Il feto è uno di noi e non una pitaya!

Il feto è uno di noi e non una pitaya!

Quanta crudeltà!

L’aborto è, in sé, una pratica talmente disumana da assumere toni mostruosi e grotteschi.

Ne abbiamo avuto l’ultima conferma, leggendo la notizia di quanto avvenuto presso il «College of Nursing» dell’Università dell’Illinois, a Chicago.

Qui lo scorso 6 febbraio è stato celebrato l’«Abortion Care Skills Day», in pratica un’intera giornata per insegnare ad uccidere i bimbi nel grembo materno.

Descritta come un’«esperienza immersiva», è stata fatta rientrare nelle attività di formazione per gli studenti di Infermieristica e si è tenuta presso il Laboratorio di Simulazione.

L’iniziativa ha avuto anche uno “sponsor”, la «Reproductive Advocacy & Diversity in Advanced Nursing Training», ente che garantisce borse di studio per formare nuovi abortisti.

Con quale finalità? Quella di «colmare le lacune nell’accesso». Il che rappresenta un evidente attacco all’obiezione di coscienza per medici, specialisti, ostetriche e sanitari.

Ma ciò che ci ha più sconcertato è il fatto che, per simulare il feto, sia stata utilizzata in laboratorio della frutta, nello specifico la pitaya, nota anche come “frutto del drago”.

Non si tratta di una “trovata” innocente, crediamo anzi che sottintenda un’idea aberrante: come il frutto si può cogliere, allo stesso modo il nascituro si può abortire, senza problemi…

È terribile! Stiamo parlando di personale sanitario chiamato a salvare la vita, a tutelarla, dal concepimento sino alla morte naturale. E invece…

Invece, gli viene insegnato a porvi intenzionalmente fine, affamando, aspirando, smembrando ed avvelenando le creature più innocenti e vulnerabili ovvero i bimbi nel grembo delle loro mamme!

Noi troviamo che tutto questo sia tremendo! Siamo di fronte ad un’orribile ideologia, che va fermata. Immediatamente! Come?

C’è un modo molto efficace per farlo. Riconoscere al concepito quella capacità giuridica, che gli spetta per diritto naturale in quanto persona alla pari di ogni altro.

E questo, nel nostro Paese, è un traguardo raggiungibilissimo: è sufficiente una piccola modifica all’art. 1 del nostro Codice Civile.

In questo modo l’Italia per prima può lanciare all’intera Europa un messaggio forte e chiaro, un segnale importante di speranza e di amore per la Vita!

Pensa come sarebbe bello! Oggi possiamo raggiungere tale risultato, ma è necessario fare tutti la nostra parte per riuscirvi. Come?

Innanzi tutto, firmando, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Sì al riconoscimento giuridico del concepito!», promossa da Generazione Voglio Vivere.

È indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché il governo da lei presieduto si attivi subito in questa direzione e consenta all’Italia di dare esempio al mondo intero!

Ma, perché questa petizione abbia successo, è necessario supportarla con una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.

Quest’operazione ha però un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Certo, l’Illinois, Stato in cui ha sede l’Università che ha celebrato l’«Abortion Care Skills Day», è da sempre negli Stati Uniti uno tra i più aggressivi contro la Vita umana.

Lo scorso giugno il governatore Jay Robert Pritzker, un Democratico, ha firmato una legge per garantire che le pillole abortive restassero legali.

L’anno scorso ha celebrato una «Giornata di Ringraziamento» per quanti si “prodighino” nell’uccidere figli nel grembo materno, definendo il loro operato una forma di «compassione»…!

Non solo: nei giorni scorsi ha annunciato una partnership col Michael Reese Health Trust, per costituire il «Prairie State Access Fund».

Di cosa si tratta? Di un fondo da 5 milioni di dollari per garantire un accesso universale alla contraccezione, all’aborto su richiesta ed alle politiche di genere.

L’obiettivo dichiarato dal governatore è quello di creare (son parole sue) un «paradiso della salute riproduttiva», aperto a tutti, non solo ai residenti dell’Illinois.

Eppure, nel 2019, il dottor Steve Jacobs, laureatosi presso il Dipartimento di Sviluppo Umano Comparato dell’Università di Chicago, ha fatto un esperimento.

Chiese ad oltre 5.500 biologi, dichiaratisi per lo più pro-choice, progressisti ed aconfessionali, se il frutto del concepimento fosse un essere umano vivente, geneticamente distinto dalla madre.

Ebbene, il 96% di loro ha risposto affermativamente! Dunque, medici, infermieri ed ostetriche sanno che, praticando aborti, distruggono persone e non dei frutti, non semplici pitaya!

Allora, perché? Perché, ci chiediamo e ti chiediamo? È più semplice capire l’ossessione quasi feticistica mostrata da un’organizzazione satanista, il Satanic Temple, verso l’aborto.

Sei anni fa giunsero ad esporre a Rosenberg, un comune del Texas, manifesti con la scritta «Abortions save lives!», cioè “Gli aborti salvano vite!”.

Ma il diavolo, si sa, è padre della menzogna ed è prevedibile, dunque, che i suoi adepti lo emulino, mentendo a loro volta e dicendo assurdità simili.

Ma da medici e sanitari noi non lo accettiamo! È inconcepibile!

Occorre por fine a questi orrori. Ed il nostro sogno è che tutto questo possa aver inizio proprio a partire dall’Italia!

Il nostro può essere il primo Stato in Europa a riconoscere la capacità giuridica del concepito. Il nostro esempio potrebbe essere “contagioso” ed estendere a tutto il mondo la battaglia per la Vita!

Diciamo sì alla Vita! Ora. Sempre!

 

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