Doppia omogenitorialità: la Cassazione aggira la legge 40?

Doppia omogenitorialità: la Cassazione aggira la legge 40?

Negli ultimi giorni, una nuova decisione della Cassazione ha riacceso un tema che riguarda tutti noi: il riconoscimento della doppia omogenitorialità.

È una questione che tocca le fondamenta della nostra società, l’idea stessa di famiglia e il rispetto delle leggi che regolano il nostro Paese.

Il caso nasce dalla storia di due donne unite civilmente che si recano in Spagna per sottoporsi alla tecnica ROPA: una fornisce l’ovocita, fecondato con il seme di un donatore anonimo, mentre l’altra porta avanti la gravidanza.

Una volta tornate in Italia, il bambino nasce a Milano e l’ufficiale di stato civile registra come madre la donna che ha partorito, come prevede chiaramente la legge.

Fin qui tutto conforme al nostro ordinamento.

Perché in Italia la legge 40 del 2004 stabilisce un principio preciso: l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è riservato alle coppie eterosessuali e non prevede la doppia genitorialità nelle coppie dello stesso sesso.

Eppure la vicenda non si ferma qui.

Attraverso una serie di ricorsi giudiziari, il caso arriva fino alla Cassazione, che – richiamando la sentenza 68/2025 della Corte Costituzionale – finisce per riconoscere la doppia omogenitorialità.

In sostanza, secondo questo ragionamento, basta aver partecipato al progetto genitoriale o aver espresso il consenso alla fecondazione perché anche la partner diventi madre a tutti gli effetti.

Ma qui emerge un problema enorme.

Perché la legge 40 continua formalmente a vietare questo scenario. Perché la stessa Corte Costituzionale, con sentenze precedenti, aveva ribadito che l’ordinamento italiano non contempla l’omogenitorialità.

Oggi invece assistiamo a qualcosa di diverso.

Non è il Parlamento a cambiare la legge. È la giurisprudenza che, passo dopo passo, apre eccezioni e crea precedenti che finiscono per svuotare il divieto previsto dalla normativa vigente.

Il rischio è evidente: trasformare un’eccezione in una regola, senza alcun vero dibattito democratico.

Ancora più discutibile è il modo in cui viene giustificata questa scelta.

La Cassazione sostiene che il mancato riconoscimento di due genitori lederebbe l’identità del minore e i suoi diritti.

Ma questo ragionamento capovolge la logica del diritto. Prima si stabilisce chi sono i genitori, e solo dopo scattano i doveri di educazione, cura e mantenimento. Non il contrario!

Se il punto di partenza diventa semplicemente l’idea che un bambino debba avere due genitori per essere tutelato, allora perché non tre? Perché non quattro?

E questo apre una strada pericolosa. Proprio per questo oggi è fondamentale non restare in silenzio!

Vogliamo lanciare una grande campagna di sensibilizzazione online, per informare i cittadini, spiegare cosa sta accadendo davvero e difendere la famiglia naturale, fondata sulla complementarità tra padre e madre.

social rappresentano lo strumento più adatto per questo, poiché ci consentono di raggiungere tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, che da soli non riusciamo a sostenere. Per questo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Più persone conosceranno la verità su queste decisioni, più sarà possibile aprire un confronto serio e consapevole nel Paese.

La questione non riguarda solo un singolo caso giudiziario.

Riguarda il rapporto tra legge e interpretazione, tra volontà del legislatore e decisioni dei tribunali. Riguarda il futuro della famiglia e il diritto dei bambini a conoscere la propria origine.

Quando una norma come la legge 40 viene aggirata attraverso interpretazioni sempre più estensive, il problema non è solo giuridico: è anche democratico.

Perché in uno Stato di diritto le grandi trasformazioni sociali dovrebbero passare dal Parlamento e dal confronto pubblico, non da sentenze che, di fatto, riscrivono la legge.

Se oggi si apre un’eccezione per le coppie lesbiche che ricorrono alla fecondazione all’estero, domani sarà inevitabile chiedersi perché non estenderla anche ad altre situazioni.

E così, passo dopo passo, ciò che era vietato rischia di diventare normale.

Ecco perché questo momento richiede responsabilità e coraggio. Non possiamo restare spettatori mentre cambia, senza un vero dibattito, il significato stesso della genitorialità.

Per questo ti chiediamo, ancora una volta, di aiutarci, con la tua migliore offerta, a lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione online, per far emergere una voce chiara e consapevole nel dibattito pubblico.

Solo diffondendo informazioni corrette e aprendo un confronto serio potremo impedire che decisioni così profonde sul futuro della famiglia passino nel silenzio generale. Insieme possiamo davvero fare la differenza!

Perché quando la verità sulla famiglia viene messa in discussione, difenderla non è solo un diritto: è un dovere!

 

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