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Martedì, 22 Febbraio 2022 17:25

Bologna, ritrovati feti e resti umani in dei barili!

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La scorsa settimana il Resto del Carlino ha fatto uno scoop.

È successo che un ragazzo di origine sinti, solito raccogliere ferro vecchio nelle aziende della zona, venisse chiamato dal titolare di una società che si occupa di svuotare cantine e magazzini.

Quest’ultimo gli propone di portare via anche una quarantina di fusti, col compito di "smaltirli da qualche parte".

Il ragazzo gli dice che si può fare, ma che prima di caricare i barili - che riportano sul fianco il simbolo dei rifiuti biologici speciali - vuol sapere cosa contengano.

Ne prova ad aprire uno, si rompe il coperchio. Spunta un feto. Il ragazzo si spaventa e chiama la polizia.

Il fatto, avvenuto nella zona industriale di Granarolo, ha occupato le pagine di qualche giornale per un paio di giorni.

Poi niente, svanito nel nulla.

Le indagini hanno portato fino agli scantinati di un Museo anatomico dell’Università Alma Mater di Bologna da cui proveniva il contenuto dei barili, utilizzati molto probabilmente per motivo di studio e di ricerca.

Alcuni anni fa ci fu una ristrutturazione con sgombero dei locali e fu in quel frangente che i contenitori furono trasportati nel capannone di una azienda di traslochi.

L'ipotesi di reato per cui si procede sarebbe lo smaltimento illegale di rifiuti biologici.

"È tutto regolare, è roba di un museo, non c'è nulla di nascosto - ha spiegato il titolare della ditta al Tgr Rai Emilia Romagna. - Sono lì in magazzino da non so quanti anni e se avessi voluto liberarmene lo avrei fatto da tempo".

È tutto regolare, quindi legale…anzi normale.

E i reati di “vilipendio di cadavere” e “uso illegittimo di cadavere”?

Sembrano non contare. Forse perché un feto non è considerato un cadavere. Forse perché un feto non è considerato un essere umano. Forse.

Dov’è la dignità di quegli esseri umani finiti in un barile, e prima ancora umiliati chissà in quali modi?

Si vuole che a questo orrore si crei l’abitudine, come del resto hanno fatto quegli «scienziati» che con i feti lavorano tutti i giorni per la produzione di linee cellulare per uso scientifico e farmaceutico.

E poi erano davvero esseri umani?

In un Paese che garantisce l’aborto come un diritto, non lo erano.

Quindi, che nessuno si scandalizzi se fossero stati utilizzati per ogni sorta di esperimento. Non essendo umani, non hanno alcuna dignità umana. Sono solo pezzi di carne…

Ecco, forse questa scoperta tragica avrebbe dovuto far innescare ragionamenti del genere. Forse i giornali avrebbero dovuto porsi le domande giuste.

Ma nessuno ha davvero voglia di cominciare a farlo. Soprattutto, è chi ci governa che non ha intenzione di discutere di queste cose.

Per questo esistono realtà come Generazione Voglio Vivere.

Gruppi di persone che non si sono abituate, e mai si abitueranno, alla legalizzazione dell’aborto e di tutto quanto ad esso è collegato.

Sostenerci significa innanzitutto continuare ad alimentare una voce dissonante, un grillo parlante che grida alla coscienza di persone anestetizzate da una propaganda martellante che fa apparire bene ciò che è male e male ciò che è bene.

A buon diritto, possiamo applicare alla nostra realtà le parole del profeta Sofonia: “In quel tempo, io scruterò Gerusalemme con le lanterne, e castigherò gli uomini che riposano sulla loro feccia, e che van dicendo in cuor loro: il Signore non ci farà né bene né male” (So 1, 12).

Questo il tremendo monito agli uomini che dicono “Dio non ci può castigare”.

Proprio su di loro, continua il profeta, calerà “un giorno d’ira, giorno di tribolazione e d’angoscia, giorno di calamità e di miseria, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nebbie e di bufere, giorno di tromba e di allarme” (So 1, 15-16).

 

Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere

 

Letto 402 volte Ultima modifica il Martedì, 22 Febbraio 2022 17:30

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