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Notizie

di Samuele Maniscalco

Oggi, dopo che soltanto 3 giorni fa il Senato ha approvato le DAT, si chiede apertamente che l'eutanasia venga legalizzata.

L'Associazione Luca Coscioni ha infatti lanciato un appello che si intitola "Il Biotestamento non basta. Ecco quali pene patisce chi non riesce ad andare in Svizzera".

Avete capito? Il Biotestamento per questi signori è solo il primo tempo di un film a due atti. Il loro obiettivo, del resto mai nascosto, è l'eutanasia attiva sempre e comunque.

Ribattezzata come la "via italiana all'eutanasia", le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento saranno letali, ad esempio, per tutti gli ospedali cattolici e per i quei medici che in coscienza non vorranno attuare tale normativa, ma anche per tutte quelle persone colpite da una grave malattia che sentiranno sopra di sé una forte pressione sociale per "lasciare" questo mondo e non essere più di peso agli altri.

Siamo tutti in pericolo, nessun escluso!

Che cosa prevede questa legge?

• Legittima l'eutanasia sempre e comunque (art.1 comma 5): oltre alle terapie, sarà possibile rifiutare anche alimentazione e idratazione che terapie non sono, essendo invece sostegni vitali necessari a ogni essere umano, sano o malato che sia. Le persone moriranno per fame e per sete. Una morte atroce.

• Legittima un'eutanasia omissiva per i pazienti stabilizzati non in fase terminale.

• Non prevede l'obiezione di coscienza per i medici né per le strutture sanitarie. Dunque, anche gli ospedali cattolici dovranno adeguarsi a questa legge omicida.

• Non soltanto i pazienti adulti ma anche i minori potranno essere uccisi, così come accaduto al piccolo Charlie Gard. Con questa legge, infatti, saranno i genitori, i tutori o altri ad avere diritto di vita e di morte sui minori incapaci.

Se diamo uno sguardo al Belgio potremo farci un'idea dell'abisso verso cui rischiamo di cadere:

- dal 2003 sono ormai 15.000 le persone eutanasizzate in questo paese e il numero è in costante aumento;

- le persone affette da una malattia psichiatrica rappresentano ormai il 19% dei pazienti deceduti per eutanasia;

- dal 2014 è possibile far morire per eutanasia i minori anche se non sono in grado di fornire il loro consenso;

- da diverse settimane si discute di una nuova evoluzione della legge per permettere "alle persone anziane che sentono di aver compiuto la loro vita" e sono "stanche di vivere" di chiedere l'eutanasia anche in assenza di una malattia.

Potremo mai accettare una simile sorte così disumana? Meglio sarebbe morire combattendo.

di Ignazio Statuario

Adottare un bambino in Italia non è impresa facile. Non bastano il lungo iter burocratico e le complicazioni annesse, ora il problema è anche riuscire ad avere i rimborsi per le spese affrontate per l’ottenimento dell’orfano (viaggi e assistenza legale), malgrado dovrebbero spettare di diritto alle famiglie adottanti.

L’estate scorsa, la Commissione governativa Adozioni Internazionali (Cai) ha comunicato sul proprio sito che non ci sono le risorse necessarie per garantire i rimborsi a quanti hanno adottato bambini dal 2011 ad oggi.

Con un ritardo di sei anni, invece, verranno rimborsate le famiglie che hanno concluso le adozioni entro il 2011. Sarà possibile farlo nei loro confronti perché fino a quella data esistono le cosiddette “istanze di rimborso” dell’allora governo Berlusconi.

Si tratta dell’ultimo gesto a favore delle famiglie adottive compiuto da Palazzo Chigi. Dopo di che il vuoto, che lascia così circa quattordicimila coppie col portafoglio vuoto.

Attualmente mancano le risorse stanziate per le adozioni.

Una situazione che – ha detto ad Avvenire Marco Griffini, presidente Ai.Bi (Amici dei Bambini) - “alimenta malcontento e rabbia da parte di chi ha accolto, con l’adozione, un bambino abbandonato, ma che inevitabilmente allontana sempre di più da questa meravigliosa forma di accoglienza”.

Eppure i soldi, quando il Governo vuole, si trovano. Griffini ricorda che nello stesso periodo in cui Palazzo Chigi non riusciva a trovare fondi per rimborsare le famiglie che decidono di accogliere bimbi orfani, decideva altresì di inserire la fecondazione eterologa tra i nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) varati dal Ministero della Salute.

Ciò significa che lo Stato si impegna ad investire ingenti risorse per importare ovuli e spermatozoi dall’estero da mettere a disposizione delle coppie che intendono ricorrere a questa pratica per avere dei figli.

“Per lo Stato le coppie con problemi di fertilità – ha rimarcato il presidente di Ai.Bi– non sono tutte uguali. Quelli che si rivolgono alla procreazione medicalmente assistita, potranno contare su un rimborso da parte dello Stato. Quelli che decideranno di accogliere un bambino abbandonato dovranno continuare a sborsare soldi di tasca propria”.

A luglio sono state cinque le interrogazioni parlamentari presentate per spingere il Governo a sbloccare la situazione. Si muove anche la società civile. Il Coordinamento Care (una rete di associazioni familiari) ha lanciato una raccolta di firme da presentare alla Presidenza del Consiglio che recita:

“Parliamo di patti da osservare perché tanti politici in questi anni hanno dichiarato che il loro impegno nel reperire fondi per le adozioni internazionali andava anche nella direzione di sostenere le famiglie. Non credo sia possibile che tutti abbiamo frainteso e peraltro lo hanno ribadito loro stessi in questi giorni. I soldi sono stati stanziati, se manca un decreto si faccia il decreto, e si faccia subito”.

FONTERivista Voglio Vivere, N°50, Ottobre 2017

Mercoledì, 22 Novembre 2017 22:07

Il buon senso nell'affaire Cappato

di Samuele Maniscalco


Due settimane fa ha avuto inizio il processo a carico di Marco Cappato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera dove ottenne il suicidio assistito.

Per la procura l'imputato avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto (sic!) di morire con dignità, ma per Cappato è arrivata l'imputazione coatta imposta dal gip Luigi Gargiulo, il quale ha sostenuto che il reato non consente scappatoie.

Proprio Cappato, autodenunciandosi, parlò di aiuto al suicidio e anche se non indusse personalmente la morte, rafforzò «la volontà suicidaria» di Fabiano Antoniani, prospettando una «dolce morte» a un uomo cieco e paraplegico.

Cappato, inoltre, non si limitò ad accompagnarlo ma organizzò il viaggio e lo preparò anche mostrando i depliant della struttura svizzera specializzata in suicidi assistiti. Un’aggravante che ha portato il processo davanti alla Corte d’Assise che, in poco più di mezz’ora, ha fissato al 4 e al 13 dicembre le prossime udienze.

Se fossimo un Paese normale dovremmo attenderci una sentenza normale ovvero una condanna.

A giudici della Corte di Assisi, un criterio di giudizio l’ha già dato la Cassazione con la sentenza 3147 del 1998 in cui si legge: «È sufficiente che l’agente abbia posto in essere, volontariamente e consapevolmente, un qualsiasi comportamento che abbia reso più agevole la realizzazione del suicidio».

È quanto ha fatto Cappato? Sembra proprio di sì.

Affermare il contrario significherebbe aprire una voragine. Il risultato, allora, potrebbe essere una sentenza che metta il Parlamento con le spalle al muro, il quale si sentirebbe “costretto” a votare la legge sul testamento biologico (le DAT) che una volta di più si confermerebbe vero grimaldello legislativo per legalizzare in Italia l'omicidio del consenziente, un reato ad oggi punibile con la reclusione da sei ai quindici anni.

La sentenza definitiva potrebbe arrivare poco prima di Natale.

Chiediamo dunque al Bambin Gesù di illuminare le menti e i cuori dei giudici. Con la sua venuta, il Signore rafforzò nel cuore dell'uomo sentimenti di vera compassione verso il suo prossimo e ribadì con forza il Comandamento “Non uccidere”.

di Samuele Maniscalco

La percentuale dei suicidi tra le donne che hanno abortito è sei volte superiore alla norma.

Uno studio esauriente realizzato dalla britannica Society for the Protection of Unborn Children (Società per la Protezione del Concepito), ha evidenziato i gravi rischi per la salute fisica e mentale che corrono le donne  che si sottopongono a un aborto: tra questi l'incremento della probabilità che si suicidino.

Lo studio conferma ampiamente quanto denunciato da Generazione Voglio Vivere tramite l'opuscolo “50 domande e risposte sul Post Aborto”, scritto insieme alla Dott.ssa Cinzia Baccaglini, tra le massime esperte in Italia in materia.

La ricerca, guidata dal Dr. Gregory Pike, medico australiano dell'Adelaide Centre for Bioethics and Culture, raccoglie lavori scientifici realizzati a livello mondiale e si intitola «L'aborto e la salute delle donne».

Tra i risultati dello studio del Dr. Pike possiamo leggere che «il suicidio è circa sei volte superiore per chi abortisce rispetto a chi porta avanti la gravidanza». Le donne che hanno abortito sono esposte a un "dolore significativo" fino a tre anni dopo l'aborto, così come a un aumento del 30% del rischio di depressione, un rischio del 25% di aumento dell'ansia e un'alta probabilità di soffrire di disturbo post-traumatico da stress nelle gravidanze successive.

 Nel presentare lo studio il 27 ottobre di quest'anno, l'esperta Antonia Tully ha criticato il fatto che «la lobby e l'industria dell'aborto, che ricavano milioni di sterline dal contribuente per la realizzazione di aborti finanziati dallo Stato, non sembrano interessati all'impatto sulle donne».

 «La realtà è che l'impatto è angosciante e orrendo per molte donne».

Aver legalizzato anche in Italia l'uccisione del concepito nel grembo materno, ha creato un danno enorme alle relazioni umani e ha prodotto la distruzione più profonda del tessuto sociale.

L'aborto debilita i vincoli del matrimonio, perché quanto più numerosi sono i figli, tanto più i vincoli affettivi e morali tra i genitori si irrobustiscono. E la famiglia è la cellula base della società: se si debilita questa l'altra si sfalderà lentamente, aprendo le porte a un mondo individualista e egoista.

 

di Federico Catani

Truffe a danno dei contribuenti in nome del “diritto” all’aborto.

È quanto accade nei Paesi Bassi, dove recentemente alcune testate, come il Nederlands Dagblad e il De Volkskrant,hanno smascherato le frodi di cui si sarebbe macchiata CASA, organizzazione responsabile di circa la metà degli aborti olandesi. Le cliniche di questa associazione avrebbero rubato allo Stato circa 15milioni di euro negli ultimi dieci anni.

In pratica, secondo i summenzionati giornali, CASA avrebbe dichiarato, tra l’altro, spese per clienti non esistenti e per servizi che non fornisce in modo da ottenere lauti rimborsi dall’erario statale. In ultima istanza, soldi sottratti ai cittadini con le tasse.

L’ex direttore di CASA, Bert van Herk, sembrerebbe uno dei massimi responsabili della truffa. Nonostante ciò, quando lasciò l’incarico, ottenne una lauta buonuscita di 500mila euro. Da notare, peraltro, che van Herk è membro del consiglio direttivo della International Planned Parenthood Federation, la più grande organizzazione abortista del mondo, che specialmente negli ultimi anni è salita agli onori della cronaca per il turpe mercimonio di organi e parti del corpo dei bambini uccisi con l’aborto.

Ma in Olanda non sono solo le cliniche CASA ad aver commesso frodi fiscali negli ultimi anni. Secondo Nederlands Dagblad, anche la clinica abortista Bloemenhovekliniek, nella città di Heemstede, avrebbe truffato lo Stato (e dunque tutti i contribuenti) per una cifra di circa 800mila euro. Ed è assai sorprendente sapere che l’attuale direttrice, Thea Schippers, nel 2016 è stata premiata dal Ministero della Sanità per l’aiuto che presta alle donne in difficoltà. Detto in altri termini, ha ricevuto questo riconoscimento statale per uccidere bambini innocenti prima della nascita.

Come ha dichiarato Kees van Helden, responsabile dell'organizzazione pro-life olandese Schreeuw om Leven, «le donne che affrontano una gravidanza indesiderata spesso sono davvero in difficoltà. Il motivo più frequente per abortire nei Paesi Bassi è la precarietà finanziaria. Ma se lo Stato non offre un’alternativa all’uccisione dei bambini non ancora nati, allora siamo tutti moralmente falliti».

Ed è vero. Un Paese che uccide i suoi figli è un Pese fallito, destinato a scomparire e ad essere invaso da chi invece i figli li fa e li usa magari come mezzo di conquista. L’islamizzazione dell’Olanda, sempre più massiccia, è un chiaro segnale di questo processo.

Nei Paesi Bassi si effettuano 31mila aborti all’anno. 31mila vite innocenti spezzate in quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro, il grembo della mamma. 31mila bambini che ogni anno vengono letteralmente fatti a pezzi ed aspirati perché indesiderati. Bambini che, come ricorda il pro-life van Helden, sono uccisi alla 19ª o 20ª settimana di gravidanza, quando «già misurano 22 centimetri di altezza e pesano circa 250 grammi e possono sentire, calciare, succhiare il pollice». Eppure per gli abortisti sono equiparabili a tumori indesiderati e da rimuovere.

Se a tutto questo orrore aggiungiamo le truffe da parte delle cliniche responsabili di tali omicidi, allora davvero sorge una domanda, valida anche per noi italiani: perché l’aborto deve essere finanziato dallo Stato? Perché le tasse dei cittadini debbono finire nelle tasche di questi centri che somministrano la morte? Perché il denaro dei contribuenti non viene usato per sostenere le famiglie e la natalità? Pagare chi uccide i bambini e fa credere alle donne che è un loro sacrosanto diritto disfarsi di una vita umana, non solo è criminale, ma suicida. A maggior ragione se, come nei Paesi Bassi, addirittura gli abortisti truccano i conti e frodano la collettività. 

FONTEhttps://www.ftm.nl/artikelen/abortuszorg-in-gevaar-door-malaise-bij-casa-klinieken?share=1

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