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Giovedì, 28 Luglio 2022 10:30

Attaccano Londra perché non è abbastanza abortista!

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Nel mondo di oggi nessuno Stato può permettersi di disattendere l’agenda abortista, pena la stigmatizzazione della comunità internazionale.

È quanto accaduto recentemente al Regno Unito.

Il governo guidato da Boris Johnson nei mesi scorsi ha organizzato una conferenza sulla libertà di religione e di credo dalla quale è scaturito un documento firmato da oltre venti Paesi.

Nel testo originario era incluso l’impegno dei firmatari a garantire “i diritti sessuali e riproduttivi di donne e ragazze” nonché “l’autonomia corporea”.

Tradotto: i Paesi firmatari si impegnavano a tutelare l’aborto.

Alquanto curioso che in una conferenza sulla libertà di religione fosse stata esaltata la soppressione della vita nascente, giustamente considerata un crimine da ogni religione che rispetti il diritto naturale.

In un secondo momento, infatti, quel passaggio del documento è stato rimosso.

La sua nuova versione recita: i firmatari si impegnano a combattere “leggi discriminatorie che giustificano, condonano o rafforzano la violenza, la discriminazione o le disuguaglianze sulla base della religione, del credo o del genere e che limitano il pieno e uguale godimento di donne e ragazze dei diritti umani”.

Non va forse bene? Niente affatto!

La galassia del mondo abortista ha subito levato un coro di condanna.

“In un momento in cui la fornitura di aborto in tutto il mondo è seriamente minacciata, a causa dell’inversione della sentenza Roe vs Wade negli Stati Uniti, “non è mai stato così importante per il governo del Regno Unito difendere la salute sessuale e riproduttiva, i diritti e l’autonomia corporea”: così si legge in una missiva inviata al governo britannico firmata dalle organizzazioni Humanists UK, British Pregnancy Advisory Service (BPAS), MSI Reproductive Choices e Amnesty International UK.

Come rileva il Guardian, Norvegia e Danimarca si sono rivolte all’Ufficio britannico per gli Affari esteri, per “protestare contro i cambiamenti sostanziali” del testo.

Eppure, leggendo l’introduzione ai lavori della conferenza della deputata conservatrice britannica Fiona Bruce, inviata speciale del presidente del Consiglio per la libertà di religione e credo, gli obiettivi preposti dal summit non riguardavano certo la promozione dell’aborto.

La Bruce ha fatto riferimento a due sessioni di lavoro: una riguardante l’introduzione del tema della libertà di religione e di credo nei programmi didattici; un’altra riguardante la lotta ai maltrattamenti di donne e ragazze anche per quello in cui credono.

Viene allora da chiedere a chi oggi protesta contro Londra: l’aborto è forse un innocente credo e non l’uccisione di una vita nascente?

È davvero impressionante, caro sostenitore, che Paesi liberali si battano così strenuamente in favore di un presunto “diritto” all’aborto e non si concentrino, piuttosto, sulla persecuzione dei cristiani nel mondo.

Un dato su tutti, pubblicato sulla World Watch List della ong Open Doors: nel 2022 i cristiani perseguitati nel mondo sono passati dai 340 milioni dell’anno prima a 360 milioni (+5,8%, 1 ogni 7).

Evidentemente per i Paesi pro-aborto questi sono meri numeri. Come meri numeri sono anche quelli dei circa 44 milioni di bambini che ogni anno vengono soppressi nel ventre materno.

Caro sostenitore, di fronte a questi adoratori di morte, difendere la vita è oggi più importante che mai.

Grazie, come sempre, per il tuo prezioso supporto.

 

 

Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere

 

Letto 85 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Luglio 2022 11:55

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