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Notizie

 

di Diego Torre

 

Circa 3000 persone hanno attraversato sabato 14 aprile il centro di Palermo partecipando alla Marcia per la Vita e la Famiglia.

L’evento, giunto al suo 8° anno, intende ricordare il valore della persona umana e la centralità della sua prima naturale appendice: la famiglia. Hanno aderito ad esso 71 associazioni, e aggregazioni sociali di varia natura: religiosa, laica o culturale, raccolte nel Forum “Vita, Famiglia, Educazione”.

I partecipanti si sono concentrati a Piazza Crispi, dove il vicario episcopale don Calogero D’Ugo ha dato lettura del messaggio di incoraggiamento dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, a cui sono seguiti quelli di altri vescovi e pastori evangelici, nonchè quello di Massimo Gandolfini, organizzatore dei Family Day nazionali e di Virgina Coda Nunziante, presidente della marcia nazionale per la vita. Don Fortunato Di Noto dell’Associazione Meter, da anni impegnato contro la pedofilia, impossibilitato a presenziare quale testimonial perché bloccato sull’autostrada Palermo-Catania, ha trasmesso anche lui un messaggio. Di seguito il pastore Elia Cascio della chiesa “Parola della Grazia”, ha richiamato il valore fondante della famiglia alla luce della Sacra Scrittura e della legge naturale.

Gli organizzatori della marcia hanno infine evidenziato le emergenze disattese dell’istituto familiare, soprattutto ai politici presenti: l’ Assessore regionale alla Cultura Roberto Lagalla e Raoul Russo in rappresentanza dell’assessore al Turismo Sandro Pappalardo. E poi gli onorevoli Carolina Varchi, Alessandro Aricò, Vincenzo Figuccia, Alessandro Pagano e l’assessore comunale Giuseppe Mattina.

Il corteo, preceduto da un nugolo di passeggini con neonati, corredato di slogan, canti, e striscioni, accompagnato da una allegra banda musicale, è infine partito per concludersi dinnanzi al Teatro Massimo, suscitando la curiosità dei numerosi passanti e turisti. Alla fine, i sacerdoti partecipanti hanno concelebrato una Santa Messa nella chiesa di S. Ignazio martire all’Olivella.

 

 

Conferenza stampa a Palazzo Madama sulla salute delle donne

 

Roma, 11 aprile 2018

«I suicidi sono +155%, +37% le depressioni, +230% l’utilizzo di sostanze illegali e psicofarmaci, nelle donne che hanno abortito e che soffrono gravi conseguenze anche sul piano psicologico, secondo una metanalisi inglese», ha dichiarato la senatrice della Lega, Raffaella Marin, psicologa, riportando dati sconvolgenti sugli effetti dell’aborto volontario sulle donne. In tempi di autodeterminazione e di consenso informato, le donne non vengono messe a conoscenza delle «gravi conseguenze dell'aborto sul piano fisico e psichico», annunciava la conferenza stampa che si è appena conclusa a Palazzo Madama. Organizzata da ProVita, ha potuto contare sulla partecipazione di numerosi parlamentari, in risposta all’invito della onlus di far conoscere la petizione per la salute delle donne, lanciata sul sito notizieprovita.it .

Lorenza Perfori, autrice del libretto Per la salute delle donne (edito da ProVita), ha ricordato come non ci sia «informazione per le donne: nei consultori e nemmeno a livello politico. Informazione non c’è nelle relazioni del ministero della Salute sull’applicazione della 194, se non in forma vaga incompleta e imprecisa». Perfori ha fatto un riassunto del contenuto dell’opuscolo, elencando alcune conseguenze fisiche dell’aborto sia chirurgico che medico.

La senatrice Isabella Rauti di Fratelli d’Italia ha sottolineato quanto sia importante sottoscrivere la petizione di ProVita «perché tocca un vulnus che non ha trovato soluzione dal 1978 ad oggi. Il grande assente del dibattito sull’aborto resta questo aspetto: i rischi dell’aborto per le donne. Una questione di enorme importanza». La senatrice Rauti ha ricordato: «Anni fa intervistai le prime donne che avevano fatto ricorso all’aborto: erano tutte molto provate. Vorrei che si parlasse di più di una legge che esiste, che permette il parto in anonimato e la adozione neonatale».

Nel suo intervento, la senatrice della Lega, Maria Saponara, ha dichiarato: «Leggendo l’opuscolo della Perfori, dico con sincerità che non ero a conoscenza di alcune conseguenze. A 40 anni dalla legge queste informazioni non sono state date. Mi assumo la responsabilità di agire in Senato, sostenendo l’iniziativa di ProVita affinché le donne siano informate».

La conferenza stampa era stata organizzata su iniziativa del senatore Simone Pillon, che ha introdotto e moderato l’incontro, subito commentando l’incresciosa censura della gigantografia di ProVita da parte del Comune di Roma: «Siamo stati favoriti dalla pubblicità fatta da quel gesto di violazione della libertà di espressione. Altri manifesti di ben altro contenuto vengono tollerati mentre quelli per la vita vengono censurati».

Sono intervenuti anche il senatore Massimiliano Romeo che ha ribadito: «Il mio impegno politico andrà nella direzione del sostegno della vita. Purtroppo, oggi i figli sono visti non come un dono ma come un limite per la propria personalità. Bisogna passare dalla cultura dell’io alla cultura del noi». Per il senatore Emanuele Pellegrini, «non si può restare in silenzio dopo la censura del manifesto di ProVita, che è espressione legittima e doverosa di un pensiero in difesa della vita». Toni Brandi, presidente di ProVita, è intervenuto commentando: «Trovo allucinante che in un Paese dove si parla costantemente di consenso informato e di autodeterminazione non si informino le donne. Se si prende il più innocuo farmaco, c’è il bugiardino che informa su tutto, ma se una donna vuole abortire non c’è alcuna informazione sulle conseguenze fisiche e psichiche».

Ultimata la raccolta delle firme, ProVita le presenterà al nuovo ministro della Salute «affinché garantisca che le donne vengano informate delle conseguenze dell’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica». È solo una delle tante iniziative che la onlus intende promuovere in difesa delle donne, della vita e dei bambini. Dopo la vergognosa rimozione del maxi manifesto a Roma, che scuoteva le coscienze ricordando che l’interruzione volontaria della gravidanza sopprime un essere vivente (non un grumo di cellule), l’immagine di quel bambino a 11 settimane (diventata virale sui social), sta facendo il giro di tutta Italia. Lo vogliono Comuni, scuole, associazioni, singoli cittadini. Una protesta che si moltiplica da più parti contro l’abuso di potere esercitato dall’amministrazione Raggi.

Sabato 14 aprile, a Roma ci sarà un sit in simbolico di attivisti romani di ProVita «per chiedere la libertà di espressione». Avrà luogo dalle 12 alle 13 in piazza Madonna di Loreto perché il Campidoglio non ha concesso l’autorizzazione alla protesta silenziosa, nemmeno nella piazzetta dell’Ara Coeli antistante la scalinata.

 

Lo rende noto l’ufficio stampa di ProVita Onlus

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La pietra è stata messa al suo posto. Tutto sembra finito. È il momento in cui tutto comincia. È il radunarsi degli Apostoli. È il rinascere delle dedizioni, delle speranze.
 
La Pasqua si avvicina.
 
La Resurrezione rappresenta il trionfo eterno e definitivo di Nostro Signore Gesù Cristo, la sconfitta completa dei suoi avversari. È l’argomento massimo della nostra Fede.
 
San Paolo ha detto che, se Cristo non fosse risuscitato, la nostra Fede sarebbe vana. È proprio sul tale fatto soprannaturale che si fonda tutto l’edificio del nostro credo.
 
La grande gioia che produce in noi la Santa Pasqua, fa brillare ai nostri occhi, persino nella tristezza della situazione contemporanea, la certezza trionfale che Dio è il supremo Signore di tutte le cose, che Lui è il Dio della vita.
 
Che Egli ha vinto la morte e sconfitto il demonio, che è stato capace di diradare tutte le tenebre, e di trionfare nella maniera più brillante, proprio quando sembrava prospettarsi la più terribile, la più disperata delle sconfitte.
 
Per tutto ciò è vitale celebrare, fare memoria della Resurrezione.
 
Ed è per questo che da parte mia e dello staff di Generazione Voglio Vivere desidero farvi gli auguri più cari di una Santa Pasqua.
 
Nelle scorse settimane abbiamo avviato una raccolta fondi per il Centro Aiuto alla Vita Lomellino e fin qui abbiamo raccolto 2.200 euro. Il nostro obiettivo è però raggiungere i 3.000 entro mercoledì prossimo.
 
Non vorreste aiutarci a raggiungere la cifra che ci siamo prefissati? Spero che questi ultimi giorni possano fare la differenza.
 
Grazie al tuo contributo, tante mamme e i loro bambini, trascorreranno questa Pasqua in serenità e gioia.
 
Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere
Mercoledì, 14 Marzo 2018 11:34

Framementi di Luce contro l'aborto

Molto volentieri riceviamo e pubblichiamo alcune poesie scritte da don Giuseppe Magrin che hanno per tema l'aborto. Ciascuna di esse è preceduta da una contestualizzazione per meglio apprenderne la genesi. Il messaggio suona forte e chiaro: la cosiddetta 'interruzione di gravidanza', voluta e non subita, è sempre l'omicidio di un essere innocente. Attraverso la poesia, don Magrin fa riscoprire a molti verità innegabili, Frammenti di Luce: non a caso l'intera raccolta di versi porta questo nome.
 

 
PERCHÉ NON SONO NATO CAGNOLINO?
 
Contestualizzazione: Padova 2004. Nell’estate precedente erano stati esposti in tutte le città d’Italia grandi “porsters” che dicevano: Abbandonare un cane in tempo di villeggiatura “per la legge è reato e per l’umanità una vergogna”. Pensando a tutta la trafila legale su aborti e manipolazioni genetiche varie, non potevo non reagire come uomo, innanzitutto, disgustato dell’insipienza di tanti millantatori, che parlano come fossero “persone d’alto livello scientifico”. Non si capisce perché gli “umani” non debbano essere rispettati almeno quanto i cani, fin dal concepimento. È il bambino abortito che parla ai genitori…
 
 
Mamma, papà
dal mondo dove vivo
ancora vi domando
perché m’avete spento
a nove settimane
dal mio concepimento…
 
Non volevo morire ancora prima
di nascere
e vi scuotevo le manine in germe
ed i piedini 
e urlavo il mio silenzio
inutilmente
né valse il ricordarvi
il primo bacio che vi deste in fronte.
 
Cattivi consiglieri 
v’hanno aiutato a condannarmi a morte
ed il chirurgo
mi raschiò via dal grembo
come si raschia il fondo d’un paiolo.
Ero forse una crosta 
in più 
rimasta al fondo dell’amore vostro?
 
Povera mia testina frantumata
e risucchiata come spazzatura
con tecnica e premura,
violenza rivestita
di bianchi camici
ed impunita.
Mamma, papà 
perché m’avete fatto e poi distrutto?
Ditemi il male che ho commesso, ditemi
che ho fatto a voi ed alla società?
 
Embrione appena
ero già vita umana irreversibile
benché invisibile
ero persona come nonno e nonna,
come la sorellina 
e il fratellino
che ride e v’accarezza 
dal suo lettino.
 
Non ero né ammalato né deforme
né questo basta per rifiutarmi amore;
e quando percepii che il mio destino
era segnato
non vi chiedevo
che d’ospitarmi in grembo
per nove mesi e d’essere adottato
dove la vita è attesa come un sogno.
 
Avrei veduto anch’io un pò d’azzurro
le nuvole e gli uccelli
in libertà
i pulcini che seguono
la chioccia
dolce, sollecita
ed i gattini 
che allattano alla mamma
mentre pulisce
i loro corpiccini.
 
Ora per voi non sono
che l’ombra errante
d’una coscienza infranta,
ormai smarrita!
Ma che vuol dire aborto terapeutico
disagio psicologico
fecondazione omologa, eterologa
od assistita
ed embrione
manipolato per guarire gli altri?
 
Mamma, perché
l’abbandonare un cane nell’estate
per la legge è reato
e per l’umanità
una vergogna
ed espellere un feto di tre mesi
o un embrione appena concepito
non è reato 
e per l’umanità non è vergogna?
 
Legge sinistra che proteggi i cani
e uccidi i feti
e gli embrioni umani
legge ammantata
di scientificità
che ci rifiuta d’essere persone,
per te non siamo che un oggetto freddo
di sperimentazione
semplice materiale farmaceutico!
 
Cuori omicidi siete
e tali rimanete
voi, genitori miei,
che dall’eterno attendo
e guarderò negli occhi
con lacrime d’amore e compassione
voi
e chi propose e chi firmò la legge
chi vi protegge
gente perbene col sorriso in volto
che preferisce ai bimbi i cagnolini.
 
 
 
CHE BRIVIDO QUEI RESTI
 
Contestualizzazione: Roma. 2009.03.31. Per quanto si potessero trovare giustificazioni pietose per l’aborto, il grido delle Sessantottine: “La pancia è mia”, nelle dimostrazioni di piazza appoggiate da diversi movimenti politici, faceva  rabbrividire. E fa rabbrividire anche oggi  chi … lavorando in cliniche ospedaliere, deve “sbrigare via”  ciò che ne “resta”… di quei corpicini. “Sono brividi, solo brividi che provo” - mi diceva un “addetto” di un Ospedale – e non mi  è possibile un’incoscienza che rimuova l’assurdità di ciò che quotidianamente vedo fare dal grembo materno al deposito rifiuti”… In verità, anche noi, non del tutto bestie, solamente passando vicino a una clinica dove si pratica l’aborto, ci sentiamo schiantati quanto quei feti… D’istinto ci verrebbe  la voglia di “vendicare” altrettanto drasticamente, chi non “ha avuto voce”... E non capiamo che perfino un Presidente della Repubblica, tutore dei diritti dei cittadini, non si pronunci, avallando una “mattanza” quotidiana di esseri umani. Né si dica che si diventa persone al terzo mese dal concepimento o, addirittura,  al momento della nascita... Reattivamente, stanno sorgendo in Italia, Aggregazioni filantropiche  che una volta al mese s’interessano almeno della sepoltura dei feti abortiti “convertendo” l’ingiustizia umana in una giustizia meno disumana…. I credenti di qualsiasi fede, si affidano  ai “tempi lunghi” di una Giustizia divina, che è capace di “scuotere come un terremoto” chi, paladino dei diritti umani, non si muove a “difesa della vita fin dal concepimento” .
 
 
Che brivido quei resti dentro un freezer 
i tanti corpicini di abortiti
rinchiusi alla rinfusa e abbandonati, 
nell’Isolato in fondo all’Ospedale!
 
Suasivamente condannati a morte 
e maciullati, giacciono ora là
quasi tossiche scorie d’una pancia 
come rifiuti senza una discarica !
 
Progresso atroce delle leggi umane
che fa d’un assassinio un pio diritto
e del massacratore un impunito,
e nega ai feti un fiore ed una tomba.
 
Ad ogni mese anonimi filantropi
vanno e con deferenza li compongono
offrendo una preghiera e li depongono
nel grembo meno acre di madreterra.
 

(Da:   Giuseppe Magrin,  Frammenti di Luce    Ed. Elledici-Velar , 2005)

di Samuele Maniscalco

Un altro inquietante salto nel buio è stato compiuto negli esperimenti di ingegneria genetica: la produzione di embrioni di pecora contenenti cellule umane.

La raccapricciante notizia arriva dal meeting annuale della American association for the advancement of science tenutosi in Texas.

Pablo Juan Ross, del Dipartimento di scienze animali dell’Università della California di Davis, ha presentato i dati preliminari di una ricerca nella quale sono stati prodotti embrioni ibridi interspecie, inclusi quelli di pecora con cellule staminali pluripotenti umane.

L’obiettivo dichiarato - di quelli che in teoria dovrebbe “giustificare” aberrazioni del genere – è la produzione all’interno degli animali di organi da trapiantare. Nel caso concreto, un pancreas per pazienti diabetici.

Dunque, meno di un mese dopo la clonazione di due macachi e meno di un anno dopo la realizzazione di un embrione ibrido uomo-maiale (per mano dello stesso gruppo di scienziati) arriva adesso l’embrione di pecora con cellule umane.

Nel caso dell’ibrido uomo-maiale le cellule umane erano una su 100.000. In quello uomo-pecora siamo già scesi a una cellula umana su 10.000...

L’embrione è stato lasciato crescere per 28 giorni, di cui 21 nell’utero dell’animale.

È evidente che tutto ciò pone e porrà sempre di più delle enormi questioni morali sulla liceità di questi esperimenti, anche perché la proporzione di cellule umane utilizzate non farà che aumentare.

L’ha confermato lo stesso Pablo Ross:

«Le cellule umane si sono riprodotte, anche se per arrivare alla possibilità di ottenere un intero organo servirebbe un rapporto di una cellula umana ogni 100 di animale» 

E qui arriviamo al punto: per capire se la ricerca può dare risultati è ovvio che ci si spingerà fino a far nascere la creatura così assemblata, qualunque cosa essa sia.

La comunità scientifica non si rende conto dell’impressionante precipizio verso cui ci stiamo pericolosamente approssimando?

Interrogato a tal riguardo Alessandro Nanni Costa, responsabile del Centro nazionale trapianti, afferma:

«Come si fa a essere certi che nell’animale crescerà l’organo desiderato e con le caratteristiche necessarie? E le cellule umane inserite nell’embrione ovino dove vanno a posizionarsi? Non risultano tecniche di controllo sulla loro destinazione, tali almeno da evitare che entrino a far parte ad esempio del sistema nervoso della pecora» 

Tutto ciò suscita gravissime preoccupazioni antropologiche ed etiche che in molti però non vogliono vedere.

Quando nel 1818 Mary Shelley pubblicò il romanzo Frankenstein, o il moderno Prometeo non poteva di certo prevedere che esattamente 200 anni dopo l’umanità sarebbe caduta così in basso svilendo la sua stessa natura mischiandola con quella di un animale.

O forse l’aveva previsto e proprio per questo aveva lanciato un grido di allarme rimasto purtroppo inascoltato.

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