Gender di Stato: soldi, carcere e bambini
A New York si promettono 15 milioni di dollari per le cosiddette «cure di affermazione di genere». Nei Paesi Bassi, chi offre o pubblicizza le cosiddette «terapie di conversione» rischia fino a due anni di carcere e 27.500 euro di multa. Due notizie lontane solo in apparenza: in entrambe, il gender non è più una teoria da convegno, ma diventa denaro pubblico, legge penale e pressione educativa.
QUANDO L’IDEOLOGIA ENTRA NEL BILANCIO PUBBLICO
Secondo quanto riportato da La Nuova Bussola Quotidiana, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha rivendicato in un’intervista al Brian Lehrer Show lo stanziamento di 15 milioni di dollari, nei prossimi due anni, per finanziare le cosiddette «cure di affermazione di genere».
La formula è rassicurante, ma la sostanza è enorme: il denaro dei contribuenti viene destinato a sostenere percorsi legati al cosiddetto “cambio” di sesso. Mamdani ha spiegato che la sua amministrazione vuole garantire ai newyorkesi «trans e non conformi al genere» le risorse necessarie per vivere con dignità, aggiungendo di aver creato il primo Ufficio del Sindaco per gli Affari LGBTQIA+, diretto da Taylor Brown.
Qui emerge il punto politico: non si tratta più solo di tolleranza o di rispetto personale. Si istituzionalizza un’antropologia. Lo Stato non si limita a proteggere le persone da violenze e discriminazioni; finanzia invece una visione dell’uomo in cui il corpo sessuato diventa materia da ridefinire secondo l’autopercezione.
QUANDO L’AIUTO DIVENTA REATO
Il secondo segnale arriva dall’Europa. La Nuova Bussola Quotidiana ha denunciato l’approvazione nei Paesi Bassi della legge contro le cosiddette «terapie di conversione». Il testo colpisce le pratiche rivolte a minori e adulti considerati vulnerabili, prevedendo multe fino a 27.500 euro e pene detentive fino a due anni.
Il dato più inquietante è il perimetro possibile della norma. Non si parla soltanto di abusi o violenze, già punibili con gli strumenti ordinari del diritto. Nel dibattito olandese sono state richiamate anche pratiche come pressione psicologica prolungata, sedute pseudo-terapeutiche, guarigioni legate alla preghiera ed esorcismi. Secondo i critici, tra cui membri del Senato olandese, rischiano di essere coinvolti psicologi, medici, insegnanti, pastori e perfino genitori che non si limitino ad accogliere e confermare senza riserve l'autopercezione di genere dichiarata da un minore.
È la nuova frontiera: non basta più dire che ognuno deve essere rispettato. Bisogna impedire che qualcuno chieda aiuto per vivere diversamente. E chi prova ad accompagnare, discernere, educare, pregare o consigliare può essere presentato come un pericolo.
LA SCIENZA INVITA ALLA PRUDENZA
Il paradosso è che proprio mentre la politica accelera, alcune istituzioni sanitarie iniziano a frenare. Nel Regno Unito, dopo la Cass Review, il Servizio sanitario nazionale ha interrotto la prescrizione ordinaria dei bloccanti della pubertà ai minori. Il governo britannico ha poi reso indefinito il divieto di vendita e fornitura tramite prescrizioni private per i minori di 18 anni, richiamando un «rischio inaccettabile» per la sicurezza dei bambini e l’insufficienza di prove su sicurezza ed efficacia.
Questa prudenza dovrebbe far riflettere. Se persino in un Paese che per anni è stato laboratorio delle politiche gender si ammette che la base scientifica è fragile, perché altrove si continua a presentare tutto come un diritto intoccabile? Perché chi chiede cautela viene trattato come un retrogrado, mentre chi propone interventi su bambini e adolescenti viene celebrato come progressista?
L’ITALIA NON È AL RIPARO
Anche l’Italia è dentro questa battaglia. Nel libro “Teoria Gender: come difendere i nostri figli”, Generazione Voglio Vivere documenta come la teoria gender sia già entrata nelle scuole italiane, attraverso programmi con contenuti sessualizzanti, questionari sull’orientamento sessuale e centinaia di istituti con la carriera alias attiva.
Non è un fenomeno marginale. Non è un’allucinazione di pochi genitori preoccupati. È una trasformazione concreta del linguaggio, delle procedure scolastiche e dell’educazione.
La recente legge sul consenso informato nelle scuole va nella direzione giusta, perché restituisce ai genitori voce sui percorsi legati a sessualità e affettività. Ma una legge non basta se le famiglie non sanno riconoscere ciò che accade, se non conoscono i termini del dibattito, se non hanno strumenti chiari per difendere i figli.
LA RISPOSTA: FORMARE LE FAMIGLIE
Il Magistero della Chiesa non lascia spazio ad ambiguità. Nel discorso alla Curia Romana del 21 dicembre 2012, Benedetto XVI mise in guardia da una visione dell’uomo che separa l’identità sessuale dalla realtà del corpo. Per il Papa, negare che l’uomo e la donna siano dati originari della creazione significa colpire il fondamento stesso della famiglia e della trasmissione della vita.
Il rispetto dovuto a ogni persona resta un dovere imprescindibile. Ma proprio questo rispetto non può trasformarsi nella cancellazione della verità sull’uomo, né nell’imposizione di un’ideologia che presenta la differenza sessuale come un ostacolo da superare.
È esattamente qui che si colloca il lavoro di Generazione Voglio Vivere. Non basta indignarsi. Non basta condividere una notizia. Occorre mettere nelle mani di genitori, insegnanti, educatori e sacerdoti strumenti semplici, solidi, documentati.
Per questo GVV sta raccogliendo fondi per ristampare e diffondere 10.000 copie del libro “Teoria Gender: come difendere i nostri figli”. Ogni donazione serve a portare questo strumento nelle case, nelle parrocchie, nelle scuole, là dove oggi si gioca la battaglia educativa più urgente.
Se il gender entra nelle leggi, nei bilanci pubblici e nelle aule scolastiche, la risposta cristiana deve entrare nelle famiglie e nelle coscienze. Aiutare a finanziare questo libro significa scegliere, oggi, da che parte stare: dalla parte dei figli, dei genitori e della verità sull’uomo.