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Mercoledì, 29 Novembre 2017 22:24

Le priorità del Governo: soldi per la fecondazione eterologa, ma non per le adozioni

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di Ignazio Statuario

Adottare un bambino in Italia non è impresa facile. Non bastano il lungo iter burocratico e le complicazioni annesse, ora il problema è anche riuscire ad avere i rimborsi per le spese affrontate per l’ottenimento dell’orfano (viaggi e assistenza legale), malgrado dovrebbero spettare di diritto alle famiglie adottanti.

L’estate scorsa, la Commissione governativa Adozioni Internazionali (Cai) ha comunicato sul proprio sito che non ci sono le risorse necessarie per garantire i rimborsi a quanti hanno adottato bambini dal 2011 ad oggi.

Con un ritardo di sei anni, invece, verranno rimborsate le famiglie che hanno concluso le adozioni entro il 2011. Sarà possibile farlo nei loro confronti perché fino a quella data esistono le cosiddette “istanze di rimborso” dell’allora governo Berlusconi.

Si tratta dell’ultimo gesto a favore delle famiglie adottive compiuto da Palazzo Chigi. Dopo di che il vuoto, che lascia così circa quattordicimila coppie col portafoglio vuoto.

Attualmente mancano le risorse stanziate per le adozioni.

Una situazione che – ha detto ad Avvenire Marco Griffini, presidente Ai.Bi (Amici dei Bambini) - “alimenta malcontento e rabbia da parte di chi ha accolto, con l’adozione, un bambino abbandonato, ma che inevitabilmente allontana sempre di più da questa meravigliosa forma di accoglienza”.

Eppure i soldi, quando il Governo vuole, si trovano. Griffini ricorda che nello stesso periodo in cui Palazzo Chigi non riusciva a trovare fondi per rimborsare le famiglie che decidono di accogliere bimbi orfani, decideva altresì di inserire la fecondazione eterologa tra i nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) varati dal Ministero della Salute.

Ciò significa che lo Stato si impegna ad investire ingenti risorse per importare ovuli e spermatozoi dall’estero da mettere a disposizione delle coppie che intendono ricorrere a questa pratica per avere dei figli.

“Per lo Stato le coppie con problemi di fertilità – ha rimarcato il presidente di Ai.Bi– non sono tutte uguali. Quelli che si rivolgono alla procreazione medicalmente assistita, potranno contare su un rimborso da parte dello Stato. Quelli che decideranno di accogliere un bambino abbandonato dovranno continuare a sborsare soldi di tasca propria”.

A luglio sono state cinque le interrogazioni parlamentari presentate per spingere il Governo a sbloccare la situazione. Si muove anche la società civile. Il Coordinamento Care (una rete di associazioni familiari) ha lanciato una raccolta di firme da presentare alla Presidenza del Consiglio che recita:

“Parliamo di patti da osservare perché tanti politici in questi anni hanno dichiarato che il loro impegno nel reperire fondi per le adozioni internazionali andava anche nella direzione di sostenere le famiglie. Non credo sia possibile che tutti abbiamo frainteso e peraltro lo hanno ribadito loro stessi in questi giorni. I soldi sono stati stanziati, se manca un decreto si faccia il decreto, e si faccia subito”.

FONTERivista Voglio Vivere, N°50, Ottobre 2017

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