Anche in Irlanda bambini come carne da macello

Anche in Irlanda bambini come carne da macello

Ti abbiamo raccontato pochi giorni fa la storia del piccolo Samuele

Ti ricorderai senz’altro di lui… È il bimbo sopravvissuto ad un aborto fallito alla 16a settimana di gravidanza, ma lasciato senza cure, in attesa che morisse.

Ha lottato per la vita, pur non ricevendo nemmeno un antidolorifico. Per confortarsi, si succhiava il pollice. Dopo una trentina di minuti, però, ha dovuto arrendersi.

Nel 2022 nel Paese in cui Samuele è nato (e morto), il Queensland in Australia, sono stati circa 50 i bambini come lui, lasciati morire nelle stesse, disumane condizioni.

Ebbene, oggi ci è giunta un’altra notizia agghiacciante: anche in Irlanda, dal 2019 al 2023, ben 108 piccoli, sopravvissuti a tentativi di aborto falliti, hanno subìto lo stesso trattamento.

Lo ha confermato un’inchiesta parlamentare, appositamente istruita: questi esseri umani sono stati trattati alla pari della carne da macello. Lo troviamo mostruoso!

Eppure, a dirlo, sono i dati ufficiali forniti dall’HSE, l’Irish Health Service Executive, al deputato indipendente Mattie McGarth, che ne ha fatto richiesta.

Quattro di questi 108 bambini avevano un’età gestazionale pari o superiore alle 24 settimane ed un peso alla nascita di circa 500 grammi.

Questo significa che avevano tutti i requisiti per potercela fare, per sopravvivere. Sarebbe bastato aiutarli. Eppure nessuno li ha soccorsi, nessuno ha cercato di salvarli.

Sono stati tutti trattati come vittime sacrificali di una macchina infernale, sono stati ingoiati dagli ingranaggi dell’industria dell’aborto.

L’Irish Pro-life Campaign ha osservato come «nessuno di loro meritasse di morire in un modo tanto orribile, barbaro e disumano».

È vero, nessuno lo merita. Dovremmo tutti chiedere perdono a quei piccoli. Ed a Dio. Per questo ora dobbiamo gridare con forza: mai più! Come possiamo fermare questa strage?

Dando capacità giuridica al concepito. E farlo è molto semplice, almeno in Italia: basta una piccola modifica all’art. 1 del Codice Civile.

Per questo Generazione Voglio Vivere ha lanciato una petizione dal titolo «Sì al riconoscimento giuridico del concepito!», che ti chiediamo, se non lo hai ancora fatto, di firmare subito.

È indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché l’Italia dia l’esempio a tutta Europa e, per prima, lanci un segnale chiaro: dal momento del concepimento il figlio è Persona.

E, come tale, è detentore di diritti, che vanno tutelati. Più saranno coloro che si rendono conto di questo, più la vita umana verrà ipso facto difesa, sempre e comunque!

Ma perché lo sappiano in tanti, è necessario sostenere la petizione con una vasta campagna di sensibilizzazione, che, tramite i social, raggiunga tanti in poco tempo.

Per promuoverla, abbiamo bisogno del tuo aiuto, perché l’operazione ha dei costi, che da soli non riusciremmo a sostenere.

Vedi, l’Irlanda è sempre stato uno dei bastioni pro-life in Europa fino al referendum del 2018, vinto purtroppo dai pro-choice col 66% dei voti. Questo ha stravolto tutto.

Ha permesso di abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione irlandese, che dava pari diritti alla vita del bambino non ancora nato ed a sua madre.

È entrata in vigore così una legge, che ha consentito l’aborto fino alla 12a settimana, in alcuni casi – come anomalie fetali o gravi danni alla salute della madre – anche oltre tale termine.

Subito l’allora ministro della Salute, Simon Harris, ha accusato i deputati del Parlamento irlandese di usare deliberatamente «tattiche choc».

Questo, solo perché avevano sollevato legittime preoccupazioni circa i bambini che avrebbero potuto sopravvivere all’aborto e che si sarebbero visti per questo negare le cure.

Questo è infatti puntualmente accaduto, oggi dati e cifre sono lì a dimostrarlo. I timori di allora erano assolutamente fondati e bene si sarebbe fatto a non ignorarli.

Fermiamo l’ecatombe! A partire dall’Italia.

 

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