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Mercoledì, 02 Maggio 2018 11:02

Nella società eugenetica delle persone perfette, Alfie doveva morire

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Samuele Maniscalco

 

Alfie è stato ucciso, non possono esserci equivoci.

A pochi giorni di distanza dalla dipartita del piccolo bimbo inglese, nato il 9 maggio 2016 a Liverpool da Thomas e Kate James, non posso smettere di pensare a lui e a tutte le sofferenze che l’ospedale e i tribunali gli hanno inflitto.

Non riesco a smettere di pensare ai suoi genitori, ai quali hanno praticamente sequestrato il figlioletto affetto da una malattia di cui non si è riusciti a stabilire una diagnosi e che si è voluto far morire per asfissia perché la sua vita è stata ritenuta inutile.

Ma inutile per chi? E da chi?!

Non certo per i suoi genitori e per le migliaia di persone che per diversi mesi hanno manifestato in suo favore.

Kate, il giorno dopo la morte del figlio, ha postato su Facebook una straziante poesia dedicata al suo bambino e scritta da un suo sostenitore:

"Mamma non piangere, perché ora io devo andare a dormire. (…) Hai lottato per me ovunque. Nei tribunali, dalla regina, dal papa. (…) Un ultimo messaggio per il mio esercito. Tenetevi stretti i vostri cari, perché il tempo di nessuno è scontato. Ora devo dirvi addio".

Tenetevi stretti i vostri cari, perché il tempo di nessuno è scontato….

Quante verità in così poche parole! Parole di verità soprattutto per la società eugenetica di oggi, quella delle persone perfette, dove Alfie doveva morire per un imperativo categorico immorale frutto della dittatura del relativismo etico.

Vale la pena ricordare, en passant, che Anthony Hayden, il giudice dell’Alta Corte che ha decretato la morte di Alfie, è un membro eminente del Bar Lesbian and Gay Group (“BLAGG”) e co-autore di un manuale sui bambini e le famiglie omosessuali.

Un uomo, dunque, che vive per far trionfare nel mondo quel relativismo etico che tutto permette – a prima vista – eccetto il dissenso di chi conserva ancora il buon senso, l’amore per ciò che è Giusto e Buono.

Tempo fa, avremmo dovuto capire che la legalizzazione dell’aborto avrebbe inevitabilmente portato a questo. Una volta appiccato l’incendio, nulla sarebbe rimasto in piedi.

Su The Catholic Thing, commentando la vicenda del piccolo bimbo inglese, il giornalista David Warren ha scritto: “Senza criteri netti e assoluti sulle questioni della vita e della morte, siamo tutti pronti per le camere a gas. (…) Quando si abroga il principio della dignità intrinseca della vita umana - di ogni vita umana, non solo di alcune - tutto diviene possibile. (…) Quando vengono adottate politiche contra naturam, è necessario ricorrere alla forza. Coloro che difendono il vecchio ordine devono essere silenziati, per paura che possano organizzarsi. Per quelli che io chiamo i “liberal del dopo aborto”, opporsi non è più una questione di libertà di espressione. È un atto di ribellione contro la loro Dittatura del Relativismo”.

La battaglia per la Vita continua ma, dopo Alfie, il giudizio e il castigo di Dio incombono su tutti noi.

Letto 2240 volte Ultima modifica il Mercoledì, 02 Maggio 2018 11:21

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