«Chiedi ai tuoi genitori»: la frase che il fronte dell'educazione sessuale vuole cancellare
Mercoledì 28 ottobre, a Milano, Medici del Mondo ha presentato un sondaggio Ipsos Doxa su mille giovani tra i 16 e i 25 anni: per il 31% la pornografia è stata l'unica fonte di apprendimento sul sesso. Come riporta il Corriere della Sera, la presentazione è arrivata all'indomani del primo via libera della Cassazione al referendum contro la legge Valditara che chiede la firma dei genitori per il consenso informato su iniziative che riguardino temi legati alla sessualità. La cura proposta? La scuola, anche senza quella firma. E il padre e la madre?
UN «SÌ» CHE NON INSEGNA NULLA: TOGLIE UNA FIRMA
Che cosa prevede la legge 104 del 2026? Lo spiega Il Fatto Quotidiano: all'asilo e alle elementari le attività su temi sessuali sono vietate. Dalle medie in poi la scuola deve chiedere ai genitori un'autorizzazione scritta almeno sette giorni prima, indicando finalità, contenuti e materiali. Senza consenso, lo studente non partecipa.
Nessuno vieta di proporre (cosa che, per quando ci riguarda, sarebbe la soluzione migliore): si chiede soltanto il sì di chi risponde di quel ragazzo.
È questa regola che il referendum vuole cancellare. Lo ammette lo stesso comitato promotore, citato da Pagella Politica: l'abrogazione «non introdurrebbe automaticamente una nuova materia scolastica obbligatoria». Il quesito si chiama «Sì educazione affettiva», ma ai ragazzi non porta un'ora di lezione in più. Ai genitori toglie la firma.
«CHIEDI AI TUOI GENITORI»: ECCO LO SCANDALO
A Milano ha parlato anche Marta Galli, educatrice e consulente di Italy Needs Sex Education. Il Fatto Quotidiano riporta il suo rammarico: «Purtroppo non possiamo più entrare nelle scuole». Se i bambini fanno domande, aggiunge, «noi dobbiamo rispondere "chiedi ai tuoi genitori"».
Ecco lo scandalo, per loro: un bambino rimandato a casa.
Eppure, la stessa Galli dice che spesso sono «anche i genitori» a chiedere una mano. Allora dov'è sarebbe il problema? Un genitore che chiede aiuto firma senza esitare. La legge ferma soltanto ciò che si vorrebbe fare all'insaputa del padre e della madre.
C'è un'età in cui un bambino non sa ancora come nasce la vita, e quella stagione va custodita, non anticipata. Quando arriva il momento delle risposte, la natura indica chi deve darle: chi quel figlio lo conosce, ne risponde e lo amerà per tutta la vita. Un consulente di passaggio non prende il posto di un padre e di una madre.
Anche il sondaggio mette i genitori ai margini. Secondo il Corriere Nazionale, per un terzo degli intervistati frequentare o no i corsi facoltativi dovrebbe essere «una scelta dello studente e non dei genitori». E nell'elenco di chi i giovani consultano, riportato dal Corriere della Sera (Google, intelligenza artificiale, medici, consultori), mamma e papà non compaiono.
Per la sessuologa Roberta Rossi, intervistata da L'Espresso, i genitori rischiano di farsi condizionare dall'educazione ricevuta, che «non sempre permette a padri e madri di parlare serenamente di sesso». Il genitore diventa il problema, l'esperto la soluzione.
CONTRO IL PORNO, LEZIONI DI «PIACERE»
I numeri sono seri. Secondo il Corriere della Sera, il 64% dei ragazzi ritiene che la pornografia crei aspettative irrealistiche e il 59% che riduca le donne a oggetti. Sono loro stessi a sentire che qualcosa li ha feriti.
E che cosa offrono, in cambio, gli esperti? Rossi non usa giri di parole: «Oggi nelle scuole dobbiamo parlare anche di sessualità positiva, di piacere». E il sondaggio elenca tra le lacune da colmare che l'81% non sappia che cosa sia la Ru486, la pillola abortiva, e che solo il 36% conosca correttamente la legge sull'aborto.
Ecco il metodo. Pagella Politica riporta il percorso descritto dal comitato: nei primi anni emozioni e rispetto del corpo; più avanti consenso, stereotipi, salute sessuale e riproduttiva. Si parte da parole che nessun genitore contesterebbe; il resto arriva dopo, quando il primo passo è già accettato. Così il programma entra a tappe, finché sembra normale.
CHI C'È DIETRO IL «SÌ»
Sempre secondo Pagella Politica, i portavoce del comitato sono Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, fondatori del Partito Gay LGBT+. Alcuni dei dodici membri sono già stati coinvolti in campagne come quella per il cosiddetto matrimonio egualitario. Ai candidati delle primarie di centrosinistra hanno chiesto di mettere l'educazione sessuo-affettiva «al centro» dei programmi, come risposta, tra l'altro, alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.
Le firme hanno superato il mezzo milione. Ma a Milano, riferisce Il Fatto, Andrea Grassi del comitato ha lamentato che tanti ragazzi non abbiano potuto firmare perché minorenni: «altrimenti saremmo arrivati a 2 milioni».
I figli minorenni contati come alleati contro la firma dei genitori. Non è un dettaglio: chi vuole una generazione diversa da quella dei padri deve prima allontanarla dai padri, perché è in casa che si impara che cosa sono l'amore e il pudore.

OGGI LA FIRMA, DOMANI I CINQUE ANNI
La partita non è chiusa: ora decide la Corte costituzionale. Il comitato chiede di votare con il primo turno delle amministrative della primavera 2027 e annuncia una «mobilitazione nazionale» con associazioni, insegnanti e studenti. Con elezioni politiche anticipate, il voto potrebbe slittare.
E il traguardo? Nel resoconto della conferenza il Fatto ricorda che, secondo l'Oms, l'educazione sessuale dovrebbe essere materia obbligatoria fin dai 5 anni, e che 19 Paesi dell'Unione seguono queste linee guida. Il Corriere della Sera aggiunge che «perfino le cattolicissime Spagna e Irlanda hanno capitolato».
Chi spera di cedere sulla firma e di fermarsi lì si illude. Il diritto dei genitori a educare i figli o vale per intero, o comincia a scivolare: oggi la firma alle medie, domani l'obbligo dai cinque anni. Meglio guardare adesso dove porta la strada.
Che fare? Usare la legge che c'è e denunciare chi cerca di aggirarla: leggere i materiali e il Piano dell’offerta formativa, farsi raccontare dai figli che cosa ascoltano in classe, unirsi ad altre famiglie. Un genitore da solo si scoraggia. Dieci famiglie insieme si fanno ascoltare.
Ci chiedono un «sì» all'educazione affettiva. Rispondiamo sì, ma a quella vera: comincia a casa, ha il volto di un padre e di una madre e non ha bisogno di sfrattarli dalla vita dei figli. Informarsi, leggere ciò che entra in classe, unirsi ad altre famiglie: è il momento. Perché un bambino possa ancora sentirsi dire: «chiedi ai tuoi genitori».
