I vescovi americani scendono in campo contro l'aborto. Un cardinale premia chi lo finanzia

I vescovi americani scendono in campo contro l'aborto. Un cardinale premia chi lo finanzia

Il 3 novembre Idaho, Nevada, Virginia e Missouri voteranno sull'aborto e, come racconta la Nuova Bussola Quotidiana, molti vescovi sono scesi in prima linea. Intanto a Chicago, denuncia LifeNews, il cardinale Blase Cupich aveva in programma per il 29 ottobre un premio al miliardario Michael Sacks, la cui fondazione di famiglia ha versato 500.000 dollari a Planned Parenthood dell'Illinois, ramo del colosso americano dell'aborto, tra il 2020 e il 2022. L'occasione: una cena per raccogliere fondi destinati ai futuri sacerdoti. Si può proclamare la vita e premiare chi la colpisce?

QUANDO I VESCOVI GUIDANO LA BATTAGLIA

Da quando la Corte Suprema ha rovesciato la sentenza Roe contro Wade, che aveva imposto l'aborto per via giudiziaria, negli Stati Uniti la vita si difende Stato per Stato, nelle urne. Il bilancio è severo: dei 17 referendum celebrati da allora, il fronte pro-life ne ha vinti soltanto due.

In Idaho la Proposition 1 vorrebbe creare un diritto alla «libertà riproduttiva»: aborto fino alla vitalità del feto, cioè finché il bambino non è in grado di vivere fuori dal grembo, e anche dopo in caso di emergenza medica. Il vescovo di Boise, Peter Christensen, ha chiesto di votare no, ricordando che la cura non può scegliere la madre contro il figlio né il figlio contro la madre.

In Nevada la Question 6 introdurebbe l'aborto nella Costituzione: approvata nel 2024 dal 64% dei votanti, deve superare un secondo voto obbligatorio. Il testo lo ammette anche dopo la vitalità del feto, quando sia ritenuto necessario per la vita o la salute della donna. Per l'arcivescovo di Las Vegas, George Leo Thomas, e il vescovo di Reno, Daniel Mueggenborg, potrebbe così permettere aborti fino al nono mese. Mons. Thomas ha fatto leggere la sua lettera in tutte le Messe del 3 e 4 ottobre.

In Virginia la Question 1 porterebbe nella Costituzione l'aborto nei primi sei mesi e, negli ultimi tre, quando siano in gioco la vita o la salute, anche mentale, della donna. I vescovi Michael Burbidge e Barry Knestout denunciano anche i rischi per il consenso dei genitori e per l'obiezione di coscienza.

In Missouri il quesito va nella direzione opposta: l'Amendment 3 cancellerebbe il «diritto» all'aborto approvato di stretta misura nel 2024, ripristinerebbe l'autorizzazione dei genitori per le minorenni e vieterebbe le procedure di transizione di genere sui minori. I quattro vescovi dello Stato chiedono un sì.

Ecco il vescovo di cui c'è bisogno: uno che chiama il male con il suo nome, lo combatte a viso aperto e porta con sé i fedeli. Volantini, preghiere, digiuni, Rosari recitati insieme: questi pastori trasformano la verità in impegno di popolo. Sanno che le probabilità sono contro di loro, ma combattono lo stesso.

MEZZO MILIONE A PLANNED PARENTHOOD, UN PREMIO DAL CARDINALE

A Chicago la scena è rovesciata. Secondo LifeNews, il premio Nostra Aetate Award dell'arcidiocesi doveva andare a Sacks per mano del cardinale Cupich e di padre John Kartje, rettore dell'Università Saint Mary of the Lake. La cornice: la serata annuale «Seminary Salutes Rerum Novarum», che raccoglie fondi per formare i futuri preti.

I numeri li ha messi in fila l'associazione pro-vita Illinois Right to Life. Ai 500.000 dollari documentati dai registri della fondazione se ne aggiungono altri 600.000 che, secondo un'inchiesta di settembre citata dall'associazione, sono andati a un'iniziativa per l'aborto che ha favorito anche il Chicago Abortion Fund. In tutto, calcola l'associazione, circa 1,1 milioni di dollari dal 2020.

«L'arcidiocesi di Chicago non può proclamare in modo credibile la sacralità della vita umana mentre onora pubblicamente un uomo la cui ricchezza ha contribuito a sostenere chi pratica aborti e le organizzazioni che lavorano per estendere l'aborto a Chicago», ha dichiarato Mary Kate Zander, presidente di Illinois Right to Life. E ha aggiunto: «I cattolici meritano una spiegazione».

La spiegazione è arrivata il 26 ottobre, con una dichiarazione del cardinale riportata da Fox News. Il premio prende il nome dal documento del Concilio Vaticano II sui rapporti con le religioni non cristiane e onora esponenti di altre comunità religiose per il loro impegno pubblico. Sacks, scrive Cupich, è «un leader molto stimato a Chicago e nella comunità ebraica», e riconoscerne il ruolo, aggiunge, non significa approvare tutte le sue posizioni. Ma a Sacks nessuno contesta la fede: si contesta il denaro dato a chi pratica aborti. E un premio non onora mezza persona.

CHI NON SCEGLIE HA GIÀ SCELTO

Meno di un anno fa lo stesso cardinale voleva premiare alla carriera il senatore Dick Durbin, favorevole all'aborto. Diversi vescovi, tra cui Thomas Paprocki di Springfield, protestarono parlando di fonte di scandalo, e Durbin rinunciò. Eppure le regole ci sono: dal 2004 un documento dei vescovi statunitensi, «Catholics in Political Life», chiede alle istituzioni cattoliche di non concedere premi, onori o tribune che suggeriscano sostegno ad azioni contrarie ai principi morali fondamentali.

Un premio non è un gesto neutro: davanti a tutti indica una persona come degna di stima. Chi proclama la sacralità della vita e poi onora chi ne finanzia la soppressione crede forse di tenere il piede in due scarpe. In realtà ha già fatto un passo verso l'altra parte. Prima Durbin, ora Sacks: chi non vuole rompere con chi colpisce la vita finisce per avvicinarsi a lui, anche quando è convinto del contrario.

Nel Seicento san Vincenzo de' Paoli avvertiva due vescovi che volevano restare neutrali in una controversia dottrinale: il loro nome, anche contro le loro intenzioni, poteva dare forza a chi sbagliava e scoraggiare chi restava fedele. Il rischio, oggi, è lo stesso. Che cosa penseranno i giovani di Students for Life che bussano porta a porta per la vita? E che cosa impareranno sul valore di un bambino i seminaristi per cui si raccoglievano fondi?

DUE VITTORIE SU DICIASSETTE: LA PARTITA NON FINISCE IL 3 NOVEMBRE

Due vittorie su diciassette raccontano una coscienza pubblica stanca, che davanti alla soppressione di un innocente fatica a indignarsi. Eppure è proprio questa reazione morale, finché resta viva, a sbarrare la strada all'aborto. I vescovi americani provano a risvegliarla; un premio consegnato da un cardinale la addormenta. Se perfino un pastore onora chi finanzia Planned Parenthood, perché un fedele dovrebbe opporsi? Quando l'attacco viene da fuori, i fedeli si stringono attorno al proprio pastore; quando l'esempio sbagliato viene da chi dovrebbe guidare il gregge, si disperdono.

Il 3 novembre, insieme alla vita dei nascituri, si vota anche sul ruolo dei genitori, sull'obiezione di coscienza, sulla tutela dei minori. E la lezione riguarda anche il nostro episcopato: quei vescovi non hanno fatto politica di partito, hanno difeso pubblicamente il primo dei diritti, quello alla vita.

Quanto a Chicago, il cardinale ha scelto di difendere la sua decisione, non di fare un passo indietro. Ma il caso Durbin insegna che, quando i cattolici alzano la voce, un onore indegno può saltare; quando tacciono, diventa normale.

 

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