di vittime innocenti.

Le motivazioni false e strumentali addotte per giustificare questo bando di concorso sono smentite dall’ultima relazione al Parlamento del Ministro della Salute (dic. 2016), nella quale si legge che il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori nel Lazio è di 3,2 (min. 0,7 e max 7) aborti volontari/settimana pur essendoci una percentuale di ginecologi obiettori pari al 78,2%. Nella stessa relazione è riportata anche la copia del pronunciamento definitivo del 6 luglio 2016 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che ha respinto la denuncia presentata in data 17 gennaio 2013 dalla CGIL contro l’Italia in merito alla mancata applicazione della legge 194/78 riguardo all’accesso ai servizi IVG in relazione all’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari.

 Il fatto che il Presidente della Regione Lazio e che un’Azienda Ospedaliera di Roma si prendano la licenza di indire e portare a compimento un siffatto concorso per assumere a tempo indeterminato  due ginecologi con il compito di praticare aborti volontari per tutta la durata del loro impiego oltre a costituire la manifesta violazione di un altro diritto fondamentale della persona, all’obiezione di coscienza, rappresenta un attacco diretto alla figura del medico ed in particolare dell’ostetrico ginecologo, che – durante la gravidanza ha due o più pazienti che insieme si affidano alle sue cure: la madre ed i/il figli/o - che si tenta di ridurre a semplice esecutore della loro volontà e a cooperatore od a esecutore dell’uccisione di uno o più dei suoi piccoli ed indifesi pazienti.

Il vero motivo per cui si attacca la figura del medico ed in particolare del ginecologo obiettore è che la massiccia presenza di medici obiettori – che non sono in prevalenza mossi da motivazioni etico/religiose – sta a ricordare a tutti che il medico sa con certezza che l’aborto volontario è sempre l’uccisione di un bambino innocente ed indifeso nell’utero materno, il primo luogo dove si sperimenta la solidarietà umana ed il luogo più sicuro al mondo fino a che leggi disumane ed ingiuste, che consentono l’aborto volontario, l’hanno trasformato in un campo di stermino.

L’altro motivo è che per i fautori di leggi di morte il medico che opera secondo scienza e coscienza non è funzionale ai loro progetti per cui debbono ridurlo a puro funzionario delle loro scelte legislative, che sempre più si connotano di totalitarismo e di dittatura ideologica. Quando è prevista come in questo caso l’obiezione di coscienza la calpestano e nelle leggi più recenti neanche la inseriscono nel testo legislativo come sta accadendo alla Camera nel ddl sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.

Ridurre il medico a puro esecutore delle altrui volontà sacrificando tutto il patrimonio di cultura scientifica, umana e solidaristica, che da sempre contraddistinguono la professione medica, mortificando e calpestando la sua coscienza  può essere funzionale solo ad un regime dittatoriale, ma sicuramente  non giova alle persone che hanno bisogno del suo aiuto professionale ed umano, perché il medico da sempre ha la missione di curare, alleviare il dolore e - quando non può fare altro - prendersi cura della persona che a lui si affida.

L’aborto volontario, inoltre, non è - come qualcuna si ostina a declamare ed a scrivere - una conquista della donna, un suo strumento di potere, ma una bruciante sconfitta in quello che lei ha di unico, più peculiare ed esclusivo rispetto all’uomo, cioè di essere il luogo dove ha inizio una nuova vita umana e dove amorevolmente si sviluppa attraverso scambi di intimi e continui messaggi che incominciano nell’attimo stesso in cui ha inizio la vita del figlio; un doloroso dramma che lascia segni per tutta la vita e conseguenze psichiche ben documentate da ampia letteratura scientifica internazionale; dramma che coinvolge anche la coppia, la famiglia, le persone che direttamente o indirettamente l’hanno spinta verso l’aborto volontario, la società tutta che ha creato questa cultura di morte e che ne subisce le conseguenze, di cui l’inverno demografico e l’abbrutimento delle coscienze sono solo alcuni dei sintomi più evidenti, ma trascurati completamente dai legislatori e dagli amministratori, che invece di modificare i propri comportamenti e le scelte di morte si prodigano a fare altre leggi di morte per eliminare le persone che non producono.  

COMUNICATO  STAMPA  N. 185 DEL 25 FEBBRAIO 2017

di Redazione


Cosa accadrà ai minori se le DAT (Dichiarazioni anticipate di Trattamento) verranno approvata?
 
Riprendendo l’ultimo Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita leggiamo che il testo dell'art. 2 (Minori e incapaci) recita: «Il consenso informato (…) è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno». 
 
Questo significa - fa notare giustamente il Comitato – che “il minore o l'incapace (se potranno: ma ovviamente non potranno farlo né i neonati né le persone in stato di incoscienza) potranno esprimere la loro volontà rispetto alle scelte terapeutiche, ma saranno genitori, tutori ed amministratori di sostegno a manifestare il consenso informato, l'unico ad essere efficace dal punto di vista giuridico, quello sulla base del quale potranno essere iniziate o interrotte terapie”.
 
La lettura dell'art. 1 dimostra inoltre che genitori del minore, tutore o amministratore di sostegno potranno adottare qualsiasi decisione, in quanto avranno:
 
a) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi accertamento diagnostico; 
 
b) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi trattamento sanitario o anche singoli atti del trattamento stesso; 
 
c) la possibilità di revocare il consenso in precedenza prestato con conseguente diritto all'interruzione del trattamento.
 
In sintesi tutto ciò significa che “le decisioni di genitori, tutori e amministratori di sostegno saranno insindacabili: i medici non potranno rifiutarsi di interrompere i trattamenti sanitari, anche salvavita, né intraprendere nuovi trattamenti sanitari contro o senza la loro volontà: il comma 7 dell'art. 1 stabilisce che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente» e, quindi, quanto a minori, interdetti o sottoposti ad amministrazione di sostegno, a quella espressa da genitori, tutori ed amministratori”.
 
Non essendo inoltre prevista alcuna possibilità di ricorso all'Autorità Giudiziaria i medici dovranno soltanto dare attuazione alle decisioni prese da quei soggetti.
 
Vogliamo davvero essere una nazione che uccide i bambini?! Non faremo nulla per fermare questa barbarie?
 
 
Non possiamo più tacere!
 
L’inizio della discussione alla Camera dei Deputati del disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), meglio note come Testamento Biologico e previsto inizialmente per il giorno 30, ha ottenuto una proroga di tre settimane per poter dare alla Commissione Affari Sociali il tempo necessario di discutere i 280 emendamenti presentati al testo unificato.
 
Già da alcuni giorni Generazione Voglio Vivere aveva lanciato una petizione per dire No a questa iniziativa che calpesta la dignità del malato. Il numero di firme sinora raccolto ci ha mostrato l'interesse generale delle persone a non essere lasciate all'oscuro su di un tema così importante. Non dobbiamo però abbassare la guardia.
 
Dietro le rassicuranti espressioni "consenso informato" e "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento" si nasconde una esplicita e brutale legalizzazione dell'eutanasia delle persone deboli e malate, anche senza o contro il loro consenso.
 
Se questo disegno di legge dovesse passare:
 
- il tutore potrà far morire il soggetto incosciente negandogli, oltre che le terapie, anche il cibo e l'acqua;
 
- sarà possibile determinare la morte di neonati prematuri o disabili o affetti da malformazioni impedendo ogni trattamento intensivo neonatale;
 
- anziani in stato di demenza, soggetti incapaci o privi di coscienza potranno rimanere senza le terapie necessarie per mancanza di consenso, così da giungere alla morte.
 
Proprio in questi giorni, a dimostrazione del fatto che non stiamo diffondendo inutili allarmismi, la commissione di controllo per l’eutanasia, in Olanda, ha trasferito per la prima volta in 16 anni un caso ai giudici per violazione della legge. I revisori hanno riconosciuto che una donna affetta da demenza in stato avanzato, che aveva fatto intendere in modo chiaro di non volere l’iniezione letale ma di volere vivere, è stata ugualmente uccisa.
 
Nonostante siano stati accertati questi fatti però, la commissione ha chiesto alla procura di non accusare né condannare il medico per omicidio...
 
Un fatto orribile che si ripeterà nei nostri ospedali se non fermeremo oggi stesso questa legge omicida.
 
Il fulcro della proposta è sempre lo stesso: rendere possibile la morte procurata di tutti i soggetti "imperfetti" o "inutili" alla società, se non addirittura "costosi" per la società e per i loro familiari. Una possibilità che riguarda tutti noi che, prima o dopo, avremo a che fare con malattie serie o l'età avanzata.
 
La proposta non garantisce la libertà effettiva e un'informazione adeguata per chi firmerà questi fogli che potranno trasformarsi in vere e proprie condanne a morte. Un risultato che sarà ottenuto con la garanzia per i medici di non avere nessuna conseguenza, né civile né penale.
 
Contro questa proposta occorre una presa di posizione dura e senza compromessi.

Firma la petizione per dire «NO» al Testamento Biologico!

Giovedì, 06 Ottobre 2016 17:03

Obiezione fiscale: oggi l'appello

Si è tenuto oggi presso la Commissione Tributaria Regionale di Bologna l'udienza di appello del ricorso presentato da Andrea Mazzi, obiettore di coscienza alle spese militari ed abortive, riguardo una cartella esattoriale ricevuta per non avere versato nel 2006 50 Euro di imposta Irpef.

Mazzi appartiene alla Comunità Papa Giovanni XXIII ed ha scelto la strada dell'obiezione fiscale «per non finanziare – dice – la morte di altri miei simili con i miei soldi».

La cifra di 50 euro l'ha poi versata all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, e alla Comunità Papa Giovanni XXIII di cui fa parte, inquanto «realtà che concretamente promuovono la pace e la vita».

Questa scelta l'ha già pagata di persona, arrivando ad essere privato dell'automobile per 9 mesi nel 2008. 

«Ritengo che pagare le tasse sia un dovere - continua Mazzi - ma non posso accettare che i miei soldi siano usati per mantenere in piedi dei sistemi oppressivi, che privano della vita tanti miei concittadini e portano guerra e distruzione in tante parti del mondo».

Le obiezioni alle spese militari e abortive sono – sostengono i promotori di questa forma di obiezione di coscienza della Comunità Papa Giovanni – profondamente legate tra loro: esercito, armi, aborto e fecondazione artificiale sono gli unici ambiti in cui i contribuenti finanziano la distruzione di vite umane. 

Giovanni Ramonda, Responsabile generale della Comunità, ne sostiene la scelta:  «Occorre che le istituzioni concedano il diritto all'opzione fiscale alle spese militari. Carichi di armi oggi partono da porti ed aeroporti italiani ed alimentano conflitti in tutto il mondo, in palese violazione della legge 185/90; non possiamo continuare a piangere sulle vittime di queste violenze senza fare scelte concrete per mettere fine a tutto questo. In modo analogo, mentre il nostro paese lentamente si spegne per il declino demografico, continuiamo a destinare risorse a sopprimere giovani vite anziché accoglierle e prendercene cura. Ogni giorno 270 bambine e bambini vengono abortiti con i soldi delle nostre tasse. Sempre con l'opzione fiscale può essere possibile per chi lo desidera sostenere direttamente le maternità anziché gli aborti».

Nell'udienza di oggi in particolare la Commissione si è interrogata sulla richiesta di annullamento della sentenza di primo grado, sfavorevole all'obiettore.  La sentenza arriverà entro un mese.

Ha dichiarato all'uscita Mazzi: «l'Avvocato Michela Trivellato che mi ha seguito ha riscontrato una grande attenzione da parte dei giudici; i miracoli possono sempre avvenire», ma ha aggiunto: «Qualora la mia richiesta di appello venisse respinta farò ricorso alla Corte di Giustizia Europea, per chiedere che venga riconosciuto il primato della coscienza dell'individuo, anche in campo fiscale».

 

Marco Tassinari

FONTE: Comunità Papa Giovanni XXIII

 
Si è tenuta questa mattina presso la Sala Nassiriya di Palazzo Madama, a Roma, una conferenza stampa di denuncia e condanna dell’utero in affitto che per la prima volta ha visto la partecipazione di politici di partiti differenti.
 
L’incontro è stato promosso dall’Associazione ProVita Onlus, rappresentata dal presidente Toni Brandi che ha lanciato contestualmente una raccolta firme per presentare alle autorità competenti una petizione affinché si faccia valere nel concreto la legge penale (art.12, comma 6, l. 40/2004) vigente che punisce l’utero in affitto nel nostro Paese. Una contraddizione tutta italiana per cui - fermo restando il giudizio negativo su tutta la Legge 40 - uno Stato sovrano come l’Italia non vuole o non è in grado di applicare fino in fondo le leggi che il suo stesso parlamento ha votato.
 
Per l’abolizione e la repressione del turpe mercimonio di donne e bambini, hanno espresso le loro opinioni le Senatrici Maria Rizzotti (FI), Laura Bianconi (NCD), Donatella Mattesini (PD). Sono intervenuti anche la giornalista Monica Sargentini del Corriere della Sera e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.
 
ProVita e le inchieste dei media hanno denunciato da tempo le agenzie straniere che guadagnano milioni di dollari promuovendo la pratica dell’utero in affitto, ma le agenzie straniere, che si approfittano dell’inerzia dei magistrati e delle autorità, vengono senza ritegno a cercare clienti in Italia, che per loro  rappresenta  un mercato in crescita: già nel 2004, il direttore Tarquinio rilevava come tale crescita si attestava su livelli del 1000%.
 
All’interno della conferenza stampa è stato presentato anche il DVD “Breeder, donne di seconda categoria“, - qui un breve trailer - un documentario che raccoglie testimonianze reali di persone coinvolte nel vergognoso traffico dell’utero in affitto, di ciò che hanno subito, delle conseguenze psicofisiche che si sono verificate.
 
Per questo motivo è stata lanciata l’iniziativa #STOPuteroinaffitto, una grande campagna di sensibilizzazione attorno a questa pratica, che rende le donne schiave e i bambini merce.
 
Non possiamo rimanere indifferenti a guardare la diffusione in Italia di questa ignobile pratica senza fare nulla. Ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo: #STOPuteroinaffitto!
 
 
di Luigi Romagnolo
 
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