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Lunedì, 22 Maggio 2017 08:08

La Vita non si tocca!

Pubblichiamo in anteprima un nostro articolo sulla Marcia per la Vita di Roma che comparirà nel prossimo numero della Rivista (Voglio Vivere N° 49 - Giugno 2017)
 
 
di Maria Virginia di Mauro
 
In occasione della marcia per la vita promossa nella città di Roma da codesto comitato, il Santo Padre Francesco è lieto di far pervenire ai partecipanti il suo saluto e auspica che l’evento possa favorire l’adesione ai valori della vita umana e l’accoglienza di tale incommensurabile dono divino in tutta la sua affascinante ricchezza, nell’assicurare un ricordo nella preghiera, sua Santità invia l’implorata benedizione apostolica”. (Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato di Sua Santità)
 
Con queste parole Papa Francesco ha salutato e benedetto il Comitato Organizzatore della Marcia per la Vita e tutti i suoi partecipanti. La Marcia, che si è svolta sabato pomeriggio 20 maggio, è giunta ormai alla sua VII edizione, divenendo un appuntamento consolidato per la Città eterna.
 
SIAMO TANTISSIMI!
Il corteo, partito da piazza della Repubblica, si è concluso a piazza Madonna di Loreto. «La piazza è piena, siamo veramente tantissimi - afferma Virginia Coda Nunziante, presidente del comitato organizzatore -. Il popolo della vita vuole essere una presenza positiva che si fa carico di difendere non solo il valore della vita in quanto dono gratuito ed esclusivo di Dio, ma anche tutti coloro che, deboli o indifesi, non possono reagire e vengono scartati dalla nostra società edonista».
 
Come sempre, ad aprire la Marcia coppie giovani coi passeggini, bambini su un trenino gommato, ragazzi, universitari, suore, sacerdoti e associazioni provenienti da ogni parte d’Italia insieme a delegazioni straniere di diversi paesi del mondo. Migliaia di persone vi hanno preso parte e come ogni anno Generazione Voglio Vivere è stata presente con una sua delegazione.
 
"La Vita non si tocca". È questo Il messaggio partito da Roma e rivolto alle istituzioni. C’è anche un cartellone che si appella al Presidente Mattarella: «Fermi la legge sul biotestamento prima che diventi eutanasia legalizzata». Un cartello che ricorda il dramma di Eluana Englaro «vittima innocente». Tra i partecipanti anche il cardinale Raymond Leo Burke, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò e il vescovo Athanasius Schneider.
 
TESTIMONIANZE PER LA VITA
Dal palco si sono alternate diverse testimonianze per la vita. C’è Katia, della Comunità Giovanni XXIII, che racconta di sua mamma, all’epoca dodicenne, violentata dal compagno. Una mamma bambina che resiste ai brutali tentativi di aborto domestico.
 
Oggi Katia aiuta le ragazze immigrate ad abbandonare il marciapiede e a salvare i loro bambini. C’è Roberto, in coma dopo un incidente, dato per morto dai medici, oggi convinto militante antieutanasia. L’imprenditore Roberto Brazzale, vicentino, che premia con un bonus bebè ogni lavoratrice che aspetta un bambino. Il professor Stephane Mercier, dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio, licenziato per aver trattato in classe il tema dell’aborto definendolo “l’omicidio di una persona innocente. E un omicidio particolarmente abietto, perché  l’innocente è senza difese”. Applauditissima infine Gianna Jessen, nata a Los Angeles nel 1977 nonostante l’aborto salino al settimo mese che doveva eliminarla. «Alle femministe chiedo: se difendete i diritti delle donne, dove erano i miei diritti quella mattina?».
 
Insomma, un evento straordinario che ha voluto mandare un messaggio netto all’opinione pubblica alla quale si chiede di non dimenticare i 50milioni di aborti che ogni anno avvengono nel pianeta e di scendere in piazza per dire basta a questo massacro. Centomila invece gli aborti chirurgici che ogni anno vengono praticati in Italia. Un numero di per sé spaventoso al quale però va sommato quello di altre centinaia di migliaia di interruzioni di gravidanza praticate attraverso le diverse pillole abortive.
 
LA NOSTRA META
A concludere dal palco è stata Virginia Coda Nunziante, che ha indicato la meta finale di questa battaglia: l’abrogazione della legge 194 e la destinazione dei 250 milioni attualmente spesi per finanziare pubblicamente l’aborto, a sostegno della maternità. “Non ci può essere alcun compromesso con il male”, ha ribadito, “se la vita è un valore non negoziabile non possiamo negoziare sull’aborto”.
Mercoledì, 17 Maggio 2017 09:52

Dobbiamo essere coerenti!

Pubblichiamo una nostra traduzione dell'articolo "¡Seamos coherentes!" apparso sul sito cileno Acción Familia pochi giorni prima che il Senato cileno approvasse il 9 maggio i tre casi previsti dal disegno di legge che legittima il ricorso all’aborto ovvero nel caso in cui «l’embrione o il feto presenta un’alterazione strutturale congenita o genetica letale», se «la gravidanza è frutto di una violenza sessuale e il periodo di gestazione non è superiore alle 12 settimane» o «se la gravidanza costituisce un pericolo per la salute della donna».  

*** 

Migliaia di cileni sono uniti nella difesa degli indifesi, nella protezione dei bambini e del nascituro.Ci schieriamo dalla parte di coloro che sono vittime della tirannia abortista, del cinismo e dell'ipocrisia del medico statale.

Tuttavia, non dobbiamo ingannare noi stessi, i rischi sono troppo alti. Non riusciremo mai a vincere questa battaglia se non attacchiamo la cultura della morte alla radice.

Per essere veramente e coerentemente a favore della vita, non basta opporsi all'aborto. Dobbiamo anche combattere:

1) Il permissivismo morale

La fornicazione e l'adulterio rompono i legami sacri che legano la sessualità umana alla procreazione e alla famiglia. L'aborto è la garanzia ultima della libertà sessuale sterile e senza vita: il piacere carnale assoluto e inconsistente dell’ "amore libero", privo della responsabilità e dell’impegno del matrimonio. Come dichiarò Papa Pio XII, "Solo il matrimonio salvaguarda la dignità del marito e della moglie e il loro buono stato, ed è per sua natura l'unica garanzia del benessere dei bambini". Una volta che l'immoralità sessuale stacca l'atto coniugale dal suo scopo divinamente ordinato, quello cioè di difendere la santità della vita, dobbiamo difendere il sacro patto del matrimonio.

2) La contraccezione

La contraccezione facile porta logicamente all’ aborto su richiesta. Le coppie che fanno uso di contraccettivi sono molto più propense a ricorrere all'aborto in caso di una gravidanza non pianificata, come mezzo di controllo delle nascite dopo il concepimento. In effetti, la maggior parte dei contraccettivi moderni sono abortivi, ovvero abortano il feto.

Come proclamò Papa Paolo VI nella sua enciclica Humanae vitae contro l'aborto, "Ogni atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita". Dal momento che la mentalità contraccettiva alimenta l’aborto, per opporsi al massacro dell'aborto in modo efficace, dobbiamo opporci la mentalità pro-aborto della contraccezione.

3) L'eutanasia

Se l'uomo non difende ogni vita umana innocente come sacra e inviolabile, la vita di nessuno sarò al sicuro. Così come il bambino indifeso nel grembo di sua madre viene immolato all’auto-condiscendenza della nostra cultura della morte, la vita deteriorata o avanti negli anni dei nostri pazienti cadrà vittima degli stessi falsi dei. Come avvertì Papa Giovanni Paolo II, " Ulteriori ritardi e negligenze si potrebbero tradurre nella soppressione di un incalcolabile numero di vite umane, e in un ulteriore e grave degradarsi a livelli sempre più disumani di tutta la società ".(1)

Dal momento che l'olocausto dell'aborto porta inevitabilmente all’olocausto all'eutanasia, per difendere ogni vita umana innocente, dobbiamo opporci l'aborto, all'infanticidio e all'eutanasia, senza compromessi o eccezioni.

Conclusione

Per essere a favore della vita, dobbiamo combattere il permissivismo morale, la contraccezione, la pornografia e l'eutanasia con la stessa  coerenza e la stessa vigilanza costante con la quale ci opponiamo all'aborto.

Come ci ricorda Il Santo Padre, "La fedeltà è la coerenza. Vivere in accordo con quanto si crede. Ordinare la propria vita con l’oggetto della propria adesione. Accettare piuttosto incomprensioni e persecuzioni, ma non permettere mai dissociazioni tra ciò che si vive e ciò che si crede: questo è la coerenza”.(2)

Che Maria, nostra Madre, esempio vivo di fedeltà a Cristo, ci aiuti a essere testimoni coerenti con la legge di Dio in tutto ciò che facciamo.

 

1. Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al 54° Corso di aggiornamento Culturale organizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, 6 Settembre 1984.

2. Omelia di Giovanni Paolo II, Città del Messico, Cattedrale Metropolitana, 26 gennaio 1979.


 
Donald Trump attua l’ennesimo cambio di rotta rispetto all’amministrazione Obama.
 
Ieri, infatti, il presidente statunitense ha firmato un ordine esecutivo a difesa e tutela della libertà religiosa, un diritto che peraltro è riconosciuto dalla stessa Costituzione americana.
 
Trump ha promesso che l’obiettivo è annullare del tutto l’Emendamento Johnson, con cui alle varie confessioni religiose e alle associazioni esentasse è proibito di fare campagna elettorale o sostenere esplicitamente candidati politici. Ma più in generale, con questo ordine esecutivo si vuole garantire piena libertà di azione e di espressione ai rappresentanti religiosi nell’esercizio delle loro funzioni, proteggendo particolarmente il diritto all’obiezione di coscienza su temi sensibili. Il presidente proclama la sua volontà di lottare contro ogni atto di bullismo, discriminazione e censura verso i credenti. “La libertà - ha detto - è un dono di Dio, non una concessione dello Stato”.
 
Si tratta di un importante passo avanti rispetto agli anni di Obama, che si sono contraddistinti per una vera e propria persecuzione, più o meno strisciante, verso quanti hanno invocato le loro personali convinzioni religiose per opporsi all’aborto, al matrimonio omosessuale e alla distribuzione dei contraccettivi. 
 
Ricordiamo soltanto le censure legali e le intimidazioni cui sono andati incontro funzionari o anche solo pasticceri per essersi rifiutati di prestare il loro aiuto alla celebrazioni di nozze gay. Ma soprattutto pensiamo agli effetti dell’Obamacare, la riforma sanitaria che ha imposto a tutti i datori di lavoro, cattolici compresi, di coprire le spese assicurative anche per quel che riguarda le pratiche abortive e di contraccezione. Memorabile è stata la lotta giudiziaria ingaggiata dalle Piccole Sorelle dei Poveri, congregazione religiosa di suore che ha fronteggiato l’amministrazione Obama e che ieri Trump ha chiamato accanto a sé alla Casa Bianca, in occasione della Giornata della Preghiera, quando appunto ha presentato al Paese il contenuto dell’ordine esecutivo sulla libertà religiosa.
 
E lo stesso giorno, proprio su questo fronte, è giunta un’altra buona notizia dal Congresso americano, che ha votato contro i finanziamenti federali alla multinazionale abortista Planned Parenthood e a favore dell’abrogazione di buona parte dell’Obamacare. L’approvazione è avvenuta con un margine ristretto (217 favorevoli e 212 contrari), perché 20 deputati repubblicani hanno scelto di difendere, insieme alla totalità dei democratici, Planned Parenthood. Ora la palla passerà al Senato.
 
Il Congresso ha voluto reindirizzare i finanziamenti ai centri di assistenza alla salute che offrono una gamma più ampia di servizi di assistenza sanitaria, ma non l’aborto. Gli americani non sono mai stati contenti di finanziare l’aborto a richiesta con il gettito delle imposte erariali. Ma il dissenso nei confronti della Planned Parenthood è esploso in modo incontenibile quando si è scoperto il raccapricciante traffico di parti del corpo dei bambini abortiti.
 
La multinazionale abortista attualmente riceve 390 milioni di dollari (oltre l’86%) dei 450 milioni di fondi federali annuali. 
Per questo è davvero giunto il momento di porre fine a questo scempio. Lo scorso 3 maggio, il vicepresidente Mike Pence, parlando ad alcune organizzazioni pro-life ha garantito che questo sarà fatto, così come promesso in campagna elettorale. 
 
Federico Catani

Nel settembre 2009, Cinzia Baccaglini, psicoterapeuta che ogni giorno riceve donne colpite dalla sindrome post-aborto, nonché presidente del Movimento per la Vita di Ravenna e operatrice al Centro di Aiuto alla Vita nella stessa città, fu interpellata da Massimo Pandolfi, caporedattore del quotidiano de Il Resto del Carlino*, in merito ai rischi legati all’assunzione della pillola abortiva RU486, la stessa che il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, vorrebbe adesso somministrare liberamente nei Consultori Familiari.

La dottoressa Baccaglini raccontò: «Una volta una donna in preda a incubi continui si è presentata a me e mi ha raccontato: ’In ospedale ho preso il primo farmaco, poi il secondo, ma mi hanno mandato a casa e ho perso mio figlio nel water di casa. Ho visto tutto, altro che mestruazioni abbondanti; per la paura ho tirato lo sciacquone. Poi mi sono detta: i topi possono vivere nelle fogne, mio figlio no’».

E ancora: «La storia più raccapricciante me l’ha raccontata un’altra donna, che è arrivata da me piena di sensi di colpa. Con la Ru486 aveva abortito in cucina, neanche in bagno. Ripulì tutto in fretta in casa, poi sa cosa fece? Corse al cimitero e seppellì quel suo bambino espulso così, nel pavimento di casa».

«La vera differenza fra aborto chirurgico e chimico — spiegò la Dottoressa, contraria da sempre all’aborto, in qualunque forma esso avvenga — è che nel primo caso la donna affronta, spesso in modo drammatico, il prima e il dopo, ma il durante no, non esiste, perchè dura poche decine di minuti e lei viene addormentata.

Con la Ru486, invece la donna vive drammaticamente pure il durante, è addirittura peggio. La pillola se la ingoia da sola, così come la dimensione del senso di colpa. Per tante ore, a volte per tanti giorni, la donna sente che nel suo corpo sta succedendo qualcosa, ma ormai, preso il primo farmaco, non può fare più nulla per fermare quel diabolico iter. Con l’aborto chirurgico fino a un secondo prima dell’intervento può scendere dal lettino e dire: ‘Fermi tutti, mi tengo il mio bambino’. Con quello chimico no, ingerita la pillola non si può più cambiare idea. Bisogna solo attendere la fine di tutto».

Ad oggi, Generazione Voglio Vivere ha raccolto 3.706 firme contro la decisione della Regione Lazio di permettere la somministrazione di questa pillola assassina nei Consultori Familiari.

Quando in Italia venne varata la Legge 194, politici e mass media compiacenti ci dissero che in questa maniera si sarebbe contrastato efficacemente il fenomeno – all’epoca volutamente sovrastimato – dell’aborto clandestino. Oggi, le stesse persone, stanno andando esattamente contro questo argomento. La RU486, infatti, non farà altro che aumentare gli aborti nascosti.

Se ancora non avete firmato la petizione fatelo subito e giratela ai vostri contatti. 

 

*Cfr. http://club.quotidiano.net/pandolfi/cosi_la_pillola_abortiva_uccide_anche_le_mamme

di Generazione Voglio Vivere

Venerdì, 28 Aprile 2017 08:15

In memoria di Santa Gianna Beretta Molla

Alle 8 del mattino del 28 aprile 1962, a soli 39 anni, lasciava questa terra una mamma cattolica coraggiosa e fedele alla sua chiamata fino alla fine, una donna che il 16 maggio 2004 sarebbe stata proclamata Santa in piazza San Pietro da Papa Giovanni Paolo II: Gianna Beretta Molla.

Sposa e madre di famiglia esemplare, non dubitò un istante nel momento in cui dovette decidere quale vita salvare tra la sua e quella della figlia che portava in grembo.
 
Incinta infatti con un tumore all'utero, preferì morire anziché accettare cure che arrecassero danno alla bambina.
 

La sua fu una scelta certamente dettata da una profonda fede ma Gianna era anche un medico - essendosi laureata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia il 30 novembre 1949 - e come tale viveva la sua professione come un "sacerdozio".

Quando santa Gianna parla del ruolo del medico, utilizza parole per noi quasi impensabili, ma che aiutano a recuperare quella vera umanità di cui tanti operatori sanitari e tanti pazienti avrebbero oggi bisogno.

Agli inizi degli anni '50, nei suoi appunti presi su un blocchetto ricettario, la santa scriveva:

Tutti nel mondo lavoriamo in qualche modo a servizio degli uomini. Noi (medici) direttamente lavoriamo sull’uomo. Il nostro oggetto di scienza e lavoro è l’uomo che dinnanzi a noi ci dice di se stesso, e ci dice “aiutami” e aspetta da noi la pienezza della sua esistenza… Noi abbiamo delle occasioni che il sacerdote non ha. La nostra missione non è finita quando le medicine più non servono. C’è l’anima da portare a Dio e la nostra parola (dei medici) avrebbe autorità. Ogni medico deve consegnarlo (l’ammalato) al Sacerdote. Questi medici cattolici, quanto sono necessari!

Il grande mistero dell’uomo: egli è un corpo ma è anche un’anima soprannaturale. C’è Gesù (che dice): chi visita il malato aiuta “me”. Missione sacerdotale – come egli (il sacerdote) può toccare Gesù, così noi (medici) tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati: poveri, giovani, vecchi, bambini. Che Gesù si faccia vedere in mezzo a noi, trovi tanti medici che offrano se stessi per Lui. “Quando avrete finito la vostra professione – se l’avrete fatto – venite a godere la vita di Dio perché ero ammalato e mi avete guarito.
 

Pensieri profondamente intrisi della quella carità cristiana che si fa prossima verso tutti, specialmente verso i più deboli e indifesi.

Possano l'esempio di Santa Gianna Beretta Molla, di cui oggi 28 aprile ricorre la festività, ispirare tanti medici che oggi vengono perseguitati per le loro scelte a favore della vita, anche a costo di rischiare la propria carriera.

di Samuele Maniscalco

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