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La rivista New Scientist ha rivelato questo martedì la nascita del primo bambino al mondo con il DNA di tre persone avvenuta su suolo messicano.

Il bambino, che adesso ha 5 mesi, ha il DNA di sua madre e suo padre, più una piccola porzione di materiale genetico di un donatrice.

I giornali riportano che la controversa tecnica permetterebbe ai genitori con rare mutazioni genetiche di avere bambini sani. Ma se questo è il primo caso, com’ è possibile affermare che sia effettivamente così al di là delle enormi implicazioni etico-morali? La tecnica è infatti proibita negli Stati Uniti e solo da poco è divenuta legale nel Regno Unito.

Gli stessi esperti che parlano di “una nuova era” nella medicina avvertono che saranno necessari rigorosi controlli per evitare la produzione di “bambini su misura”. Siamo però certi che anche questo ‘problema di coscienza’ sparirà abbastanza velocemente non appena l’industria della fecondazione artificiale investirà milioni di dollari in questo nuovo business.

Del resto, i genitori del bambino, di origine giordana, sono stati seguiti dal team statunitense del Dottor Zhang che ha scelto il Messico perché qui «non ci sono regole». Se questa è la filosofia alla base della sua etica allora gli sviluppi di questa tecnica non potranno che portare alla confezione di esseri umani geneticamente superiori…

L’ultimo tentativo di far nascere un bambino con il Dna di 3 persone fu attuato negli anni ’90, ma i bambini ebbero disordini genetici e la tecnica fu vietata.

Il team di Zhang ha eliminato il nucleo di un ovocita preso dalla madre, inserendolo in un ovulo prelevato da una donatrice, a sua volta privato del nucleo. La cellula risultante è stata poi fecondata con lo sperma del padre.

Con questa metodologia sono stati creati 5 embrioni … come se si stessero creando delle caramelle … ma uno solo di questi è riuscito a svilupparsi normalmente nell'utero.

Adesso si attende che i ricercatori descrivano i risultati al Congresso della Società Americana della Medicina Riproduttiva a Salt Lake City in ottobre.

Redazione 

Dopo quattro anni di trattative le Farc hanno approvato all’unanimità il cosiddetto “accordo di pace” con il governo colombiano guidato da Juan Manuel Santos, accordo che tanto ha fatto discutere la società civile per le ampie concessioni alla guerriglia di stampo marxista-leninista nonostante decenni di sequestri e omicidi a danno della popolazione. 
 
Il prossimo 2 ottobre i cittadini colombiani saranno chiamati alle urne per decidere se sottoscrivere o no l’accordo.
 
L’annuncio della decisione unanime del principale gruppo ribelle della Colombia è stato fatto al termine della conferenza indetta per discutere dell’argomento.
 
Le motivazioni per rigettare l'accordo sono multiple. Tra queste, anche quelle concernenti il rispetto della vita nascente.
 
Olga Marin, appartenente alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e figlia del defunto lider massimo del medesimo gruppo, Manuel Marulanda, ha detto che la sua organizzazione lotta per l'accesso delle donne all'aborto e difende questo "diritto".
 
Nel corso della conferenza stampa tenuta il 20 settembre, la Marin ha affermato che "l'aborto è una decisione personale che noi donne abbiamo il diritto di compiere sui nostri corpi e che noi difendiamo. Noi combattiamo e siamo d'accordo con l'aborto, a condizione che sia la donna a decidere”.
  
Le FARC sono state più volte accusate da ex guerriglieri di aver costretto i suoi membri ad abortire. Nel 2015, le autorità colombiane hanno aperto un inchiesta contro Hector Arboleda Albeidis Buitrago, alias l’"infermiere", che avrebbe commesso fino a 500 aborti forzati a donne appartenenti al gruppo guerrigliero.
 
Il comandante Marin ha detto ai giornalisti che le donne "non possono avere figli nella guerriglia perché in guerra non si possono avere figli" e che "possono diventare un pericolo perché potrebbero essere utilizzati dal nemico per combatterci. La donna decide. Se accetta queste condizioni entra altrimenti no", ha detto.
 
Una terza ragione, ha detto la guerrigliera, è che "non possiamo far venire al mondo dei bambini per poi lasciarli in giro sparsi qua e là. Pertanto, nelle FARC la pianificazione è obbligatoria".
 
Il 2 ottobre speriamo vivamente che il popolo colombiano rigetti con forza questi accordi di morte!
 
Samuele Maniscalco

 

Roma, 19 settembre –  Generazione Voglio Vivere aderisce al Dono Day 2016 lanciando una nuova raccolta fondi a sostegno delle attività del Centro Aiuto alla Vita di Abbiategrasso – Magenta, per la copertura delle spese annuali per l’acquisto di latte in polvere e pannolini.

“La difficoltà economica – dice Samuele Maniscalco, Responsabile di Generazione Voglio Vivere - è infatti in numerosi casi un elemento critico che può pesare sensibilmente sulla donna nella scelta di abortire”.

“Per questo  - aggiunge Maniscalco - garantire l’assistenza nelle necessità materiali/economiche alle madri in difficoltà aiuta a creare le condizioni di una scelta per la vita e a sostenere nel concreto la donna nei primi mesi di vita del bambino”

La campagna di raccolta fondi a favore del CAV di Abbiategrasso – Magenta prenderà il via mercoledì 21 settembre per chiudersi venerdì 7 ottobre.

Obiettivo da raggiungere: 10 mila € che saranno interamente devoluti per la copertura annuale delle spese di latte in polvere e pannolini del Centro Aiuto alla Vita di Abbiategrasso - Magenta.

Sito: http://www.gen-vogliovivere.it/raccolta-fondi-cav/

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il Comunicato Stampa che ci ha ha inviato il Comitato Verità e Vita.

 

 

Comunicato Stampa  n. 176   del 11 luglio 2016

 

NEL 2014 LA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA

Ha continuato a produrre i suoi mortiferi frutti:

149.950 EMBRIONI SACRIFICATI E 28.757 CRIOCONSERVATI

 

Anche quest’anno le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani, facendo registrare  149.950 embrioni sacrificati, 6.180 in più rispetto al 2013, e 28.757 embrioni crioconservati,6.614 in più rispetto al 2013!

 

La tabella sopra riportata sintetizza l’andamento nel tempo degli effetti negativi della fecondazione extracorporea, che fa registrare un aumento costante delle coppie trattate (55.654), del numero totale degli embrioni sacrificati e di quelli crioconservati.

Bisogna leggere attentamente la relazione presentata dal Ministro della Salute al Parlamento per comprendere come si arriva ai 149.950 embrioni sacrificati: nella tab. 3.4.13 a pag. 106 scopriamo che nel 2014 sono stati fecondati 170.629 dei 238.427 ovociti inseminati, ai quali vanno sommati i 16.536 embrioni scongelati (tab. 3.4.16 pag. 107) ed i 2.518 embrioni  formati dopo scongelamento di ovociti (tab. 3.4.25 pag. 116) e sottratti i 10.976 nati vivi ed i 28.757 embrioni crioconservati.

Questi 149.950 embrioni sacrificati rappresentano l’altissimo costo in vite umane delle tecniche di fecondazione extracorporea, che le rende umanamente inaccettabili e che - purtroppo! – viene ancora poco considerato dai nostri Parlamentari, dal Ministro della Salute, dal Governo, dai mass media, da tanti medici e dagli educatori.

L’altro dato allarmante è la costante crescita del numero degli embrioni crioconservati, che nel 2014 è notevolmente aumentato fino a 28.757: è questo un segno evidente della poca considerazione che il Parlamento ed il Governo hanno della dignità di questi embrioni e dell’enunciato dell’art. 1 della legge 40/2004!

Se i Parlamentari ed i Membri del Governo considerassero gli embrioni prodotti in vitro degni del rispetto che si deve ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale sicuramente si sarebbero preoccupati - dopo che la Corte Costituzionale ha cancellato il limite di tre embrioni da produrre ed impiantare in utero - di inserire nella legge  o nel consenso informato un dispositivo che pur mantenendo la libertà di produrre più embrioni responsabilizzasse la coppia sul dovere di impiantare comunque tutti gli embrioni prodotti, che essendo loro figli non possono per alcun motivo essere abbandonati (pena l’applicazione dell’art. 591 c.p.).   

L’innalzamento dell’età media delle donne (nel 2014 è stata 36,7 anni), l’aumento progressivo delle pazienti con più di 40 anni che iniziano un ciclo con le tecniche a fresco (32,9% nel 2014, rispetto al 31,0% nel 2013, e al 20,7% del 2005) devono far molto riflettere se si tiene conto che nel gruppo di donne di età 40-42 anni c’è un minore tasso di gravidanze a fresco ottenute (13,2%), che scende al 5,3% nelle donne con età superiore a 43 anni, che il maggior numero di sospensioni sia prima del prelievo ovocitario che dopo si hanno in queste stesse donne e che l’insuccesso delle gravidanze insorte dopo fecondazione extracorporea cresce notevolmente nelle donne di età compresa tra 40-42 (35,9%) per raggiungere il 49,5% dai 43 anni in su, e fanno temere che se si mantiene questo trend il numero degli embrioni sacrificati crescerà ancora!  

Le tecniche di fecondazione extracorporea si stanno rivelando in maniera sempre più evidente come uno strumento contro la dignità umana, contro la vita dei più deboli ed indifesi esseri umani, contro la donna e contro la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna.

Il numero impressionante di morti programmate è solo il frutto meglio documentabile di un albero velenoso che sta inquinando il modo di concepire l'uomo, ridotto a mero oggetto ed alla mercé dei biologi che lo possono manipolare come vogliono senza spendere niente anzi guadagnandoci molto!

La fecondazione extracorporea non è la strada migliore per combattere la sterilità e l’infertilità di coppia, inoltre  per evitare che aumenti il numero delle donne che avranno difficoltà a concepire con l’avanzare della loro età è improcrastinabile ed indispensabile attuare provvedimenti legislativi per mettere i giovani nelle condizioni di poter lavorare, poter fare famiglia ed avere figli quando minori sono le difficoltà a concepire ed a portare avanti la gravidanza e meno difficoltoso relazionarsi con loro e prendersene cura. 

Le studentesse delle medie e dei licei francesi avranno libero accesso alla cosiddetta “pillola del giorno dopo” direttamente a scuola grazie a un decreto del ministro della Salute Marisol Touraine che autorizza le ragazze a richiedere la pillola senza doversi sottoporre ad alcun colloquio psicologico. 
 
Cade così l’ultimo “paletto” del necessario incontro preventivo con l’infermiere, che, a parere del ministro «rischiava di “intimidire” le ragazze e dunque di rendere nei fatti meno facilmente accessibile la pillola anticoncezionale».
 
Se in Francia va male in Italia è un vero proprio boom di pillola del giorno dopo. Ad un anno di distanza dalla determina dell’Agenzia italiana del farmaco che ha liberalizzato l’acquisto della pillola come semplice “farmaco da banco” senza il bisogno di ricetta medica, l’azienda farmaceutica HRA Pharma ha orgogliosamente annunciato di aver moltiplicato per dieci le vendite diventando leader di mercato.
 
Alberto Aiuto, General manager di HRA Pharma Italia – come riportato su www.quotidianosanita.it – ha infatti dichiarato tramite una nota la propria soddisfazione per i magnifici “risultati” raggiunti: 
 
«Dai dati è emerso che nell’anno precedente alla determina Aifa, da maggio 2014 ad aprile 2015, EllaOne rappresentava il 6,8% del mercato della contraccezione d’emergenza, nell’anno successivo ha raggiunto il 53,8% con punte di oltre il 70% in alcune Regioni, con una crescita percentuale, per l’intero territorio nazionale, del 686,7. Va anche evidenziato che il trend di vendite della contraccezione di emergenza è rimasto sostanzialmente stabile con una media di 365mila confezioni annue vendute dal 2008 al 2015».
 
Trecentosessantacinquemila confezioni annue…
 
Oltre alla EllaOne, lo scorso 4 marzo 2016 si è aggiunto anche il farmaco analogo Norlevo, anch’esso declassato dall’Aifa a medicinale senza obbligo di prescrizione medica. I farmaci EllaOne e Norlevo spacciati per pillole anticoncezionali sono in realtà farmaci abortivi a tutti gli effetti. 
 
Lo ha spiegato chiaramente a Tempi il ginecologo e bioeticista nonché presidente del Comitato Verità e Vita, Angelo Francesco Filardo: «È una presa in giro e lo sa bene chi è del mestiere: a cosa servirebbe frenare l’ovulazione dopo che il rapporto è già avvenuto e ovuli e spermatozoi si sono già incontrati? A nulla. È quindi evidente che la pillola funziona diversamente. (…) La EllaOne è (…) abortiva, perché impedisce all’embrione di vivere. Purtroppo c’è una disinformazione favorita anche dalle società italiane di ginecologia, dai medici e dagli scienziati che tacciono davanti alle menzogne antiscientifiche elargite dai media, con articoli pieni di menzogne scritti pure da studiosi e medici».
 
Il Dottor Filardo ha messo anche in guardia sugli spaventosi e ancora poco conosciuti rischi per quelle donne che fanno un uso ripetuto della pillola: «Sono gli stessi che può avere la Ru486. Non li si conoscono ancora tutti, ma sappiamo che la pillola abortiva ha già fatto 32 morti di cui siamo a conoscenza: il che non esclude l’esistenza di altre vittime. Oltre a incorrere in effetti collaterali spaventosi come quelli della Ru486, potrebbe provocare più aborti successivi alla stessa donna, alterandone la fisiologia in modo brutale».
 
Perché le nostre istituzioni pubbliche nascondo questi dati? 
 
Forse il giro di miliardi messo in moto dalle case farmaceutiche vale più della vita di una sola persona? Più della vita del nascituro?

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