Italia all’ONU: sì al gender fluido, aborto “diritto” globale
Il 9 marzo l’Italia ha votato sì a una linea ONU che considera l’aborto un “diritto” e lascia il termine “genere” senza definizione biologica. Dieci giorni dopo, il 19 marzo, si è arrivati al voto decisivo per chiarire quel significato: una proposta per tornare alla definizione uomo-donna è stata respinta. Due passaggi ravvicinati che segnano una svolta nelle politiche globali su identità e vita.
IL VOTO CHE CAMBIA LE PAROLE
Nel primo passaggio, il 9 marzo, durante la Commissione sullo Status delle Donne (CSW70), è stata approvata una linea destinata a orientare le politiche internazionali. In essa compare il riferimento alla «salute sessuale e diritti riproduttivi», espressione utilizzata a livello ONU per promuovere l’aborto come diritto.
Allo stesso tempo, il termine «genere» viene ripetuto senza essere definito in modo biologico. Non è un dettaglio linguistico: è una scelta che apre a interpretazioni fluide e soggettive.
A questo si aggiunge un impegno economico preciso: finanziamenti pubblici garantiti alle organizzazioni femministe e transfemministe.
Il voto è passato con 37 favorevoli, un contrario (gli Stati Uniti) e sei astenuti. L’Italia ha votato a favore, allineandosi alla posizione europea.
IL 19 MARZO: L’OCCASIONE MANCATA
Dopo quel voto, si è arrivati al momento decisivo. Il 19 marzo gli Stati Uniti hanno proposto una risoluzione semplice: definire “genere” secondo il suo significato biologico, come già stabilito a livello internazionale nel 1995.
Non una rivoluzione, ma un ritorno alla realtà: uomo e donna come dati scientifici, non come percezioni soggettive.
La proposta è stata però ostacolata e respinta, con l’Unione Europea compatta nel difendere la linea già approvata.
Anche in questo passaggio, l’Italia si è trovata allineata a quella posizione.
QUANDO IL LINGUAGGIO DIVENTA LEGGE
Ciò che accade nei palazzi internazionali non resta confinato lì. Le parole utilizzate a questi livelli entrano nelle leggi, nelle scuole, nella sanità.
Se “genere” non è più legato al sesso biologico, tutto diventa ridefinibile: identità, diritti, spazi, tutele. Il cambiamento non è immediato, ma avanza lentamente, norma dopo norma.
In parallelo, il riconoscimento implicito dell’aborto come diritto universale aumenta la pressione sugli Stati, chiamati ad adeguarsi a standard internazionali sempre più vincolanti.
LA VERITÀ NON È NEGOZIABILE!
Non si tratta solo di diplomazia o di equilibri internazionali. Qui è in gioco la definizione stessa della realtà: cosa significa essere uomo, donna, madre, figlio.
Quando queste parole vengono svuotate o ridefinite, le conseguenze ricadono sulla vita concreta delle persone, delle famiglie, dei bambini.
La domanda non è più tecnica, ma profondamente umana: fino a che punto siamo disposti a rinunciare alla verità per adattarci al consenso?