Difendi la famiglia? Per un rapporto presentato all'Europarlamento sei «contaminazione» da smantellare

Difendi la famiglia? Per un rapporto presentato all'Europarlamento sei «contaminazione» da smantellare

Se avete firmato per il consenso dei genitori sull'educazione sessuale, marciato per la vita o aiutato una madre a tenere il suo bambino, fate parte di una «contaminazione» da smantellare. Lo sostiene The Hate Review, rapporto dell'organizzazione di Bruxelles per i diritti LGBTIQ+ Forbidden Colours, presentato il 12 ottobre al Parlamento europeo: 47 Paesi, oltre 3.200 voci catalogate, tra cui più di 700 «attori». L'Italia è tra i più colpiti. Il titolo parla di odio; le conclusioni, di smantellamento.

CONTA CIÒ CHE FAI, NON CIÒ CHE PENSI

Firmato da Vincent Reillon, il testo è stato presentato in un incontro ospitato dall'eurodeputato socialista Marc Angel, copresidente dell'intergruppo LGBTIQ+, come riferisce Foref Europe.

Chi appartiene al «movimento anti-gender»? Chiunque svolga attività per «limitare o attaccare» i diritti riproduttivi e quelli delle persone LGBTIQ+. E vi si appartiene «non per una convinzione dichiarata o per un'affiliazione, ma per le azioni che si compiono».

Si può dunque pensare ciò che si vuole. Purché non diventi una firma, una veglia, un manifesto.

Tra le «narrazioni» del movimento figurano la protezione dei bambini, compresa «la pretesa che siano i genitori, e non lo Stato, a decidere che cosa si insegna ai figli», e la «famiglia naturale», con il presunto «diritto» del bambino ad avere una madre e un padre.

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L'ITALIA SUL LETTINO

Con Russia, Ungheria, Turchia, Georgia e Azerbaigian, l'Italia è tra gli Stati «più pesantemente contaminati». E nel far approvare le misure del movimento è ormai «a breve distanza» da Russia, Turchia e Ungheria.

Nella scheda italiana compaiono Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, la dichiarazione Dignitas infinita, i presidenti della CEI da Ruini a Zuppi, il quotidiano Avvenire. Poi il popolo: il Movimento per la Vita con i suoi Centri di aiuto alla vita, la Marcia per la Vita, gli oltre 400.000 del Family Day 2015 («Difendiamo i nostri figli»), le associazioni di genitori, le oltre 62.000 firme di «Mio figlio no». Tra le associazioni, la più citata è Pro Vita e Famiglia: oltre venti volte.

Perfino le Sentinelle in Piedi, ferme in silenzio con un libro in mano. Perfino un emendamento, poi respinto, che chiedeva alla RAI di valorizzare la famiglia dell'articolo 29 della Costituzione.

È contaminazione il Magistero dei Papi? La volontaria che aiuta una gestante a non abortire? La Costituzione? Se sì, chi, in Italia, ne è immune? Chi addita come un morbo ciò che la Costituzione stessa afferma non descrive una frattura: la provoca, spingendo fuori dal confronto civile una parte del Paese che non ha mai smesso di crederci.

VIRUS, FEBBRE E «DECONTAMINAZIONE»

Il lessico è da reparto infettivi: una «carica virale», un'«infezione cronica che non guarisce mai», una febbre che passa quando cambia governo mentre l'infezione «resta non curata». Le buone leggi non bastano: serve una «bassa contaminazione».

Di qui l'appello alla «decontaminazione dell'Europa»: «il paziente smantellamento degli attori del movimento anti-gender, della sua mobilitazione e delle sue narrazioni». Il «lavoro di una generazione».

Il 13 ottobre Forbidden Colours ha precisato che il termine descrive «modelli di attività politica», non persone, e che chiede solo risposte legali e democratiche. Nessuna scusa: soltanto una «valutazione interna» che riguarda anche i termini usati. Ma è il rapporto stesso a dire chi siano gli «attori»: organizzazioni, reti e individui.

Un'idea si confuta; un contagio si sorveglia. Ogni petizione, veglia o manifesto diventa un «elemento» datato e archiviato. Per intimidire non servono condanne: basta che un padre o un parroco sappiano che una firma o una dichiarazione possono finire in una banca dati. L'adulto libero viene trattato come uno scolaro da tenere d'occhio.

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LE VOCI

Per Martin Locksley, su Foref Europe, quel linguaggio «sfiora l'incitamento». La filosofa Griet Vandermassen, anche lei nel rapporto, osserva su Brussels Signal che una definizione così ampia trova attività anti-gender «sotto ogni pietra», e che il risultato «dà l'impressione di dogmatismo e di un tentativo di intimidire i dissenzienti».

La britannica Coalition for Marriage, nominata otto volte, risponde all'accusa di «ostruzione sistematica»: «Questa non è ostruzione, è democrazia».

CHE COSA CAMBIA PER LE FAMIGLIE

Secondo la Coalition for Marriage, Forbidden Colours conta il ministero degli Esteri belga tra i donatori e ha chiesto che i cosiddetti movimenti anti-gender siano sorvegliati dai servizi d'intelligence del Belgio. E lo scorso novembre il Parlamento europeo ha votato una revisione dei fondi UE perché nessun euro vada a «obiettivi e progetti antidemocratici e anti-gender».

Bruxelles, del resto, è per il rapporto il crocevia di organizzazioni come la Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa, come sintetizza Sidetrack.

Con un perimetro così elastico, chi è al sicuro? La volontaria del Centro di aiuto alla vita. Il genitore che vuole sapere che cosa si insegna in classe. Il ginecologo obiettore: l'obiezione, dichiarata dal 60,5% dei ginecologi nel 2022, è descritta come un ostacolo all'accesso all'aborto. Il parroco che cita Dignitas infinita. Il rischio, avverte Vandermassen, è che queste conclusioni circolino presto «come fatti accertati».

Davanti a chi vuole «decontaminare» l'Europa anche dall'idea di famiglia naturale, tacere per non finire catalogati sarebbe la vera resa. Il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre non è un virus: è una verità su cui è cresciuta la nostra civiltà. E le verità non si curano. Si difendono, a viso aperto.

 

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