I bambini non si comprano, si amano!
Sempre più spesso ce lo chiediamo: ma in che mondo viviamo?
Vogliamo raccontarti un fatto verificatosi il 3 settembre del 2011 nel parcheggio dell’ippodromo di Delaware Park, Stati Uniti.
Quel giorno una donna di nome Bridget Wismer ha consegnato il proprio figlio neonato ad un certo John Gavaghan.
In cambio ha ricevuto 15.000 dollari in contanti ed un vaglia postale. Gavaghan non aveva mai incontrato Wismer prima della gravidanza e non aveva alcun legame genetico col piccolo.
Eppure sul suo certificato di nascita ha fatto registrare il proprio nome come padre biologico. La nonna di Bridget si è rivolta alla Polizia.
Entrambi sono stati arrestati per traffico di minori. Wismer, alla fine, ha patteggiato ed è stata condannata comunque a cinque anni di carcere.
Ebbene, vogliamo dirti una cosa che ti lascerà senza parole: se tutto questo non fosse avvenuto cinque anni fa, bensì oggi, nessuno dei due sarebbe finito in galera.
I due contraenti l’accordo si sarebbero limitati ad andare da un notaio ed a scriverlo, nero su bianco. Nel pieno rispetto delle normative vigenti!
Diversi Stati Usa stanno scivolando verso una china orribile ovvero verso la legalizzazione dello sfruttamento delle gestanti e del traffico di neonati. Orribile!
È esattamente in questa direzione che va, ad esempio, il disegno di legge n. 250, presentato lo scorso 5 marzo nel Senato del Delaware.
E questo è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di assurdi provvedimenti basati sull’Uniform Parentage Act del 2017.
Tale documento ha incluso nel quadro normativo la cosiddetta «maternità surrogata genetica» a pagamento. Lo so, è disumano. Eppure è così!
In pratica, una donna può accettare di concepire un bambino utilizzando il proprio ovulo, porta a termine la gravidanza ed, alla fine, cede il figlio biologico ai “genitori intenzionali”.
Il tutto in cambio di soldi. Si tratta, quindi, di una procedura ben diversa da quella della «maternità surrogata gestazionale»…
Quest’ultima utilizza l’ovulo di un’altra donna: è il cosiddetto “utero in affitto”. Con la «maternità surrogata genetica», invece, la donna è madre del piccolo a tutti gli effetti.
Sono due situazioni oggettivamente diverse. Entrambe moralmente inaccettabili, ma la seconda lo è senz’altro più della prima.
Il disegno di legge, presentato in Senato nel Delaware, intende purtroppo legittimare il fatto che una donna possa esser pagata per concepire un figlio biologico e poi cederlo al proprio cliente.
Allora torna la mia domanda iniziale: ma in che mostruoso mondo viviamo? C’è un solo rimedio a tutto questo: fermare la maternità surrogata! È un obbrobrio ed i fatti lo confermano.
In Italia, grazie alla legge 169 del 2024, è già considerata reato universale, anche se effettuata all’estero, negli Stati ove sia permessa.
L’Unione europea già dall’aprile del 2024 la classifica come traffico di esseri umani. È stata dichiarata illegale dalla Corte Suprema argentina e dalla Grecia.
Solo gli Stati Uniti sembrano andare nella direzione opposta, ma il loro esempio potrebbe drammaticamente fare da apripista ed indurre altre nazioni a fare altrettanto!
Per questo non possiamo restare in silenzio! Occorre creare, anzi, un vasto movimento d’opinione, in grado di esercitare pressioni a livello internazionale.
I social consentono di arrivare in tutto il mondo a tanti ed in poco tempo: per questo intendo servirmene per lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione.
Ti chiediamo di darci una mano, perché quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico.
È urgente, perché, negli Usa, finora già nove Stati hanno adottato l’Uniform Parentage Act in varie versioni, modalità diverse di un’orribile forma di sfruttamento.
In base a tale normativa una madre biologica può cedere il proprio figlio genetico senza la supervisione di alcun ente e senza una valutazione dell’idoneità genitoriale del “cliente”.
I tribunali possono convalidare anche retroattivamente un accordo di maternità surrogata a gravidanza iniziata.
Insomma, gli adulti che intendono “acquistare” un neonato possono farlo in un mercato “deregolamentato” con minori controlli ed obblighi rispetto a chi li adotti.
I bambini però non sono un pacco, una merce da consegnare ad un committente per contratto! Persino il Relatore speciale dell’Onu nell’ottobre scorso lo ha ammesso…
La maternità surrogata costituisce una forma di «vendita di bambini», quindi è un reato. Per questo ha raccomandato di abolirla ovunque. E gli Stati Uniti pensano invece a legalizzarla!
È inaccettabile! Alziamo la nostra voce sdegnata e diffondiamo la notizia, suscitando un forte movimento di pressioni internazionali, affinché gli Usa ci ripensino e facciano retromarcia!
Aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuovere per questo una vasta campagna di sensibilizzazione.
I bambini non si comprano, si amano!