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Samuele Maniscalco 
 
Tutti sono ormai a conoscenza degli impegni a favore della vita presi dal Comune di Verona e del putiferio politico che ne è scaturito a livello nazionale. 
 
Quali sono questi impegni sanciti dalla mozione "Zelger", dal nome del consigliere comunale che l'ha proposta? 
 
Eccoli:
 
- inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento al progetto Gemma, avviato nel 1994 su scala nazionale per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà;
- promuovere il progetto regionale “Culla segreta”, stampando e diffondendo i suoi manifesti nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali;
- proclamare ufficialmente Verona “città a favore della vita”.
 
Per qualcuno – laicisti, femministe e le sinistre in generale – tanto è bastato per gridare al colpo di Stato.
 
Leggendo le molte notizie a riguardo, non è difficile percepire che l’aria sta cambiando…
 
Mi chiedo se anche noi, che ci troviamo dall’altra parte della barricata, ci rendiamo conto di questo cambiamento in corso.
 
Proprio l’altro ieri, il quotidiano locale di Verona, L'Arena, ha scritto che città come Potenza, Treviso, Sestri Levante e Trieste hanno espresso interesse per la mozione “Zelger”. 
 
E Roberto Todeschini (responsabile del gruppo giovani della Lega di Matteo Salvini), sullo stesso quotidiano, ha aggiunto che l'iniziativa sarà estesa "in tutti i comuni in cui governiamo, con l'obiettivo di estenderla a livello regionale e nazionale".
 
Per mostrare i muscoli e autoconvincersi di avere ancora in mano il pieno controllo della piazza, le attiviste femministe di “Non una di meno” hanno organizzato una manifestazione pubblica che ha raccolto la “strabiliante” cifra di 5 mila persone…di cui una parte proveniente da altre zone di Italia.
 
Una cifra che parla di fallimento: perché se l’intento era quello di mobilitare in massa la società civile contro la decisione del Comune, allora l’obiettivo non è stato centrato. 
 
Nella vita reale è stata una sconfitta, sulla carta stampata un trionfo: l’unico luogo, quest’ultimo, dove ancora possono dire di mietere dei successi….
 
Lo scollamento dall’opinione pubblica appare evidente.
 
Ricordo, en passant, che il comune di Verona ha 260.000 abitanti. Diciamo che i veronesi doc alla manifestazione siano stati 3.000 (i restanti li calcoleremo come venuti da altre parti del Veneto o di Italia). 
 
Ebbene, la percentuale dei veronesi che avrebbe manifestato il suo sdegno contro una mozione ritenuta “incivile” sarebbe di poco superiore all’1,1%.
 
E noi, per questa misera percentuale dovremmo forse avere paura? Ma nemmeno per idea! Tanto che sono loro ad averne.
 
L’unico antidoto che hanno per rimediare a queste sconfitte sono le fake news create ad arte dai giornali.
 
È così evidente che altrimenti non si spiegherebbe la disparità di trattamento riservato, ad esempio, a iniziative come la Marcia nazionale per la Vita - che ha radunato anche molte più persone - o la Marcia per la vita di Palermo che un anno, da sola e senza grandi mezzi alle spalle, ha radunato quasi 5 mila partecipanti.
 
Nella loro nota delirante, le attiviste abortiste di 'Non una di meno' hanno scritto: “Ogni anno 50mila donne muoiono a causa di un aborto illegale e quindi non sicuro: i sicari sono gli obiettori e i mandanti Stato e Chiesa”.
 
Evito qualsiasi commento lasciando il giudizio su simili affermazioni ad altri. Qui, mi limito soltanto a pubblicare una foto della manifestazione di pochi giorni fa che rende palese la bassezza delle loro azioni:
 
 

Manifestazione abortista a Verona. La “papessa” annuncia la fine del Medioevo

 
Come minimo blasfema…
 
In tutta questa storia non dobbiamo dimenticare però una verità fondamentale: seppur in un’ottica di gradualità, non si può prescindere dall’esprimere un giudizio totalmente negativo su tutta la Legge 194/78 che è, comunque la si voglia mettere, la legge del libero aborto. 
 
Non esistono “parti buone” che la giustifichino in qualche modo, essendo tutta incentrata sulla libertà della madre di portare avanti la gravidanza o chiedere la soppressione del concepito.
 
La nostra meta finale, deve essere chiaro, è la sua cancellazione. E di fronte a questo non indietreggeremo di un solo millimetro. 
 
 
Sempre più frequentemente numerose sette sataniche attive negli Stati Uniti utilizzano il concetto di libertà religiosa per ottenere una forma di riconoscimento e una maggiore visibilità.
 
Tra queste, figura anche il "Tempio di Satana" che conduce varie azioni a favore dell'aborto. Questi stessi militanti satanisti spesso vengono a interrompere i raduni pro-vita.
 
Ma il "Tempio di Satana" aveva anche intrapreso azioni legali per contestare le leggi sull'aborto vigenti in Missouri.
 
Il 22 settembre, però, la Corte ha respinto l'appello dei satanisti. Ma quanto tempo passerà prima che un'altra Corte dia loro ragione? 
 
I satanisti sostenevano che le leggi sull'aborto nello Stato del Missouri violavano la loro libertà religiosa garantita dalla Costituzione.
 
Il "Tempio di Satana" è ancora in attesa di altre due sentenze in processi simili, uno presso la Corte di Stato e uno presso il Tribunale  Federale.
 
Alla fine di gennaio, uno di questi casi è stato ascoltato dalla Corte suprema del Missouri, ma nessun giudizio è stato ancora emesso.

di Samuele Maniscalco

Cinquant'anni dopo la loro pubblicazione, gli insegnamenti di Humanae Vitae continuano ancora a essere malvisti fuori e dentro la Chiesa. Segno che la lettera l’enciclica di Papa Polo VI non hai smesso di essere attuale e quindi “profetica”.

In mezzo alla babele di opinioni che nei mesi scorsi si è levata per proporre una lettura eterodossa di questi insegnamenti, la vera dottrina sullo scopo dell'atto sessuale e, quindi, del matrimonio deve essere riaffermata con decisione. 

E ciò non solo in rapporto alla sfera privata della sessualità, ma anche in relazione alla dimensione sociale e pubblica della vita. 

Il contesto storico in cui venne pubblicata Humanae Vitae fu la rivoluzione sessuale della metà degli anni Sessanta. La moda, la letteratura e l'industria dello spettacolo avevano contribuito a creare un'atmosfera in cui i costumi sessuali erano stati rovesciati. 

Ciò fu particolarmente evidente nei film di Hollywood e negli spettacoli televisivi, nella scoperta della pillola anticoncezionale e nell'avvento della minigonna.

Nel maggio 1968, lo scoppio di diverse rivolte studentesche nella maggior parte dei campus universitari occidentali aveva dato alla Rivoluzione sessuale un fondamento ideologico, unificando e dando un senso a tutta una serie di tendenze disordinate rivolte contro la morale tradizionale. 

Era un'ideologia anarchica che mescolava il marxismo con le teorie di Freud e negava ogni ordine, autorità e norma morale. Era il "Proibito proibire" che tutti noi conosciamo.

Nello stesso periodo, circoli cattolici progressisti spingevano a che la Chiesa si "adattasse al mondo". Innumerevoli teologi avevano iniziato a sostenere che la Sposa di Cristo avrebbe dovuto cambiare la sua morale perenne e rinunciare alla sua intransigenza accettando la "libertà" sessuale e l'uso dei contraccettivi.

Fu in questo clima di contesa che papa Paolo VI decise di pubblicare la sua attesissima enciclica. 

Per il sollievo dei fedeli cattolici e la costernazione dei liberali, il Papa riaffermò la tradizionale dottrina della Chiesa sulla natura del matrimonio e dell'atto sessuale e condannò l'uso della pillola e di qualsiasi altro mezzo artificiale di contraccezione.

Spiegando che cosa comporti la contraccezione Papa Paolo VI scrisse: “Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini – i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto – hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza” (HV, n°17). 

E aveva ragione. La rimozione degli incentivi più ovvi ad osservare la legge morale sulla sessualità ha provocato uno spropositato aumento del sesso occasionale. Cosa ancora più importante, tuttavia, è l’aver diffuso quella che è stata definita come “mentalità contraccettiva”.

Quell’idea bizzarra per cui tra sessualità e figli concepiti non esista una connessione diretta e che se “per caso” dovesse esistere non comporterebbe alcuna responsabilità da assumersi.

Questa mentalità riduce però le persone a “cose”, trasformando la sessualità in una pratica profondamente egoistica. Tanto egoista da giustificare l’omicidio del concepito, diretta conseguenza “indesiderata” di rapporti sessuali avuti senza pensare alle conseguenze. 

Ma la “mentalità contraccettiva” potrebbe anche essere dietro all’aumento di quella altra forma legalizzata di omicidio così oggi di moda: l’eutanasia. 

Quanti anziani invecchiano senza figli che si prendano cura di loro oppure con figli divenuti alla loro volta egoisti e che perciò non vogliono prendersi cura dei propri genitori? L’eutanasia si presenta allora come la via d’uscita più facile.

Contrariamente all'odierna mentalità secolarista che considera i bambini come ostacoli alla felicità coniugale, l’enciclica di Paolo VI invece ci ricorda: “I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori” (HV, n°9).

Non vi è nulla di utopistico negli insegnamenti di Humanae Vitae. Anzi! 

È necessario piuttosto creare “un clima favorevole all’educazione della castità, cioè al trionfo della sana libertà sulla licenza, mediante il rispetto dell’ordine morale" (HV, n°22).

È questo il nostro compito. Preparare il terreno perché la virtù fiorisca laddove oggi regna il vizio. 

 
Questo 9 agosto 2018 rimarrà negli annali della storia come quello di una grande vittoria della legge sulla barbarie: il Senato argentino ha infatti votato contro la legalizzazione dell'omicidio del concepito. Nonostante l'intensa pressione delle organizzazioni internazionali e dei media di tutto il mondo, l'Argentina ha tenuto duro.
 
Sin dall'annuncio fatto dal Presidente della Repubblica di tale voto, gli argentini si sono radunati in massa per difendere i più piccoli, notando il tradimento del signor Macri, che all'inizio del suo mandato si era solennemente impegnato davanti a Dio nel garantire il diritto alla vita.
 
Ripetutamente, centinaia di migliaia di persone hanno pacificamente manifestato in difesa della vita nascente sfidando orde di femministe che non hanno esitato a usare la violenza come avvenuto questa notte, dopo il voto al Senato, dove si sono verificati diversi incidenti (incendi, lancio di sassi contro la polizia, etc…).
 
La combattività dei difensori della vita ha quindi dato i suoi frutti, dimostrando che le uniche battaglie perse in anticipo sono quelle che ci rifiutiamo di ingaggiare.

Tre anni fa, Generazione Voglio Vivere pose alla Dott.ssa Cinzia Baccaglini, esperta nell'affrontare le conseguenze dell’aborto sulla donna, 50 domande e risposte sul post aborto. Ne nacque un opuscolo pratico, oggi molto diffuso per la sua chiarezza e sinteticità. L’aborto uccide una vita nascente e innocente, quella del bambino nel grembo materno ed è “un crimine che non può mai essere giustificato”, come insegnava Papa Giovanni Paolo II.

Con conseguenze fisiche e psicologiche per una donna gravi e drammatiche. Oggi, giunti alla ristampa della 1° edizione, è tempo di bilanci. Per questo motivo abbiamo contattato l’autrice per rivolgerle alcune domande inerenti il libretto ma anche per avere qualche parare autorevole sull'attualità. Non ultimo, per complimentarci con la recente nomina a Presidente del Comitato Verità e Vita. Chiunque fosse interessato a ricevere “50 Domande e Risposte sul Post Aborto” ci contatti allo 02 92113153 o scriva una e-mail a info@generazionevogliovivere.it

***

Dottoressa Baccaglini, nel 2015 Generazione Voglio Vivere pubblicava il suo opuscolo “50 Domande e Risposte sul Post Aborto”. Da allora, migliaia di italiani hanno potuto farsi un’idea più concreta dei rischi psichici per la donna che abortisce e per quanti sono coinvolti a più livelli con una simile scelta. Quest’anno siamo arrivati alla seconda edizione dopo una prima di 20.000 esemplari. Quale bilancio dare – a distanza di tre anni – alla luce di questo successo?

Il bilancio è sicuramente positivo. La formula domanda-risposta sulla tematica del post aborto è stata molto apprezzata poiché divulgativa, diretta, chiara. Certo, in questo nostro tempo pieno di informazione, la più varia ed avariata, è bene sempre leggere, approfondire, conoscere per avere consapevolezza, motivo per il quale ritengo l’opuscolo un primo passo.

È stato usato molto da insegnanti e sacerdoti, soprattutto per i giovani, ed è stato apprezzato da donne e uomini che erano stati coinvolti dalle tematiche del post aborto - nelle quali si sono riconosciuti - e hanno potuto fare un cammino verso la verità di ciò che era loro accaduto.

Molte le email di apprezzamento anche da parte di Vescovi e di persone competenti. Ciò, per evidenziare ancora di più come il tema del post aborto (se correttamente e scientificamente impostato) debba ancora essere conosciuto poiché è tuttora il tabù dei tabù.

Non so quante donne, soltanto leggendo cosa succede dopo, non abbiano abortito, di qualcuna ne ho contezza. Sono rimasta veramente sorpresa dal successo della versione in lingua francese. Penso che si debba continuare a proporre questo argomento, non tanto e solo per le persone coinvolte, ma per un sempre più efficace riconoscimento del volto umano del concepito.

L’aborto, non è un segreto, è sempre esistito. A suo avviso, in che cosa l’età moderna si differenzia da tutte le altre per il modo in cui si rapporta a questo fenomeno?

È vero, l’aborto è sempre esistito. Ma anche i furti e gli omicidi. Questo però non significa che sia cosa buona solo perché normato da una legge civile. Penso che il punto di questo obnubilamento della coscienza dipenda proprio da questi ragionamenti: “è sempre esistito ed esisterà sempre”, “c’è una legge che lo permette , quindi…”, etc.

Penso che questa epoca di individualismo, di narcisismo permeante, abbia trasformato l’aborto in una pratica comune di come sbarazzarsi di chi è reso alla stregua di un oggetto, che non ha certi standard, che si vede ma non si vede col cuore, che è figlio ma che non si sente o non può essere sentito, visto e riconosciuto come tale per molte motivazioni soggettive, relazionali, sociali.

Apparentemente, le vicende di Charlie Gard e di Alfie Evans non avrebbero nulla a che vedere con il tema della nostra intervista. Non pensa, invece, che l’uccisione deliberata di bimbi malati trovi la sua radice nella legalizzazione dell’aborto?

Come ho già avuto modo di dire, la mala pianta dell’aborto porta ad assuefarsi all’idea che si possa uccidere il bimbo, più o meno piccolo, più o meno sano, nel ventre materno, e sempre rispetto a quel concetto puramente astratto di “best interest” usato anche per Charlie, Isaiah, Alfie.

Non possiamo negare che, da chi abortisce con le pillole (persone delle quali non sappiamo quasi nulla, tranne che per la RU486) a chi decide di farlo dopo un’ecografia al primo trimestre, dall’aborto selettivo di embrioni e bimbi nel secondo trimestre per qualche “anomalia” all’aborto “post quasi nascita” di moda in America, dall’aborto post vero e proprio fino all’uccisione selettiva dei piccoli attraverso sostanze mortali o togliendo loro i sostegni vitali, sia in atto un’escalation.

In altre parole, io adulto, genitore, medico, giudice, decido che tu (concepito, feto, neonato) non hai i requisiti minimi di non so quale scala (se ne sono inventate tante), come se la dignità della persona umana dipendesse dalle sue capacità, funzioni, etc.

E ciò anche quando è il soggetto stesso a chiederlo così come è accaduto negli ultimi fatti di cronaca italiana.

La cosa più sconvolgente è l’utilizzo di una sorta di strana affermazione di una propria conoscenza del bene altrui proiettata e di uno strumento, un “sofferenzometro” - o il suo contrario per la felicità - della vita degli altri che è utilizzato sempre al futuro, anche per giustificare l’aborto.

Pensare che la sofferenza, certamente non cercata o procurata, faccia parte integrante della vita e che abbia un senso e significato è la scommessa sui grandi temi dell’inizio e fine vita.

Sinceramente mi sono anche chiesta come mai ci sia stata una giusta e sacrosanta mobilitazione per questi bimbi ma contemporaneamente non ci si sia accorti che la legge sulle DAT italiana, in caso di conflitto tra medici e genitori, prevede esattamente la stessa cosa.

In un recente articolo su The Catholic Thing, David Warren ha scritto: “Senza criteri netti e assoluti sulle questioni della vita e della morte, siamo tutti pronti per le camere a gas”. Lei è d’accordo con questa affermazione o le sembra esagerata?

Sono d’accordo per ciò che riguarda i criteri che devono essere chiari, netti, assoluti in termini di definizioni e ragionamenti ma mi spaventa il fatto che essi non siano agganciati al trascendente che c’è nell’uomo e a quell’elevatezza intrinseca alla persona umana.

Se è così, verranno sempre mercanteggiati, convenzionalmente decisi dalla maggioranza, dal più forte o da chi ne ha in qualche modo interesse. L’altra sottolineatura è che non mi piace parlare di vita o di morte necessariamente come categorie astratte. Noi abbiamo davanti quella persona e per quella persona dobbiamo fare i conti del maggior bene possibile per aiutarla, accompagnarla e difenderla.

Recentemente, lei è stata nominata presidente del Comitato Verità e Vita, andando così a ricoprire una carica che fu dell’indimenticabile e combattivo Mario Palmaro. Quali progetti intende mettere in campo e quale pensa sia l’eredità più profonda lasciata al mondo pro vita italiano da Mario?

L’eredità di Mario in tanti campi del sapere è molto ampia ma penso in particolare al suo dono di chiarezza, al rendere semplice i concetti ai più anche con l’ausilio della sua ironia, senza nulla togliere alla profondità degli argomenti e alla sua capacità di vedere oltre ciò che stava accadendo dando anche linee profetiche di intervento.

La mia lunga amicizia con Mario non deve però far dimenticare che lui è stato uno dei fondatori e primo Presidente del Comitato Verità e Vita (ce ne sono stati altri 2 dopo di lui e prima di me) ma che il Comitato è fatto da molte persone che, come lui, hanno sempre integralmente difeso la vita con la penna, con la preghiera e con le azioni, anche se con caratteristiche diverse e non con la sua genialità.

Per quanto riguarda quindi i progetti, essi sono in semplice continuità con quello che sono gli scopi statutari del Comitato Verità e Vita: denuncia integrale delle leggi ingiuste (in questi anni abbiamo denunciato molte volte cose che puntualmente si sono poi realizzate), formazione sempre più approfondita per tutti ma in particolare per i giovani e ognuno agendo nel suo campo proprio: in una frase, “per la vita senza compromessi”.

Ritengo più che mai urgente che attorno alla Verità sulla Vita ci sia un’unità sempre più forte di tutti i prolife nonostante le diversità delle sigle associative.

(Maria Virginia Di Mauro – Voglio Vivere n°52, Giugno 2018)

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