Genova, psicologi a lezione per «superare» il maschio e la femmina
Sabato 26 settembre, all'Auditorium dell'Istituto Nautico San Giorgio di Genova, fino a 200 psicologi hanno seguito un corso gratuito di sei ore. In cambio, 4,5 crediti di formazione obbligatoria (ECM). Il titolo era Percorsi di affermazione e identità transgender: clinica, deontologia e rete territoriale, promosso dall'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Liguria, come ha denunciato La Nuova Bussola Quotidiana.
Il programma non lasciava spazio a dubbi. Si è parlato di setting affermativo per le identità non binarie, dell'iter legale della transizione e dei bloccanti della pubertà, i farmaci che fermano lo sviluppo dei ragazzi. Questi ultimi venivano presentati come un terreno da liberare dai pregiudizi.
Tra gli obiettivi dichiarati del corso, uno li riassume tutti: «superare il binarismo di genere come unico modello di riferimento». Tradotto: insegnare a chi cura che la distinzione tra uomo e donna è solo un'opzione tra le tante.
Lo stesso Ordine, a giugno, aveva partecipato al Liguria Pride. Chi vede in questo convegno un semplice aggiornamento tecnico si sbaglia.
PRIMA LE TENDENZE, POI LE IDEE, INFINE I FATTI
Il convegno di Genova non è un incidente isolato: è la tappa di un cammino lungo decenni. Le grandi trasformazioni di una società non cominciano nei parlamenti. Cominciano nell'anima, come inclinazioni disordinate, e solo dopo diventano teorie, leggi, protocolli, abitudini.
A Genova si è visto proprio quest'ultimo passaggio. Ciò che a giugno era la rivendicazione di un corteo, a settembre è diventato materia d'esame per chi esercita una professione sanitaria. Domani rischia di diventare un obbligo deontologico.
Il metodo è sempre lo stesso: avanzare per piccoli passi, ciascuno abbastanza modesto da non suscitare reazioni. Prima si chiede tolleranza, poi rispetto, poi riconoscimento, infine adesione. Chi si accorge del disegno quando è ormai compiuto scopre di non poter più dire ciò che fino a ieri era ovvio.
LE PAROLE CHE SPOSTANO LE MENTI
Per avanzare senza scontri, questo processo ha bisogno di parole nuove. Si guardi al lessico con cui il corso è stato presentato: approcci obsoleti, patologizzanti, micro-aggressioni, malpractice deontologica. Sono parole elastiche e cariche di emozione, che non dimostrano nulla ma trasportano chi le ascolta da una posizione all'altra senza che se ne accorga.
La più efficace è la parola chiave del convegno: affermazione. Suona bene, sa di accoglienza e di rispetto. In realtà significa confermare al paziente che il suo disagio dice la verità su di lui, e che è il corpo a dover cambiare.
Così uno psicologo coscienzioso, che vorrebbe aiutare un ragazzo a riconciliarsi con il proprio corpo, si ritrova sul banco degli imputati. Non ha detto nulla di falso: ha solo usato la ragione e la prudenza. Ma il nuovo vocabolario lo ha già trasformato in un problema da correggere.
UNA RIVOLTA CONTRO L'ORDINE DELLA NATURA
Alla radice del convegno di Genova c'è una rivolta che non è nata ieri. Da secoli un processo rivoluzionario abbatte, una dopo l'altra, le distinzioni che danno forma all'ordine voluto dal Creatore: nella fede, nella vita pubblica, nell'economia, nella famiglia. Oggi è giunto al punto più intimo: l'uomo stesso, la sua anima, il suo corpo.
Due passioni alimentano questo processo. L'orgoglio, che non sopporta alcuna superiorità né alcun limite ricevuto; e la sensualità, il desiderio sregolato che non tollera freni. Applicate all'identità della persona, giungono a una conclusione estrema: nemmeno il corpo deve poter dire all'uomo chi è.
La differenza tra maschio e femmina è l'ultima distinzione iscritta nella natura, quella che precede ogni legge e ogni cultura. Per un egualitarismo radicale ogni differenza è un'ingiustizia da cancellare, e per questo è diventata il bersaglio. Superare il binarismo, come chiedeva il corso, significa proclamare che ciò che ci è stato dato non vale nulla davanti a ciò che vogliamo.
QUANDO LA SCIENZA SI PIEGA ALL'IDEOLOGIA
La locandina del convegno invocava le nuove classificazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che hanno spostato la varianza di genere dai disturbi alla salute sessuale. È il passaggio dalle idee ai fatti in forma di nomenclatura: cambiato il nome, si pretende cambiata la realtà. Ma i dati raccontano un'altra storia.
Nel dicembre 2024 il Comitato nazionale per la bioetica ha giudicato insufficienti le prove sui bloccanti della pubertà. Ha chiesto di prescriverli solo dopo il fallimento di un percorso psicologico e, di regola, dentro sperimentazioni del Ministero della Salute. Quindici suoi membri hanno dichiarato eticamente inaccettabile avviare minori alla transizione (Avvenire).
Il Regno Unito, dopo anni di verifiche, ha messo al bando questi farmaci in attesa di nuove prove. La Nuova Zelanda, a fine 2025, ha bloccato ogni nuova prescrizione. In Italia il Consiglio dei ministri ha varato il 4 agosto 2025 un disegno di legge, il n. 2575, ancora all'esame della Camera, che vorrebbe subordinarli alla diagnosi di un'équipe multidisciplinare e a percorsi psicologici documentati, con un registro nazionale presso l'AIFA (Avvenire).
Ecco dunque i pregiudizi che il convegno voleva superare: non le paure di qualche bigotto, ma la prudenza di chi è chiamato a vigilare sulla salute dei minori. Quando un'istituzione chiama pregiudizio la cautela, la scienza è già stata arruolata al servizio di un'ideologia.
A PAGARE SONO I RAGAZZI E LE LORO FAMIGLIE
Il prezzo di questa deriva lo pagano anzitutto i ragazzi. Un adolescente in crisi d'identità ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a capire da dove nasce il suo malessere. Il modello affermativo, invece, riduce il terapeuta a notaio che registra il disagio e lo dichiara verità.
I bloccanti della pubertà fermano lo sviluppo di un corpo sano proprio quando dovrebbe maturare. Efficacia e rischi, per ammissione dello stesso Comitato di bioetica, non sono sostenuti da dati sufficienti. Eppure a Genova se ne parlava come di un ostacolo culturale da rimuovere.
Il corso prometteva anche di mappare i servizi liguri per indirizzarvi i pazienti in modo rapido. Ma la fretta è il contrario della prudenza. Quando si decide del corpo e del futuro di un minore, la parola d'ordine dovrebbe essere attendere, non accelerare.
GENITORI E TERAPEUTI MESSI DA PARTE
I genitori che chiedono cautela rischiano di essere trattati come un ostacolo alla salute del figlio. La loro autorità, prima custode dei figli, viene scavalcata dal parere di una rete di esperti. È un altro gradino della stessa scala: dopo aver livellato ogni gerarchia nella società, si livella anche quella naturale della famiglia.
Gli psicologi che non si allineano, intanto, si sentono dire che rischiano la malpractice deontologica. Nessuna legge lo impone ancora. Ma la libertà di cura può essere svuotata dall'interno anche senza leggi, con la sola pressione di un Ordine professionale.
IL DOVERE DI NON TACERE
Ogni processo di questo tipo avanza finché incontra il silenzio, e si arresta davanti a una resistenza consapevole. Le persone di buon senso sono molte più di quanto si creda: genitori, medici, psicologi, insegnanti. Ma restano disarmate finché non vedono con chiarezza dove porta la strada su cui le si vuole incamminare.
Il primo compito è chiamare le cose con il loro nome. Nessun ragazzo nasce nel corpo sbagliato, e una cura che lo mette contro il proprio corpo non è un atto d'amore. Mostrare apertamente le conseguenze ultime di questa ideologia è il modo più efficace per risvegliare chi ancora non si è accorto di nulla.
Ecco che cosa puoi fare, da oggi:
Informare. Condividi questo articolo con genitori, insegnanti e professionisti della salute che conosci.
Sostenere chi resiste. Medici e psicologi che difendono un approccio prudente hanno bisogno di sapere che non sono soli.
Farti sentire. Chiedi ai tuoi rappresentanti che la tutela dei minori venga prima di ogni ideologia.
Pregare. Per i ragazzi confusi e sofferenti, e per le famiglie che li accompagnano.
La stessa ideologia che a Genova è entrata nella formazione degli psicologi avanza anche nelle scuole, spesso nascosta dietro parole rassicuranti. Per capirla fino in fondo e saperla contrastare, Generazione Voglio Vivere ha pubblicato il libro Teoria Gender: come difendere i nostri figli: una guida chiara e documentata che mette nelle mani di genitori, insegnanti ed educatori argomenti, fatti e strumenti concreti.
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