Cento città americane vietano l'aborto: la difesa della vita riparte dai municipi

Cento città americane vietano l'aborto: la difesa della vita riparte dai municipi

Lunedì 5 ottobre il consiglio comunale di Snyder, in Texas, ha vietato l'aborto entro i confini della città con un voto unanime di 5 a 0. Con i suoi 11.251 abitanti, Snyder è la centesima città degli Stati Uniti, e l'83ª del Texas, a proclamarsi «città santuario per i non nati», come racconta su LifeNews Mark Lee Dickson. Non l'ha imposto un tribunale né un governo: l'hanno chiesto i cittadini, firma dopo firma.

LE MURA DI NEEMIA

Quando Neemia tornò dall'esilio, Gerusalemme era senza mura. Le rialzò con il popolo: ogni famiglia riparava il tratto davanti alla propria casa.

Quell'immagine l'ha evocata ad agosto Kim Stephens Van Dyke, infermiera neonatale da 28 anni, davanti al consiglio comunale di Denver City, la novantanovesima città santuario, come riporta Live Action. La sua contea, ha detto, può costruire quel muro a protezione dei non nati.

Le città americane non hanno mura di pietra: hanno un'ordinanza. Quella di Snyder vieta l'aborto in ogni fase della gravidanza, salvo l'emergenza medica che mette in pericolo la vita della madre.

Vieta anche di spedire in città le pillole abortive, di usare le sue strade per portare donne ad abortire fuori dal Texas e di farvi transitare i resti dei bambini abortiti, diretti alle discariche: bambini trattati come spazzatura.

A farla rispettare non è la polizia: qualunque cittadino può fare causa all'abortista e a chi lo aiuta. Contro la madre nessuna azione è ammessa.

È un elenco crudo, ma dice una verità scomoda: il bambino nel grembo è il più debole fra i deboli. Non può gridare, né firmare. Se nessuno lo difende, non ha difesa.

PERCHÉ, SE IN TEXAS L'ABORTO È GIÀ VIETATO?

Qualcuno obietterà: in Texas l'aborto non è già proibito? Lo è, dal concepimento, da quando nel giugno 2022 la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade del 1973. Ma la legge di uno Stato si ferma al confine.

Come documenta un altro articolo di Live Action, il gruppo abortista Whole Woman's Health aveva già firmato l'affitto di un locale a Hobbs, nel vicino Nuovo Messico. Bastò che in città si proponesse un'ordinanza analoga perché rinunciasse e aprisse ad Albuquerque, a oltre cinque ore di strada.

Per quasi mezzo secolo una sentenza ha preteso di fare dell'uccisione di un innocente un diritto. Ma una legge che pretende di poter tutto non garantisce più nulla: se oggi permette di sopprimere un bambino, domani potrà permettere qualunque cosa.

Esistono diritti che nessuna legge può abolire, e il primo è quello di nascere: senza di esso, nessun altro diritto ha più chi lo eserciti. Quando una legge li calpesta, si ha il diritto di resistere. Queste città resistono così: senza violenza, con gli strumenti legittimi che la legge stessa offre.

IL COMUNE NON È UN UFFICIO DELLO STATO

A Snyder tutto è cominciato il 27 luglio con una petizione popolare. Servivano 250 firme valide, ne sono state riconosciute 302, riferisce Dickson su Live Action. Prima di consegnarle, i promotori le hanno affidate alla preghiera davanti al municipio.

La vicesindaca Sarah Jamison ha spiegato così il suo voto: «Come consiglieri abbiamo la responsabilità di agire entro l'autorità data alla nostra città e di valutare tutele legittime che proteggano i più vulnerabili tra noi».

Entro l'autorità della città: c'è qui un'idea di società che abbiamo quasi dimenticato. Ci siamo abituati ad aspettare tutto dall'alto. Ma una società sana si costruisce dal basso: persona, famiglia, parrocchia, comune, ciascuno padrone nella propria sfera, e lo Stato a fare soltanto ciò che essi non riescono a fare da soli. La Chiesa la chiama sussidiarietà.

Dove queste comunità vive si spengono, restano soli l'individuo e lo Stato, e il più debole non ha più nessuno tra sé e la forza. In Texas si sono riaccese: dal 2019, prima di Snyder, 123 amministrazioni locali, fra città e contee, avevano già approvato misure simili.

IL PREZZO DEL CORAGGIO

Non tutti hanno avuto lo stesso coraggio. Il 17 giugno il consiglio di Comanche ha respinto l'ordinanza per 3 voti a 1, racconta Live Action. L'avvocata della contea, Molly Odgers, aveva avvertito che poteva esporre la città a un «rischio legale e finanziario significativo».

Il 10 agosto anche Seminole, nonostante 1.551 firme, ha detto no: decideranno gli elettori, il 3 novembre.

Il rischio, dunque: il bilancio del comune contro la vita di un bambino. Se un'azienda scaricasse veleni nel fiume, nessuno calcolerebbe il costo di una causa prima di vietarlo. Un diritto difeso solo quando non scomoda chi lo viola non è difeso affatto.

E i fatti smentiscono la paura. Lubbock, 264.000 abitanti, adottò l'ordinanza per referendum nel 2021, con il 62% dei voti. Planned Parenthood fece causa alla città; due settimane dopo un giudice federale respinse il ricorso, e gli aborti in città cessarono.

Crystal Morin, di Comanche, l'ha detto senza giri di parole: «Il voto del nostro consiglio non rappresenta noi, e non rappresenta quei bambini non nati che non hanno voce».

E NOI?

Il Texas sembra lontano. La lezione non lo è. La difesa della vita non parte da un palazzo, ma da casa, dalla parrocchia, dal proprio paese: a Denver City servivano 357 firme, ne sono arrivate 742.

E difendere il bambino non significa colpire la madre. Le ordinanze la escludono da ogni azione e colpiscono chi sull'aborto guadagna.

A Denver City il pastore Gilberto Urias lo ha ricordato a tutti: «Un giorno, ci piaccia o no, staremo davanti a Dio onnipotente e daremo conto di ciò che abbiamo fatto e di ciò che non abbiamo fatto».

Neemia non rialzò le mura in un giorno, né da solo: ogni famiglia ricostruì il tratto davanti alla propria casa. Così stanno facendo cento città americane. Nessuna legge può cancellare il diritto di un bambino a nascere; ma ogni comunità sceglie se difenderlo o voltarsi dall'altra parte. Preghiamo perché anche da noi, casa per casa, qualcuno cominci.

 

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