Ecco il vero scopo dell’eutanasia: farci diventare dei “pezzi di ricambio”!

Ecco il vero scopo dell’eutanasia: farci diventare dei “pezzi di ricambio”!

Oggi c’è una questione etica di enorme importanza, benché spesso trascurata.

Te ne abbiamo già parlato altre volte, ma siamo tra i pochi a dirlo, per cui vogliamo richiamare ancora la tua attenzione sul problema della donazione d’organi a seguito di eutanasia o suicidio assistito.

In Occidente, nelle sedi parlamentari, si tende a minimizzare l’argomento, giudicandolo “secondario”. Invece non è così.

Le cronache, di cui ti abbiamo dato puntualmente notizia, ci dicono che esiste un pericolo concreto, quello di una sorta di “eutanasia altruistica” o “utilitaristica”. Di cosa si tratta?

Di un “invito” o induzione al suicidio assistito rivolto a pazienti, che di per sé non sarebbero in fin di vita, solo per espiantarne gli organi.

L’esperienza dei Paesi, che hanno finora legalizzato l’eutanasia, insegna quanto doveroso sia promuovere misure di salvaguardia, in grado di evitare il concretizzarsi di tale rischio.

In Québec, il bilancio per il 2022 pubblicato da Transplant Québec, indica che il numero di donatori d’organi, provenienti da suicidio assistito, è triplicato in soli cinque anni.

Si parla di una cifra “record”, oltre il 130% in più rispetto alle donazioni dovute a decessi “naturali” nello stesso periodo.

Secondo la direttrice di Transplant Québec, questa rappresenterebbe «un’opportunità» ed «un’occasione incredibile per beneficiare di un trapianto». Ma a quale prezzo?

Anche in Spagna, dove nel 2021 è stata legalizzata l’eutanasia, le autorità hanno constatato come oltre il 25% di coloro che vi han fatto ricorso (44 su 172) abbia donato i propri organi.

E questo già nel primo anno di applicazione della normativa. In alcuni casi l’espianto è avvenuto addirittura prima che fosse pubblicato il protocollo ufficiale.

Questo non è affatto il modo eticamente più corretto per affrontare la questione. V’è un solo modo per fermare questa sorta di “mercato dei prezzi di ricambio”. Quale?

Evitare che l’eutanasia venga approvata nel nostro Paese. Ed intervenire, affinché venga cancellata, laddove sia già stata legalizzata.

Hai uno strumento molto semplice ed efficace per far sentire con forza la tua protesta: firma anche tu la petizione «No al suicidio assistito!», promossa da Generazione Voglio Vivere!

È indirizzata al ministro della Salute, Orazio Schillaci, affinché il governo di cui fa parte esprima in merito una posizione contraria all’eutanasia, in modo chiaro ed inequivocabile.

L’esempio che l’Italia può così dare potrebbe fungere da modello per l’intera Europa e, forse, anche oltre.

Per questo intendiamo sostenere tale operazione anche con una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che ci permettono di raggiungere tanti in poco tempo.

Il costo di quest’iniziativa è però davvero ingente e superiore alle nostre sole possibilità. Per questo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Anche in Francia sigle come l’ADMD-Associazione per il Diritto a Morire con Dignità sta soffiando sul fuoco e punta ad ottenere nuovi organi tramite eutanasia.

Chi vuole farla finita? Coloro che ritengono assurda la propria vita, la sofferenza e la morte in una società alla disperata ricerca di punti di riferimento, di senso e di trascendenza.

Per questi la prospettiva di donare i propri organi rappresenta un modo per dare un significato concreto ed altruistico, in grado di rendere “utile” almeno il proprio trapasso.

Una volta però definito il tutto, inevitabilmente a quel punto la priorità non sarà più quella di curare il paziente e nemmeno quella di “aiutarlo” a morire, bensì quella dell’espianto!

Prova ne sia il caso di una sedicenne belga affetta da un tumore al cervello: aveva chiesto di esser sottoposta a suicidio assistito e di donare i propri organi.

Le pratiche eutanasiche, programmate per il luglio 2023, sono durate per ben 36 ore, al fine di portare prima a termine il prelievo. Orribile!

Fatti di questo tipo fan dubitare che vi sia davvero rispetto per la dignità umana, poiché si viene equiparati a banali “pezzi di ricambio”, niente di più.

Su chi è più vulnerabile, è facile esercitare indebite pressioni, per condizionarne la decisione di donare i propri organi.

Al paziente, specie quando già si trovi indebolito dalla patologia, potrebbe esser prospettata l’eventualità di compiere così un’opera di beneficenza, di altruismo.

Gli si potrebbe far credere, soprattutto quando sia più fragile emotivamente, di poter così dare un senso alla propria morte, essendo la sua vita ormai inutile, anzi un peso per familiari e società.

Nel povero malato potrebbero così insorgere degli “obblighi morali” cui ottemperare, incompatibili col rispetto dell’autonomia delle proprie decisioni.

È ciò che, in una parola si avvicina tremendamente alla circonvenzione d’incapaci, punita in Italia dall’art. 643 del Codice Penale. A chi viene riferito tale reato?

A chi tragga profitto «a sé o ad altri, abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche non interdetta o inabilitata».

In che modo evitare che si configuri tale rischio? Impedendo che l’eutanasia venga legalizzata nel nostro Paese!

Vogliamoci bene! Non riduciamoci a diventare semplici “pezzi di ricambio”!

 

Dona