Eutanasia per i malati mentali? I vescovi canadesi si oppongono con forza!
C’è un momento nella storia in cui non è più possibile restare neutrali.
In Canada, l’eutanasia e il suicidio assistito sono regolati sotto il nome apparentemente neutro di Medical Assistance in Dying (MAiD).
Ma dietro questa espressione burocratica si nasconde una scelta drammatica: trasformare la morte in risposta alla sofferenza. E oggi questa pratica rischia un’ulteriore espansione.
Il 20 giugno 2025 è stata presentata alla Camera dei Comuni, dalla deputata Tamara Jansen, la proposta di legge C-218, con l’obiettivo di impedire che persone affette unicamente da malattia mentale possano accedere alla MaiD.
La pianificata estensione dei criteri, prevista a partire dal 2027, aprirebbe infatti alla possibilità che chi soffre di depressione, disturbi psichiatrici o altre patologie mentali – senza una malattia fisica terminale – possa ottenere l’eutanasia o il suicidio assistito.
Di fronte a questo scenario, il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Canadese – con il sostegno di 14 vescovi – ha definito il disegno di legge «un passo costruttivo», volto a limitare l’eutanasia e proteggere le persone con disturbi psichiatrici.
Non si tratta di una presa di posizione isolata: è in continuità con una lettera aperta già inviata al governo canadese, in cui i vescovi avevano espresso una forte opposizione all’estensione della MAiD alle malattie mentali.
Le loro argomentazioni sono profonde e fondate su dati concreti.
Ricordano che non è possibile stabilire con certezza quando una malattia mentale sia davvero “irrimediabile”, mentre studi scientifici dimostrano che la maggior parte dei pazienti con disturbi mentali sperimenta miglioramenti significativi nel lungo periodo.
Questo significa che si rischia di offrire la morte a persone che potrebbero guarire, che potrebbero ritrovare equilibrio, che potrebbero tornare a sperare.
Non possiamo restare indifferenti! Perché qui si parla di persone fragili, di uomini e donne che hanno bisogno di cura, non di una soluzione definitiva alla loro sofferenza.
Ecco perché questo non è solo un dibattito canadese. È un segnale per tutto l’Occidente. È un campanello d’allarme che ci riguarda direttamente!
Per questo, se non l’hai ancora fatto, ti chiediamo di agire ora e firmare subito la petizione “Fermiamo la cultura della morte! Difendiamo la Vita!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.
Se anche tu pensi che la vita sia un dono da proteggere «in ogni stadio e in ogni circostanza», allora questa è anche la tua battaglia. Coraggio, contiamo su di te!
E dopo aver firmato, non fermarti! Perché oggi la battaglia si combatte anche sul piano culturale.
Dobbiamo contrastare una narrazione che presenta l’eutanasia come atto di compassione, quando in realtà rischia di diventare la scorciatoia di una società che non investe abbastanza in cure palliative, salute mentale e sostegni concreti.
Per questo, ti chiediamo anche di sostenere, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, per diffondere questo messaggio al maggior numero di persone possibile. Ogni gesto può fare la differenza!
Inoltre, il 5 febbraio 2026, è stata presentata anche un’altra iniziativa legislativa per arginare gli abusi.
Il deputato Garnett Genuis ha introdotto il progetto di legge C-260, che mira a vietare a funzionari pubblici – in posizione di fiducia o autorità – di avviare conversazioni sulla MAiD con persone che non l’abbiano espressamente richiesta.
Perché sono emerse segnalazioni inquietanti: consulenti che suggerivano la morte a veterani o disabili che cercavano sostegno, non la fine.
Si parla apertamente di un «modello preoccupante» di coercizione e pressione sistemica.
A tal proposito, i vescovi canadesi hanno richiamato l’immagine potente del Buon Samaritano: non abbandona l’uomo ferito sul ciglio della strada, non gli offre la morte per porre fine al dolore, ma si ferma, si china, si prende cura, paga di persona.
È questo il modello di civiltà che vogliamo? Una civiltà che accompagna e sostiene, o una civiltà che accelera la fine?
Quando la morte diventa soluzione, il rischio è che la società inizi a trasmettere un messaggio devastante ai più fragili: “La tua vita vale meno.” E questo è inaccettabile!
Il tempo di scegliere è adesso! Noi abbiamo scelto di stare dalla parte della Vita. E tu?