
Maria Letizia, Lorenzo, Dario... Non ignoriamo chi chiede aiuto per vivere!
La vita è un bene prezioso che va protetto, soprattutto quando la sofferenza minaccia di spegnere quella luce interiore che ogni essere umano possiede.
Mercoledì, durante l’udienza pubblica della Corte Costituzionale chiamata a esprimersi sulla legittimità del requisito di “trattamento di sostegno vitale” nei casi di suicidio assistito, le testimonianze coraggiose di quattro cittadini afflitti da gravi patologie hanno ricordato a tutti noi l’importanza di difendere il diritto alla vita.
Le loro parole non sono semplici appelli: sono un grido personale e sentito contro una deriva che potrebbe trasformare la vulnerabilità in una condanna.
“Difendetemi anche da me stessa”
Maria Letizia Russo, ad esempio, ha espresso una verità straziante: «L'autodeterminazione è viziata dal dolore e dal peso che sentiamo di essere sulle spalle delle nostre famiglie. Mi piacerebbe uno Stato che dicesse che la mia vita è importante e la difende da tutti, anche da me».
Queste parole ci fanno riflettere sul fatto che in momenti di estrema sofferenza, la capacità di scegliere viene offuscata dal bisogno primario di essere protetti e accuditi.
“Difendiamo la vita con coraggio”
Lorenzo Moscon, invece, ha messo in evidenza un rischio inquietante: «Chi aiuta qualcuno a suicidarsi dovrebbe essere punito. Ma se proprio si depenalizza, almeno il fatto di ricevere un sostegno vitale deve restare un requisito minimo».
Con queste parole, ci invita a non abbassare le difese che, seppur rigide, sono fondamentali per salvaguardare il valore inestimabile della vita, evitando che una scelta influenzata dal dolore diventi la via d'uscita facile.
“Non lasciatemi solo davanti al buio”
E poi c'è Dario Mongiano, la cui testimonianza è un appello sincero e disperato: «Chiedo allo Stato di aiutarmi a vivere al meglio, non di aiutarmi a morire o di lasciarmi da solo a decidere davanti al buio del dolore e della disperazione. Se passasse questa idea, anche io potrei richiederlo. E non voglio che lo Stato mi dia questa possibilità».
Le sue parole rivelano la paura concreta di essere abbandonati in un sistema che, facilitando l'accesso al suicidio assistito, rischia di privare chi è in difficoltà della protezione necessaria.
Queste testimonianze non sono semplici dichiarazioni: sono inviti a riconoscere che dietro ogni condizione clinica c'è una persona, una storia di coraggio e vulnerabilità che merita supporto, non soluzioni rapide e inumane.
È la voce di chi, pur vivendo con una condizione debilitante, continua a lottare per il diritto alla vita, per un aiuto concreto che vada oltre la semplice burocrazia.
Non possiamo restare in silenzio
Insieme, dobbiamo opporci a un sistema che, anziché difendere chi è in difficoltà, rischia di abbandonarlo, lasciandolo solo a fronteggiare un dolore insostenibile.
È nostro dovere raccogliere il loro appello, farlo nostro e trasformarlo in azione!
Per questo, se non l'hai ancora fatto, ti invitiamo a firmare subito la petizione indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiederle di intervenire con decisione per bloccare immediatamente ogni iniziativa eutanasica in corso nel nostro Paese.
Non è solo una firma. È una presa di posizione! È dire ad alta voce che nessuna vita fragile è una vita di scarto.
Insieme possiamo cambiare le cose
Ma oggi, più che mai, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto concreto per dare voce a chi non ce l’ha, per portare in ogni angolostato d’Italia il messaggio forte e chiaro che la vita va protetta, sempre.
Con il tuo sostegno, vogliamo incrementare la nostra vasta campagna di sensibilizzazione online tramite Facebook per fermare questa pericolosa cultura di morte, prima che sia troppo tardi. Ogni euro donato è un gesto che dice: “Tu non sei solo. La tua vita vale. E io ci sono.”
Questa battaglia non possiamo combatterla da soli. Ma insieme possiamo cambiare le cose. Fai la tua parte!