Canada verso l’eutanasia per malati mentali: allarme “epidemia di suicidi”

Canada verso l’eutanasia per malati mentali: allarme “epidemia di suicidi”

In Canada l’eutanasia è già la sesta causa di morte, e ora il Parlamento sta valutando di estenderla anche ai malati mentali. Il 21 aprile 2026 uno psichiatra ha lanciato un allarme durissimo davanti a una commissione parlamentare: «rischiamo un’epidemia di suicidi». Mentre il dibattito si accende, dal Regno Unito arriva una notizia in controtendenza: una legge simile è stata fermata.

UN ALLARME CHE ARRIVA DAL CUORE DEL SISTEMA

Secondo quanto riportato dal blog di Sabino Paciolla, che cita un articolo di LifeSiteNews, il dottor John Maher, psichiatra dell’Ontario e caporedattore del Journal of Ethics in Mental Health, ha testimoniato davanti alla Commissione parlamentare sull’Assistenza medica alla morte (MAID), denunciando un rischio concreto e immediato.

«È stato normalizzato. È un contagio del suicidio», ha dichiarato, riferendosi alla crescente accettazione dell’eutanasia nel Paese.

Maher ha raccontato il caso di un suo paziente schizofrenico che, con sorprendente leggerezza, aveva già considerato l’idea di ricorrere alla morte assistita se non fosse riuscito a trovare lavoro o una relazione affettiva. Un fatto che rivela quanto il confine tra cura e soppressione della vita si stia pericolosamente assottigliando.

IL “CONTAGIO” DEL SUICIDIO E IL CASO CANADESE

Il medico ha richiamato il cosiddetto “effetto Werther”: la diffusione pubblica di casi di suicidio può spingere altre persone a imitarli. Un fenomeno già osservato in Paesi come la Svizzera, dove, dopo la legalizzazione, i casi di eutanasia sono aumentati rapidamente.

Il punto più critico riguarda però il futuro: in Canada è prevista per il 2027 l’estensione del suicidio assistito anche a persone affette esclusivamente da malattie mentali, in base al progetto di legge C-7. Secondo Maher, questo potrebbe creare un sistema in cui «i pazienti cercheranno un medico fino alla morte», mentre altri restano in lista d’attesa per ricevere cure adeguate.

E la sua conclusione è tanto semplice quanto drammatica: «Le persone hanno bisogno di bagnini, non di qualcuno che le spinga sott’acqua».

UNA DERIVA GIÀ IN ATTO

I dati confermano che non si tratta di un’ipotesi teorica. Dal 2016, anno della legalizzazione, il governo canadese ha ampliato l’accesso all’eutanasia ben tredici volte, rendendo il Paese quello con il programma più rapido di crescita al mondo.

Nel frattempo, l’eutanasia è diventata la sesta causa di morte, pur non essendo inclusa nella classifica ufficiale delle principali cause stilata da Statistics Canada.

Di fronte a questa espansione, cresce anche la preoccupazione nel mondo cattolico. Come riporta Il Timone, il cardinale Frank Leo, arcivescovo di Toronto, ha scritto al primo ministro Mark Carney chiedendo di fermare questa deriva e sostenere il disegno di legge C-218, che impedirebbe l’estensione ai malati mentali.

«Le chiedo di scegliere la vita e non la morte», ha scritto il cardinale, denunciando una «rapida e allarmante» evoluzione della legislazione canadese.

QUALE SOCIETÀ STIAMO COSTRUENDO?

Il punto sollevato dal cardinale è decisivo: «Una società viene giustamente giudicata da come si prende cura dei suoi membri più vulnerabili».

E proprio qui si gioca la partita. Perché, come emerge anche dalle parole dello psichiatra Maher, il rischio non è solo individuale ma culturale: trasformare la sofferenza in una ragione per eliminare la persona, anziché accompagnarla e curarla.

LA NOTIZIA CHE CAMBIA PROSPETTIVA: IL CASO BRITANNICO

Eppure, non tutto va nella stessa direzione. Secondo quanto riportato da Il Post, in Inghilterra e Galles la legge sulla morte assistita, approvata un anno fa dalla Camera dei Comuni, non entrerà in vigore perché la Camera dei Lord non l’ha mai discussa entro i tempi previsti.

Il termine ultimo per l’approvazione è scaduto il 24 aprile 2026, dopo settimane di dibattito e oltre 1.200 emendamenti presentati. Di fatto, la proposta è stata bloccata, e al momento nel Regno Unito la morte assistita resta illegale.

Un segnale importante: dimostra che una società può ancora fermarsi, riflettere e scegliere una strada diversa.

UNA SCELTA CHE RIGUARDA TUTTI

Il confronto tra Canada e Regno Unito mostra due direzioni opposte. Da una parte un sistema che amplia sempre più l’accesso alla morte assistita, fino a includere la sofferenza psichica. Dall’altra, un Paese che ha deciso di non compiere questo passo.

La domanda resta aperta: vogliamo una società che accompagna chi soffre o una che, lentamente, lo spinge a scomparire?

 

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