ATTENZIONE, avanza il suicidio assistito in Italia

ATTENZIONE, avanza il suicidio assistito in Italia

Le cose si stanno facendo davvero molto serie.

Ci riferiamo allo stato d’avanzamento delle procedure relative alla cosiddetta “buona morte”, e soprattutto all’incredibile strumentalizzazione che viene fatta di ogni singolo caso, da parte degli organi di informazione.

Dopo quello di Sibilla Barbieri delle scorse settimane, qualche giorno fa è stato il turno di “Anna”.

“Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo non più mio. Ho però deciso di porre fine alle sofferenze che provo perché oramai sono davvero intollerabili”.

Questo messaggio è stato scritto dalla signora “Anna” (nome di fantasia a tutela della privacy), con cui lei ha voluto spiegare le motivazioni alla base del gesto che l’hanno portata il 28 novembre, nella sua casa di Trieste, a morire tramite suicidio assistito (autosomministrazione di un farmaco letale).

Anna era una donna di cinquantacinque anni affetta da sclerosi multipla, che da oltre un anno aveva fatto richiesta di poter morire, con l’aiuto e il sostegno dei sempre presenti radicali dell’Associazione Luca Coscioni.

“Anna è la prima italiana ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza “Cappato\Antoniani” – si legge nel comunicato stilato dall’Associazione Luca Coscioni – con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale (SSN), a seguito dell’ordine del Tribunale di Trieste: (…)

il farmaco letale e la strumentazione sono stati forniti dal SSN e un medico individuato dall’azienda sanitaria, su base volontaria, ha provveduto a supportare l’azione richiesta nell’ambito e con i limiti previsti dalla Ordinanza Cautelare (…) e quindi senza intervenire direttamente nella somministrazione del farmaco, azione che è rimasta di esclusiva spettanza di Anna”.

Come hai avuto modo di leggere, ciò che rende ahimè “storico” questo caso, è il fatto che per la prima volta è stato dato seguito alla procedura prevista dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019.

Per potere accedere al suicidio assistito, quest’ultima prescrive la presenza delle seguenti condizioni:

– proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi;

– persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale;

– presenza di una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili;

– persona pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Queste condizioni e le modalità di esecuzione prescelte, osserva la sentenza, devono essere verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del Comitato etico territorialmente competente.

Il “passo in avanti” che è stato fatto, rileva Marco Cappato, è che per la prima volta “l’azienda sanitaria si farà interamente carico anche delle cosiddette fasi esecutive e dunque della prescrizione, del reperimento del farmaco e dell’assistenza del personale medico nella fase di autosomministrazione”.

Insomma, secondo i radicali dell’Associazione Luca Coscioni non si può che essere soddisfatti per il “grande” risultato raggiunto.

In apertura del comunicato si può infine leggere, in un formato grafico più grande, la seguente dicitura:

“È la quinta persona in Italia, seguita dall’Associazione Luca Coscioni, ad aver avuto il via libera per la morte volontaria assistita. La prima in Friuli Venezia Giulia”.

Naturalmente questa notizia ha fatto il giro di tutti i giornali italiani.

E il taglio giornalistico, praticamente unanime, è stato quello di evidenziare l’affermazione faticosa di un grande “diritto” di libertà per la persona.

Come oramai siamo abituati a leggere e ad ascoltare, siamo ad una completa mistificazione della realtà.

Siamo sottoposti quotidianamente ad un lavaggio del cervello costante e massiccio.

Che non possiamo e dobbiamo accettare!

Noi siamo chiamati a ribellarci a questa folle narrazione e a denunciare energicamente quanto sta accadendo.

Non possiamo restare in silenzio!

Aiutaci a diffondere queste notizie e a sensibilizzare parenti e amici rispetto ai rischi a cui vanno incontro le persone più deboli e in difficoltà.

Lotta insieme a noi!


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