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di Generazione Voglio Vivere 
 
Il 2 di marzo è iniziata presso la Commissione Giustizia della Camera la discussione sul Fine Vita, mentre presso la Commissione Affari Sociali, dall'inizio di febbraio, si discute sulle DAT, dichiarazione anticipata di trattamenti sanitari, ovvero sul testamento biologico. 
 
I due temi, affrontati in Commissioni separate in quanto la prima tocca questioni di rilievo penale (come ad es. quella dell’omicidio del consenziente, tanto per intenderci), hanno comunque la medesima finalità: rendere legale nel nostro ordinamento giuridico l’eutanasia (attiva o passiva che sia) o tramite un percorso “graduale” che non crei fratture iniziali nell’opinione pubblica e in parlamento (le Dat) o tramite una legge che ne mostri subito e interamente il volto cinico e omicida.
 
Trattandosi di una questione etica di rilievo, nelle settimane scorse sono apparsi in tutti i maggiori quotidiani nazionali numerosi articoli e interviste a riguardo, con l’intento di coinvolgere gli italiani nel dibattito nazionale e magari di convincerli…
 
Niente di strano che l’intero dibattito sia parso finora “pilotato” prevalentemente a sinistra, su posizioni pessime.
 
A volte però, il troppo parlare di certuni esponenti politici rivela verità di norma inconfessabili, per lo meno quando si è appena all’inizio di discussioni così delicate.
 
Stiamo parlando di un’intervista del 25 febbraio scorso concessa dal deputato Giuseppe Civati (eletto nelle file del PD, adesso parte del Gruppo Misto - Alternativa Libera-Possibile) alla Rivista laicista MicroMega*.
 
Civati sbandiera i soliti “principi” che giustificherebbero la nobile scelta dell’eutanasia: libertà di scelta e autodeterminazione. E fin qui nulla di strano, nel senso che questi sono due cavalli di battaglia utilizzati da tutti i favorevoli a tale pratica.
 
Pur sostenendo anch’egli un processo graduale, con l’approvazione in primis del testamento biologico – Civati parla di step che portino nel tempo a forme di eutanasia “anche nella forma più radicale” per paura di “spaventare e condizionare il dibattito parlamentare – ad un certo punto afferma:
 
“(…) Oltre a un discorso etico sulla libertà di scelta sul proprio corpo e sulla propria vita, si evidenzia una questione economica e di censo. Dobbiamo rilanciare una stagione di diritti per contrastare la piaga dell’enorme diseguaglianza: in tal senso, diritti civili e sociali sono collegati tra loro”.
 
A queste parole il giornalista deve avere avuto un sussulto perché subito gli chiede “Si spieghi meglio…”.
 
Risposta:
 
“Pensiamo alla liberalizzazione della cannabis, oltre ad essere un provvedimento giusto da un punto di vista morale e di libertà individuale, contro lo Stato etico, aiuta le casse dello Stato: meglio mandare una persona a rivolgersi dallo spacciatore o legalizzare la marijuana? (…)
 
Tutto chiaro no? L’eutanasia oltre ad essere un provvedimento giusto da un punto di vista morale e di libertà individuale aiuterà le casse dello Stato….
 
Ma a cosa si riferisce precisamente il deputato Civati? 
 
A quanto più volte denunciato al riguardo dai movimenti pro vita e cioè che le pratiche eutanasiche diventano uno strumento per abbattere i costi della sanità pubblica, magari utilizzando pressioni psicologiche su persone in condizioni di salute non recuperabili e sulle loro famiglie, affinché si avvalgano del “diritto” a morire, così da non far ricadere sull’intera collettività i costi sanitari delle cure di cui necessitano. 
 
Civati non l’ha detto così, e non poteva essere altrimenti, ma le sue affermazioni l’hanno tradito: infatti, in quale altro modo uno Stato potrebbe “far cassa” introducendo l’eutanasia? 
 
Vogliamo davvero continuare a dirci che l’eutanasia riguarda “solo” l’autodeterminazione del soggetto – argomentazione già discutibile per sé – e non una concezione completamente nuova, utilitaristica e pericolosa dell’uomo e della società? 
 
 
* Micromega-online, ‘Unioni civili, Civati. “Legge pessima. La nuova Forza Italia è al governo” ’ - 26 Febbraio 2016
Mercoledì, 24 Febbraio 2016 00:00

Un Paese in agonia, certificato Istat

di Generazione Voglio Vivere 
 
Secondo l’ultimo rapporto Istat nel 2015 l’Italia ha registrato 15.000 nati in meno e 54.000 bare in più rispetto al 2014. I nati sono stati 488mila, nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia, mentre i morti 653mila: uno scarto negativo di 165 mila unità.
 
Il tasso di natalità continua inesorabilmente a scendere: nel 2015 siamo arrivati a 1,35 figli per donna, quando il tasso di sostituzione per un Paese che vuole sopravvivere è di norma stimato a 2,1. Non si riscontrano incrementi di natalità in alcuna regione e aumenta anche l’età media in cui una donna diventa per la prima volta mamma, quasi a 32 anni. 
 
 
 
Pochi ma vecchi. In diminuzione risultano sia la popolazione in età attiva di 15-64 anni (39 milioni, il 64,3% del totale) sia quella fino a 14 anni di età (8,3 milioni, il 13,7%). Gli ultrasessantacinquenni sono 13,4 milioni del totale.
 
Il ricambio generazionale, peraltro, non solo non viene più garantito da nove anni ma continua a peggiorare: -7 mila unità nel 2007 ; -25 mila unità nel 2010 e  -96 mila nel 2014. 
 
Se pensiamo all’impatto catastrofico che tutto questo avrà sul sistema sanitario nazionale, sulle pensioni etc… capiamo bene dentro quale burrone stiamo precipitando.
 
Perché in Italia si generano pochi figli? 
 
Innanzitutto, come ha ricordato il professore Tommaso Scandroglio, “è da ricordare che se fosse proibito l’aborto, avremmo un incremento delle nascite tra il 20 e il 25%, senza poi contare i moltissimi aborti prodotti da pilloline varie. Altro che incentivi economici per la natalità. Servirebbero disincentivi giuridici all’aborto se si avesse a cuore davvero il futuro dell’Italia.
 
Al dato di sopra dobbiamo aggiungere però anche la secolarizzazione che incide sui comportamenti morali:
 
sessualità sregolata che porta a gravidanze impreviste e quindi rifiutate, piana accettazione di contraccezione e aborto, mancanza di maturità personale che fa slittare il momento di decisioni importanti come sposarsi o diventare madri e padri, rifiuto dell’indissolubilità del matrimonio e precarietà dei rapporti personali che rendono difficile far nascere nel cuore delle persone il desiderio di mettere al mondo un bambino, che necessita come ovvio di rapporti stabili e duraturi”.
 
La domanda ai nostri governanti sorge quindi spontanea: perché mai dinanzi a un tale sfacelo sociale non investite seriamente tempo e denaro per cercare di riportare in “ordine i conti” invece di preoccuparvi di portare a casa una pessima legge sulle cosiddette unioni civili?
 
Quali sono le vostre reali priorità?
 
Martedì, 16 Febbraio 2016 01:00

Zika/2. Novità e precisazioni

di Generazione Voglio Vivere 
 

 
Recentemente intervistato da Tempi, il Dottor Carlo Federico Perno, docente di Virologia all’università di Roma Tor Vergata, rispondendo a una domanda sul virus Zika ha affermato:
 
 
"Il virus è molto noto, dato che è stato scoperto ormai quasi settant’anni fa, precisamente nel 1947. Da sempre, poi, è conosciuto come un virus sostanzialmente innocuo"
 
 
Dunque, non si può dire che le autorità internazionali stiano combattendo contro qualcosa di sconosciuto, anzi… 
 
Intanto in Colombia, su 3.177 donne in gravidanza che hanno contratto Zika, nessun bambino ha sviluppato la microcefalia.
 
Il Foglio ci informa inoltre che  un rapporto dell’organizzazione dei medici argentini ritiene che la causa dei casi di microcefalia sinora registrati possa essere ricollegabile a un larvicida chimico introdotto nell’acqua potabile nel 2014, a seguito di un programma statale per sradicare le malattie trasmesse dalle zanzare. 
 
Due cose però sono certe: 
 
1) L’origine della microcefalia è ignoto, oggetto tuttora di dibattito scientifico.
2) Quale che sia la causa scatenante la microcefalia, non la si può di certo combattere uccidendo il paziente tramite l’aborto.
 
Perché il nocciolo della questione è tutto qui. L’aborto non risolve nulla, l’aborto uccide un essere umano indifeso.
 
E questo è inaccettabile.
Mercoledì, 10 Febbraio 2016 10:00

Virus Zika: una bufala mortale

 
di Generazione Voglio Vivere 
 
 
Gli insonni abortisti non perdono occasione per propagare il loro male.
 
Questa volta si tratta della zanzara “egizia” che induce lo Zika, un virus che nelle donne incinte potrebbe causare (il condizionale è d’obbligo) la microcefalia nel nascituro, un difetto congenito dello sviluppo embrionale, che in alcuni casi può portare a morte il bambino, oppure a deficit neurologici e cognitivi. 
 
Gruppi organizzati stanno cercando di sfruttare questo virus per introdurre l’aborto nei Paesi del Sud America, dove, ad esempio, il presidente del Salvador ha consigliato alle donne di non restare incinta per i prossimi due anni, incentivando di fatto la contraccezione…
 
“Strano” ma vero, proprio in queste ore il Ministero della Salute ha dichiarato che 13 donne salvadoregne infettate dal virus hanno dato alla luce dei bambini perfettamente sani.
 
Per caso qualche telegiornale ne ha dato notizia?!
 
Ma cosa ci dicono alcuni enti internazionali a proposito del legame Zika-microcefalia? 
 
• Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che «non è ancora stato stabilito un rapporto causale tra infezione da virus Zika e malformazioni alla nascita».
 
• Il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie degli Stati Uniti (CDC) ha segnalato che “sono necessari studi addizionali per capire meglio questa relazione”.
 
• Quelli del CDC hanno anche detto che “il virus non causa infezioni nel bimbo concepito dopo che esso viene eliminato dalla circolazione del sangue” e che “normalmente (il virus) permane nel sangue di una persona infetta una settimana circa”.
 
Non sappiamo se i governi sudamericani riusciranno a respingere questo nuovo assalto alla vita, ma è certo che quanto sta accadendo deve farci ricordare che la vera emergenza sanitaria mondiale è rappresentata dall’ aborto che causa 50 milioni di vittime ogni anno.
 
Un ecatombe che però viene fatto passare come una conquista civile.
 
Mercoledì, 03 Febbraio 2016 12:00

La "chirurgia-genetica" sbarca in Europa...

 
di Generazione Voglio Vivere
 
 
La “chirurgia-genetica” è sbarcata anche in Europa…e precisamente in Gran Bretagna.
 
È infatti notizia recente che la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) inglese, ha autorizzato alcuni scienziati del Francis Crick Institute a modificare geneticamente alcuni embrioni umani per comprendere – dicono loro -  il processo cruciale nelle prime fasi di sviluppo e chiarire quali siano i geni cruciali per sviluppare bambini sani….
 
Bambini modificati, bambini su misura, eugenetica allo stato puro, nel 2016!
 
Per rendere digeribile la notizia al grande pubblico tutti i giornali si sono affrettati a dire fondamentalmente due cose:
 
1) Gli esperimenti potrebbero aiutare a comprendere cosa va storto negli aborti spontanei.
2) Sarà vietato impiantare gli embrioni «gm» in una donna.  
 
Sul primo punto ci sembra quasi superfluo soffermarci in quanto non è eticamente giustificabile tentare di curare – o per lo meno di capire - un male provocandone uno maggiore, e cioè la soppressione e lo scarto di embrioni umani che hanno una loro dignità in quanto tali.
 
Sulla seconda rassicurazione, invece, ci basterà citare le parole di un genetista italiano a favore di queste tecniche, il Dottor Edoardo Boncinelli, che al Corriere della Sera ha commentato:
 
«Studiare per cercare di capire qualcosa non è mai sbagliato, che poi un giorno la scienza ci condurrà verso la creazione di bambini geneticamente modificati non lo possiamo escludere»
 
Non lo possono escludere! Dunque lo faranno, ne potete stare certi.
 
Non è la prima volta però che questa tecnica viene utilizzata provocando numerose prese di posizione contro anche e soprattutto all’interno del mondo accademico. Era già accaduto, non poco tempo fa, anche con alcuni ricercatori della Sun Yat-sen University, in Cina, che avevano modificato geneticamente 86 embrioni umani per correggere, dissero all’epoca, la mutazione che causa la beta-talassemia.
 
Lo studio venne rifiutato per ragioni di ordine etico da riviste scientifiche di primo piano quali Nature e Science, ma pubblicato da una d’ordine minore, la Protein&Cell. Addirittura, nei mesi precedenti a questo primo tentativo, scienziati di tutto il mondo, in tre appelli successivi, avevano chiesto una moratoria su questo tipo di esperimenti. 
 
La breve esistenza di questi embrioni umani fu sufficiente a sottoporli a una particolare manipolazione, il gene-editing, la "chirurgia genetica", che avrebbe dovuto sostituire il gene portatore della malattia con uno sano. 
 
Alla bassissima efficacia dell’esperimento si aggiunse un numero molto elevato di mutazioni genetiche che riguardarono altre parti del Dna degli embrioni: si tratta di mutazioni dagli effetti sconosciuti. 
 
I primi a esprimere perplessità su questa tecnica furono cinque scienziati della Sangamo BioSciences, guidati dal presidente Edward Lanphier:
 
«Secondo noi - dice lo scienziato - con l’attuale tecnica di editing sarebbe difficile controllare le cellule modificate. C’è la probabilità che, oltre il gene mutato, siano apportati tagli o modifiche in altre parti del genoma, causando effetti imprevedibili sull’essere umano e le generazioni future. È anche possibile che gli effetti di tale modifica non si manifestino sin dopo la nascita o per anni. Questo rende la tecnica pericolosa ed eticamente inaccettabile».
 
Insomma, tutto ci dice che la scienza non avrebbe mai dovuto imboccare questa strada. Certamente ne pagheremo le conseguenze e saranno devastanti.
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