Il Consiglio d’Europa sceglie l’ideologia: stop alle “conversioni”, minori più esposti al cambio di sesso!
Di fronte a quanto sta accadendo, non si può più restare in silenzio.
L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione che, sotto la bandiera del contrasto agli abusi, finisce per vietare e criminalizzare qualsiasi percorso non allineato all’ideologia dominante.
Una decisione che invita i 46 Paesi membri ad adottare legislazioni con sanzioni penali contro le cosiddette “pratiche di conversione”, definite in modo così ampio da includere perfino la consulenza psicologica, l’accompagnamento educativo, il sostegno spirituale e il semplice richiamo al sesso biologico.
Il paradosso è evidente e inquietante: si rimarrà liberi di diventare gay, ma non liberi di intraprendere un percorso diverso, di interrogarsi, di cambiare idea, di cercare un aiuto alternativo.
La libertà viene concessa solo in una direzione. Tutto il resto diventa sospetto, colpevole, punibile.
A pagarne il prezzo più alto saranno i minori, soprattutto quelli che attraversano una fase di confusione o disagio identitario.
Se anche il semplice tentativo di comprendere le cause profonde di quel disagio viene equiparato a una pratica da vietare, allora genitori, psicologi e medici verranno messi a tacere, lasciando i ragazzi “inermi” di fronte a chi propone come unica risposta l’idea di essere “nati nel corpo sbagliato” e l’avvio verso medicalizzazioni ormonali e interventi irreversibili.
Ed è proprio a questo punto che il tuo aiuto diventa decisivo!
Nel cuore di questa battaglia culturale e civile, ti invitiamo a sostenere, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social.
Informare è un dovere: dobbiamo spiegare cosa sta davvero accadendo, rompere la narrazione unica, dare voce a chi oggi viene messo all’angolo perché chiede prudenza, scienza, responsabilità.
Non è un allarme infondato!
Persino associazioni gay e lesbiche e realtà come l’associazione Athena hanno protestato contro questa risoluzione, denunciando il rischio concreto di danni reali ai giovani vulnerabili che si vorrebbero proteggere.
Rafforzare l’idea che bambini e adolescenti debbano essere “allineati” a una percezione momentanea, spesso indotta dall’esterno, significa sostituire il giudizio clinico con un’adesione ideologica aprioristica.
Il testo approvato arriva persino a mettere in discussione la libertà di usare pronomi fondati sul sesso biologico, esponendo educatori, sacerdoti e genitori al rischio di sanzioni se non “affermano” inequivocabilmente un’identità auto-percepita.
Tutto questo, nonostante gli emendamenti presentati per salvaguardare diritti e libertà fondamentali siano stati in larga parte respinti.
Anche se formalmente non vincolante, questa risoluzione verrà inevitabilmente usata come leva giuridica e culturale per nuove restrizioni nei singoli Stati.
Qui non si tratta di difendere abusi – che tutti condanniamo senza esitazioni – ma di difendere la libertà di pensare, educare, curare e accompagnare, senza la minaccia del codice penale.
È in gioco la libertà di migliaia di madri, padri, professionisti della salute, educatori e ministri di culto. È in gioco il futuro di ragazzi fragili, trasformati in campo di battaglia ideologica.
Per questo, ancora una volta, ti chiediamo di aiutarci, con la tua migliore offerta, a sostenere e diffondere la nostra vasta campagna di sensibilizzazione online.
Insieme dobbiamo informare tutti della deriva a cui stiamo andando incontro. In futuro potrebbe colpire chiunque osi educare, curare o amare un figlio con responsabilità e libertà.
Il momento di agire è adesso! Non quando sarà troppo tardi.
Perché quando lo Stato decide quali domande è lecito porre e quali percorsi è vietato persino immaginare, la libertà non viene più difesa: viene silenziosamente cancellata.