AGESCI al Pride: quando il gender indossa il fazzolettone scout

AGESCI al Pride: quando il gender indossa il fazzolettone scout

Il 13 giugno 2026 un gruppo AGESCI ha sfilato al Lecco Pride con i propri fazzolettoni scout, poche settimane dopo l’approvazione della mozione 54/2026 su «identità di genere e orientamento sessuale e affettivo». Non è un episodio isolato. È il segno visibile di una svolta educativa che, sotto parole rassicuranti come accoglienza e ascolto, porta la teoria gender dentro ambienti frequentati da bambini, ragazzi e famiglie cattoliche.

DAL DOCUMENTO ALLA PIAZZA

Secondo quanto riportato dal sito UCCR il 14 giugno, la partecipazione dell’AGESCI al Lecco Pride 2026 si è inserita in un contesto nel quale non sono mancate esibizioni provocatorie, riferimenti al «puppy play» — i cosiddetti “uomini cane” — e la presenza di minori presentati come «bambini trans».

Il punto non è il rispetto dovuto a ogni persona. Questo è fuori discussione. Il punto è un altro: che cosa viene proposto come modello educativo a bambini e adolescenti? E soprattutto: può un’associazione che si definisce cattolica aderire pubblicamente a un movimento politico-culturale che promuove una visione dell’uomo incompatibile con l’antropologia cristiana?

LA MOZIONE 54/2026

Il documento ufficiale AGESCI, intitolato «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo», approvato dal Consiglio generale 2026, presenta la propria impostazione con tre parole chiave: «sguardo, ascolto, presenza». Ma il testo va molto oltre il linguaggio pastorale.

Vi si afferma che la pedagogia dell’accoglienza «non è oggetto di discernimento» e che il rispetto e il riconoscimento sono «direzioni non trattabili». Si sostiene inoltre che l’orientamento affettivo e l’identità di genere «non possono costituire un criterio di esclusione» per una persona adulta che chieda di entrare in AGESCI per svolgere un ruolo educativo.

C’è poi un passaggio ancora più delicato: la formazione dei capi dovrebbe far comprendere come «sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale» siano «dimensioni distinte, non riducibili l’una all’altra». Questa è, in sostanza, la grammatica della teoria gender: separare il dato corporeo dall’identità percepita, trasformando la natura sessuata in una variabile tra le altre.

PERCHÉ RIGUARDA LE FAMIGLIE

Quanto accaduto a Lecco riguarda ogni genitore. Se il gender entra negli scout cattolici, può entrare ovunque.

La posta in gioco è la custodia dell’infanzia. È il diritto dei bambini a crescere sapendo che essere maschio o femmina non è un errore, una gabbia o una costruzione sociale, ma un dono inscritto nella loro persona.

Per questo Generazione Voglio Vivere ha scelto di diffondere il libro «Teoria Gender: come difendere i nostri figli», una guida pensata per genitori, insegnanti ed educatori che vogliono capire, riconoscere e contrastare questa ideologia. Non basta indignarsi quando il gender entra negli scout, nelle scuole o negli ambienti cattolici: bisogna formarsi, avere argomenti chiari e mettere strumenti concreti nelle mani di chi ogni giorno ha la responsabilità di proteggere i più piccoli.

Quando un fazzolettone scout sfila sotto le bandiere del Pride, non siamo davanti a un semplice gesto di inclusione. Siamo davanti a una domanda decisiva: chi educa i nostri figli alla verità sul corpo, sulla famiglia e sull’amore? Se i cattolici tacciono, altri risponderanno al posto loro.

 

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