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Il senato cileno potrebbe votare questa settimana un disegno di legge per legalizzare l’aborto in caso di violenza sessuale, malattie fetali o rischi per la salute della madre.
 
La proposta, appoggiata dal Presidente abortista Michelle Bachelet, ha impiegato un anno prima di giungere alla Camera per poi passare con una maggioranza di due terzi.
 
Dopo l’ok della Commissione , il disegno di legge attende ora di essere valutato  dal Comitato Costituzionale. Se approvato, sarà votato senza alcuna modifica al Senato dove la nuova coalizione di maggioranza della Bachelet detiene il pieno controllo.  
 
"Il disegno di legge è incostituzionale perché viola il diritto alla vita", ha detto Ernesto Silva dell’ Independent Democratic Union Party, come riportato da Human Life International. Nello stesso rapporto, Nicholas Moncke ha ggiunto: "Se adesso lo Stato rinnega il suo dovere di difendere la vita, non sarà in grado di difenderla più".
 
La Costituzione del 1980 garantisce "il diritto alla vita e all'integrità fisica e psicologica della persona” aggiungendo che "la legge protegge il nascituro".
Ma la Bachelet ha vinto la sua ultima elezione giurando di sostituire la Costituzione sancita dal dittatore Augusto Pinochet e di liberalizzare le leggi del paese in materia di omosessualità e aborto.
 
A spingere per il cambiamento sono i gruppi femministi e le agenzie pro-aborto non governative come la International Planned Parenthood Federation e Amnesty International, secondo le quali  "Il Cile non protegge la vita delle donne".
 
Questi gruppi affermano che ogni anno in Cile vengono eseguiti tra i 70.000 e i 120.000 aborti illegali, con oltre 30.000 ricoveri ospedalieri post-aborto, per poter dimostrare che gli aborti illegali non sono aborti sicuri.
 
Ma la salute e la mortalità materna del paese sono state attentamente studiate dai ricercatori dell'Università del Cile. I risultati indicano che la mortalità materna è scesa drasticamente durante il periodo di studio che ha preso in esame gli ultimi 50 anni e che il declino è continuato con la stessa velocità dopo che Pinochet ha reso l'aborto illegale nel 1989.
 
"Questa è una dichiarazione molto potente che mostra come i tassi di mortalità diminuiscono senza aver caabiato l'accesso all'aborto," ha detto il Dott. John Thorp della University of North Carolina, coautore dello studio.
 
di Redazione
 
 
 
La rivista della BBC ha pubblicato un articolo sull’attrice Sally Phillips e il suo prossimo documentario, "Un mondo senza la sindrome di Down?".
 
Nel Regno Unito il novanta per cento delle persone che scoprono che il loro bambino ha la sindrome di Down decide di abortirlo. Il pezzo esprime anche la preoccupazione che il nuovo esame del sangue prenatale aumenterà ancora di più questa percentuale.
 
Sally Phillips, famosa per i suoi ruoli in Bridget Jones e Miranda, racconta che il dottore le disse "Mi dispiace, mi dispiace tanto" e che l'infermiera si mise a piangere quando a suo figlio Olly venne diagnosticata  la sindrome di Down 10 giorni dopo la sua nascita. Ma lei dice che la vita con Olly non è quella che loro le avevano predetto.
 
"Mi è stato detto che si trattava di una tragedia ma in realtà si tratta di una commedia. È come in una sit-com in cui qualcosa sembra andare storto, ma alla fine non c'è niente di male". 
 
di Luigi Romagnolo
 
FONTE BBC
 
Il medico, ex vicepresidente del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e oggi sacerdote Pablo Augusto Meloni Navarro, ha denunciato la disinformazione messa in campo dalle organizzazioni che promuovono l’aborto in Perù, è ha assicurato che la pillola del giorno dopo è abortiva.
 
Intervistato da Radio peruviana RPP, don Meloni Navarro ha fatto presente che in mezzo alle diverse opinioni “dobbiamo andare alla ricerca degli elementi concreti”, e tra questi ha evidenziato come “gli stessi che commercializzano e distribuiscono questo prodotto, ovvero la parte interessata” riconoscono un  terzo effetto abortivo alla pillola.
 
Recentemente, un giudice ha emesso una misura cautelare nella causa Violeta Cristina Gómez e la ONG Promsex contro il ministero della Salute, ordinando provvisoriamente che la pillola del giorno dopo venisse distribuita negli enti pubblici.
La nuova sentenza giudiziaria contraddice quella del 2009 emessa dal Tribunale Costituzionale del Perù, che proibisce la distribuzione della sostanza, a causa del suo potenziale effetto abortivo.
 
Rapporti ufficiali dell'Agenzia peruviana per la Cooperazione Internazionale (APCI), rivelano che le ONG femministe Promsex e Demus hanno utilizzato più di 1,7 milioni di dollari in 19 progetti cercando di implementare “la contraccezione di emergenza” e per querelare lo Stato peruviano per la sua proibizione di distribuire questa attraverso la sanità pubblica.
 
Il medico e sacerdote peruviano ha precisato che quanti commercializzano la pillola del giorno dopo “in altri contesti hanno segnalato con molto chiarezza che l’effetto di questo prodotto avviene sull’annidamento, sull’impianto dell’embrione e sull’endometrio. Il cosiddetto terzo effetto, in conclusione,  è un effetto abortivo”.
 
“Tuttavia, nel dibattito pubblico  abbiamo visto diverse persone, rappresentati delle istituzioni interessate a promuovere l’aborto, affermare che l’unico effetto è contraccettivo, non abortivo, stabilendo una serie di termini che confondono l’opinione pubblica”.
Padre Meloni Navarro ha detto che con una rapida ricerca su Google è possibile vedere che tra gli effetti collaterali della pillola del giorno seguente “vi è sanguinamento, sanguinamento di origine endometriale. Ciò accade proprio perché colpisce la mucosa dell’utero dove si impianta il concepito”.
 
Riferendosi all'interpretazione dell’OMS, secondo cui la gravidanza inizia con l’impianto dell’embrione e non con la fecondazione, ha detto “io sono stato vicepresidente del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il livello più alto della direzione dell’OMS, conoscono perfettamente come funziona questo meccanismo di cooperazione multilaterale, che è possibile solo con il consenso di diversi paesi che hanno posizioni distinte e distinti interessi. Ovviamente all’OMS non compete stabilire i criteri della verità, ma solo elementi per un consenso passeggero”.
 
“Quanto è stato prodotto nelle ultime decadi ha cambiato il concetto semantico di aborto a causa delle posizioni che hanno preso alcuni paesi, soprattutto quelli economicamente più progrediti, che sono i principali contribuenti economici  e finanziatori dell’OMS”.
Senza dubbio, ha precisato, “le opinioni dell’OMS non sono vincolanti e non posso andare contro il quadro legislativo del Paese” che difende la vita dal concepimento.
 
di Redazione
 
FONTE ACIPRENSA

La rivista New Scientist ha rivelato questo martedì la nascita del primo bambino al mondo con il DNA di tre persone avvenuta su suolo messicano.

Il bambino, che adesso ha 5 mesi, ha il DNA di sua madre e suo padre, più una piccola porzione di materiale genetico di un donatrice.

I giornali riportano che la controversa tecnica permetterebbe ai genitori con rare mutazioni genetiche di avere bambini sani. Ma se questo è il primo caso, com’ è possibile affermare che sia effettivamente così al di là delle enormi implicazioni etico-morali? La tecnica è infatti proibita negli Stati Uniti e solo da poco è divenuta legale nel Regno Unito.

Gli stessi esperti che parlano di “una nuova era” nella medicina avvertono che saranno necessari rigorosi controlli per evitare la produzione di “bambini su misura”. Siamo però certi che anche questo ‘problema di coscienza’ sparirà abbastanza velocemente non appena l’industria della fecondazione artificiale investirà milioni di dollari in questo nuovo business.

Del resto, i genitori del bambino, di origine giordana, sono stati seguiti dal team statunitense del Dottor Zhang che ha scelto il Messico perché qui «non ci sono regole». Se questa è la filosofia alla base della sua etica allora gli sviluppi di questa tecnica non potranno che portare alla confezione di esseri umani geneticamente superiori…

L’ultimo tentativo di far nascere un bambino con il Dna di 3 persone fu attuato negli anni ’90, ma i bambini ebbero disordini genetici e la tecnica fu vietata.

Il team di Zhang ha eliminato il nucleo di un ovocita preso dalla madre, inserendolo in un ovulo prelevato da una donatrice, a sua volta privato del nucleo. La cellula risultante è stata poi fecondata con lo sperma del padre.

Con questa metodologia sono stati creati 5 embrioni … come se si stessero creando delle caramelle … ma uno solo di questi è riuscito a svilupparsi normalmente nell'utero.

Adesso si attende che i ricercatori descrivano i risultati al Congresso della Società Americana della Medicina Riproduttiva a Salt Lake City in ottobre.

Redazione 

Dopo quattro anni di trattative le Farc hanno approvato all’unanimità il cosiddetto “accordo di pace” con il governo colombiano guidato da Juan Manuel Santos, accordo che tanto ha fatto discutere la società civile per le ampie concessioni alla guerriglia di stampo marxista-leninista nonostante decenni di sequestri e omicidi a danno della popolazione. 
 
Il prossimo 2 ottobre i cittadini colombiani saranno chiamati alle urne per decidere se sottoscrivere o no l’accordo.
 
L’annuncio della decisione unanime del principale gruppo ribelle della Colombia è stato fatto al termine della conferenza indetta per discutere dell’argomento.
 
Le motivazioni per rigettare l'accordo sono multiple. Tra queste, anche quelle concernenti il rispetto della vita nascente.
 
Olga Marin, appartenente alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e figlia del defunto lider massimo del medesimo gruppo, Manuel Marulanda, ha detto che la sua organizzazione lotta per l'accesso delle donne all'aborto e difende questo "diritto".
 
Nel corso della conferenza stampa tenuta il 20 settembre, la Marin ha affermato che "l'aborto è una decisione personale che noi donne abbiamo il diritto di compiere sui nostri corpi e che noi difendiamo. Noi combattiamo e siamo d'accordo con l'aborto, a condizione che sia la donna a decidere”.
  
Le FARC sono state più volte accusate da ex guerriglieri di aver costretto i suoi membri ad abortire. Nel 2015, le autorità colombiane hanno aperto un inchiesta contro Hector Arboleda Albeidis Buitrago, alias l’"infermiere", che avrebbe commesso fino a 500 aborti forzati a donne appartenenti al gruppo guerrigliero.
 
Il comandante Marin ha detto ai giornalisti che le donne "non possono avere figli nella guerriglia perché in guerra non si possono avere figli" e che "possono diventare un pericolo perché potrebbero essere utilizzati dal nemico per combatterci. La donna decide. Se accetta queste condizioni entra altrimenti no", ha detto.
 
Una terza ragione, ha detto la guerrigliera, è che "non possiamo far venire al mondo dei bambini per poi lasciarli in giro sparsi qua e là. Pertanto, nelle FARC la pianificazione è obbligatoria".
 
Il 2 ottobre speriamo vivamente che il popolo colombiano rigetti con forza questi accordi di morte!
 
Samuele Maniscalco

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