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Martedì, 22 Maggio 2018 17:41

40 ANNI DI MENZOGNE NON CANCELLANO LA VERITÀ

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di Federico Cenci

Quarant’anni e sentirli tutti. È proprio il caso di dirlo a proposito della legge 194 del 1978 che ha introdotto l’aborto nell’ordinamento giuridico italiano. I bambini mai nati a causa di questa legge, infatti, sono quasi sei milioni. Un numero che si avvicina alla somma della popolazione residente nelle prime quattro città più popolose del Belpaese.

Un “diritto”, così lo chiamano i suoi sostenitori. Una tragedia, per le vite spezzate e per i rimorsi di coscienza provocati alle madri e anche ai padri: questa è la realtà dei fatti. Fondata, peraltro, sulle menzogne propagandate dagli esponenti del Partito Radicale durante l’acceso dibattito che fece da cornice all’approvazione della norma.

La legge 194 è strettamente legata a un altro evento catastrofico che colpì l’Italia negli anni Settanta: il disastro di Seveso. Il 10 luglio 1976 lo scoppio di un reattore in un’industria chimica della Bassa Brianza causò la dispersione nell’aria di diossina, sostanza tossica che contaminò tutto il territorio.

L’incidente fu la spinta emotiva all’approvazione di una legge per legalizzare l’aborto. Quattro neodeputati radicali, tra i quali Marco Pannella ed Emma

Bonino, si fecero interpreti in Parlamento di una legge speciale sull’aborto per le donne esposte a diossina, in quanto il feto avrebbe riportato gravi malformazioni.

Quaranta gestanti della zona, terrorizzate da questa ipotesi, decisero di abortire. Tuttavia, a seguito di esami clinici e da un’indagine di una Commissione d’inchiesta parlamentare, emerse che nessun feto presentava malformazioni riconducibili alla diossina.

La scienza e i fatti risultano però impotenti dinanzi alla violenza della propaganda mediatica. Lo testimonia anche l’altra grande menzogna su cui fecero leva socialisti e radicali per promuovere la legge sull’aborto: legalizzare le interruzioni di gravidanza volontarie sarebbe servito ad impedire gli aborti clandestini, stimati da costoro in circa un milione l’anno.

Ma il numero appare assai lontano dalla realtà. Antonio Socci nel 2008 impugnò una calcolatrice e dimostrò che, se si ipotizza un milione di aborti clandestini l’anno, tutte le donne italiane tra i 15 e i 49 anni avrebbero praticato nella loro vita almeno 2,8 aborti procurati clandestini.

E se davvero la richiesta di sottoporsi all’aborto era così alta, non si spiega come mai, dopo il 1978, i dati ufficiali sugli aborti legali e gratuiti, praticati da medici in strutture sanitarie, oscillano intorno ai 130mila l’anno: un numero nettamente inferiore a quel milione di aborti clandestini agitati dai radicali.

Eppure in quegli anni la verità era alla mercé della propaganda.

Altre cifre creative furono quelle diffuse sulle donne morte in Italia a causa dell’aborto clandestino: i sostenitori della legge dicevano che fossero venticinquemila. Dall’Annuario Statistico di quegli anni risulta, tuttavia, che le donne in età fertile decedute per complicazioni da parto o gravidanza oscillavano tra le trecento e cinquecentocinquanta. Tra queste, è facile supporre che le vittime di aborti clandestini fossero qualche decina l’anno.

Una tragedia certo, ma non un’emergenza nazionale. La vera emergenza dell’Italia odierna, piuttosto, è la terribile crisi delle nascite. Nel 2016 si è registrato il record negativo di 474mila nuovi nati. E le vite spezzate nel grembo materno contribuiscono a rendere più rigido l’inverno demografico.

Uno stillicidio di vite nascenti che è sì diminuito negli ultimi anni, ma va considerato che le statistiche non tengono conto degli effetti delle pillole abortive, la cui vendita è decollata da quando l’Agenzia italiana del farmaco, nel 2015, ha reso questo prodotto vendibile senza ricetta medica: si stima che in un anno le vendite siano aumentate del 686%.

Il lavoro da fare, per contrastare questa deriva, è culturale prima ancora che politico. Risalire la china è impervio, ma non impossibile. Una luce di speranza brilla negli occhi dei tanti giovani che da otto anni a questa parte animano la Marcia per la Vita.

La loro battaglia per la vita si svolge lontano dalla ribalta mediatica, ma vicino al cuore delle donne e alla verità sull’uomo. Altro che le menzogne della propaganda abortista.

FONTE: Voglio Vivere Anno XVII, n°1 - Marzo 2018

Letto 1295 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Luglio 2018 13:20

2 commenti

  • Link al commento franco Giovedì, 24 Maggio 2018 09:02 inviato da franco

    "Penso sia tutto vero, e l'aborto é da sempre e dai più considerato, fortunatamente, un delitto contro la vita e contro l'umanità intera. Chi può dire infatti che tra i milioni di feti lasciati morire già nel grembo materno non sarebbero potuti nascere geni, studiosi di malattie rare e incurabili, come la SLA e così via? Ma a parte tutto questo l'aumento degli aborti in Italia é causato quasi sicuramente dal timore per il futuro un futuro politicamente incerto che non aiuta certo a procreare…!

    Rapporto
  • Link al commento Luigi Pinton Mercoledì, 23 Maggio 2018 23:00 inviato da Luigi Pinton

    Sono sempre stato e sarò sempre contrario a quella legge 194, considerata a torto "una legge di diritto", una legge tollerata da troppi cattolici...
    Tutti, credenti o no, si dovrebbero opporsi a questa legge, che è CONTRO LA VITA, che UCCIDE...

    Rapporto

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