Il Parlamento Ue chiede pieno riconoscimento delle donne trans. La realtà biologica non conta più?
C’è un momento in cui il silenzio diventa complicità, e questo è uno di quei momenti.
Qualche giorno fa, il 12 febbraio, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede all’Onu il pieno riconoscimento delle donne trans come donne: 340 voti favorevoli, 141 contrari, 68 astenuti.
Un atto politico presentato come progresso, come civiltà, come inclusione. Ma per tanti, come noi, è stato uno schiaffo in pieno volto.
Non parliamo di un dettaglio tecnico o di una formula lessicale. Parliamo della ridefinizione stessa della realtà biologica, del significato della parola “donna”, del fondamento su cui si sono costruite battaglie, diritti, protezioni contro la violenza.
Nel testo si afferma “l’importanza del pieno riconoscimento delle donne trans come donne” e si chiede la loro parità di accesso ai servizi di protezione e sostegno.
È il punto che segna il passaggio da una tutela contro la discriminazione a una sovrapposizione totale tra identità percepita e sesso biologico.
Noi non posso accettarlo! E pensiamo nemmeno tu.
Non possiamo accettare che la differenza sessuale, che è un dato oggettivo, venga trasformata in una variabile soggettiva. Non possiamo accettare che chi nasce maschio diventi, per atto amministrativo o per autodichiarazione, “donna a tutti gli effetti”. Non possiamo accettare che il principio di realtà venga sacrificato sull’altare dell’ideologia.
La sinistra europea – da sempre schierata a difesa dell’ideologia gender – ha votato compatta a favore della risoluzione. Era prevedibile!
Nel testo si parla di “difendere i valori della diversità, dell’uguaglianza e dell’inclusione”, e i gruppi progressisti hanno sostenuto senza esitazioni questa impostazione.
Ciò che invece ha stupito, e profondamente, è stata la spaccatura del centrodestra italiano.
Le parole più dure sono arrivate dal movimento Futuro Nazionale e dal suo fondatore, Roberto Vannacci. In una nota ufficiale, i deputati del partito hanno dichiarato: "Per il Parlamento europeo i trans sono donne. Donne a tutti gli effetti, come quelle che lo sono dalla nascita.”
Sempre Roberto Vannacci, in un intervento pubblico, ha criticato apertamente anche il voto favorevole di alcuni eurodeputati di Forza Italia, denunciando quella che considera una resa culturale.
Che ne è della differenza tra uomo e donna se tutto diventa intercambiabile? Qui non si tratta di negare rispetto alle persone. Si tratta di non negare la realtà!
Ed è proprio perché siamo davanti a un passaggio storico così delicato che oggi più che mai è fondamentale non restare in silenzio.
Se senti che qualcosa di profondo viene messo in discussione, se credi che la realtà biologica non sia un’opinione, allora aiutaci a potenziare la nostra grande campagna di sensibilizzazione online. Ma per farlo, abbiamo bisogno del tuo prezioso sostegno!
Dobbiamo diffondere questo messaggio al maggior numero possibile di persone e far capire che difendere la verità del corpo non significa odiare nessuno, ma preservare un principio fondamentale.
Perché quando si accetta che l’autopercezione prevalga sul dato oggettivo, il confine si sposta sempre più in là.
Il caso di Elis Lundholm è emblematico. Si tratta di una sciatrice freestyle, che ha partecipato anche alle recenti Olimpiadi di Milano-Cortina.
Ha dichiarato pubblicamente: «Ho fatto coming out e mi sono identificato come uomo. Ma gareggio contro le donne perché hanno i miei stessi requisiti di ammissione. E questo va bene a tutti».
È il paradosso perfetto del nostro tempo!
Se l’identità percepita è sovrana, allora dovrebbe valere sempre. E invece no: quando si tratta di competere nello sport maschile, la realtà biologica torna improvvisamente decisiva.
Quando conviene, il sesso conta. Quando non conviene, diventa fluido!
Pirandello direbbe “così è se vi pare”. Ma uno Stato non può funzionare sul “se vi pare”.
Le leggi non possono basarsi su ciò che ognuno sente di essere in un dato momento. Perché se il criterio diventa l’autopercezione, allora tutto diventa negoziabile: l’età, la responsabilità, i diritti, i doveri.
Per questo ti chiediamo, con forza e convinzione, di aiutarci, con la tua migliore offerta, ad ampliare la nostra vasta campagna di sensibilizzazione online. Difendiamo insieme l’unica realtà biologica, senza cedimenti!
Perché la verità non è un’opinione! E se oggi arretriamo su questo, domani non sapremo più su cosa stiamo camminando.